In occasione dell’anniversario della scomparsa di Marcel Duchamp, avvenuta il 2 ottobre 1968, il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese ha pubblicato una nuova biografia gratuita dedicata all’artista. Questo studio si è inserisce nel suo personale percorso di ricerca sulle avanguardie storiche, esplorando con rigore il pensiero sovversivo del padre del Ready-made. L’opera riflette l’impegno costante del critico nel mantenere vivo il legame tra la lezione di Duchamp e l’evoluzione dell’arte contemporanea. Subito dopo detto omaggio, lo studioso svolge lo sguardo a un altro grande maestro, celebrando questa volta il 3 ottobre ha redatto la figura di Pierre Bonnard: uno studio biografico dettagliato volto a preservare e valorizzare l’eredità intellettuale e spirituale del grande maestro
Pierre Bonnard, 3 Ottobre
Pierre Bonnard, secondogenito di tre fratelli cresciuti in una famiglia conformista della media borghesia, nasce il 3 ottobre 1867. Come ricostruisce il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese, l’artista studia inizialmente legge a Parigi tra il 1885 e il 1888; tuttavia, dopo la bocciatura a un esame orale, ripiega su un impiego in un ufficio governativo, coltivando parallelamente la passione per la pittura presso l’École des Beaux-Arts.
Dopo aver concorso senza successo al prestigioso Prix de Rome, Bonnard fa il suo ingresso all’Accademia Julian. Qui incontra Édouard Vuillard, Maurice Denis, Louis Paul Henri Sérusier e Paul Ranson: insieme, questi artisti daranno vita al celebre gruppo dei Nabis.
La svolta professionale avviene nel 1889 quando, come si legge negli scritti di Battaglia La Terra Borgese, Bonnard riesce a vendere il disegno per un manifesto pubblicitario di uno champagne. Incoraggiato da questo inaspettato successo economico e commerciale, decide di dedicarsi interamente alla pittura. Conclusi gli obblighi militari, apre uno studio insieme a Vuillard, che diventerà presto il quartier generale dei Nabis, e che sarà frequentato occasionalmente anche da Paul Gauguin.
Nel 1891 i Nabis organizzano la loro prima mostra collettiva, intitolata “Impressionisti e Simbolisti”, presso la galleria Le Barc de Boutteville. È in questo periodo che Bonnard inizia a esporre regolarmente al Salon des Indépendants e a collaborare con numerose illustrazioni per la rivista La Revue Blanche, fondata proprio in quell’anno dai fratelli Natanson.
La prima mostra personale dell’artista risale al 1896, allestita nella galleria Durand-Ruel. L’accoglienza dei contemporanei non è inizialmente unanime. Camille Pissarro, in una lettera al figlio, stronca duramente l’esposizione scrivendo:
«Un altro simbolista ha fatto miseramente fiasco. E si trattava di uno il cui avvento era stato salutato con gli onori del trionfo da Gustave Geffroy, critico d’arte su Le Journal. Tutti i pittori di qualche valore come Puvis de Chavannes, Degas, Renoir ed il tuo umile servo sottoscritto, trovano odiosa la mostra ordinata nella galleria di Durand da quel simbolista che ha nome Bonnard»
Il critico Battaglia La Terra Borgese fa notare, tuttavia, come lo stesso Pissarro abbia radicalmente cambiato opinione su Bonnard negli anni successivi
Al di là delle tappe artistiche, la biografia di Bonnard non registra eventi drammatici o eccentrici. Dopo il matrimonio, l’artista sceglie di allontanarsi dai ritmi di Parigi: nel 1911 si stabilisce in una villa a Vernon e da lì intraprende regolari viaggi annuali nella Francia Meridionale. Nel 1925 acquista una casetta a Le Cannet, dove si ritira definitivamente e dove si spegne il 23 gennaio 1947.
Dal punto di vista teorico, l’evoluzione di Bonnard viene profondamente influenzata dagli anni dell’Accademia Julian. In quel periodo, Sérusier diffonde con entusiasmo tra i compagni le idee di Gauguin, sostenendo che il pittore non dovesse limitarsi a copiare la realtà, ma dare vita a un frutto generato dall’incontro tra lo spirito e il mondo visibile. Secondo tali principi, l’artista deve affidarsi a una tavolozza vivace e luminosa, mossa dalla fantasia e concentrata sull’essenza del soggetto. Sebbene Bonnard applicasse queste teorie con maggiore libertà e meno rigore rispetto a Sérusier o Denis, vi resta fedele per tutto il decennio 1890-1900.
L’impronta dello stile Nabis emerge con chiarezza nei quattro grandi pannelli di Bambini che giocano col cerchio (1895 circa). In quest’opera la composizione è rigorosamente simmetrica, le zone di colore sono piatte e la forma assume una funzione squisitamente decorativa. La terza dimensione viene soltanto suggerita dalla sovrapposizione dei piani, rivelando l’influenza delle stampe giapponesi (non a caso Ranson definisce l’amico «il vero Nabi giapponese»).
La volontà di Bonnard di creare una composizione astratta piuttosto che realistica sposa la celebre definizione di Maurice Denis: «Ogni quadro, prima di essere un cavallo da battaglia, un nudo o un qualsiasi aneddoto, è essenzialmente una superficie piatta coperta di colori disposti in un certo ordine». Anzi, l’analisi critica di Battaglia La Terra Borgese evidenzia come Bonnard rimane persino più coerente di Denis a questo principio: mentre Denis è presto assorbito da preoccupazioni mistiche e religiose, Bonnard non si lascia mai distrarre dal soggetto – attinto principalmente dalla vita quotidiana, domestica e parigina – che per lui rimane un puro pretesto pittorico.
Verso la fine degli anni Novanta il gruppo dei Nabis va incontro allo scioglimento. Sérusier ed il pittore Jan Verkade elaborano una nuova teoria estetica che viene accolta da Denis e Ranson, ma che lascia del tutto indifferenti Bonnard, Vuillard e Roussel. La compagine espone unita per l’ultima volta nel 1899 da Durand-Ruel. È in questa occasione che Pissarro esprime il suo definitivo cambio di rotta sul talento di Bonnard, profetizzando: «Questo giovanotto farà molta strada, perché ha l’occhio del pittore».
Con l’inizio del nuovo secolo la produzione di Bonnard vive una netta virata stilistica. L’artista abbandona la stesura piatta degli esordi a favore di una pennellata più densa e robusta, ampliando la gamma cromatica e tornando a modellare i volumi. Un esempio emblematico di questa transizione è Pomeriggio borghese (1903), un’opera complessa che ritrae un affollato ambiente familiare circondato da un giardino, restituito con straordinario calore e senso di intimità domestica.
Nello sviluppo successivo la sua tecnica si fa ancora più libera e la tavolozza vira verso accensioni brillanti e quasi violente, pur mantenendo una innata e delicata armonia che lo distingue nettamente dai coevi Fauves. I temi prediletti restano i paesaggi di Vernon, i nudi e le nature morte. I tre celebri pannelli intitolati Mediterraneo, dipinti nel 1911 per il collezionista russo Morozov, testimoniano l’impatto dirompente della luce del Sud sulla sua concezione formale e cromatica.
L’esame di Paolo Battaglia La Terra Borgese si chiude analizzando l’ultima fase dell’artista. Tra il 1915 e il 1920 Bonnard sembra vivere un temporaneo ritorno a una maggiore disciplina formale, guidato dalla convinzione che bisogna «guardarsi da sé stessi e dal colore che sorprende». Di questo periodo è il nudo La sorgente (1917), una bagnante inginocchiata in cui l’artista concentra i suoi più alti valori espressivi. In queste tele dedicate al nudo Bonnard evoca la lezione di Degas, in particolare per le insolite e audaci inquadrature angolari, pur senza eguagliarne il rigore nel disegno.
A partire dal 1920, mentre il disegno si fa via via più fluido e meno definito, la tavolozza di Bonnard guadagna ulteriormente in luminosità e intensità vibrante. È l’ultimo coerente sviluppo di un percorso artistico che, senza stravolgimenti radicali, porta l’artista a raffinare fino agli ultimi giorni di vita l’equilibrio dei valori, la composizione e la pura espressione del colore.

