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Clima shock, la Terra scotta: ondate di calore estreme, fiumi in secca e mari bollenti nell’estate dei record

ROMA – I dati ufficiali rilasciati dal programma europeo di osservazione satellitare Copernicus Climate Change Service (C3S) tracciano il profilo di una stagione estiva drammatica, che lascia un’impronta profonda sul continente. Il monitoraggio globale conferma che l’Europa occidentale ha vissuto l’estate più calda mai registrata nella serie storica, superando persino il precedente e storico primato stabilito nel lontano 2003.

La temperatura media regionale ha toccato i 21,7°C, segnando un’anomalia termica eccezionale di 2,5°C al di sopra della media del periodo 1991-2020. Non si è trattato di picchi isolati, ma di una concomitanza di fenomeni estremi – siccità prolungata, stress termico record, fiumi ai minimi storici e surriscaldamento dei mari – che evidenzia quanto gli effetti della crisi climatica siano ormai strettamente interconnessi.

I numeri del grande caldo: stress termico per milioni di persone

L’eccezionalità della stagione si misura soprattutto nella durata e nella capillarità delle ondate di calore, che si sono estese ben oltre i tradizionali mesi estivi centrali, registrando anomalie già a maggio e prolungandosi fino a settembre:

  • Il 52% del continente colpito: Oltre la metà del territorio europeo è stata esposta a condizioni meteorologiche di stress termico definito “molto forte” o superiore, mettendo a dura prova la salute pubblica.
  • 41 giorni di emergenza: Le popolazioni dell’Europa centro-occidentale hanno dovuto affrontare ben 41 giorni complessivi di fortissimo stress termico nel corso dei tre mesi estivi.
  • La morsa dei 30 gradi: Per ben 17 giorni consecutivi, oltre il 60% del territorio continentale ha registrato temperature costantemente superiori ai 30°C.

Anche in Italia l’impatto è stato durissimo: secondo le elaborazioni del CNR-IBE, la temperatura media nazionale ha raggiunto i 24,3°C, qualificando la stagione come la più rovente per la penisola dal 1950 a oggi, con città come Roma, Firenze e Torino strette per settimane nella morsa delle isole di calore urbane.

Fiumi ai minimi storici e laghi in sofferenza

La scarsità di precipitazioni combinata con l’altissima evaporazione del suolo ha generato una siccità diffusa che ha colpito duramente i principali bacini idrografici del continente:

  • Portate eccezionalmente basse: I grandi fiumi europei hanno fatto registrare flussi ai minimi storici, creando serie difficoltà alla navigazione commerciale, alla filiera della pesca e al raffreddamento delle centrali energetiche.
  • Agricoltura in ginocchio: Nel panorama nazionale, le anomalie termiche superiori a +1°C hanno interessato il 70% delle aree coltivabili, con punte di oltre +2°C sul 40% del territorio, provocando un crollo verticale dei raccolti e pesanti perdite economiche.

Il Mediterraneo diventa un tropico: acque a 30 gradi

L’anomalia climatica non ha risparmiato gli ecosistemi marini. Il Mar Mediterraneo e le porzioni oceaniche superficiali hanno mostrato temperature persistentemente e costantemente superiori alle medie storiche.

I rilevamenti effettuati dalle boe meteo-oceanografiche lungo le coste italiane, come la stazione E1 del CNR nel Mare Adriatico, hanno evidenziato che oltre il 35% delle misurazioni orarie estive ha battuto i record dei vent’anni precedenti. L’8 agosto si è sfiorata la soglia critica dei 30,15°C alla superficie dell’acqua. Questo accumulo di energia termica nei mari rappresenta, secondo gli oceanografi e i meteorologi, una seria minaccia per i mesi autunnali, aumentando drasticamente il rischio di nubifragi, alluvioni lampo ed eventi ciclonici intensi sulle regioni costiere.

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