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Al Parlamento europeo si parla di Cyber sicurezza, l’Italia c’è con la Cyber security Fountation

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ROMA – Sicurezza, sostenibilità, resilienza: l’Europa digitale ha bisogno di un’unica regia. Con questa ambizione, il Centro Studi Cyber Sustainability & Resilience si presenta al Parlamento Europeo. Il Centro studi è promosso dalla Cyber Security Foundation, prima fondazione non profit in Italia sul mondo cibernetico.

Attraverso progetti di ricerca, sperimentazione e formazione, il Centro sviluppa modelli, indicatori e policy per una sicurezza informatica sostenibile, capace di coniugare protezione dei dati, efficienza energetica e innovazione responsabile.

Dopo la presentazione alla Camera dei deputati, infatti, il Centro Studi è approdato nel cuore delle istituzioni europee, a Bruxelles, al Parlamento europeo, in un evento dedicato, promosso su iniziativa dell’onorevole Francesco Torselli (Ecr Group). Trasformando la cybersecurity da costo a valore ambientale e sociale, il Centro Studi intende promuovere il dialogo tra cybersecurity, sostenibilità e resilienza come pilastri integrati del futuro digitale europeo.

L’appuntamento si è aperto, oltre ai saluti di Torselli, con gli interventi dell’ambasciatore Marco Canaparo (rappresentante permanente aggiunto d’Italia presso l’Ue) e dell’onorevole Antonella Sberna (vicepresidente del Parlamento europeo), cui è seguito un tavolo di lavoro con rappresentanti istituzionali ed esperti del settore, tra cui Marco Gabriele Proietti (fondatore e presidente della Cyber Security Foundation), Angelo Tofalo (direttore del Cts della Fondazione), Massimo Ravenna (direttore del Centro Studi), Christian D’Cunha (Head of Unit, Cyber Coordination Task Force, dg Connect della Commissione europea) e Fabio Battelli (Cyber Security Services di Deloitte Italia, partner del progetto). Un confronto ad alto livello per contribuire alla definizione di una visione comune della cybersicurezza europea, capace di coniugare progresso tecnologico, responsabilità sociale e resilienza sistemica.

Il Centro Studi Cyber Sustainability & Resilience, tra i principali progetti promossi dalla Cyber Security Foundation, ha portato all’attenzione delle istituzioni europee il tema di una nuova agenda digitale per l’Europa, fondata su sicurezza, sostenibilità, formazione e innovazione.

“All’alba del terzo millennio il potere non è detenuto soltanto dagli Stati che gestiscono il potere tradizionale, primo fra tutti quello delle armi, ma anche da chi gestisce le reti: oggi la guerra non è soltanto militare ed economica ma anche digitale dove il potere lo ha chi gestisce i dati. È preoccupante il fatto che il 92% dei dati europei siano stoccati in data center di proprietà non europea”, evidenzia Torselli.
“Questo ci espone- prosegue- a un grandissimo rischio qualora questi data center venissero attaccati, poiché perderemmo la sovranità su tutta la nostra potenza digitale. Serve quindi un investimento importante dal punto di vista della cybersicurezza”.

“L’anello debole della sicurezza informatica resta il comportamento umano, le leggi da sole non bastano: servono consapevolezza e responsabilità. Anche il Parlamento europeo è costantemente sotto attacco informatico. Come vicepresidente, faccio parte del gruppo di lavoro su trasformazione digitale e cybersicurezza, che ha recentemente aggiornato i protocolli interni. La protezione dei dati richiede un approccio integrato e cooperativo, con risorse condivise e strategie comuni per contrastare le minacce digitali. La cybersicurezza è una sfida comune, che dev’essere affrontata in modo consapevole, mettendo in rete attori e livelli di governo, oltre che applicando un approccio interdisciplinare. Il Centro studi presentatoci oggi va in questa direzione e mi sembra che sia un ottimo elemento che si aggiunge all’architettura cibernetica nazionale”, afferma Sberna.

“Il funzionamento efficiente della nostra società dipende in misura crescente dalla capacità dei sistemi di gestire i dati e lo spazio digitale in modo sicuro ed efficace. Negli ultimi anni l’Unione europea si è dotata di un quadro normativo articolato nel settore digitale, di grande valore tecnico e politico.
Tuttavia, le tecnologie evolvono a una velocità tale da richiedere continui adattamenti e semplificazioni. Per questo attendiamo con interesse il pacchetto normativo che la Commissione presenterà a breve, molto atteso sia dagli attori pubblici che da quelli privati. Accanto alla regolamentazione, la digitalizzazione richiede capacità di innovazione dei sistemi produttivi e amministrativi. L’Europa deve rafforzare le collaborazioni con partner affidabili, con i quali condividere standard e regole in grado di guidare la trasformazione digitale e la governance dei dati nei prossimi decenni. In questo senso si inserisce il valore della Cyber Security Foundation, che funge da ponte tra istituzioni, settore privato, università, ricerca e società civile. È in linea con una visione di sicurezza che coinvolge l’intera comunità nazionale, non solo l’apparato pubblico”, sottolinea Canaparo.

“L’Europa deve compiere un salto di qualità: integrare in modo strutturale sicurezza, sostenibilità e resilienza. Per anni la cybersecurity è stata percepita come un costo, oggi invece è valore ambientale e sociale, leva di competitività e garanzia di continuità dei servizi essenziali. Con il Centro Studi Cyber Sustainability & Resilience proponiamo un linguaggio e una metrica comuni: ogni decisione di sicurezza deve incorporare efficienza energetica, ciclo di vita del dato e progettazione green-by-design. Parliamo di ‘resilienza sostenibile’: infrastrutture più sicure e più efficienti, filiere protette e trasparenti, dati difesi e amministrati in modo circolare. Unire ciò che protegge e ciò che ispira è la nostra rotta: istituzioni, imprese e università sono invitate a percorrerla con noi per fare della sicurezza la nuova frontiera della sostenibilità europea”, dichiara Marco Gabriele Proietti, presidente e fondatore della Fondazione.

Milano-Cortina, per il gip il decreto che blinda la Fondazione è incostituzionale. Il governo: “Siamo sereni”

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GIOCHI OLIMPICI INVERNALI MILANO CORTINA 2026 OLIMPIADI E PARALIMPIADI

Secondo la giudice delle indagini preliminari Patrizia Nobile la presunta incostituzionalità deve andare al vaglio della Consulta

MILANO – C’è un problema di possibile incostituzionalità del decreto legge del governo sulla Fondazione Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi invernali che partiranno tra meno di cento giorni. Il decreto di fatto blinda la Fondazione mettendola al riparo dalle indagini in corso a Milano per turbativa d’asta. Secondo la giudice delle indagini preliminari Patrizia Nobile la presunta incostituzionalità deve andare al vaglio della Consulta.

Il governo si dice “sereno”: “In riferimento alla decisione del Giudice per le Indagini Preliminari di Milano di rimettere alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale del decreto legge relativo alla Fondazione Milano-Cortina 2026, il Governo accoglie con serenità e piena fiducia il percorso avviato e attende l’esito della pronuncia della Corte Costituzionale, organo di garanzia preposto alla tutela della Costituzione e delle leggi”, si apprende da fonti di Palazzo Chigi.

L’Esecutivo, proseguono le stesse fonti, ha operato e continua a operare per assicurare la migliore riuscita dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali. A tal fine, il Governo ha posto in essere le basi giuridiche e organizzative necessarie affinché l’evento si svolga al meglio, nel pieno e trasparente rispetto delle regole e della normativa nazionale ed europea. L’obiettivo primario resta quello di garantire la massima trasparenza e l’efficace realizzazione dell’appuntamento sportivo, un’occasione di importanza strategica che conferirà ulteriore lustro e prestigio alla Nazione intera.

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Il Presidente Rocca in visita al Polo Riabilitativo Nuova Sair di Roma: “Qui si costruisce il futuro, non solo terapie”

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Roma, 6 novembre 2025 – Una giornata di ascolto, confronto e partecipazione. Questa mattina il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha visitato il Polo Riabilitativo Nuova Sair di Roma, una delle strutture di riferimento sul territorio per la cura e l’inclusione di bambini, ragazzi e giovani adulti con disturbi del neurosviluppo e disabilità.

“Non si tratta solo di riabilitazione. Qui si accompagna la vita di tantissimi bambini e ragazzi. Si accolgono fragilità, si costruiscono possibilità. Questo è il senso profondo di una sanità che funziona: essere vicina, essere concreta”, ha dichiarato il Presidente Rocca durante l’incontro con gli operatori e i ragazzi.

Il Polo Riabilitativo Nuova Sair, accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, si estende su oltre 5mila metri quadrati e offre una presa in carico completa: ambulatori specialistici, centro per la prima infanzia, attività semiresidenziali, assistenza domiciliare, moduli abitativi per l’autonomia, laboratori terapeutici, palestra e spazi sportivi. Una vera e propria comunità di cura che lavora ogni giorno per l’accoglienza e l’inclusione.

“Luoghi come questo non sono solo centri sanitari, ma presìdi sociali. Qui si restituisce dignità e futuro a chi troppo spesso viene lasciato ai margini. È dovere delle Istituzioni non solo riconoscerlo, ma sostenerlo con forza e continuità”, ha aggiunto Rocca.

“La collaborazione tra Pubblico e Terzo Settore è fondamentale. Se il nostro Sistema Sanitario è tra i migliori è anche grazie a queste partnership e alleanze” – commenta Francesco Amato, Direttore Generale ASL Roma 2.

Il Polo Riabilitativo Nuova Sair è specializzato nella presa in carico precoce e personalizzata di bambini e giovani con disturbi dello spettro autistico, difficoltà emotive e comportamentali, disabilità complesse e lievi. I percorsi sono seguiti da équipe multidisciplinari composte da medici, terapisti, fisioterapisti, psicologi, educatori, infermieri e assistenti sociali.

“Questa visita ci incoraggia a continuare con passione l’importante lavoro che quotidianamente portiamo avanti insieme alle Istituzioni– commenta Rosario Riccioluti, Presidente della Cooperativa Sociale Nuova Sair– Il nostro impegno resta costante: essere ogni giorno al fianco dei bambini, ragazzi e adulti, accompagnandoli, insieme alle loro famiglie, in un percorso di crescita, di scoperta dei loro interessi, di autonomia e piena inclusione”.

Durante la visita, Rocca ha sottolineato il valore del nuovo Piano Regionale per i Disturbi dello Spettro Autistico 2025–2027, approvato dalla Giunta, che prevede investimenti per decine di milioni di euro in progetti di inclusione, autonomia e sostegno alle famiglie.

“Abbiamo il dovere di costruire percorsi di vita vera per questi ragazzi. Percorsi che vadano oltre l’assistenza. Che li rendano protagonisti. Con il Piano che abbiamo varato, vogliamo dare risposte serie, concrete, durature. Perché il Lazio deve essere una Regione dove nessuno resta indietro”, ha concluso il Presidente Rocca.

Il Diamante Fiorentino “perduto” era invece da un secolo in una banca canadese

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Il leggendario gioiello della dinastia degli Asburgo era scomparso nel 1919 e si pensava fosse stato ormai perduto. In realtà era solo “nascosto” per volontà dell’imperatrice Zita

ROMA – Nel 1918, quando l’Impero austro-ungarico si avviava al tramonto, l’imperatore Carlo I intuì che la fine era vicina. Mentre l’Europa usciva devastata dalla Prima guerra mondiale, il sovrano degli Asburgo decise di mettere al sicuro i gioielli di famiglia, trasferendoli in Svizzera. Tra questi c’era un diamante straordinario: 137 carati di luce gialla, taglio a goccia e una storia che risaliva ai Medici di Firenze.

Poco dopo l’esilio di Carlo e della moglie Zita, la pietra sparì. Per decenni si è creduto che fosse stata rubata o dispersa, alimentando leggende, romanzi e persino film. E invece il Diamante Fiorentino non era mai scomparso. Se ne stava tranquillamente custodito, da un secolo, in una banca canadese, dove la famiglia Asburgo si rifugiò durante la Seconda guerra mondiale.

A rivelarlo sono tre discendenti di Carlo I – Karl, Lorenz e Simeon von Habsburg-Lothringen – che hanno mostrato al New York Times la gemma e altri gioielli di famiglia. Karl, nipote dell’imperatore, ha spiegato che il segreto fu mantenuto per volontà dell’imperatrice Zita, la quale affidò il luogo del nascondiglio solo ai figli Roberto e Rodolfo, chiedendo che restasse riservato per cento anni dopo la morte del marito, avvenuta nel 1922.

Durante una recente visita alla banca del Québec, i tre eredi hanno aperto la piccola valigia che conteneva i preziosi, rimasta intatta per decenni. Tra i pezzi, il Diamante Fiorentino si è rivelato in perfette condizioni. Christoph Kochert, della storica gioielleria viennese AE Kochert, ne ha certificato l’autenticità: peso, taglio e caratteristiche corrispondono alle fonti storiche. La collezione comprende anche un Ordine del Toson d’Oro tempestato di diamanti, simbolo della casata.

Il diamante, passato dai Medici agli Asburgo-Lorena attraverso il matrimonio tra Francesco Stefano e Maria Teresa d’Austria, ornò la corona imperiale nel 1745. Dopo la caduta dell’Impero, seguì la famiglia nei lunghi anni dell’esilio: dalla Svizzera a Madeira, poi in Spagna, Belgio, Stati Uniti e infine in Canada. Qui Zita trovò rifugio e sicurezza, lasciando i gioielli in custodia a una banca del Québec, dove rimasero anche dopo il suo ritorno in Europa nel 1953.

La leggenda della scomparsa del Diamante Fiorentino ha ispirato ipotesi e racconti di ogni genere, da furti e vendite segrete a misteriosi viaggi oltreoceano. Ma il rapporto storico commissionato dalla famiglia ad Richard Bassett, studioso di Cambridge, conferma che i gioielli erano beni privati della casa Asburgo-Lorena, mai appartenuti alla Corona e quindi sottratti a confische o rivendicazioni. Ora gli Asburgo intendono esporre il diamante in Canada, in segno di gratitudine. Non ne prevedono la vendita, né stimano il valore economico della gemma.

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Roma, il sindaco Gualtieri consegna la Lupa Capitolina a Robert De Niro

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“La mia famiglia ha radici in Italia, quindi questo riconoscimento ha per me un significato personale”, ha commentato l’attore in Campidoglio

ROMA – Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha conferito a Robert De Niro la Lupa Capitolina, massima onorificenza della città, durante una cerimonia in Campidoglio alla presenza di una rappresentanza della Giuria Young Adult di Alice nella Città, composta da 10 ragazzi tra i 14 e i 19 anni, selezionati da diversi istituti scolastici di Roma e provincia. Il riconoscimento è stato attribuito per il valore culturale e artistico di una carriera che ha segnato la storia del cinema mondiale.

“Roma rende omaggio a un artista straordinario, capace di attraversare generi ed epoche, con una versatilità che ha fatto scuola nel cinema contemporaneo. Robert De Niro è un punto di riferimento, un protagonista assoluto che ha contribuito a scrivere la storia mondiale del grande schermo, incantando il pubblico con interpretazioni indimenticabili. Consegnargli la Lupa Capitolina significa ringraziarlo per ciò che rappresenta e per il legame profondo che lo unisce a Roma, capitale del cinema e fonte d’ispirazione per artisti di ogni generazione, che sempre lo accoglierà come una seconda casa”. Le parole del Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

“Ringrazio il Sindaco e la Città di Roma per questo incredibile onorificenza– ha detto Robert de Niro- Roma è più di una città, è un’opera d’arte vivente. Ogni strada, ogni pietra, ogni pasto racconta una storia. Essere riconosciuti qui, in un luogo che ha dato così tanto al mondo alla cultura, al cinema, alla bellezza, è davvero commovente. La mia famiglia ha radici in Italia, quindi questo riconoscimento ha per me un significato personale. Ho sempre sentito un profondo legame con questo Paese, la sua gente, la sua passione, e il suo rispetto per l’artigianato e la creatività. Queste qualità sono ciò che ispira gli artisti di tutto il mondo. Ricevo questa onorificenza con immensa gratitudine – non solo per me stesso, ma per tutti coloro che continuano a essere toccati dallo spirito di Roma e da ciò che essa rappresenta”, ha concluso De Niro.

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Nancy Pelosi si ritirerà dalla politica dopo quasi 40 anni, per la gioia di Trump

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Icona democratica, demonizzata dai conservatori, unica donna a ricoprire la carica di Speaker della Camera. Ha annunciato che non si ricandiderà

ROMA – Nancy Pelosi lascerà il Congresso alla fine del suo mandato, all’inizio del 2027. Con questo annuncio, la prima e unica donna a ricoprire la carica di Speaker della Camera statunitense chiude una carriera politica durata quasi quarant’anni, segnata da battaglie legislative, scontri feroci e una presenza costante al vertice del Partito Democratico.

A 85 anni, la deputata di San Francisco è diventata un simbolo di potere e resistenza: figura centrale nella storia recente degli Stati Uniti, ha guidato la Camera durante l’approvazione dell’Obamacare, delle leggi sul clima e dei grandi pacchetti infrastrutturali. “Con cuore grato, attendo con ansia il mio ultimo anno di servizio come vostra rappresentante”, ha detto in un video diffuso su X, con le immagini di San Francisco a fare da cornice al suo messaggio d’addio.Pelosi ha guidato i democratici per vent’anni, otto dei quali come Speaker, e ha raccolto oltre 1,3 miliardi di dollari per il partito. Allo stesso tempo è diventata il bersaglio preferito dei repubblicani, in particolare di Donald Trump, che l’ha definita “Nancy la pazza”, mentre lei non ha esitato a chiamarlo “una creatura vile”.

Dietro la fermezza politica, una vita radicata nella tradizione democratica americana: nata a Baltimora in una famiglia di sindaci, approdò tardi alla politica dopo aver cresciuto cinque figli. Entrò al Congresso nel 1987, vincendo un’elezione speciale a San Francisco, e divenne presto una figura chiave nella lotta contro l’Aids e per i diritti civili.

Negli anni si è costruita la reputazione di stratega infallibile e negoziatrice implacabile, capace di mantenere unito un partito spesso diviso. Le colleghe la ricordano come una presenza magnetica.

Oggi Pelosi si congeda lasciando un seggio che sarà conteso tra i nuovi volti del progressismo californiano, come Scott Wiener e Saikat Chakrabarti.

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Abusi sessuali e maltrattamenti sull’ex fidanzatina, arrestato un 21enne nel ragusano

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La giovane, 15 anni, era costretta a subire vessazioni e minacce

di Salvo Cataldo

PALERMO – Abusi sulla ex fidanzata 15enne. Con quest’accusa la polizia di Scicli, in provincia di Ragusa, ha arrestato un giovane di 21 anni. Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti della squadra mobile di Ragusa. Il 21enne deve rispondere di violenza sessuale e maltrattamenti.

L’indagine è scattata dopo la denuncia da parte dei genitori della vittima e ha permesso di ricostruire un quadro di “reiterate condotte di sopraffazione – dicono gli investigatori – e abuso”. La giovane sarebbe stata costretta a subire fin dall’inizio della relazione sentimentale una serie di maltrattamenti, vessazioni, minacce e abusi sessuali. La 15enne, inoltre, sarebbe stata costretta a rubare denaro e oggetti preziosi ai genitori consegnandoli al fidanzato che è finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico.

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Inps, ‘Bonus mamme’ nella bufera: “Noi con un solo figlio siamo di serie B?”

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Mentre le domande sono aperte fino al 9 dicembre, resta la sensazione che molte madri si sentano lasciate sole

di Serena Tropea

ROMA – Nell’ultima settimana il nuovo ‘Bonus mamme’ dell’INPS è finito al centro di accese polemiche. La misura, introdotta per il 2025, prevede un contributo mensile di 40 euro (fino a un massimo di 480 euro l’anno) destinato alle madri lavoratrici con almeno due figli e un reddito annuo da lavoro non superiore a 40.000 euro. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire un piccolo sostegno economico alle donne che conciliano maternità e occupazione.

A beneficiare del contributo saranno, quindi, le madri con due figli fino al compimento del decimo anno del secondo, mentre per le donne con tre o più figli il bonus sarà riconosciuto fino al diciottesimo anno del più giovane, ma solo a condizione che non abbiano un contratto a tempo indeterminato. La misura è esente da tassazione e non incide sull’ISEE, ma i criteri di accesso hanno sollevato critiche per la loro complessità e per l’effetto escludente nei confronti di molte famiglie che, pur trovandosi in difficoltà, non rientrano nei requisiti previsti.

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“Quelle che hanno un solo figlio immagino siano tutte a sorseggiare champagne dal proprio yacht come me”, scrive un’utente sui social. “Comunque anche ad avere due figli, con quei 40 euro ci beviamo poco champagne”, le risponde un’altra mamma. “Vi dimenticate troppo spesso delle madri che hanno un solo figlio e fanno i salti mortali per arrivare a fine mese tra bollette, affitto e tutto il resto”, si legge ancora. E anche: “Chi è mamma di un solo figlio non conta nulla ? Siamo mamme serie B? Questi bonus mamma dovrebbero essere per TUTTE LE MAMME senza eccezioni“. La riposta dell’Inps sulla pagina Facebook: “Ci dispiace ma come saprà Inps eroga in base alla normativa vigente”.

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Spena (One water), la memoria dell’alluvione del ‘66 rafforza la coscienza sulla resilienza idrica e proietta al Forum Euromediterraneo 2026

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A Firenze la Conferenza internazionale sulla riduzione dei rischi da alluvioni e siccità

FIRENZE – Secondo le ultime rilevazioni ISPRA in Italia più 12mila chilometri quadrati di territorio sono in “codice rosso” da pericolo alluvionale. In totale oltre 13 milioni di italiani vivono in zone a rischio e solo negli ultimi 25 anni nel nostro Paese si contano quasi 1000 eventi alluvionali e danni per almeno 80 miliardi. Questa la fotografia scattata ieri durante la Conferenza Internazionale sulla Riduzione dei Rischi da Alluvioni e Siccità, che si è svolta a Firenze presso Palazzo Vecchio in occasione dell’alluvione che colpì Firenze il 4 Novembre 1966. “Il 4 novembre per Firenze non sarà mai una data come tutte le altre – ha detto Maria Spena aprendo il convegno – Il tempo che passa dall’alluvione del 1966 deve rafforzare la nostra coscienza civica sulla questione ambientale, strettamente legata anche alla resilienza idrica. Oggi ricordiamo quella tragedia anche per gli ‘angeli del fango’, quei tanti giovani volontari accorsi a Firenze da tutta Europa per salvare opere d’arte e manoscritti dal fango e antesignani di quella lotta all’erosione artistica su cui vogliamo tenere alta la nostra attenzione. Quell’esperienza segnò un nuovo patto generazionale e rappresentò una sorta di atto fondativo della nostra Europa. Il nostro Forum euromediterraneo dell’acqua vuole far rivivere quello spirito di speranza, di cooperazione e di consapevolezza nella gestione della risorsa idrica e nella prevenzione dei rischi ambientali all’interno di questo nostro continente ormai allargato e nel quale l’Italia ha una vocazione naturale a fare da ponte con Nordafrica, Medioriente e Balcani. L’auspicio è quello di cominciare a guardare il Mediterraneo come un laboratorio, un hub di sostenibilità e sicurezza idrica”.INVESTIMENTI NEL SETTORE IDRICO NELL’AMBITO PNRR A QUOTA A 8 MILIARDI

Un tema urgente quello discusso durante la giornata di lavori, come dimostrano gli investimenti nel settore idrico nell’ambito Pnrr che arrivano a 8 miliardi di euro tra fondi diretti e cofinanziamenti pubblici e privati. Interventi destinati alla mitigazione dei danni connessi al fenomeno della siccità, al potenziamento e all’adeguamento delle infrastrutture, anche al fine di aumentare la resilienza dei sistemi idrici ai cambiamenti climatici e ridurre le dispersioni su tutte le reti del nostro territorio nazionale. Il Ministro per l’Ambiente e la Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin attraverso un videomessaggio ha sottolineato quanto l’Italia “sia un Paese tanto bello quanto fragile”. “E quindi va curato – ha aggiunto – la responsabilità di evitare il ripetersi di questi eventi è in capo a noi, agli amministratori”. A fare gli onori di casa la sindaca di Firenze Sara Funaro che ha ricordato il ruolo della popolazione in occasione dell’alluvione: “gli angeli del fango certamente, ma anche i fiorentini delle zone non alluvionate che hanno ospitato i propri concittadini”. Funaro ha poi evidenziato che in questi anni tanto è stato fatto da parte di tutti i livelli istituzionali. “È ovvio che è un lavoro iniziato e che deve proseguire e andare avanti per lavorare sulla prevenzione per il rischio idrogeologico”. Il Presidente Giani ha richiamato alla memoria la scena di Piazzale Michelangelo trasformato in un immenso lago, “una visione incredibile e dolorosa”. “Sono ricordi che non si cancellano, come il dolore per una città e per tante vite ferite, ma anche il coraggio e la forza con cui tutti, insieme, siamo riusciti a rialzarci.”

UNA TAPPA IN VISTA DEL FORUM EUROMEDITERRANEO

L’evento è stato promosso dal Comitato One Water e dal Ciheam Bari, e rappresenta una tappa in vista del Forum Euromediterraneo che si svolgerà a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026 con la partecipazione di 43 paesi. “Grazie all’impegno della Cooperazione italiana, stiamo lavorando in modo concreto per una gestione dell’acqua partecipata e responsabilmente condivisa tra i Paesi del Mediterraneo allargato. Il CIHEAM Bari è onorato di poter contribuire a questo percorso comune, insieme con il Comitato One Water e le principali istituzioni italiane coinvolte” ha spiegato Biagio di Terlizzi. Marco Rago, consigliere giuridico per la diplomazia economica presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha ricordato come il percorso verso il Forum Euromediterraneo dell’Acqua sia iniziato circa un anno fa con la sponsorizzazione della candidatura italiana al Forum Mediterraneo, poi divenuto Euromediterraneo. “Siamo riusciti a raggiungere un obiettivo importante: fare dell’Italia un punto di riferimento nel Mediterraneo allargato, dal Marocco fino alla Giordania. Essere leader su un tema cruciale come quello dell’acqua – ha sottolineato – significa compiere un salto di qualità, assumersi responsabilità e mettersi davvero in gioco. Non è semplice trovare una sintesi tra esigenze così diverse, ma stiamo provando a farlo mettendo a disposizione la nostra esperienza e promuovendo un Mediterraneo fondato sulla pace e sulla vicinanza tra i popoli.” All’evento hanno preso parte professionisti del settore, tecnici, rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico, che hanno portato il proprio contributo al confronto sulle strategie di prevenzione dei rischi idrogeologici sulla gestione sostenibile della risorsa idrica, temi centrali del percorso verso il Forum Euromediterraneo dell’Acqua in programma a Roma nel 2026.

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“Cose che capitano in montagna”. E come comportarsi (per non sbagliare)

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Quaranta situazioni ‘tipo’ in montagna, da affrontare nel modo giusto e senza commettere ‘clamorose sciocchezze’: ecco cosa c’è nel nuovo libro di Irene Borgna, “Cose che capitano in montagna”

BOLOGNA – Scoppia un temporale e serve un riparo, si scuce la suola dello scarpone, una zecca attaccata alla gamba. Durante un’escursione in montagna può capitare di trovarsi in situazioni critiche e inaspettate. Prendere le giuste decisioni in maniera rapida può minimizzare i danni, per noi e per l’ambiente. “Cose che capitano in montagna”, con l’inconfondibile ironia di Irene Borgna, raccoglie e descrive 40 situazioni, realmente vissute e ricavate dall’esperienza sul campo di guide, guardiaparco e appassionati di montagna.“Cose che capitano in montagna” è pubblicato da Cai Edizioni nella collana ‘Il Rifugio delle Idee’. Il libro è pensato per essere letto e fruito da chiunque frequenti i territori montani, in ogni modo e ad ogni livello. Il volume è disponibile nello store Cai e nelle librerie, al prezzo di 18 euro. Le illustrazioni di Agnese Blasetti aiutano a calarsi nella situazione, i testi descrivono alternative possibili d’azione per non commettere clamorose sciocchezze e cercare piuttosto di fare la scelta più sicura e sostenibile in montagna. Senza pretesa di esaustività, il libro permette a tutti di testare comodamente da casa le proprie capacità.

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Irene Borgna, nata a Savona nel 1984, dopo la laurea in filosofia dell’ambiente si trasferisce nelle Alpi Marittime con la scusa del dottorato in antropologia alpina. Oggi vive a Entracque, in Valle Gesso, e si occupa di educazione ambientale per le Aree Protette delle Alpi Marittime. Con Cieli neri ha vinto il Premio Mario Rigoni Stern nel 2021. Per ragazzi ha pubblicato il Manuale per giovani stambecchi, Sulle Alpi e il racconto sotto l’ombrellone Il quinto quarto. Il suo libro più conosciuto rimane il pastore di stambecchi. Storia di una vita fuori traccia, che si sofferma sulla vita del valdostano Louis Oreiller.

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