Grande partecipazione al convegno del Dipartimento Urbanistica di Fratelli d’Italia a Borgo Hermada
Circa 150 persone, tra addetti ai lavori e cittadini, hanno partecipato lunedì sera al convegno promosso dal Dipartimento Urbanistica di Fratelli d’Italia Terracina, ospitato presso l’Hermada Equestrian Center in via Migliara 58. Un incontro molto partecipato e ricco di contenuti, nel quale sono state illustrate le importanti novità del Salva Casa e della nuova Legge Regionale n.12/2025, che modifica 15 normative vigenti con 29 articoli dedicati alla semplificazione e alla rigenerazione urbana.
A introdurre e coordinare i lavori è stato Pierpaolo Marcuzzi, che ha illustrato le principali opportunità previste dalla nuova normativa:
• Piscine pertinenziali ammesse anche in zona agricola entro il limite del 20% della superficie residenziale.
• Dehors esclusi dalla tassazione fino al 20% della superficie dell’attività collegata.
• Possibilità di mantenere strutture amovibili per impianti sportivi coperti per un periodo illimitato, superando il limite precedente dei 180 giorni.
• Focus sulla problematicità degli immobili condonati, coinvolgendo direttamente il Senatore Nicola Calandrini.
Il Sen. Nicola Calandrini ha spiegato che, in assenza di adeguamenti normativi accolti dalla Presidenza della Repubblica, gli immobili oggetto di condono rischiano di non poter più usufruire delle premialità della rigenerazione urbana. Ha dunque assunto l’impegno di lavorare in Parlamento su una nuova disciplina che favorisca interventi di recupero e riqualificazione anche su edifici sanati, nel rispetto dei principi di legalità urbanistica, sostenibilità ambientale e tutela del paesaggio, valorizzando qualità edilizia e contenimento del consumo di suolo.
Il Geom. Candido Luzzi ha illustrato le norme approvate dalla Regione Lazio nel novembre 2024 a favore degli immobili in zona agricola: possibilità di frazionare fabbricati, realizzare accessori pertinenziali e sommare terreni anche in comuni diversi per raggiungere le superfici utili allo svolgimento di attività agricole.
Il Geom. Matteo Moro si è soffermato sull’art. 25 della L.R. 12/2025, che mira a incentivare il riuso di interrati, seminterrati e locali a livello terra per usi residenziali, commerciali e turistico-ricettivi. Un provvedimento strategico per rigenerare il patrimonio edilizio esistente e offrire nuove opportunità abitative ed economiche senza consumare ulteriore suolo, inclusi i centri storici.
Nel suo intervento, Annamaria Speranza, Presidente della Commissione Urbanistica regionale, ha ribadito la piena disponibilità a recepire e approfondire in Commissione le esigenze dei Comuni, affinché possano applicare correttamente le norme e fornire risposte chiare ai cittadini.
In chiusura, Marcuzzi ha richiamato anche le novità relative alla nuova legge regionale sullo sport, presentata dall’Assessore Regionale Elena Palazzo, che una volta approvata consentirà uno sviluppo significativo dell’impiantistica sportiva sul territorio Regionale.
Debutta su Rai 2 Storia di Famiglia, il nuovo progetto televisivo condotto da Livio Beshir che celebra le aziende italiane di eccellenza, quelle realtà imprenditoriali capaci di crescere, innovarsi e rinnovarsi nel tempo senza mai dimenticare le proprie origini. Attraverso un approccio informativo e documentaristico, il programma accompagna gli spettatori in un viaggio tra territori, persone e valori, raccontando le storie di imprese familiari che hanno saputo tramandare nel tempo la passione, la competenza e la visione dei propri fondatori.
La prima puntata, in onda domenica 2 novembre su Rai 2, è dedicata a Canclini, storica azienda del distretto tessile comasco fondata nel 1925 e oggi punto di riferimento internazionale nella produzione di tessuti per camiceria di alta gamma. Il racconto ripercorre un secolo di storia aziendale attraverso immagini d’archivio, testimonianze dirette e racconti familiari, mettendo in luce il legame profondo tra tradizione e innovazione che da sempre contraddistingue l’impresa.
Dalle prime tele di seta alle più recenti sfide legate alla sostenibilità e alla ricerca tecnologica, Canclini rappresenta un esempio emblematico di come il Made in Italy sappia unire radici e futuro, artigianalità e visione globale. Un viaggio tra generazioni e territori, alla scoperta del valore umano e culturale che si cela dietro ogni grande impresa familiare.
Storia di Famiglia è un programma ideato e prodotto da Gianluigi Polisena per Etra Lab, con l’obiettivo di valorizzare le storie e i protagonisti dell’imprenditoria italiana che continuano a dare forma all’identità del Paese.
“Esprimiamo la nostra solidarietà alla relatrice speciale Onu per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, sottoposta di nuovo a violenti attacchi personali e a diffamazione, persino in seno a quelle Istituzioni internazionali, come appunto le Nazioni Unite, che dovrebbero invece tutelare lei e i diritti del popolo palestinese. Torniamo quindi che Albanese sia nominata al Premio Nobel per la Pace. A tale scopo ci mettiamo a disposizione per creare un comitato di sostegno affinché la giurista italiana venga inserita nella lista delle candidature per l’edizione 2026”. Lo dichiarano in una nota congiunta le promotrici della petizione su Change.org “Siamo farfalle. Premio Nobel per la Pace a Francesca Albanese” (https://www.change.org/siamo-farfalle), Elena Mazzoni, Raffaella Bolini, Francesca Fornario, Monica Di Sisto, Rosa Lella ed Eliana Como. “In queste ore assistiamo ad una recrudescenza e ad un accanimento inauditi nei confronti della Albanese: prima nei giorni scorsi Danny Danon, rappresentante di Israele all’Onu, si è rivolto a lei e al suo report sul genocidio in Palestina dicendole: ‘Lei è una strega e questo rapporto è il suo libro degli incantesimi’. Ieri a Roma, a margine della manifestazione a sostegno degli ebrei e contro l’antisemitismo, Noemi Di Segni, presidente dell’Ucei, mettendo in dubbio il riconoscimento stesso del genocidio del popolo palestinese da parte dell’Onu, ha attaccato non solo Albanese ma l’intera istituzione delle Nazioni Unite. Una delegittimazione pericolosa e antidemocratica che mina le fondamenta dell’autorevolezza delle Istituzioni”. “Chiediamo che il Governo Meloni prenda una posizione per difendere Francesca Albanese, non solo in quanto cittadina italiana ma come espressione di un’Istituzione che dovrebbe garantire il rispetto del diritto internazionale e umanitario. Perché quando inizia la caccia alle streghe, abbiamo la conferma che stiamo vivendo tempi bui che richiedono una reazione urgente e decisa da parte di chi davvero è garante della democrazia”.
Tre settimane di addestramento al COMVIE di Civitavecchia per i militari della Brigata “Sassari”.
Si è conclusa oggi, presso il Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE) di Civitavecchia, l’esercitazione “Pegaso 2/2025”. L’attività addestrativa, di tipo valutativo, è stata condotta a favore della Brigata “Sassari” e rientra nel ciclo di preparazione della Grande Unità da combattimento in vista del prossimo impiego in Libano, nell’ambito della missione UNIFIL.
Attraverso l’utilizzo dei più moderni sistemi di simulazione e grazie al supporto altamente qualificato del personale del Dipartimento Esercitazioni del COMVIE, lo staff della Brigata ha potuto confrontarsi con uno scenario complesso e altamente realistico, volto a testare le capacità di pianificazione, coordinamento e risposta decisionale.
L’esercitazione ha previsto numerose attivazioni ed eventi simulati, volti a valutare l’applicazione delle procedure operative e a consolidarne l’efficacia. Parte delle attività, inoltre, si sono svolte anche in notturna, con l’obiettivo di aumentare il realismo dello scenario operativo e il livello di stress gestionale per il personale esercitato.
“Pegaso 2/2025” ha rappresentato un’importante occasione di crescita professionale per la Brigata “Sassari”, confermando l’elevata prontezza operativa e la capacità di operare efficacemente in contesti multinazionali complessi.
OCCHIELLO: In vista del prossimo impiego nell’ambito della missione UNIFIL, la “Sassari” si è misurata attraverso attività altamente realistiche
PRIMA ASSOLUTA SUL WEB: PAOLO BATTAGLIA LA TERRA BORGESE
3 Novembre 1954, muore a Nizza Henri Émile Benoît Matisse, pittore, grafico, disegnatore e scultore francese nato il 31 dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis. E questo – “Ramo di prugno, sfondo ocra” -, è uno dei suoi ultimi oli su tela, realizzato nel 1948
L’8 settembre 2005, proveniente da una collezione privata in Francia, il dipinto fu acquistato per il Museum of Modern Art di New York, negli Stati Uniti, da Henry Kravis e dalla nuova presidente del museo, Marie-Josée Drouin. L’opera è qui pubblicata dal critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese in conformità con i principi del fair use e del fair dealing.
Matisse, spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese, ha preso l’avvio, nella sua giovinezza, dalle sensuali e opulente odalische di Delacroix, per arrivare gradatamente a forme sempre più semplificate, nelle quali solo il colore, da sé, doveva assolvere a una funzione espressiva.
A poco a poco anche la figura umana diventa un elemento delle sue composizioni, alla stessa stregua di un vaso, di una mela, di un fiore, rinunciando alla sua parte di “protagonista”: questo Ramo di prugno su sfondo ocra che è alto 116 cm e largo 89 ne è infatti un esempio tipico.
La donna dietro il tavolo non attira – continua a esporre Paolo Battaglia La Terra Borgese – più l’attenzione dello spettatore su di sé, ma è spogliata di ogni particolare superfluo (e tali sarebbero anche i lineamenti del volto, se ci fossero) e assume così lo stesso “peso” del vaso col ramo fiorito e dei piatti con la frutta. Tutto il quadro è una natura morta.
Osserviamolo bene – incita Battaglia La Terra Borgese -. Non c’è traccia di pentimento o di esitazione in quest’opera, come se fosse stata ideata e tracciata di getto; dai colori puri, intatti, a volte spruzzati appena di bianco, emana una sensazione di freschezza, di prodigiosa spontaneità.
Eppure – evidenzia il noto critico d’arte – l’apparente facilità della pittura di Matisse è frutto di una lunga e paziente elaborazione: decine e decine di studi preparatori e di variazioni sul tema gli consentono di raggiungere questi risultati.
Dal 1946 al 1948 Matisse – precisa Battaglia – ha seguitato la ricerca di forme sempre più semplificate, in una progressione mirabile di studi di ritmo, d’equilibrio, di organizzazione pittorica, basandosi unicamente sui colori puri, capaci di raggiungere una efficacia espressiva secondo la loro estensione e la loro densità sulla superficie dipinta.
A volte Matisse ha ripetuto lo stesso soggetto in diverse variazioni cromatiche, come nel caso di questo Ramo di prugno, dipinto in una prima versione su fondo verde, proprietà della Pinacoteca Agnelli di Torino, Italia e poi su fondo ocra, come quello qui riprodotto – conclude Paolo Battaglia La Terra Borgese.
Lavinia ‘Vinnie E.REAM (1847-1914 Wisconsin, Nord,Est) da umili origini, già a 16 anni trovò occupazione in un ufficio postale, straordinario per una donna, anche nell’America dell’epoca, a Washington, dove la famiglia si era trasferita a causa di grave infermità del padre. Abile e attenta anche alla importanza delle relazioni, grazie alla conoscenza di un politico della zona entrò in contatto con uno scultore che la ingaggiò nel suo studio, dove perfezionò la sua pratica di modellare la creta, estremamente consona con le sue vere inclinazioni e aspirazioni artistiche: in prosieguo grazie allo scultore protettore e maestro, abbandonò l’occupazione all’ufficio postale per dedicarsi pienamente alla scultura sua autentica passione.
Vinnie aveva trovato la realizzazione delle proprie inclinazioni e capacità. Il lavoro intenso, lo spirito estroverso e l’amabilità contribuirono pur se ancora adolescente, a spianarle la via del successo che già non ancora ventenne poté assaporare con opere e commissioni pubbliche estremamente significative per un principiante, specie se donna e giovanissima, in quei tempi di feroce maschilismo. Grazie ai primi lavori presso il maestro e anche a una spigliata capacità relazionale, il politico amico e protettore si sentì stimolato a entrare in contatto con la squadra di collaboratori di Abramo Lincoln, il presidente degli Stati Uniti, passato alla storia per l’abolizione della schiavitù a costo di una sanguinosa guerra civile e a costo anche della propria vita, assassinato da un fanatico antiabolizionista. Frequentando dunque gli uffici presidenziali Vinnie entrò in contatto col presidente stesso che apprezzò molto questa ragazza così estroversa e volitiva e determinata, dagli occhi vivacissimi ed una capigliatura corvina fluente a boccoli fino sulle spalle.
Apprendere che doveva lavorare per la famiglia essendo il padre morto, contribuì non poco all’apertura del presidente che qualcosa del genere aveva conosciuto e perciò fu molto disponibile ad ordinarle l’esecuzione del proprio ritratto: Vinnie aveva circa sedici anni; le mise a disposizione uno studio nell’interrato della Casa Bianca e ogni mattina, si racconta, durante cinque mesi, acconsenti a che la giovane scultrice riprendesse i dettagli della sua fisionomia. Tale commissione al massimo livello politico e sociale significò per la appena diciassettenne giovane artista il suo primo importante incarico pubblico e la verifica delle proprie capacità -siamo nel 1863/64- permettendo allo stesso tempo ad Abrahm Lincoln di apprezzarne ancora maggiormente sensibilità, schiettezza e grande volontà. Intanto la guerra civile per l’abolizione della schiavitù iniziata nel 1862 fino al 1866, infuriava specie negli stati del Sud.
Il busto al quale Vinnie lavorò con il più grande impegno e sensibilità soprattutto nello sforzo di rendere e di interpretare quella fisionomia così perennemente malinconica e triste del Presidente, una volta terminato ed approvato fu presentato ad una mostra organizzata dal Congresso che doveva valutare il più degno scultore per la realizzazione di una scultura in marmo del presidente da destinare nella cosiddetta Rotonda del Campidoglio, cioè l’ambiente sotto la cupola: in effetti il Presidente il 15 aprile del 1865 come già detto era caduto sotto i colpi di un fanatico schiavista e perciò il Congresso si stava occupando del concorso organizzato per la realizzazione di una statua da dedicargli. E il concorrente che più rispondeva ai requisiti sembrava essere questa giovane, ora diciannovenne, dai capelli lunghissimi e neri, dagli occhi vivacissimi, bella, estroversa, volitiva, che aveva già goduto fattivamente l’ammirazione dell’ormai defunto e rimpianto Presidente. In effetti erano disponibili non pochi artisti, alcuni già affermati e consolidati, per di più uomini: le donne a quell’epoca non contavano, non esistevano come artisti! ! E ora per la prima volta nella pur giovane storia del Paese si stava correndo il rischio che una donna, intelligente, oltre che esperta scultrice, combattiva, prendesse il loro posto.
Grande l’imbarazzo dei membri del Congresso nel dover valutare una candidata, ora di diciannove anni -siamo nel 1866- senza formazione ed esperienza, di umili origini, donna in una società di soli maschi. E non poche le critiche e le calunnie e i sospetti visto il suo fascino e libertà, di possibili pratiche illecite e corruzione e raccomandazioni. Pur tuttavia la qualità incontestabile del ritratto presentato al concorso, la personalità decisa di Vinnie nonché la sua maturità e, in aggiunta, le attenzioni particolari del defunto presidente verso di lei, convinsero il Congresso a conferirle l’incarico prestigiosissimo. Si immagini la baraonda mediatica in tutti gli Stati Uniti, questa giovanissima affascinante ragazza che oscurava la vecchia tradizione maschilista ed in aggiunta, apriva nuove possibilità al femminismo e ai diritti delle donne. Pettegolezzi in quantità.
Iniziò il suo lavoro a modellare l’argilla da cui trarre in seguito l’esemplare definitivo in marmo o bronzo: lavoro particolarmente impegnativo anche per la mole del modello in quanto il presidente Lincoln era alto più di un metro e novanta e che lei aumentò di una decina di cm. Dopo circa parecchi mesi di lavoro meticoloso e accurato, la scultura era terminata con soddisfazione di tutti e fu confermata la traduzione in marmo. Vinnie decise di far eseguire il lavoro da marmorari italiani tutti grandi esperti nella lavorazione della pietra; così organizzò la spedizione del modello a Roma e si mise in viaggio. Era il 1868. Una volta a Roma approfonditi colloqui coi marmorari di Via del Babuino e di Via Margutta, accompagnata dal console americano a Roma, fecero maturare in lei, specie a causa delle dimensioni fuori del comune del modello, di trasferirsi direttamente a Carrara dove i marmorari avevano più dimestichezza ed esperienza dei grandi formati. E così avvenne e il contratto fu concluso con una ditta locale specializzata, con la quale scelsero anche il blocco di marmo bianchissimo. Il soggiorno a Roma intervallato con ripetuti viaggi a Carrara e anche con un soggiorno a Parigi,Vinnie visti anche gli impegni familiari incombenti, dovette anche darsi da fare per guadagnare e così promuovere la propria presenza di scultrice che fu apprezzata, si racconta, dal compositore Liszt in quel periodo a Roma, dal pittore Gustavo Doré, dal cardinale legato della segreteria di Pio IX Giacomo Antonelli, ciociaro di Sonnino e altri. Durante la sua permanenza romana Vinnie entrò in contatto anche con i membri della ricca colonia di americani, tra questi due pittori non mancarono di ritrarre la scultrice: si rammenti che in questi due anni 1868-1870 di permanenza in città, a Roma, prima della “usurpazione dello Stato della Chiesa da parte dei Piemontesi” era ancora visibile ed evidente la sua ciociarizzazione cioè la presenza preponderante e imponente della umanità ciociara nei suoi costumi ormai celeberrimi. E i due artisti americani hanno ritratto la splendida Vinnie in uno sgargiante costume ciociaro! Uno dei due, quello realizzato da un notissimo ritrattista, G.Healy, si trova presso una istituzione specializzata nella raccolta di opere di artisti americani, il Smithsonian Institute. La scultura in marmo di Carrara bianchissimo si ammira oggi nella Rotonda del Campidoglio (Casa Bianca) dove fu inaugurata nel gennaio 1873 alla presenza delle massime autorità tra cui il nuovo Presidente. E Vinnie aveva 23anni.
Della ragazza, che aveva 24 anni, non si avevano notizie da martedì: quel giorno aveva telefonato alla mamma dicendole che era a Siena
ROMA – Le ricerche andavano avanti da martedì e oggi purtroppo è stato trovato il corpo: la giovane 24enne Miriam Oliviero, originaria della provincia di Siena, è stata trovata morta. Il suo corpo era su un tetto vicino alla parte bassa della Torre del mangia, nei pressi di piazza del Campo. Il suo telefono nei giorni scorsi era stato localizzato proprio in quella zona, ma suonava a vuoto. E al momento non è stato trovato. La ragazza era originaria di Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena. Martedì la 24enne aveva chiamato la madre poco prima delle 14, dicendole che si trovava a Siena e chiedendole come fare in caso di ritardo al lavoro. “Che scusa mi posso inventare se tardo mezz’ora?“, aveva chiesto. Cosa che è parsa un po’ strana agli inquirenti. Alle 15.30, poi, ora in cui avrebbe dovuto presentarsi al lavoro nella biblioteca di Monteroni d’Arbia, la ragazza non è mai arrivata sul posto di lavoro. Le ricerche sono scattate quello stesso pomeriggio. Il corpo della giovane, oggi, è stato trovato da carabinieri e vigili del fuoco.
Miriam viveva da sola ma la sua casa non era distante da quella dei suoi genitori: non guidava, nè aveva il motorino. Si spostava molto volentieri con il treno e anche in bus.
Arrestato in Colombia il settimo e ultimo complice della banda criminale che lo ha adescato da un’app di incontri per derubarlo, ammazzarlo e farlo a pezzi
ROMA – Nella foto pubblicata sulle testate colombiane si vedono due ragazzi mentre passeggiano e chiacchierano tranquillamente lungo il lungomare della baia di Santa Marta. È quell’immagine, colta dalle telecamere di sorveglianza della zona, che ha incastrato Uber Etilvio Torres García, la settima persona ritenuta dagli inquirenti responsabile e implicata nell’omicidio del biologo italiano Alessandro Coatti fatto a pezzi lo scorso 4 aprile nel nord della Colombia, dove si trovava in vacanza. I suoi resti furono ritrovati pochi giorni dopo, in un sacco dell’immondizia abbandonato.
L’arresto è l’atto finale dell’indagine condotta congiuntamente dalle autorità colombiane e italiane per sei mesi e ha portato a sgominare la banda accusata dell’omicidio del giovane ricercatore italiano, originario del Ferrarese, molto probabilmente a scopo di rapina.LA PROVA CHIAVE
Come riporta la testata colombiana “Infobae”, l’immagine dei due che camminavano sul lungomare della baia, ripresa da una telecamera di sicurezza, è diventata la “prova chiave” che ha portato a ricostruire gli ultimi istanti di vita della vittima e, infine, di identificare l’uomo che lo ha adescato in un appuntameto che si è trasformo in una trappola mortale.L’ARRESTO
Il quotidiano “El Heraldo” racconta come è avvenuta la cattura del settimo omicida: ” L’arresto è avvenuto la notte di lunedì 27 ottobre, intorno alle 22:26, in una strada pubblica nel parco del complesso residenziale Las Vegas a Santa Marta. Era pendente un mandato di arresto, il numero 0025, emesso dalla Sesta Corte Penale Municipale di Santa Marta, nei confronti del sospettato per il reato di omicidio aggravato. Nel corso dell’operazione gli è stato sequestrato un telefono cellulare che sarà analizzato dagli inquirenti come possibile prova nell’ambito del processo”.
L’APPUNTAMENTO-TRAPPOLA
Secondo quanto ricostruito dalle testate colombiane, della banda Uber fu colui che contattò il biologo tramite un’app di incontri e che gli diede appuntamento al Parco degli Innamorati di Santa Marta. Da lì, come fosse un normale primo incontro, i due ragazzi si sono incamminati sul lungomare della baia della città colombiana, fino a prendere un taxi verso il quartiere El Pando, dove Uber si è ricongiunto con i suoi complici e dove Coatti fu drogato, derubato e brutalmente ucciso.
(photo credit: Policia National de Colombia/Web e Infobae/X)
Dopo il successo dell’edizione 2024/2025, “Utopia” – il progetto della Fondazione La Città Ideale, realizzato in collaborazione con Eryados – riprende il suo percorso nelle scuole secondarie di primo e secondo grado di Roma e del Lazio per l’anno scolastico 2025/2026.
Il ciclo si è aperto ufficialmente sabato 11 ottobre 2025 con l’evento dal vivo “Utopia – Il Viaggio”, un grande larp immersivo che ha coinvolto gli studenti di Roma e provincia in un’esperienza di cooperazione, gioco e cittadinanza attiva.
Un percorso scolastico tra gioco, educazione e immaginazione
“Utopia” nasce con l’obiettivo di portare il gioco di ruolo dal vivo nel mondo della scuola come strumento di apprendimento esperienziale. Attraverso un percorso condiviso con insegnanti e istituti, il progetto guida ragazze e ragazzi in un processo di riflessione attiva sui modelli di società, di autogoverno e convivenza, usando le dinamiche del gioco come linguaggio educativo e inclusivo.
Il larp (Live Action Role Play) permette ai partecipanti di entrare fisicamente nei panni di personaggi e situazioni, vivendo in prima persona dilemmi morali, scelte collettive e momenti di cooperazione. Non è necessario recitare né avere esperienze teatrali: l’essenziale è essere disposti a mettersi in gioco, esplorando insieme temi complessi attraverso l’immaginazione e il confronto.
L’edu-larp si distingue come pratica formativa innovativa già consolidata in diversi Paesi europei, capace di unire le competenze delle scienze sociali, della pedagogia e delle arti performative. Con Utopia, la Fondazione La Città Ideale mette a disposizione delle scuole professionisti del larp italiano, favorendo un dialogo tra docenti, studenti e operatori culturali che arricchisce i tradizionali percorsi di educazione civica.
Dalla scuola all’esperienza immersiva: Utopia – Il Viaggio
Il progetto culmina in un grande evento dal vivo: “Utopia – Il Viaggio”, un’esperienza immersiva ambientata in un futuro post-apocalittico. In questo scenario narrativo, ispirato ai temi de Il Signore delle Mosche di William Golding, il mondo ha visto la scomparsa degli adulti a seguito di una crisi ambientale e sociale globale. I giovani rimasti devono affrontare la sfida di ricostruire una nuova civiltà, decidendo come governarsi, quali valori preservare e come convivere.
Dopo i laboratori scolastici, gli studenti si ritrovano in uno spazio scenografico che diventa una città da rifondare, dove la sopravvivenza dipende dalla capacità di collaborare, mediare, decidere e immaginare insieme un futuro possibile. La tappa conclusiva del percorso, Utopia – Il Viaggio, si è svolta tra Roma e Nettuno, presso Campo Praesidium, trasformato per l’occasione in un campo base narrativo, tra alleanze, scelte etiche e prove da superare.
Un progetto di cittadinanza attiva attraverso il gioco
“Utopia” utilizza il linguaggio del larp per affrontare temi civici, sociali e ambientali in modo diretto e partecipativo. Essere immersi in un ambiente simulato ma realistico consente ai partecipanti di vivere esperienze di responsabilità e cooperazione che si traducono in strumenti concreti per la vita reale. Il progetto promuove così pensiero critico, inclusione e collaborazione, rafforzando il legame tra scuola, cultura e cittadinanza attiva.
Utopia è un progetto realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e con il contributo di Regione Lazio
Al via “Mi fa un Baffo il Gatto Nero”, il Festival che riscrive il concetto di inclusione.
Al via “Mi fa un Baffo il Gatto Nero”, il Festival che riscrive il concetto di inclusione.
Al Teatro della Croce Rossa la V edizione insieme a Carabinieri, Croce Rossa Italiana, Fnovi e Polizia
14 e 15 novembre 2025 Teatro della Croce Rossa Italiana, Roma
Mentre il mondo combatte varie emergenza, tra cui quella climatica per assicurare un futuro al pianeta, c’è un’altra battaglia più silenziosa che si muove per scardinare le false credenze contro l’ignoranza e la superstizione, che vedono involontari protagonisti animali come: gatti neri, gufi, pipistrelli, lupi e non solo.
Non sono i felini dal manto nero a causare incidenti stradali, ma l’alta velocità e la distrazione .
Non sono altri animali a portare sventura ma la disinformazione che non è più tollerabile nel 2025 e che si alimenta ancora con antiche leggende medievali o quelle metropolitane.
Ed ecco che, per affermare l’unico vero principio: “Gli animali sono tutti uguali e portano esclusivamente amore”, torna la V edizione di “Mi fa un Baffo il Gatto Nero”, il Festival che riscrive il concetto di inclusione.
Dal 14 al 15 novembre 2025, con il patrocinio dell’Arma dei Carabinieri, la Croce Rossa Italiana, la Fnovi e in collaborazione con la Polizia di Stato, la kermesse si svolgerà presso il Teatro della Croce Rossa Italiana, via Ramazzini 31 a Roma dalle ore 20.30.
Il Festival solidale, che si realizza grazie al sostegno di realtà leader come la PetStore Conad e la Vitakraft, è organizzato dall’associazione Pet Carpet e ideato dalla giornalista Federica Rinaudo, che segue anche la direzione artistica.
Una importante campagna di sensibilizzazione che demolisce i luoghi comuni attraverso performance ed esibizioni.
“Mi fa un baffo il gatto nero”
condotto dal comico Andrea Rivera con la cagnolina Grace e dalla stessa Rinaudo, per la regia dell’autore e attore Vittorio Rombolà sotto la supervisione di Rosalba Matassa, medico veterinario e responsabile scientifico della associazione, vedrà sul palco una serie di performance artistiche naturalmente a tema.
A portare il saluto Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina, insieme a professionisti dal mondo della cultura, del giornalismo, dello spettacolo, dello sport, per testimoniare che l’inclusione non può essere solo un fatto teorico ma una possibilità per la società di svolgere un’azione concreta contro ogni forma di esclusione umana e animale.
Prosegue senza soluzione di continuità l’attività istituzionale dei Carabinieri del Comando Provinciale di Rieti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel corso...
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