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La Biodiversità fa tappa fissa al Gran Premio di Formula 1 e anche quest’anno i Carabinieri Forestali incontreranno gli appassionati delle monoposto negli spazi dedicati alla salvaguardia delle risorse naturali

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Al Gran Premio d’Italia di Formula Uno, che si svolgerà a Monza il prossimo 7° settembre, sarà presente il Comando Unità Forestali, Ambientali ed Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri (CUFA) che, attraverso le articolazioni del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, promuove la tutela della diversità biologica con il “Villaggio della Biodiversità” e il progetto “Ogni pilota un albero”.

Nell’area FanZone del circuito di Monza, dal 4 al 7 settembre, saranno allestiti 10 stand, ognuno dei quali dedicato ad una tematica specifica connessa alle attività dei Carabinieri forestali: conservazione e salvaguardia della biodiversità, tutela delle specie protette ai sensi della Convenzione di Washington, lotta agli incendi boschivi e servizio di allerta pericolo valanghe.

L’obiettivo è quello di promuovere la cultura della legalità e della sostenibilità, attraverso un percorso virtuale che porterà alla scoperta degli habitat naturali del nostro Paese, evidenziando l’importanza della conservazione del patrimonio genetico forestale e delle funzioni ecosistemiche degli alberi, della biocomplessità animale e vegetale, del contrasto al commercio illegale di piante ed animali ed agli incendi boschivi.

Lo scopo dell’attività divulgativa è quella di accrescere la consapevolezza dei cittadini nei confronti delle problematiche ambientali, fondamentale per promuovere comportamenti sostenibili e prevenire, anziché reprimere, il crimine ambientale.

All’interno dell’autodromo, inoltre, nell’ambito del progetto “Ogni pilota un albero”, oggi venerdì 5 settembre alle 14:30, alla presenza del Presidente e Amministratore Delegato di Formula Uno, Stefano Domenicali, del Presidente Automobile Club d’Italia Geronimo La Russa, del Commissario straordinario di ACI Gen. Tullio Del Sette, del Generale C.A. Fabrizio Parrulli Comandante del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri e di altre Autorità, sono state  messe a dimora 20 giovani piante autoctone – coltivate nei Centri Nazionali per la Biodiversità dell’Arma dei Carabinieri – una per ogni protagonista del Mondiale di Formula Uno, con lo scopo di mitigare le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle vetture da corsa durante le gare sportive, valorizzando il ruolo degli alberi nell’azione positiva sulla qualità dell’aria, creando nel tempo un “Bosco dei Piloti” all’interno del Parco di Monza.

In occasione dei 120 anni dall’istituzione dell’ACI e nel celebrare gli 800 anni dalla scrittura del Cantico delle Creature, è stato messo a dimora anche un esemplare di “cipresso di San Francesco”, allevato nel Centro Nazionale Carabinieri Biodiversità di Pieve Santo Stefano, proveniente dall’ottuagenario albero di Villa Verrucchio, che la leggenda vuole essere germogliato dal bastone del Santo di Assisi.

L’iniziativa prende spunto dal protocollo d’intesa siglato tra l’Automobile Club d’Italia (ACI) e l’Arma dei Carabinieri, per la realizzazione di una campagna di comunicazione condivisa su educazione e sicurezza stradale nonché per l’attuazione di una strategia a difesa dell’ambiente, con un riscontro positivo dei media e del pubblico per la riduzione di quel gap “alberi-motori”, inserendosi nel progetto nazionale più ampio “Un albero per il futuro”, avviato nel 2021, che mira a realizzare un bosco diffuso della legalità in Italia, ed ha colto l’obiettivo di mettere a dimora, in pochi anni, oltre 50.000 piante (tutte geolocalizzate), per sensibilizzare la collettività sugli effetti della crisi climatica in atto.

PRATICA DI MARE – CARABINIERI LIBERI DAL SERVIZIO INTERVENGONO PER UN INCENDIO IN UN CASOLARE E SALVANO UN UOMO

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Nel pomeriggio del 4 settembre scorso, in via Campo Selva, località Pratica di Mare, due Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, in quel momento liberi dal servizio, hanno notato una colonna di fumo provenire da un casolare lungo la via e intervenuti hanno notato che i locali erano interessati da un violento incendio, alimentato dalle esplosioni di alcune bombole di gas. I militari hanno immediatamente spronato le persone che lo abitavano ad uscire dall’edificio e, proprio da loro, hanno appreso che all’interno vi era ancora un uomo intrappolato.

Nonostante le fiamme alte, i Carabinieri si sono introdotti nel casolare e hanno individuato l’uomo, un 51enne di origine marocchina, ormai stremato.  Seppur cosciente, poco reattivo, lo hanno quindi sollevato e trasportato di peso in una zona di sicurezza, lontana dall’area ormai completamente avvolta dalle fiamme.

I Carabinieri delle Stazioni di Torvaianica e Tor de’ Cenci, giunti sul posto, hanno poi allertato personale del 118 perché i due Carabinieri intervenuti, durante le operazioni di salvataggio, avevano inalato del fumo. 

Dopo le prime cure sul posto, entrambi i Carabinieri sono stati trasferiti al pronto soccorso della clinica “Sant’Anna” di Pomezia dove sono stati trattenuti per accertamenti e successivamente dimessi con 30 e 15 giorni di prognosi.

L’uomo salvato, invece, è stato medicato sul posto e ha rifiutato il successivo trasporto in ospedale, non avendo riportato, per fortuna, conseguenze.

I Vigili del Fuoco di Pomezia hanno domato le fiamme, escludendo al momento la presenza di inneschi o acceleranti. Non si sono registrati danni ad altre abitazioni.

PASSO CORESE: I CARABINIERI DENUNCIANO DUE PERSONE PER IL FURTO ALLA SCUOLA E ALLA DELEGAZIONE COMUNALE

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Alcune notti fa, a Passo Corese, frazione del comune di Fara in Sabina, sono stati commessi due furti ai danni della delegazione comunale e di un istituto scolastico.

I Carabinieri della locale Stazione e del Nucleo Operativo della Compagnia di Poggio Mirteto, immediatamente intervenuti sul posto, hanno rilevato da subito la probabile connessione tra i due episodi, avvenuti nella stessa nottata e con modalità pressoché identiche. In entrambi i casi, infatti, i malviventi hanno approfittato di infissi difettosi per introdursi nei locali senza forzature evidenti, evitando così di attivare eventuali sistemi di allarme.

All’interno della delegazione comunale, dopo aver rovistato negli uffici, compreso quello tributario, i ladri sono riusciti ad asportare soltanto un portafoglio contenente pochi euro e ad aprire un distributore di bevande, da cui hanno prelevato alcune monete.

Non soddisfatti del bottino, si sono successivamente spostati nella vicina scuola, dove, con la stessa modalità, hanno nuovamente forzato un distributore automatico, impossessandosi di pochi spiccioli.

Le indagini avviate dai Carabinieri, condotte in stretta sinergia tra i diversi reparti della Compagnia di Poggio Mirteto, hanno consentito in breve tempo di individuare i presunti responsabili.

Si tratta di un 49enne, originario della Germania e da tempo residente in Italia, pregiudicato, e di una 25enne di nazionalità romena, anch’ella con precedenti. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona hanno permesso di risalire alla loro identità.

I due soggetti sono stati così deferiti all’Autorità Giudiziaria di Rieti per furto aggravato.

Si dà atto, come di consueto, che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.

Arce, sezione A.N.C. saluta il Carabiniere Scelto Michele Pagano

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ARCE – Dopo quasi quattro anni di servizio presso la Stazione dei Carabinieri di Arce, il Carabiniere Scelto Michele Pagano conclude la sua esperienza nella cittadina ciociara per fare ritorno nella sua terra d’origine, dove proseguirà il suo percorso nell’Arma.

Di origini Casertane, il Carabiniere Pagano ha portato ad Arce una solida preparazione professionale. La sua carriera è iniziata in Calabria, proseguita poi a Roma, fino ad arrivare nel cuore della provincia di Frosinone, dove ha saputo conquistarsi la stima del Sig. Comandante, maresciallo maggiore; Luciano Ligori, tutti colleghi e l’affetto dei cittadini.

Durante il suo servizio ad Arce, il Carabiniere Scelto Pagano si è distinto per serietà, senso del dovere, equilibrio e disponibilità, incarnando al meglio i valori dell’Arma. La sua presenza è sempre stata sinonimo di affidabilità, contribuendo con impegno quotidiano alla sicurezza del territorio e al rapporto di fiducia con la cittadinanza.

A.N.C. Colleghi, istituzioni locali e semplici cittadini lo salutano oggi con profonda gratitudine, certi che anche nel suo nuovo incarico continuerà a onorare la divisa con lo stesso spirito di servizio che lo ha contraddistinto ad Arce.

A lui va un sincero “in bocca al lupo” per il prosieguo della carriera, accompagnato dall’augurio di nuove soddisfazioni professionali e personali. Il presidente Giampiero Marzilli Segretario Rocco Simone

Amichevole per i giallorossi di Gasperini – Direzione gara a cura dell’ Associazione Arbitri Sport Italiani

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di Fausto Zilli

Nella mattinata di giovedì 4 Settembre a Trigoria presso il Centro sportivo Fulvio Bernardini la Roma di Gasperini in amichevole contro la Roma City, squadra che fra qualche giorno inizierà il suo campionato LND Lazio di Eccellenza girone A. Gara voluta dal tecnico Gasperini per la sosta delle nazionali, che sono impegnate nelle qualificazioni per il Mondiale del 2026.

In campo, vi erano diversi assenti tra i giallorossi, ma il resto del gruppo che ha preso parte alla gara ha subito imposto il proprio gioco agli avversari, la gara è stata diretta dall’Associazione Arbitri Sport Italiani della sezione Lorenzo Cesari di Roma del presidente Americo Scatena, comitato provinciale di Roma Associazioni Sportive e Sociali Italiane. La terna formata da Walter Guarini, Federico Tozzi, Patrizio Venturoli, altro prestigioso banco di prova per i ragazzi del presidente Scatena, in attesa del raduno arbitrale nazionale ASI precampionato che si terrà il prossimo 19 20 21 settembre presso il Parco dei Pricipi a Grottammare (AP).

Per la cronaca la AS Roma di mister Gasperini si è imposta sulla Roma City con il risultato di 8-0.

Er Cecca, l’energia che non si ferma mai

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Oggi compie 43 anni Luca Ceccarelli, per tutti semplicemente “Er Cecca”. Giardiniere di professione, atleta e coach Spartan per vocazione, ballerino di salsa e bachata per divertimento, Luca è una di quelle persone che portano luce e sorrisi ovunque vadano.

Dal 2018 il suo nome è legato indissolubilmente al mondo Spartan: 91 gare complessive, di cui 80 Spartan Race in 18 Paesi diversi. Un curriculum impressionante che racconta viaggi, sfide e un amore incondizionato per lo sport e la natura. Dal Bahrain alla Scozia, dall’Ungheria alla Croazia, fino all’emozione unica di correre in Grecia, Luca ha lasciato il segno ovunque: atleta, volontario, marshal, sempre presente dove c’è bisogno di una mano o di una risata.

Il suo traguardo più iconico? Essere finisher di una Ultra Spartan: 50 chilometri, 60 ostacoli, un’impresa che pochi possono vantare. Ma lui non si ferma qui: il sogno è lo scudo di Sparta, il trofeo che si conquista completando 13 trifecte – cioè 39 gare in un solo anno. Una sfida che racconta tutta la sua determinazione.

“Quando mi chiedono perché lo faccio – dice – rispondo sempre: se potessi descrivere l’emozione di superare l’arrivo, sarebbe inutile farla. Quella sensazione va vissuta, non raccontata”.

E in effetti, chi conosce Er Cecca sa che il suo vero traguardo non è solo il cronometro, ma la comunità: un abbraccio agli amici, un sorriso ai compagni di gara, un incoraggiamento agli sconosciuti che diventano parte di una grande famiglia spartana.

Oggi festeggia 43 anni, ma per chi lo guarda ballare salsa o affrontare un ostacolo sotto la pioggia, il tempo sembra non passare mai. Perché Luca Ceccarelli non è solo un atleta: è un simbolo di passione, amicizia e forza interiore.

Auguri Er Cecca: continua a correre, saltare, ballare e far sorridere il mondo.

L’Amministrazione Felli, non dà risposte sul futuro del campo sportivo “G.Fraiegari”

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Piglio, Camusi: “E’ il solito teatrino in perfetta modalità “Felliana”: senza progettazione, senza futuro, ma solo la volontà di accontentare in maniera preferenziali i prescelti”

In questi giorni, sta destando molta attenzione la questione legata al campo sportivo “Gianni Fraiegari”, rientrato dopo anni nella proprietà del Comune. Ci sono diverse zone ombra, sull’avvenuta riconsegna all’Ente Comunale e soprattutto sulle intenzioni riguardo il suo futuro da parte dell’Amministrazione del Sindaco Mario Felli. Nell’ultima seduta consigliare del 7 agosto, il capogruppo di minoranza del gruppo “Oltre” Marco Camusi (nella foto) sollevò delle questioni al Sindaco Felli circa la situazione del campo sportivo, e se erano attendibili le voci di aver già affidato la struttura ad una società, in quell’occasione il Sindaco negò assolutamente e che dovevano ancora valutare e decidere cosa fare. Ad oggi risulta valida la risposta del Primo Cittadino? “Noi di Oltre -commenta Marco Camusi- avevamo chiesto al Sindaco di metterci a conoscenza delle intenzioni dell’amministrazione riguardo l’affidamento della struttura. A quella data il Sindaco dichiarava che non era stata assunta alcuna decisione e che le pubblicazioni sui social di qualche società che già annunciava di giocare nel campo in oggetto, dovevano essere pure invenzioni. Alla data del 1 settembre, ancora alcun atto ufficiale di assegnazione risulta agli scriventi, anche se qualcuno sta già usufruendo della struttura”. Lo stato in cui viene riconsegnata la struttura  lascia molto a desiderare, oltre all’assenza degli spalti, molte le carenze nel corso degli anni e mai risanate. Conosce i particolari concordati tra la società che ha gestito in questi anni  la struttura e l’amministrazione Felli? “Abbiamo chiesto dettagli sulla risoluzione con il vecchio gestore, sempre in consiglio comunale, ma ci è stato risposto che si sarebbe trovato un accordo con il gestore, non meglio chiarito. Il punto è: che cosa ha contestato l’amministrazione al gestore? E quale accordo ha trovato? Diversi mesi fa avevamo presentato una interrogazione sollevando molti punti presenti nella convenzione e che dal nostro punto di vista andavano verificati. Riteniamo che la contestazione non sia stata integrale e per questo ci riserviamo di studiare tutti gli atti e conoscere tutta la documentazione”. Lo sport è un elemento fondamentale nella quotidianità, e Piglio é carente di ogni tipo di struttura, costringendo i giovani ad andare in altri centri limitrofi. Qual’é la proposta di Oltre sul futuro dell’intera area sportiva con annesso campo sportivo ?  “Riteniamo innanzitutto che tutte le società sportive che occupano prevalentemente giovani pigliesi vadano aiutate e agevolate all’utilizzo delle strutture, senza alcuna distinzione. E questo nell’interesse dei nostri concittadini, non delle società. È evidente che strutture che hanno potenzialità come il campo sportivo vanno gestite in maniera professionale perché devono diventare centro ricreativo ma soprattutto attrattivo di risorse esterne a Piglio. Lo sport può essere un ottimo veicolo di sviluppo turistico (appunto sportivo) se ben canalizzato. Purtroppo quello a cui abbiamo l’impressione di assistere, è il solito teatrino in perfetta modalità “Felliana”: nessuna larga veduta per il futuro, nessun obiettivo strategico su una struttura sportiva con grande potenzialità ma solo la volontà di accontentare in maniera preferenziali i prescelti. Una revoca di convenzione senza sapere cosa fare dopo e una gestione poco trasparente. Pochi retrobottegai che con arroganza ritengono di impadronirsi della res publica, con la complicità dell’amministrazione e che con questa modalità tengono ancorato Piglio ad un paese di serie c, che non si evolve, che non aggrega, che non si sviluppa. Vigiliamo con molta attenzione e chiariremo tutti i passaggi di questa vicenda, non limpida, e che trova nel sindaco il solito regista che dice una cosa e ne fa un’altra, la comunità pigliese merita al contrario rispetto coerenza, e trasparenza”.

Siglato il gemellaggio culturale tra “la piccola Parigi” e “la città dei templi”

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Arsoli ed Agrigento unite nel nome di Luigi Pirandello

L’apice della tre giorni  iniziata ieri nell’ambito del Progetto intitolato “Novelle di viaggio tra Girgenti e la Piccola Parigi”, si inserisce nel percorso artistico e umano “Nel nome di Pirandello”, un ponte tra due città diverse, ma unite dall’amore per l’arte, la parola e la tradizione, ha raggiunto il suo apice nella giornata odierna, con il gemellaggio culturale stretto tra Arsoli (ribattezzato da Luigi Pirandello, che amava trascorrervi le estati, “la Piccola Parigi” (per l’armonia urbanistica e la raffinatezza architettonica) e la città di Agrigento (Capitale italiana della Cultura 2025). La delegazione della città sicula guidata dal Sindaco   Francesco Miccichè è stata accolta dalla comunità di Arsoli e dal Primo Cittadino Gabriele Caucci: che ha così commentato quest’incontro: “Insieme Arsoli ed Agrigento, raccontano una storia che ci precede e ci unirà a lungo. E lo faremo nel nome di Pirandello, il poeta delle verità nascoste tra le righe. In un tempo in cui l’identità si confonde e spesso ci si perde tra apparenze questo gemellaggio è proprio un invito a riconoscerci tra i ‘volti’, a cercare la verità dell’incontro umano, oltre ogni maschera”.  Dichiara poi, il Sindaco   Francesco Miccichè: “È con profonda emozione  che Agrigento abbraccia fin da ora simbolicamente la comunità di Arsoli in questo gemellaggio dedicato a Luigi Pirandello, figlio immortale della nostra terra e coscienza lucida del Novecento. Che questo gemellaggio sia un ponte duraturo tra due città che credono nel valore della cultura come collante sociale, memoria viva e slancio verso il futuro”. Diversi i Sindaci dei Comuni limitrofi (anche del versante abruzzese), tra questi inoltre il senatore Marco Silvestroni ed il consigliere regionale Flavio Cera,  a suggellare questo splendido momento,  il commissario del Parco Naturale dei Monti Simbruini (di cui Arsoli fa parte), Alberto Foppoli. “E’ stato un bellissimo evento -ha commentato il commissario Foppoli–  complimenti al Sindaco Gabriele Gaucci ed un apprezzamento alla Pro Loco locale per l’organizzazione. In un periodo storico dove ivalori spesso vengono messi in discussione, in questi tre giorni ci si sofferma sul grande valore culturale che lega Arsoli  tra i monti Simbruini ed Agrigento la terra dei templi, sotto la figura di uno dei massimi esponenti della letteratura nazionali Luigi Pirandello, che trascorreva lunghi soggiorni proprio ad Arsoli che defini “la piccola Parigi”, e sicuramente i tanti scenari unici ed ineguagliabili del Parco dei Simbruini saranno stati d’ispirazione per le sue opere. Siamo felici che oggi siano state gettate delle basi proficue per dar vita ad altre importanti eventi culturali”.  Altro momento importante della giornata l’intitolazione di uno spazio del tessuto urbano di Arsoli intitolato a Luigi Pirandello, di grande valore simbolico in quanto avvenuto alla presenza dei due Sindaci delle città, legate a Pirandello, distanti geograficamente, ma unite da questa illustre figura della letteratura italiana.

                                    

Intervista ad Alex Pacifico “Il talento non basta, bisogna studiare”

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Manager di successo e talent scout, Alex Pacifico si definisce «un piccolo operaio sartoriale che ama cucire talento su misura alle persone che scelgo di seguire». Dopo aver calcato le scene in prima persona, da oltre un decennio è dietro le quinte come artefice del successo di numerosi attori emergenti. Ospite protagonista di Cinetalk, uno degli eventi di settore più rilevanti, ha vissuto un momento particolarmente intenso.
«Durante il racconto della mia vita ho visto scorrere le immagini di tanti obiettivi raggiunti grazie all’impegno e alla serietà che metto nel mio lavoro. Ho pensato che ho cambiato tante vite, ma anche la mia».

Che effetto le fa sedersi ai tavoli di chi ha il potere di costruire una carriera ad aspiranti artisti rispetto al suo esordio quando c’erano altre persone che decidevano per lei?

Ho sempre pensato che saper usare il potere decisionale sia una grande responsabilità. Da giovane ho vissuto l’esperienza di essere frainteso nella mia essenza, e oggi, da manager, accompagno i giovani talenti con serietà e rispetto. Il potere non va mai sprecato: lo uso solo per chi merita davvero un’opportunità.

Nella sua vita ha fatto molte cose: dal modello, all’attore passando per il conduttore. Questi ruoli l’hanno aiutata quando ha deciso di diventare un manager?

Assolutamente sì. Lavorare con grandi stilisti e brand internazionali mi ha arricchito sia culturalmente sia professionalmente. Ogni esperienza – nella moda, nella TV, nel cinema – ha lasciato un segno nel mio percorso, finché ho capito la mia vera vocazione: esaltare il talento degli altri.

Nel 2017 ha deciso di creare la sua struttura per promuovere giovani talenti. Cosa l’ha spinta a fare questo passo e qual è stata la sfida più grande nel costruire un’agenzia da zero in un mercato così competitivo?

È stato un passo guidato dall’istinto. Quando ho aperto la prima sede dell’Alex Pacifico Management a Milano, molti mi dissero che ero un visionario. Ma ho seguito il mio istinto, e il mio primo obiettivo – diventare un manager rispettato – l’ho raggiunto. Poi è arrivata la sede a Roma, con nuove sfide nel cinema e nelle serie TV. Non ho mai avuto paura: mia madre mi ha insegnato che la paura paralizza. Ho sempre puntato sulla mia capacità di vedere qualcosa in qualcuno prima degli altri.

Guardando il portfolio dei suoi assistiti – da Samuele Carrino a Simone Baldasseroni, fino ad Anna Favella – molti di loro stanno lavorando con piattaforme come Netflix e Amazon. Come è cambiato il mondo del talent scouting con l’avvento delle piattaforme streaming e quali opportunità hanno aperto per i giovani attori italiani?

Ho deciso di concentrarmi su nuovi volti e sfide avendo visioni a volte contrastanti con il mercato ma piano piano, arriva sempre l’occasione giusta. Sicuramente grazie a piattaforme come Amazon e Netflix si trova più spazio per lanciare volti nuovi ma sta all’interlocutore comprenderne il reale potenziale. “Il fabbricante di lacrime”, per esempio, è stato uno dei film italiani più visti al mondo, trasmesso solo su piattaforma. Spesso, invece, com’è accaduto a “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, il successo al cinema è stato rafforzato in seguito dalla piattaforma.

Dice che “puoi essere bello e talentoso, ma se non hai nessuno che creda in te rischi di rimanere nell’ombra”. Qual è il suo metodo per individuare il potenziale in un giovane attore e come decide di investire su di lui?

Ci deve essere qualcosa che faccia scattare nel manager la voglia di costruire un percorso insieme. Anche quando l’artista non ha ancora consapevolezza delle sue capacità. Il talento non basta: bisogna studiare, impegnarsi con costanza e avere pazienza. I risultati non sono immediati, ma se si crede nel proprio valore, l’occasione arriva.

Ci sono attori o aspiranti tali che non prende nemmeno in considerazione?

Sì, quelli che non dimostrano impegno, educazione e voglia di crescere. L’aspetto esteriore non basta. Il talento grezzo va plasmato, ma serve serietà e ascolto. Se non ci sono questi elementi, preferisco non perdere tempo. Voglio lavorare con chi ha davvero fame di costruire qualcosa.

Molti dei suoi talenti si stanno affermando sia a livello nazionale che internazionale. Quali consigli darebbe ai giovani attori emergenti che vogliono farsi strada nel cinema e nella televisione di oggi?

Studiare recitazione è fondamentale. Bisogna confrontarsi con i migliori, essere ambiziosi e imparare le lingue: inglese, francese, spagnolo. Questo apre molte porte. Un esempio? Luca Melucci, unico italiano nel cast di un film internazionale. Ha ottenuto quel ruolo con impegno, e sono fiero di lui e degli altri giovani che ho scelto.

Tornando a lei, guardandosi indietro e ripensando ai suoi esordi, come definirebbe oggi Alex Pacifico e la sua storia?

Recentemente ho rivisto me stesso da bambino e mi sono sentito fortunato. Ho avuto una madre coraggiosa che mi ha insegnato a essere me stesso, senza paura. Per questo ho voluto essere Socio Unico della mia agenzia: per seguire sempre il mio istinto. Ho costruito un team che mi affianca con passione, come Emanuela e Cristian, che rappresentano la mia visione e lavorano al mio fianco ogni giorno. Insieme costruiamo futuro, con autenticità e dedizione.

PAOLO BATTAGLIA LA TERRA BORGESE: L’ESPRESSIONISMO? UNA TENDENZA «ETERNA», IN UN SILENZIO COSMICO DELL’ARTE FIGURATIVA

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L’Espressionismo è la libertà e la violenza del colore – spiega il critico d’arte italiano Paolo Battaglia La Terra Borgese: Espressionismo vuol dire innanzitutto una tendenza «eterna» che riappare periodicamente attraverso i secoli

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Nel motivo dell’imperfezione fisica o morale, in contrapposizione all’ideale classico, la luce trova libertà di colore nell’Espressionismo: è un dato della storia dell’arte – precisa Paolo Battaglia La Terra Borgese -, che tanto riflette il sentimento palingenico del bene in generale, o l’evolversi da regole che possono essere superate.

È l’amore puro dell’arte stessa che, in effetti, disegna affetti ed emozioni oltre ogni schema, è, anche e dunque, l’amore insito in uno sguardo, che tutto supera, che crea un Noi nel silenzio cosmico dell’arte figurativa.

LEGGI OTTICHE E COMPOSIZIONI DEL COLORE

Il nuovo linguaggio espressionistico: il colore è usato come mezzo per esprimere uno stato d’animo, a volte di gioia, più spesso di angoscia, di noia o di solitudine. Dipingere dal vero, guardare cioè la natura e ritrarla, cogliendo l’impressione del momento come aveva insegnato Monet, non bastava più. Non si poteva più continuare a ripetere motivi che avrebbero messo la pittura a livello della fotografia – ammonisce Paolo Battaglia La Terra Borgese.

MAGGIORE INTENSITÀ

Per acuire il senso di esasperazione, si ricorrerà agli scorci e si preferiranno le linee diagonali: si tratta di un nuovo taglio del quadro che non riflette più l’ordinato sistema verticale e orizzontale, le diagonali contribuiscono a rendere più intensa l’espressione dell’opera squarciando il dipinto.

PICASSO

In occasione della mostra di Picasso nel 1953, i muri di Milano furono inondati dai manifesti che riproducevano il suo famosissimo Guernica. Nessuno se l’è più dimenticato.

Vi era raffigurato lo strazio della gente di un villaggio spagnolo, bombardato durante la guerra civile: mani levate, bocche urlanti, lingue come coltelli.

Ebbene, Guernica è forse l’opera più espressionista di sempre, nella quale l’artista ha accentuato al massimo il contenuto di angoscia, valendosi sapientemente della deformazione.

CHE COSA SIGNIFICA ESPRESSIONISTA?

Che cosa significa espressionista? Espressionismo vuol dire innanzi tutto una tendenza “eterna” che riappare periodicamente attraverso i secoli, in contrapposizione all’ideale classico della compostezza e della perfezione formale.

I bassorilievi romanici come la pittura gotica, le sculture del Bernini come le statuette africane e polinesiane, benché possano apparire esteticamente “spiacevoli” all’occhio dello spettatore, risultano dotati di una forte carica espressiva.

Con il termine di Espressionismo – afferma il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese -, tuttavia, si è voluta definire una corrente artistica sorta come “protesta” all’Impressionismo e dilagata dal nord dell’Europa in tutti gli altri Paesi.

IL DRAMMA ESPRESSIONISTA DI OGGI

Valida ancora oggi, questa corrente – secondo Battaglia La Terra Borgese -, ha addirittura il compito di salvare l’arte di domani, dopo l’impasse dei movimenti non figurativi. La nuova tendenza artistica si intravede già alla fine del secolo precedente a quello scorso. L’Impressionismo aveva raffigurato un mondo felice: le dolcezze del vivere, l’eleganza delle donne e degli ambienti, le bellezze della natura. Ma era una felicità reale? Gli artisti cominciano ora a scoprire e a ritrarre altri aspetti della vita. Sotto la felicità si rivela il dramma. La natura non è solo idillio, ma fatica. Non esistono solo le signore con il parasole, ma uomini che vestono la tuta, le donne che lavorano i campi, la gente al margine della società.

Toulouse-Lautrec, infatti, raffigura le ballerine del cancan al Moulin Rouge, i mimi e i clowns del Cirque Medrano (Il Cirque Medrano tenne la sua ultima esibizione il 7 gennaio 1963), le donnine allegre, i bevitori di assenzio di quel demi-monde parigino che gli appare molto più reale, ed umano, del mondo aristocratico dal quale proviene.

Gauguin si rifugia in Bretagna, una terra ancora ricca di leggende e di religiosità popolare, per trovare una sua verità più umana, poi va alla ricerca di uno stato di natura ancora intatto nelle “isole felici”, a Tahiti e alle Marchesi.

Van Gogh insorge contro la società del suo tempo opponendole i suoi “diseredati”, i minatori, i contadini delle Fiandre dal volto scavato, dalla figura incurvata dalla fatica.

Più su, nel nord, James Ensor trasforma con feroce ironia la folla di Bruxelles in maschere ghignanti, e, al posto dei borghesi di Oslo che passeggiano sul corso Edvard Munch dipinge larve sbiancate e allucinanti.

LA LIBERTÀ E LA VIOLENZA DEL COLORE

Questi non sono che i pionieri anticipatori di una sensibilità che divenne poi comune, alla vigilia della prima guerra mondiale. Nei primi anni del Novecento, l’Espressionismo assume le forme di movimenti artistici veri e propri. Dal 1905 al 1907, in Francia si affermarono i Fauves. Dal 1905 in avanti, a Dresda, ecco il gruppo della Brucke (il Ponte); dal 1911 allo scoppio della guerra, a Monaco, quello del Blaue Reiter (il Cavaliere Azzurro).

Pur nella diversità dei temperamenti e degli stili, questi artisti ebbero però in comune la libertà e la violenza del colore, usato come mezzo per esprimere stati d’animo, anziché riprodurre fedelmente la natura. Nate da una rivolta contro i colori spirituali dell’Ottocento – conclude Paolo Battaglia La Terra Borgese -, le loro opere ebbero soprattutto un contenuto drammatico, ossessivo, pieno di presagi o di amara ironia.

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