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Dissesto Idrogeologico, Confeuro: “Dati Ispra allarmanti. Serve Prevenzione”

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“Il nuovo rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico in Italia restituisce un quadro estremamente preoccupante: rispetto al 2021, il territorio nazionale soggetto a pericolo è aumentato del 15%, e ben il 94,5% dei comuni italiani risulta esposto a rischio frana o alluvione. Sono numeri che non possiamo ignorare”. Lo afferma Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, commentando la pubblicazione del IV Rapporto ISPRA sul “Dissesto idrogeologico in Italia – Edizione 2024”. “Confeuro considera questi dati allarmanti e sottolinea la necessità di un cambio radicale nell’approccio alla gestione del territorio: non possiamo più limitarci agli interventi emergenziali, occorre investire con decisione nella prevenzione. È fondamentale mappare e proteggere fin da subito le aree più vulnerabili del nostro Paese, tanto più in un contesto di mutamenti climatici sempre più estremi e di tropicalizzazione del clima. L’Italia è un territorio m sempre più fragile – prosegue il presidente Tiso – e senza una programmazione lungimirante e integrata si rischia di arrivare impreparati di fronte a eventi meteorologici violenti e imprevedibili. Occorre un piano strutturale, basato su manutenzione, prevenzione, monitoraggio e anche sulla valorizzazione del ruolo dell’agricoltura sostenibile come presidio del territorio. È tempo di affrontare il dissesto idrogeologico con la serietà che merita, mettendo al centro la sicurezza delle comunità e la tutela del patrimonio naturale”, conclude Tiso.

RIETI: I CARABINIERI ARRESTANO UN UOMO PER ATTI PERSECUTORI E LESIONI PERSONALI AI DANNI DELL’EX CONVIVENTE

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I Carabinieri della Stazione di Rieti, in esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Rieti, hanno tratto in arresto un uomo di 52 anni, di nazionalità italiana e residente nel capoluogo reatino, ritenuto responsabile dei reati di atti persecutori e lesioni personali nei confronti dell’ex convivente.

Il provvedimento trae origine dalla denuncia presentata dalla vittima qualche giorno fa, nella quale la donna ha riferito di essere stata oggetto di reiterate aggressioni, sia verbali che fisiche, da parte dell’uomo, generando in lei un grave stato di ansia e timore per la sua incolumità.

Le attività investigative condotte dai militari dell’Arma hanno consentito di acquisire concreti elementi di riscontro, prontamente trasmessi all’Autorità Giudiziaria, che ha disposto nei confronti dell’uomo la misura cautelare degli arresti domiciliari da eseguirsi in una località diversa da quella di residenza della vittima, al fine di tutelarne l’incolumità e la serenità.

Si precisa che il procedimento penale si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, conformemente al principio di presunzione di innocenza, ogni responsabilità sarà accertata nel corso del successivo iter giudiziario.

POGGIO MOIANO: I CARABINIERI ARRESTANO UN UOMO PER MALTRATTAMENTI NEI CONFRONTI DELLA MOGLIE

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I Carabinieri delle Stazioni di Poggio Moiano, Poggio San Lorenzo e Orvinio hanno tratto in arresto un uomo di origine straniera per maltrattamenti in famiglia.

L’intervento è scaturito a seguito di una segnalazione, tramite il 112 Numero Unico d’Emergenza, che segnalava una lite familiare nei pressi di una abitazione sita in una piccola frazione ricompresa nei territori di quei Comuni.

I militari, giunti sul posto, hanno accertato che il cittadino straniero, alla presenza dei due figli minorenni, aveva maltrattato la moglie convivente, anche lei di origine straniera, colpendola con violenti pugni.

Le immediate indagini hanno permesso di appurare che altri episodi simili si erano già verificati in passato, senza però mai essere denunciati dalla moglie.

Dopo l’aggressione, la donna è stata trasportata e ricoverata in ospedale per le lesioni riportate, fortunatamente rivelatesi non gravi solo grazie al provvidenziale intervento delle pattuglie dell’Arma.

L’uomo è stato dichiarato in arresto e dopo le formalità di rito è stato condotto presso la Casa Circondariale di Rieti, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, e ora dovrà rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia.

Si precisa, come di consueto, che il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati sarà eventualmente accertata nel corso del successivo iter giudiziario.

Dal 25 al 27 settembre a Sperlonga il Training Camp di Anci Lazio 

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Roma. Da Ventotene a Sperlonga. L’edizione 2025 del Training Camp di Anci Lazio lascia il mare e si sposta sulla terraferma. Dal 25 al 27 settembre prossimi uno dei borghi marinari più affascinanti della regione ospiterà l’appuntamento di riferimento per la formazione, la partecipazione e il networking tra amministratori locali, esperti e istituzioni.

Un format rinnovato per rispondere alle nuove sfide poste dai cantieri del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dall’evoluzione delle politiche locali. L’obiettivo è quello di promuovere un modello innovativo di confronto tra Pubblica Amministrazione, agenzie governative, tecnici, stakeholder nazionali e internazionali, per affrontare insieme i cambiamenti della stagione post PNRR e guardare al nuovo ciclo di programmazione 2028-2034.

Il TC25 sarà caratterizzato da una partecipazione ancora più inclusiva, aperta a tutti gli amministratori del Lazio, e da una presenza qualificata di ospiti politici, scientifici e tecnici. La crescita dell’evento è testimoniata anche dalla partecipazione di numerose organizzazioni territoriali e dalla presenza significativa di imprese pubbliche e private.

“Il format è cambiato dal punto di vista logistico, portandolo sulla terraferma rispetto all’isola di Ventotene, ci consente di aprire il Training Camp a molti più amministratori. Quindi ci aspettiamo una partecipazione più significativa nei panel giornalieri- ha detto il presidente di Anci Lazio e sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi- Il Training Camp è aperto ai 378 comuni del Lazio. Nei panel saranno coinvolti esponenti del governo nazionale e regionale, sia maggioranze che opposizioni perché l’Anci non ha bandiere ed è un’occasione per dialogare”.

Il programma prevede una sessione plenaria dedicata all’intelligenza artificiale e alcuni panel tematici su infrastrutture, tutela del territorio, politiche di coesione e partenariato regionale, nuova finanza per gli enti locali.

“Abbiamo deciso di fare un focus sull’IA perché riteniamo sia uno dei temi principali su cui confrontarsi con gli stakeholder delle varie articolazioni della pubblica amministrazione- ha spiegato Sinibaldi- L’intelligenza artificiale è un’innovazione che rappresenta l’oggi e sta entrando prepotentemente nel sistema della PA, dobbiamo necessariamente metterla a fuoco e governarla al meglio per rendere il miglior servizio possibile ai cittadini”.

Non mancheranno spazi rivolti alla formazione, laboratori di policy e attività di team building, a sottolineare lo spirito comunitario di ANCI Lazio. A concludere questa edizione, nella giornata di sabato 27 settembre si svolgerà anche l’Assemblea Regionale di ANCI Lazio, per suggellare l’impegno corale di tutta l’associazione.

“Affrontiamo il Training Camp anche con un occhio molto tecnico perché siamo tutti addetti ai lavori e amiamo confrontarci con dirigenti della pubblica amministrazione, le società pubbliche e quegli interlocutori con cui noi amministratori dei Comuni parliamo quotidianamente per i servizi ai cittadini sui territori”, ha concluso Sinibaldi.

Per il sindaco di Formello, Gian Filippo Santi, “l’obiettivo è fare emergere le problematiche che legano i nostri territori. In questa 3 giorni i sindaci dell’Anci Lazio potranno confrontarsi sui temi che quotidianamente affrontano. È un importante momento di sviluppo e conoscenza dei problemi che possono sorgere sui nostri territori. Il format resto lo stesso di Ventotene, ultimamente è stata data un’accelerazione e vediamo che l’Anci Lazio sta acquisendo nuove conoscenze e tecniche per risolvere i problemi che affliggono i nostri territori”.

Praesentia fa tappa in Irpinia per promuovere il turismo enogastronomico e culturale

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Il convegno a Palazzo Abbaziale - foto di Federico Quagliuolo

Praesentia continua il viaggio nella Campania Divina delle eccellenze enogastronomiche che unisce tradizione e futuro

Il 28 e 29 luglio si è tenuta in Irpinia, in provincia di Avellino, una zona montuosa ricca di colline fertili, la quinta tappa di “Praesentia, Gusto di Campania. Divina”, il format ideato dalla Regione Campania e coordinato dall’Agenzia Campania Turismo.

Il Nettare di Bacco. L’Irpinia di Campania Divina: storie memoria e futuro

Il tema scelto del convegno per un viaggio immersivo tra storia, sapori e saperi di una terra che si racconta attraverso il vino. Il Palazzo Abbaziale di Loreto a Mercogliano ha ospitato gli interventi di: Elisabetta Moro, antropologa e docente di Storia della gastronomia mediterranea, che ha tracciato un filo invisibile che lega il passato al presente, mostrando come il cibo diventi linguaggio e memoria di un popolo. Felice Casucci, assessore al Turismo della Regione Campania, ha sottolineato come: «In Irpinia il vino non solo conserva il sapore del passato, ma accende la scintilla di un futuro possibile. È un patrimonio che preserviamo con attenzione e raccontiamo affinché le nuove generazioni e chi giunge da lontano ne percepiscano la forza». Al suo fianco Rosanna Romano, direttore della Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo; Alessandro Fimiani, commissario dell’Agenzia Campania Turismo; padre Riccardo Luca Guariglia, 106° Abate Ordinario di Montevergine e Vittorio D’Alessio, Sindaco di Mercogliano, i quali si sono soffermati sulle aspettative del territorio, fra speranza e impegno. Hanno poi preso la parola gli esperti del settore che hanno evidenziato come il vino, il  “Nettare di Bacco”, è simbolo d’identità. Luigi Moio, luminare dell’enologia ed ex presidente dell’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (OIV), fondata nel 1924 e oggi composta da 50 Stati membri in tutto il mondo, ha parlato di come il vino rappresenta un codice universale, capace di raccontare di uomini e terre lontane. Daniela Mastroberardino, special guest e presidente nazionale delle “Donne del Vino”, associazione nata nel 1988 e che conta oggi oltre 1000 donne, ha narrato le vicende delle pioniere che hanno spezzato catene invisibili, dando nuova linfa ad un mondo capace di rinnovarsi senza rinunciare alle proprie radici. Per fare Turismo di qualità la formazione è alla base, ne hanno discusso: Carmelina D’Amore, direttrice di Sistema Irpinia e Ciro Romano, rettore dell’Università Popolare Cattolica “Eustachio Montemurro-Teresa D’Ippolito”, che hanno evidenziato il ruolo strategico della formazione e del turismo come leve imprescindibili per un riscatto che parta dal profondo, rigenerando il territorio e la sua gente per un futuro possibile. La parola è poi passata alla cucina dove la chef Michelina Fischetti, del ristorante Oasis Sapori Antichi di Vallesaccarda (Av), una Stella Michelin e Stella Verde – conferita ai ristoranti particolarmente impegnati in una cucina sostenibile – ha presentato un raffinato raviolo di ricotta con salsa di noci e aglio bruciato. Sabino Alvino ha proposto un intenso mezzo pacchero avellinese, con pomodori irpini: basilico fresco e pecorino bagnolese, un vero omaggio ai sapori autentici dell’Irpinia, arricchiti dall’olio EVO Irpinia Colline dell’Ufita DOP, presentato da Antonio Tranfaglia, frantoiano e sindaco di Taurasi. Alle portate sono stati abbinati i vini DOCG Fiano di Avellino e Greco di Tufo di un terroir dal gusto e profumi inconfondibili. E per finire la creazione dello chef Arcangelo Gargano delristorante Voria, nel suggestivo Borgo Biologico di Cairano (Av),  che ha ideato un dessert su una crema al caffè realizzata con le miscele de “Le Lazzarelle”, la Cooperativa delle Donne della Casa Circondariale di Pozzuoli (Na), insignite del Premio Massimo Solidale.Lo showcooking è stato condotto da Bernard Bédarida, giornalista francese della Télévision Francaise TF1, esperto di enogastronomia italiana, nato a Napoli e segretario del Consiglio Direttivo dell’Associazione Stampa Estera in Italia, il quale ha trasformato lo showcooking in una narrazione  di creatività e tradizione agricola con storie di chef e produttori, dando vita ad un racconto vivo e autentico.

Le eccellenze della gastronomia irpina autentica fatta di sapori antichi

prodotti irpini- foto Federico Quagliuolo 

La terra dell’Irpinia, immersa nel verde dell’entroterra campano, produce prodotti d’eccellenza come i vini: Fiano, Greco di Tufo, Aglianico e il celebre Taurasi DOCG, vini apprezzati per struttura e aromi intensi. L’olio extravergine “Irpinia – Colline dell’Ufita DOP”, con il suo gusto fruttato e piccante, è un must apprezzato da tutti. I prodotti tipici irpini, solo per elencarne alcuni: il Pecorino bagnolese e quello di Carmasciano, formaggi ovini d’alta qualità, intensi e stagionati grazie al latte delle pecore locali, pascolanti nei terreni solfurei; il Caciocavallo podolico, i prosciutti locali come quello di Trevico e il salame di Mugnano del Cardinale, dal particolare gusto in quanto affumicato e stagionato all’aperto. Il broccolo aprilatico di Partenopoli, l’accio di Gesualdo e la cipolla ramata di Montoro simboli della tradizione e qualità irpine.  Da non dimenticare le Castagne di Montella IGP, quelle affumicate dette “del prete” e le nocciole irpine utilizzate per fare dolci e torroni. Un viaggio in questo luogo incantato, dove il tempo se non fermato ma è certamente rallentato, e dove la tradizione non è dimenticata ma coltivata con la sua autenticità gastronomica, fanno di ogni piatto un racconto di tradizione, convivialità e passione, una cultura in cui il cibo non è solo nutrimento, ma memoria.

Luigi Moio uno studioso prestato all’azienda per un sogno che si è realizzato

Il giorno successivo il tour dei giornalisti di settore ha visitato l’azienda vitivinicola di Luigi Moio e Laura di Manzo “Quintodecimo” di Mirabella Eclano (Av) dove vengono prodotti “vini d’autore” tre bianchi e tre rossi. Inoltre  il Grand Cru Luigi Moio Taurasi Riserva, dopo vent’anni dalla nascita di Quintodecimo, completa il disegno iniziale sull’Aglianico; e la Grande Cuvée Luigi Moio, le tre varietà di uva campane Greco, Falanghina e Fiano sono state unite per creare un vino esclusivo in cui la natura è stata ancor più assistita dall’uomo nell’intento di armonizzare le note di ciascuna di esse affinché nulla domini ma tutto sia meravigliosamente in equilibrio. Abbiamo chiesto al Prof Luigi Moio di presentare la sua azienda: ≪Io sono un studioso non sono un imprenditore forse per questo  l’azienda è bella e funziona. Sono uno studioso di questo settore  dall’età di 13 anni e ho trascorso 42 anni sui libri e nei laboratori di ricetta a studiare la viticoltura. Volevo semplicemente chiudere il cerchio tutto ciò che racconto e ho raccontato nelle aule universitarie e in tutti i convegni volevo anche farlo, quindi questa azienda nasce essenzialmente per me: è un sogno di libertà, volevo essere l’enologo di me stesso perché poi di fatto questo è il mio lavoro e soprattutto per fare anche ciò che ho insegnato≫. Quindi lei si potrebbe definire uno studioso prestato all’azienda per un sogno che si è realizzato? ≪Ma sì, uno studioso, sono tanti gli studiosi, se pensiamo alla vita, come dico, uno studioso che voleva anche applicare la ricerca, quindi questa è ricerca applicata. Questo per me è diventato fondamentale a un certo punto della mia carriera e della mia vita. La realizzazione è stata una cosa meravigliosa è bellissima, ci siamo riusciti in poco più di venti anni, ma con le idee estremamente chiare, con un’elevatissima competenza, un’elevatissima professionalità. Tutta la famiglia è coinvolta in questo progetto, in azienda ho già due figli, uno  è laureato in scienza agrarie e l’altro in viticoltura, mia moglie ha fatto il dottorato in enologia; il coordinatore tecnico, il direttore, il coordinatore di tutte le attività è uno dei miei migliori studenti che è laureato in enologia, siamo tutti specializzati in questo settore, quindi direi che non c’è nulla di straordinario, è semplicemente ciò che dovevamo fare≫.

“Praesentia” per un’ esperienza sensoriale e culturale

Antonio Ciampaglia, consulente dell’Agenzia Campania Turismo, così commenta il viaggio nell’eccellenza campana: ≪Praesentia vuole essere un momento di alta valorizzazione del turismo enogastronomico, però con una forte presenza del valore culturale, sia dell’enogastronomia in sé, sia del nostro patrimonio culturale. Tant’è vero che l’operazione  si svolge nell’intero territorio campano, sono otto gli appuntamenti, ogni appuntamento ha la sua peculiarità, le sue eccellenze e tutto si svolge in strutture di alto valore culturale, alcune addirittura da rilanciare perché spesso e volentieri si sono un po’ dimenticate, però alla base c’è il valore culturale di quello che si fa partendo dall’enogastronomia che è anche una valenza culturale≫.Dunque un progetto mirato allo sviluppo e alla promozione del turismo nel territorio campano in tutte le sue forme.

 Il prossimo appuntamento a Padula

Dopo la tappa del 28 luglio il progetto “Praesentia, Gusto di Campania. Divina” prosegue il suo viaggio tra i luoghi simbolo della Campania, unendo storia, paesaggio e cultura gastronomica. L’8 settembre la Certosa di San Lorenzo a Padula ospiterà “I cibi dell’anima”, riflessione sensoriale e spirituale sulla cucina monastica e le sue influenze odierne.

Harry di Prisco

I migliori rooftop bar e ristoranti per ammirare panorami unici

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Le terrazze più iconiche per mangiare e bere con vista

Forse è l’aria rarefatta di un rooftop a rendere l’esperienza così speciale. Oppure è il senso di esclusività, la sensazione di essere parte di un segreto riservato a pochi, o ancora i panorami spettacolari che aiutano a vedere tutto in una prospettiva diversa. Qualunque sia il motivo per cui un bar o ristorante sulla terrazza riesca a distinguersi, una cosa è certa: la loro popolarità è in aumento. Sempre più hotel stanno trasformando i loro tetti in spazi dove ospiti possono bere, mangiare e divertirsi. Ecco i migliori rooftop selezionati da Condé Nast Johansens…

Immergendosi in un viaggio ideale tra le altezze del mondo, questo percorso propone una selezione dei rooftop bar e ristoranti più affascinanti: luoghi dove il panorama incontra il palato, la vista diventa esperienza e ogni sorso o piatto si trasforma in un ricordo da custodire. Sospesi tra cielo e terra, questi spazi reinventano la convivialità, offrendo emozioni tra luce, design e gusto.

The Clou Lounge Bar & Restaurant – Grand Hotel Des Étrangers, Ortigia, Sicilia

Nel cuore dell’isola di Ortigia, culla del barocco siciliano e dell’antica Siracusa, il Clou Lounge Bar & Restaurant del prestigioso Grand Hotel Des Étrangers è un invito a lasciarsi sedurre dai sapori, dai profumi e dalla luce del Mediterraneo. Situato all’ultimo piano di uno degli edifici storici più iconici della città, recentemente restaurato con eleganza e rispetto per l’architettura originale, il ristorante offre ambienti panoramici mozzafiato, sia interni che all’aperto, dove storia, raffinatezza e comfort si incontrano in perfetto equilibrio.

All’esterno, sulla terrazza o nella veranda lounge, ci si può accomodare su eleganti divani in stile contemporaneo, circondati da piante aromatiche, tessuti naturali e il profumo salmastro della brezza marina. Il sole che cala lentamente dietro l’orizzonte regala spettacolari giochi di luce su Ortigia e sull’oceano, creando un’atmosfera sognante e senza tempo.

Terrazza Borromini – Eitch Borromini, Roma

Situata al quarto piano di uno dei palazzi più affascinanti del centro storico di Roma, la Terrazza Borromini è una gemma sospesa tra arte, storia e panorama. Il ristorante sorge all’interno dell’Eitch Borromini, un elegante boutique hotel ospitato nell’ala seicentesca di Palazzo Pamphilj, capolavoro architettonico progettato da Francesco Borromini, affacciato direttamente su Piazza Navona.

La terrazza regala una delle viste più spettacolari della Capitale: a 360 gradi si abbracciano i tetti della Città Eterna, il profilo della Basilica di San Pietro, il Pantheon, e soprattutto la monumentale Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, che si ammira dall’alto in tutta la sua maestosità. Di fianco, svetta la cupola barocca della chiesa di Sant’Agnese in Agone, così vicina che sembra di poterla toccare. L’ambiente è raffinato ma accogliente, perfetto per una cena romantica o un pranzo elegante. A rendere l’esperienza ancora più completa, la presenza della Galleria d’Arte Borromini, che impreziosisce l’intero palazzo con opere contemporanee e pezzi d’epoca, creando un dialogo affascinante tra passato e presente.

Rooftop & Cocktail Bar – Lifestyle Suites Rome, Roma

Affacciato direttamente su Piazza Navona, uno dei luoghi più iconici e scenografici di Roma, il rooftop del Lifestyle Suites Rome è un autentico gioiello sospeso nel cuore della città. Questo elegante boutique hotel per soli adulti (16+) riserva l’accesso al rooftop esclusivamente ai propri ospiti, garantendo un’esperienza intima, tranquilla e altamente personalizzata.

Dalla terrazza panoramica si gode di una vista privilegiata sulla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, sulla cupola barocca di Sant’Agnese in Agone e sui tetti rosati di Roma che si tingono d’oro al tramonto. È il luogo perfetto per iniziare la giornata con un caffè italiano servito con pasticceria artigianale, oppure per rilassarsi nel tardo pomeriggio con un cocktail d’autore accompagnato da stuzzichini gourmet, in un’atmosfera sospesa tra arte, bellezza e quiete.

Es Princep Rooftop – Es Princep, Palma di Maiorca, Spagna

Situato in uno degli hotel più raffinati di Palma, il rooftop dell’Es Princep è una terrazza d’eccezione che regala una vista mozzafiato sulla baia di Palma, sul blu profondo del Mediterraneo e sui tetti antichi della città vecchia. Un’oasi urbana dove lusso e relax si fondono in un’esperienza sensoriale unica.

Di giorno, gli ospiti possono rilassarsi al sole su eleganti lettini a bordo della piscina panoramica, accessibile solo a chi soggiorna in hotel, sorseggiando bevande fresche o gustando piatti leggeri dal menu a bordo piscina. Ma è al calar del sole che il rooftop si trasforma: l’atmosfera si fa vibrante e seducente, mentre la luce dorata del tramonto accende il cielo e il mare.

The Lumi Rooftop Bar & Restaurant – The Lumiares Hotel & Spa, Lisbona, Portogallo

Arroccato nel cuore del vivace quartiere Bairro Alto, The Lumi Rooftop è la terrazza panoramica del raffinato Lumiares Hotel & Spa, un boutique hotel cinque stelle che fonde charme locale, design contemporaneo e ospitalità portoghese d’eccellenza. Da qui, si gode una vista impareggiabile sui tetti in terracotta dell’antica Lisbona, sul fiume Tago che scorre placido in lontananza e sul tram elettrico che scivola silenzioso lungo le stradine acciottolate.

Il rooftop è un rifugio urbano elegante e informale allo stesso tempo, perfetto per ogni momento della giornata. Al mattino, il brunch è una vera coccola: pancakes soffici, uova bio, frutta fresca e specialità portoghesi rivisitate con un tocco creativo. A pranzo e cena, il menu prosegue con piatti ispirati alla cucina tradizionale, come il bacalhau o il polpo grigliato, accompagnati da una selezione curata di vini locali e naturali, oppure da cocktail raffinati preparati da mixologist esperti.

Rock Bar – AYANA Balì, Bali, Indonesia

Anche se non si trova su un classico rooftop, il celebre Rock Bar dell’AYANA Resort di Bali è forse ancora più spettacolare: incastonato su una scogliera a picco sull’Oceano Indiano, è sospeso tra cielo, mare e roccia lavica, regalando uno dei tramonti più iconici dell’isola. Raggiungibile solo tramite un ascensore panoramico scavato nella roccia, il Rock Bar è una delle destinazioni più ambite per chi cerca un’esperienza scenografica e sensoriale a 360 gradi.

Il bar, disegnato seguendo le linee naturali della scogliera, si fonde con l’ambiente circostante in un equilibrio perfetto tra design contemporaneo e paesaggio esotico. Al tramonto, mentre il sole si tuffa lentamente nell’oceano e le onde si infrangono contro le rocce sottostanti, l’atmosfera diventa pura magia.

Tutte location che offrono esperienze uniche da vivere e condividere, dove ogni momento diventa un ricordo prezioso, immersi in un’atmosfera esclusiva e raffinata che solo le terrazze più suggestive del mondo sanno regalare, tra panorami mozzafiato e ambienti dal fascino senza tempo.

Per conoscere tutte le terrazze più suggestive selezionate da Condé Nast Johansens: https://www.johansens.com/inspiration/the-best-rooftop-bars-and-restaurants/

Volontari cercasi per la tutela delle tartarughe marine

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Soggiorno di tre mesi alle Seychelles in cambio di passione e impegno ambientale

Un’opportunità unica per chi desidera vivere un’esperienza di volontariato immersa nella natura più incontaminata: dalla Marine Conservation Society Seychelles (in collaborazione con Nature Seychelles), arriva la chiamata per un numero limitato di volontari da impiegare nel monitoraggio delle tartarughe marine sull’isola di Cousin, uno dei siti di nidificazione più rilevanti al mondo per la specie Hawksbill.

Questa iniziativa rappresenta molto più di un semplice viaggio: è un’opportunità per diventare parte attiva nella protezione della biodiversità marina, in un momento storico in cui gli ecosistemi sono messi a dura prova dal cambiamento climatico e dalle attività umane. Salvaguardare le tartarughe marine significa anche tutelare l’equilibrio dell’intero habitat costiero. Grazie all’impegno dei volontari, questo progetto prosegue la sua missione di monitoraggio e conservazione, contribuendo alla sopravvivenza di una specie simbolo degli oceani tropicali.

Il programma si svolgerà nel periodo ottobre 2025 – aprile 2026 e prevede soggiorni di tre mesi con varie slot temporali: Ottobre-Dicembre, Novembre-Gennaio, Dicembre Febbraio, Febbraio, Aprile.

Il volontario ideale:

  • deve avere esperienza nel monitoraggio delle tartarughe marine
  • deve essere in ottima forma fisica, abituato a camminare lunghe ore su spiagge sabbiose sotto il sole tropicale
  • deve essere flessibile, capace di adattarsi a condizioni isolate e ritmi variabili
  • deve avere un buon livello di inglese
  • deve disporre di assicurazione di viaggio valida

Costituiranno valore aggiunto una formazione in biologia marina o simili, esperienza nella conservazione marina tropicale, e competenze nella raccolta o analisi dati

Durante il periodo di volontariato sarà necessario partecipare quotidianamente ai pattugliamenti delle spiagge, anche alle prime luci dell’alba o a tarda sera, per documentare la nidificazione delle tartarughe, raccogliere dati sul campo e inserirli nei database al ritorno in base operativa. Nell’ore libere, è possibile rilassarsi e scoprire la bellezza dell’arcipelago. Alloggio in camerate condivise (cucina e bagno comuni), mentre i pasti non sono inclusi.

Partecipare a questo progetto significa offrire un contributo concreto alla tutela delle tartarughe marine, una specie oggi classificata come criticamente minacciata. Si entra a far parte di un programma attivo dal 1970, tra i più longevi e affidabili al mondo nel campo della conservazione marina, riconosciuto a livello internazionale. È un’occasione preziosa per acquisire esperienza pratica in un contesto scientifico serio, lavorando fianco a fianco con ricercatori esperti. Il tutto si svolge nello straordinario scenario delle Seychelles, dove per tre mesi si vive immersi nella natura più autentica: spiagge incontaminate, barriere coralline, fauna rara e ambienti selvaggi. Un’esperienza che ha anche un forte impatto sociale e ambientale, inserendosi nel più ampio movimento del volunturismo, ovvero il turismo responsabile che contribuisce alla salvaguardia di habitat fragili e alla costruzione di un futuro più sostenibile.

Gli interessati possono inviare la candidatura via email all’indirizzo science@natureseychelles.org, allegando:

  • Lettera motivazionale
  • Curriculum vitae aggiornato
  • Fototessera

Solo i candidati selezionati saranno ricontattati. In seguito alla shortlist sarà richiesto anche copia dell’assicurazione di viaggio

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi: un tuffo nella natura autentica dell’Appennino

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Un’area protetta che unisce biodiversità, storia e paesaggi mozzafiato

Abeti secolari, boschi di faggio, aceri e olmi si alternano a radure popolate da grandi mammiferi e un centinaio di specie nidificanti: è questo lo straordinario paesaggio che accoglie i visitatori del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, uno dei polmoni verdi più importanti d’Italia. Facilmente raggiungibile da Firenze, in questo paradiso terrestre la natura si esprime nel suo linguaggio più autentico, offrendo scenari incontaminati e una biodiversità sorprendente. Con 600km di sentieri tracciati, questa oasi naturale rappresenta una meta ideale per gli escursionisti e gli amanti della natura. Per partire alla scoperta di questo angolo di paradiso, il soggiorno ideale può iniziare da Firenze, scegliendo l’eleganza e il comfort dell’FH55 Grand Hotel Mediterraneo o dell’FH55 Hotel Calzaiuoli, due strutture d’eccellenza situate nel cuore della città.

Nel cuore dell’Italia centrale si estende un tesoro naturale unico: il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Un luogo dove la natura si manifesta in tutta la sua maestosità, e dove tradizioni, miti e paesaggi incontaminati si fondono in un’armonia perfetta, capace di raccontare storie senza tempo. La sua area, che si estende per circa 36.000 ettari e comprende i territori delle province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze, è un autentico santuario di flora e fauna: custode di alberi millenari come il faggio di Campigna e la quercia di San Paolo, e casa di grandi mammiferi come cervi, daini, caprioli, cinghiali, mufloni e, persino, del più grande predatore del parco:il lupo, tornato a popolare queste terre dopo secoli di assenza.

A testimonianza dell’eccezionale varietà di ambienti presenti, il Parco conta circa un centinaio di specie nidificanti. Tra i suoi ospiti alati si possono ammirare sia specie tipiche dell’Europa centrale, come il rampichino alpestre e il ciuffolotto, sia uccelli caratteristici dell’area mediterranea, come la sterpazzolina e lo zigolo nero. L’estesa foresta d’alto fusto, tra le più antiche e integre d’Europa, offre rifugio a specie particolari che nidificano nelle cavità dei vecchi tronchi, come l’allocco, le cince, il picchio muratore e persino il rarissimo picchio nero. Sulle rupi più impervie, invece, nidificano i grandi protagonisti del cielo: l’aquila reale, il gufo reale e il falco pellegrino.

Oltre ad uccelli e mammiferi, il Parco rappresenta un habitat fondamentale anche per i pipistrelli di cui si contano circa due terzi di tutte le specie italiane, nonché per gli anfibi (12 le specie presenti), i rettili e numerosi insetti rari.

Le Foreste Casentinesi non sono solo natura, ma anche un luogo che ha ispirato e attratto, santi, poeti, artisti e pensatori: non tutti sanno che proprio da queste antiche foreste fu estratto il legno per realizzare una parte della struttura della cupola del Brunelleschi. Tra i primi a riconoscere il valore inestimabile di questa oasi incredibile, vi furono Sant’Ellero, San Romualdo e San Francesco d’Assisi, che scelsero questi boschi come rifugio per la preghiera, la solitudine e la contemplazione. Molti sono i passi illustri che hanno calpestato questi sentieri, tra tutti spicca quello di Dante Alighieri, profondamente suggestionato dalla cascata dell’Acquacheta, le dedicò un passaggio nel canto dell’Inferno della Divina Commedia. Qualche secolo dopo, un’altra voce poetica, quella di Dino Campana, avrebbe attraversato questi paesaggi, raccontando del suo viaggio nelle pagine dei Canti Orfici.

Oltre alle testimonianze storiche, questo territorio custodisce anche un ricco patrimonio di leggende e misteri. Si racconta, ad esempio, che Leonardo da Vinci abbia trovato ispirazione proprio in questi luoghi per dare forma agli sfondi delle sue opere più celebri, forse persino a quello della Gioconda. Ma non è solo l’arte a intrecciarsi con il mito: antiche leggende popolari narrano di una fata che, in un tempo lontano, si innamorò di un giovane contadino che lavorava nei campi del parco. Il sentimento era ricambiato, ma un crudele incantesimo pesava sulla magica creatura: per tre giorni era una splendida fanciulla, per i successivi tre un grosso serpente, costretta a strisciare tra i boschi. Pur di stargli accanto anche durante la metamorfosi, la fata-serpente seguiva l’aratro del ragazzo, che la accoglieva con amore, consapevole che dietro quel rettile si celava la sua amata. Un giorno, dovendosi allontanare, il giovane affidò i campi al fratello, raccomandandogli di non temere né fare del male al serpente. I primi giorni l’uomo lasciò che l’animale lo seguisse in pace, ma l’ultimo giorno la creatura si accorse che non era il suo amato e, sentendosi tradita, spalancò le fauci in un grido di dolore. L’uomo, spaventato, reagì d’istinto e la uccise. La fata-serpente scomparve per sempre.

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è un mosaico di natura e cultura, un luogo dove il tempo rallenta e il respiro si fa più profondo. Ogni escursione lungo i sentieri, che sia a piedi, in bicicletta o a cavallo, è un viaggio lento tra silenzi, canti d’uccelli, suggestioni ed apparizioni improvvise che sorprendono occhi e cuore. Firenze, facilmente collegata all’area protetta, è il punto di partenza ideale per scoprire il Parco. L’FH55 Grand Hotel Mediterraneo, affacciato sull’Arno, e l’FH55 Hotel Calzaiuoli, situato nel cuore del centro storico, rappresentano la combinazione perfetta tra charme urbano e natura incontaminata. Soggiornare in una delle due strutture significa regalarsi un’esperienza completa: arte, storia e cultura, con la possibilità di vivere, a breve distanza, l’intensità autentica di uno dei parchi più affascinanti d’Europa.

Lele Vannoli: Vi racconto il Trapani Film Festival

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Dal 18 al 24 agosto, nella scenografica Villa Margherita di Trapani, va in scena il Trapani Film Festival, giunto alla sua terza edizione. Nato da un’intuizione di Francesco Torre e Michael C. Allen, oggi diretto da Lele Vannoli, il festival porta nella città siciliana il grande cinema italiano, con pellicole mai proiettate prima in loco e ospiti d’eccezione come Pif, Giovanni Esposito, Ninni Bruschetta e Simona Cavallari. Un evento pensato per il territorio, con le prime tre giornate a ingresso gratuito.


Lele, cosa significa oggi dirigere un festival
“di prossimità” come quello di Trapani?
La scelta di dirigere il festival di Trapani è avvenuta con una certa naturalezza. Vivendo nel territorio da un po’ di anni mi sono reso conto che, per motivi commerciali, arrivano solo determinati tipi di film. Con questo festival, invece, vorrei dare la possibilità alla gente del posto di vedere pellicole indipendenti che hanno una fruizione più difficile

Quanto conta il legame con il territorio nella costruzione del programma e nella scelta degli ospiti?
Vorrei fare una premessa prima di rispondere a questa domanda: quando mi è stata offerta la direzione artistica, le date e le giornate del festival erano già state scelte. Per cui fare la programmazione e la scelta degli ospiti non è stato semplice, perché ad agosto gli artisti o sono in ferie o stanno portando avanti progetti personali. Quindi per questo primo anno ho deciso di coinvolgere gli amici che come me amano questo territorio, come Simona Cavallari – che per anni ha girato in Sicilia -, Stefano Lorenzi, che ha scelto proprio Trapani come set per il film “Afrodite” e Antonio di Martino.

Il festival propone titoli mai visti prima a Trapani. È anche un atto di restituzione culturale al pubblico siciliano?
 Sì, ho fatto la scelta di portare sul territorio alcuni film che qui non arrivano, proprio per avvicinare il pubblico trapanese a un cinema meno commerciale.

Come viene promossa la partecipazione dei giovani e dei nuovi talenti?
 Per coinvolgere i giovani ci siamo avvicinati al mondo dei comics che sul territorio trapanese è già una realtà. Abbiamo, quindi, scelto il film Prophecy – tratto dall’ononimo manga di Tetsuya Tsutsui – diretto dal regista Jacopo Rondinelli. Uno degli interpreti Ninni Bruschetta sarà anche presente con noi in Arena

I corti in concorso saranno votati dal pubblico: è un modo per rendere la comunità parte attiva del festival?
Permettere al pubblico di vedere e votare il corto che più gli è piaciuto ci è sembrato il modo più diretto per coinvolgere la comunità.

Cosa significa per te, da attore e ora direttore artistico, contribuire alla costruzione di una “nuova scuola italiana” del cinema?
Più di contribuire alla costruzione di una nuova scuola italiana, nel mio piccolo cerco di mettere a disposizione del pubblico il mio bagaglio da attore e la mia esperienza da direttore artistico di locali musicali.

Il festival è prodotto da 3 Points Productions SRLS, realizzato con il patrocinio del Comune di Trapani, in partenariato con la CNA di Trapani, HF4 Comunicazione, e Funweek come media partner, in collaborazione con l’Ente Luglio Musicale Trapanese, l’Università degli Studi di Palermo – Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche – Corso di Studi in Turismo, Territori e Imprese, il Consorzio Universitario della Provincia di Trapani, Airgest – Aeroporto di Trapani, e Artisti 7607.

Info: www.trapanifilmfestival.com/

Nefropatie, da Fism progetto per screening lavoratori aziende sanitarie

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Roma. “Individuare tempestivamente i casi di malattia renale tra i lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale e sviluppare una rete di centri di screening, partendo dalle esperienze territoriali”. È l’obiettivo del progetto nazionale di screening promosso dalla Federazione delle Società Medico-Scientifiche Italiane (Fism) ‘L’importanza dello screening e della gestione dei dati sanitari per la prevenzione delle nefropatie nei lavoratori delle Aziende Sanitarie’, in collaborazione con Fiaso, Fnomceo, Fismelab, Siml, Sin, SipMeL e Sibioc, il supporto di Bistoncini Partners e con il contributo non condizionante di AstraZeneca, Bayer, Boehringer Ingelheim e Novartis. Il progetto è stato presentato oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, promossa dall’onorevole Enzo Amich, componente della IX Commissione.

Il progetto prende spunto dal progetto pilota avviato nel periodo 2021-2024 presso il Policlinico di Bari, che ha coinvolto oltre 12.000 operatori e dal quale è emerso che “il 6,7 % dei soggetti esaminati presentava segni iniziali di CKD”. Questo risultato, secondo gli esperti, evidenzia l’efficacia di un protocollo semplice e standardizzato (eGFR e Acr) applicato direttamente nei luoghi di lavoro.

“Con questo progetto abbiamo dimostrato che è possibile intercettare la malattia renale in fase precoce, proteggendo i lavoratori e rafforzando il sistema- ha commentato il professor Loreto Gesualdo, presidente della Fism (Federazione Società Medico-Scientifiche Italiane)- Il positivo riscontro del progetto pilota spinge oggi la Fism con le sue Federate a proporre l’estensione dell’iniziativa a livello nazionale, con l’obiettivo di coinvolgere un numero crescente di aziende sanitarie e porre le basi per una rete organica di prevenzione”.

Secondo il professor Luigi Vimercati, consigliere Siml (Società Italiana Medicina del Lavoro), è “fondamentale il ruolo svolto dalla Medicina del Lavoro nelle visite di sorveglianza sanitaria per l’identificazione anche di esposizioni lavorative potenzialmente nefrotossiche (come turni notturni, stress cronico, disidratazione o contatto con agenti chimici) che possono contribuire allo sviluppo di Ckd. In tal senso, lo screening occupazionale non solo risponde agli obblighi normativi di tutela, ma si propone come strumento di sanità pubblica in grado di promuovere consapevolezza, prevenzione attiva e protezione della capacità lavorativa nel lungo periodo”.

Il progetto è anche un banco di prova per la gestione etica e trasparente dei dati sanitari, uno dei temi centrali affrontati durante l’evento. “La protezione dei dati non è un vincolo da aggirare, ma un valore collettivo da coltivare- ha evidenziato l’onorevole Amich- Prevenzione e fiducia viaggiano insieme: la trasparenza nella gestione dei dati è la chiave per una sanità moderna ed efficace”. Sul legame tra salute e qualità del lavoro è intervenuto anche l’onorevole Silvio Giovine, componente XI Commissione, ricordando che “la salute è parte integrante della qualità del lavoro. Portare la prevenzione nei luoghi di impiego significa rafforzare la dignità e la sicurezza dei lavoratori”. Un approccio condiviso anche dall’onorevole Chiara Gribaudo, che ha La prevenzione nei luoghi di lavoro è una responsabilità collettiva che richiede attenzione costante e strumenti adeguati. Promuovere la salute durante l’attività lavorativa significa riconoscere la dignità del lavoro e investire nel benessere delle persone”.

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