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MILANO, DE CORATO(FDI): «STANOTTE NELLA BANLIEUE PARIGINA DEL CORVETTO ATTIMI DI TERRORE

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immagine frontale del bus numero 847 completamente distrutto, sia internamente che esternamente

LI SERVONO I MILITARI CHE C’ERANO CON CDX E UN DECRETO STILE CAIVANO»

«Questa notte, nella banlieue parigina del quartiere Corvetto, è successo di tutto: Attacchi alle Forze dell’Ordine da parte di centinaia di ragazzi in piena notte che oltre a sparare fuochi d’artificio (e dagli audio sembrerebbe anche qualche colpo di arma da fuoco) e bruciato vari oggetti in strada, hanno inoltre assalito e completamente distrutto, senza motivo, l’autobus numero 847 (di cui allego le immagini) costringendo l’autista, intimorito e spaventato, a scappare onde evitare di pagare gravi conseguenze! Situazioni simili a questa, da quando governa il Centrosinistra a Palazzo Marino, siamo purtroppo abituati a vederle e subirle. Spesso, inoltre, vengono oltre che distrutti mezzi pubblici anche aggrediti e picchiati dei poveri innocenti lavoratori, in questo caso autisti del trasporto pubblico locale. Ormai le periferie della città sono completamente in mano agli arabi che le hanno trasformate come quelle francesi, in particolare parigine e il Comune di Milano continua a non fare nulla per la sicurezza di Milano. Con le Giunte di Centrodestra, anche al Corvetto, c’erano i militari poi tolti da Pisapia. Occorre ripristinarli al più presto. Serve, inoltre, un decreto stile quello di Caivano, ovvero una misura atta a tutelare il decoro di questa particolare periferia, garantendo così anche sicurezza urbana».

Così il Deputato di Fratelli d’Italia, membro della Commissione parlamentare sulla sicurezza delle periferie italiane ed ex vice Sindaco delle Giunte di Centrodestra milanesi,Riccardo De Corato.

video, alcune immagini della guerriglia della scorsa notte al Corvetto:

https://drive.google.com/drive/folders/1VhQ9djxCMFQD4SZxstNKpKIbdYogezhg?usp=share_link

Aeroporto di Frosinone, il Presidente del Consiglio Provinciale partecipa in Regione ad una riunione operativa

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Si è svolto a Roma un incontro di grande rilevanza per il futuro dell’aeroporto di Frosinone, a cui ha preso parte anche il Presidente del Consiglio della Provincia di Frosinone, Gianluca Quadrini, insieme al Presidente di Aparf , e ai tecnici della Regione. Un’ occasione per fare il punto sulle prospettive di sviluppo dell’infrastruttura e sul suo impatto positivo per il territorio.

Nel corso dell’incontro, il Presidente del Consiglio Provinciale ha sottolineato l’importanza strategica dell’aeroporto per il capoluogo e per l’intera provincia, ribadendo come questa infrastruttura possa rappresentare una risorsa fondamentale per la crescita economica, turistica e occupazionale della zona. “L’aeroporto di Frosinone è un progetto ambizioso che può contribuire in maniera decisiva alla modernizzazione e al rafforzamento del nostro territorio – ha dichiarato il Quadrini –. Siamo convinti che il suo sviluppo sarà un volano per attrarre investimenti e favorire il collegamento con importanti hub nazionali e internazionali. Insieme ai tecnici della Regione Lazio ci siamo riuniti in maniera operativa per analizzare l’intero progetto.”

Il Presidente ha anche colto l’occasione per ringraziare i membri dell’associazione Aparf che, con grande impegno, stanno lavorando per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla valenza strategica del progetto. “La nostra provincia – continua –  ha bisogno di investimenti concreti nelle infrastrutture per rimanere competitiva. L’aeroporto civile di Frosinone, con i collegamenti rapidi all’autostrada di Ferentino e alla superstrada Ferentino-Frosinone-Sora, può davvero fare la differenza permettendo al nostro territorio di diventare un hub di riferimento per la mobilità e lo sviluppo economico. Credo tanto in questo progetto che io personalmente ho ripreso in mano e rispolverato da quello che aveva la Provincia di Frosinone. Continuiamo ad andare avanti, con il massimo impegno da parte di tutti. Io continuerò a sostenere questo progetto mettendo a disposizione tutte le mie competenze e capacità personali, politiche e tecniche. Ringrazio l’Associazione Aparf, il suo Presidente,  Tiziano Schiappa, e i suoi referenti per l’impegno profuso e per aver creduto nelle potenzialità di Frosinone e del suo aeroporto.  Ringrazio anche la Regione Lazio per la sensibilità e la disponibilità dimostrata. Il nostro territorio merita progetti ambiziosi che guardino al futuro e, grazie a questo piano, siamo sulla strada giusta per concretizzare un’infrastruttura che porterà benefici non solo alla nostra città, ma all’intero Basso Lazio.”

Un miliardo e 36 milioni per la sicurezza

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Presentati oggi i tre programmi europei gestiti dal Ministero dell’Interno

Sicurezza, legalità, contrasto al cybercrime: oggi nel chiostro dell’Università dell’Insubria, a Como, nel corso dell’evento  “Agire le opportunità, sentire la sicurezza” se ne è parlato per far conoscere meglio i Programmi ISF, BMVI e Sicurezza per la legalità, a cofinanziamento europeo. 

Il prefetto Stefano Gambacurta, vice capo della polizia per l’attività di coordinamento e pianificazione e responsabile dei Programmi, nel ricordare il lungo percorso, quasi un quarto di secolo, che il Ministero dell’Interno ha fatto nella gestione di fondi europei per incrementare le condizioni di sicurezza del sistema paese, ha ricordato che nell’attuale ciclo di programmazione il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno gestisce Programmi che valgono oltre un miliardo di euro, di cui il 70% è già stato mobilitato per progetti che dovranno essere completati entro il 31 dicembre 2029.

La giornata è stata anche il punto di conclusione dei tre tavoli che hanno approfondito, con il contributo di amministrazioni pubbliche e rappresentanze del mondo economico e della società civile, tematiche sulle quali si misura la good governance dei Programmi. Per l’avvocato Giuseppe Imbergamo, moderatore del tavolo sul “Nuovo Codice degli appalti”, la «good governance non può passare che da una formazione consapevole delle strutture interne e da una consapevolezza ed una conoscenza della digitalizzazione che ancora oggi viene  vista come uno strumento negativo, mentre bisogna arrivare a conseguire il principio del cosiddetto Once only».

Anna Vaccarelli, che ha invece guidato i lavori sulle “Piattaforme e tecnologie digitali per il contrasto al cybercrime”, ha riferito che «sono venuti fuori alcuni spunti per riflettere ed intraprendere azioni per migliorare la difesa e la protezione delle organizzazioni e delle aziende anche intervenendo a livello normativo nazionale ed europeo». 

Infine Nicola Bonaccini, che ha invece moderato i lavori del tavolo sul “data exchange e comunicazione”, ha detto che «le Istituzioni devono ora far propria la sfida della tecnologia, ad esempio quella dell’intelligenza artificiale, ed utilizzarla come acceleratore per migliorare e potenziare il rapporto con i cittadini. Nell’ambito della sicurezza questo tema è sempre più evidente perché si fanno tanti sforzi per governare il fenomeno e non sempre il cittadino ne è consapevole».

Una giornata ricca di contributi e spunti di riflessione, alcuni dei quali provenienti da Paesi europei, quali Spagna, Olanda e Bulgaria, che, come l’Italia, gestiscono Programmi che finanziati dall’Europa che intendono migliorare la sicurezza dei Paesi e dell’Europa.

 Omicidio a Terracina (LT). Indagini da parte dei Carabinieri 

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 I Carabinieri di Terracina hanno arrestato un uomo 93enne per l’ipotesi di omicidio aggravato della propria moglie 82enne. Questa mattina, verso le ore 08:30, su richiesta al 112 pervenuta dalla figlia, non convivente, della coppia, i Carabinieri sono intervenuti

nell’abitazione dei due anziani, rinvenendo nella stanza da letto, distesa sul pavimento, il corpo senza vita della donna, che presentava dei graffi al collo. Sono stati eseguiti rilievi tecnici a cura di personale specializzato del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina, oltre a sopralluogo da parte del Medico Legale di turno per la Procura della Repubblica di Latina. Sulla base delle risultanze l’uomo è stato dichiarato in stato di arresto. Sulla salma sarà eseguito esame autoptico disposto dall’A.G. L’uomo sarà associato presso una casa circondariale in via d’individuazione. 

Educazione sessuale, quando parlarne con i figli?E a quanti anni? Cosa dicono i pediatri

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Parlare di educazione sessuale a bambini e preadolescenti? meglio farlo presto, ma non si deve trattare di una ‘lezioncina’: ecco i consigli dei pediatri di Sipps per vivere meglio un momento delicato della vita da genitori

ROMA – A che età è corretto parlare di educazione sessuale con il proprio figlio o la propria figlia? Quali parole dovrebbero essere usate? Qual è l’approccio più indicato? Posso contare sul pediatra di famiglia? Quanto conta la scuola? Ci sono differenze tra maschietti e femminucce? Se anche voi siete genitori di figli o figlie adolescenti, probabilmente vi siete posti queste e altre domande per tentare di affrontare al meglio questo delicato argomento.
Un intervento di educazione sessuale, in realtà, non consiste in una ‘lezioncina’ che si fa al bambino in un determinato momento. È piuttosto una educazione che si costruisce e che coinvolge non solo la sessualità ma anche il comportamento, la costruzione del sé e l’autostima. Dunque, anche l’educazione alla sessualità comincia già dall’educazione generale che i genitori danno ai propri figli.
Un bambino che viene educato al rispetto per sé e per gli altri, alla propria integrità e alla propria dignità, è un bambino che già comincia ad avere basi educative che poi saranno importanti anche nell’ambito della sessualità.

‘L’approccio deve essere prima di tutto mirato e individualizzato- spiega all’agenzia Dire la dottoressa Maria Carmen Verga, pediatra di libera scelta Asl Salerno, Vietri sul Mare, e segretario nazionale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps)- partendo da un’analisi del contesto, ovvero diversificato in base a chi mi trovo di fronte e in quale contesto sto lavorando. La divisione, infatti, non è tanto tra maschietti e femminucce, perché le differenze più importanti sono quelle culturali, quelle legate all’età e al carattere’.INTERVENIRE PRESTO

‘Già alle scuole elementari- continua- i bambini fanno proprie le differenze di genere e già alle scuole medie hanno elaborato le proprie idee ed i propri pregiudizi. Bisogna quindi intervenire molto presto, prima dell’adolescenza. Non trascuriamo, inoltre, le differenze culturali: è chiaro che affrontare i problemi che riguardano la sessualità con bambini e adolescenti che appartengono ad alcuni nuclei familiari è un tabù, comporta un problema non indifferente. Con ogni adolescente, comunque, con qualsiasi famiglia dobbiamo davvero approcciarci in modo determinato, perché si tratta di una educazione finalizzata alla protezione stessa del ragazzo o della ragazza, però adeguata e rispettosa della cultura e delle sensibilità individuali’.
‘Ad esempio- prosegue Maria Carmen Verga- possiamo avere di fronte il bambino o l’adolescente che ha scarsa autostima di sé: in questo caso l’educazione alla sessualità deve cominciare necessariamente prima di tutto dalla costruzione dell’autostima, perché se non abbiamo un carattere ben strutturato, su quelle insicurezze e su quelle fragilità si può poi innescare anche un vissuto della sessualità distorto, poco sereno e soddisfacente. Su tutti, il rischio di vivere rapporti che non sono sani ed equilibrati’.
Viene dunque data molta importanza alla costruzione di relazioni sane. ‘E per costruire relazioni sane, rispettose e soddisfacenti- evidenzia la pediatra- è necessario costruire anche la personalità del bambino e del ragazzo. Contestualmente, oltre alle specifiche conoscenze legate alla sessualità, ci sono anche quelle conoscenze normative, di legge, dei propri diritti, che devono essere portate a conoscenza del ragazzo. Ecco perché si parla di una educazione sessuale completa’.

Ma cosa può fare in tutto questo il pediatra? ‘Il pediatra di famiglia, in Italia, ha la grande possibilità di seguire la famiglia e i bambini/ragazzi fin dalla nascita- risponde- supportando i genitori nell’educazione del proprio figlio e nel promuovere un adeguato dialogo tra genitori e figli: è infatti provato che un rapporto di fiducia con i genitori e familiari ed una buona comunicazione sono un fattore protettivo importante per rapporti e sessualità sana. Il pediatra dovrebbe entrare nell’ambito dei programmi di educazione alla sessualità, perché è ormai dimostrato da anni che gli interventi soggettivi occasionali non servono assolutamente a nulla: svolgere la classica lezione a scuola non ha, infatti, alcun tipo di efficacia nel modificare i comportamenti’.
‘Bisogna, invece, perseguire obiettivi e metodologie anche multidimensionali che non siano focalizzate solo sulla sessualità- dice ancora la dottoressa Verga- ma anche sulle capacità personali, promuovendo le proprie competenze di vita, le cosiddette ‘Life skills’, coinvolgendo direttamente i ragazzi. È però necessario che il pediatra, ma anche gli operatori scolastici e i genitori, abbiano poi una specifica formazione su come approcciare questo tipo di problema con i ragazzi’.
Secondo l’esperta, ‘bisogna comunque partire da una breve analisi preliminare del contesto, cercare di parlare quando si creano progetti con piccoli gruppi, considerare da quanti soggetti siano formati, che età abbiano, quali siano i bisogni insoddisfatti e i riferimenti culturali. Bisogna stabilire degli obiettivi mirati all’età e costruire una serie di strumenti come poster, storie, brain storming, giochi di ruolo in cui devono essere stimolate anche le capacità comunicative e di confronto. Ma non deve essere una lezione in cui in ragazzi ascoltano in modo passivo, perché il coinvolgimento attivo e una metodologia attiva di apprendimento incidono molto di più sui comportamenti. E poi, eventualmente, vedere se vi siano anche dei piccoli strumenti di valutazione per verificare ciò che i ragazzi hanno recepito’.

NO AGLI STEREOTIPI

Secondo il Global Early Adolescent Study dell’Oms, intervenire più precocemente è davvero fondamentale, perché gli stereotipi sulla sessualità sono quelli che si inculcano prima nella mente dei bambini. ‘È bene- afferma il segretario nazionale della Sipps- che già dalle età più precoci fino alle più grandi vi sia una formazione continua. Si è infatti visto che quando si fanno questi progetti e quando si svolge un’educazione sessuale completa, si assiste a una diminuzione delle gravidanze precoci e delle malattie sessualmente trasmesse, a un aumento dell’uso dei contraccettivi e a un numero inferiore di relazioni insane’.
Tutto questo è particolarmente importante perché negli ultimi tempi si registra un aumento delle relazioni violente o comunque abusanti nell’ambito delle coppie di adolescenti. ‘Questi adolescenti lasciati a sé stessi, in balia dei mass media- informa Maria Carmen Verga- tendono prima di tutto ad avere modelli distorti ed ideali sia del corpo, come ragazze bellissime o uomini adulti superdotati, sia degli atti sessuali, che inducono molta frustrazione, perché la realtà dell’adolescente è ben diversa. Si ha inoltre un maggior rischio ad avere relazioni di coppia che non sono rispettose, equilibrate, paritarie e soddisfacenti. Anzi, spesso vi trovano spazio situazioni di sopraffazione e di abuso psicologico. Ed è proprio la costruzione di una sana relazione di coppia, in realtà, alla base di una educazione alla sessualità vera e propria. Non meno importante è la necessità di puntare sull’educazione tra pari, la cosiddetta ‘peer education’, cercando di formare gli stessi ragazzi per la formazione dei propri compagni’.

IL ‘BUCO’ DELLA SCUOLA: I PROGRAMMI CHE NON CI SONO

Purtroppo, di un tema così importante come l’educazione sessuale si parla poco a scuola, il luogo dove i ragazzi e le ragazze passano gran parte del proprio tempo. ‘Si parla poco e se ne parla male- precisa la dottoressa Verga. L’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa che non ha programmi istituzionali e nazionali di educazione alla sessualità, non c’è alcun investimento su questo problema educativo e preventivo. Ai ragazzi, a volte, sono offerte semplici lezioni di scienze. È proprio per questo che è importante una formazione specifica tra gli operatori, anche scolastici, che devono occuparsi di educazione alla sessualità, che non può essere improvvisata. Vi sono proprio linee guida su come impostare le lezioni’.
‘I genitori- ricorda- sono le figure deputate a prendere per mano un bambino, un adolescente e insegnargli quale sia la strada corretta da percorrere nell’ambito della sessualità. Sono infatti loro che hanno i figli in casa, che li vedono davanti alla televisione, che possono parlare con loro di qualunque argomento. L’aiuto che i genitori devono dare ai pediatri, dunque, è davvero grande e parte tutto da loro. La famiglia, però, deve essere formata nella comprensione dell’importanza di questo tipo di educazione’.

IL PROGETTO ‘CHIEDI A ME’

‘A tal proposito- interviene il presidente della Sipps, Giuseppe Di Mauro- la nostra Società scientifica ha realizzato il progetto ‘Chiedi a me‘, un vero e proprio booklet di ginecologia e di educazione alla salute che contiene video della durata di un minuto, destinati non solo agli adolescenti ma anche ai genitori, proprio per sapere come e quali parole usare per rispondere alle domande dei propri figli, ma possibilmente anche per intuire tali domande. È un progetto estremamente importante, perché le tematiche sono spiegate sempre sulla base di evidenze scientifiche’.
È evidente che per fare questo, il genitore deve crescere il bambino in un clima di confronto, di apertura, cercare di sollecitare la confidenza del proprio figlio, di fargli capire che non devono esistere tabù o chiusure rispetto a qualsiasi tipo di curiosità che lui o lei possano avere.

Maria Carmen Verga tiene però a ribadire che ‘non esiste una educazione esclusivamente sessuale. Noi, infatti, non abbiamo una persona suddivisa in compartimenti stagni. Abbiamo, invece, una persona che è un tutt’uno e tutto ciò che interviene in quella persona influisce sul resto. Per il nostro ordine mentale tendiamo a catalogare cose come sessualità, educazione, apprendimento scolastico, ma in realtà sono tutte componenti della crescita e dello sviluppo del bambino che si intersecano l’una con l’altra. Ecco perché educare un bambino anche nella semplice buona educazione è una cosa che poi si può ripercuotere in futuro anche nei suoi rapporti di coppia. Dare al bambino la soddisfazione delle proprie capacità è una cosa che gli dà autostima, una cosa che lo porterà a crescere libero. E lo stesso vale per la sessualità: se il bambino pone una domanda su questo tema e la domanda non cade nel vuoto, il bambino stesso vivrà la propria sessualità senza particolari inibizioni, sicuramente in modo molto più sereno’.

Il pediatra, grazie alle guide anticipatorie, non deve aspettare, deve essere pronto a rispondere a richieste specifiche nel momento in cui c’è l’esigenza, ma deve anche saper intervenire nei tempi giusti, oltre che con le modalità e con il linguaggio corretti, in modo da preparare prima il genitore ai problemi che possono presentarsi e a quello che devono fare nel periodo successivo.

A quale età è dunque corretto parlare di educazione sessuale con un bambino? ‘Le linee guida dell’Oms e dell’Unesco pubblicate nel 2020, quelle in base alle quali dobbiamo parlare di una educazione sessuale completa, la ‘Comprehensive sexuality education’- le parole di Immacolata Scotese, pediatra di famiglia a Campagna, provincia di Salerno- suggeriscono a pediatri e genitori di affrontare l’argomento fin dalla primissima infanzia.

DAI 3 AI 5 ANNI

Dai 3 ai 5 anni si può iniziare ad insegnare i nomi corretti dei genitali senza usare soprannomi, per esempio. L’abitudine che abbiamo a tutte le latitudini di dare un soprannome agli organi genitali maschili e femminili va abolita. Questo, ad esempio, perché i predatori sessuali hanno la tendenza ad utilizzare il nome scientifico dicendo ”Mi fai vedere il pisellino?’. Se noi indichiamo l’organo genitale con il nome corretto e non con il soprannome, a quell’età gli conferiamo già una maggiore autoconsapevolezza e uno strumento per potersi difendere. Dai 3 ai 5 anni, l’età prescolare, bisogna poi favorire il rispetto delle proprie parti, cioè avere rispetto delle zone intime del proprio corpo ma anche del proprio spazio corporeo.

DAI 6 AGLI 8 ANNI

Nei bambini un po’ più grandi, quelli tra i 6 e gli 8 anni, la cosa importante sarebbe rispondere alle domande spontanee sulla riproduzione senza anticiparle. Ma bisogna farlo in modo semplice, non fantasioso, non poetico, cercando di aumentare la consapevolezza dei propri limiti e del proprio corpo. Quando entriamo nella pre-adolescenza e nell’adolescenza, quindi a partire dai 9 anni, l’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unesco invitano poi ad ‘accogliere i cambiamenti della pubertà e, soprattutto, delle emozioni che l’accompagnano‘.

A 12-13 ANNI

‘In queste linee guida- aggiunge Immacolata Scotese- sia l’Oms che l’Unesco pongono molto l’accento sulle emozioni, sulle emotività, sul rispetto e sull’accettazione del sé. Quando poi il ragazzo, la ragazza, sono un po’ più maturi, quindi verso i 12-13 anni, le linee guida individuano le modalità per parlare anche di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse e di contraccezione. Probabilmente, però, parlare di contraccezione a 13 anni è un po’ tardi, se si considera che l’età del primo rapporto sessuale si è notevolmente abbassata. L’importante è non far radicare in questi ragazzi concetti sbagliati’.
Uno fra tutti, secondo Scotese, è fondamentale: ‘L’adolescente deve sempre avere a disposizione la doppia contraccezione. La femminuccia deve assumere la pillola anticoncezionale e pretendere che il ragazzo usi il condom, che deve essere indossato prima di qualsiasi contatto con i genitali: il ragazzino che è alle prime esperienze non conosce infatti il proprio corpo come un uomo maturo e potrebbe essere travolto dall’atto sessuale. Pertanto si corre il rischio di una gravidanza indesiderata ma anche di contrarre una delle tante malattie sessualmente trasmesse’.

Cosa possono fare i genitori per supportare i pediatri? ‘L’Oms ha stilato alcuni punti. Il primo- dice Immacolata Scotese- è creare un ambiente di ascolto aperto e senza giudizio: i ragazzi si devono sentire a proprio agio, ma questo è un ambiente che si costruisce nel tempo, non si improvvisa. Il genitore dovrebbe essere una persona aperta e accogliere le differenti posizioni sul tema dell’inizio dell’attività sessuale. Un genitore non si deve solo preoccupare di queste tematiche, ma piuttosto se ne deve occupare. Lasciamo dunque che le domande che pongono i nostri figli siano accolte, mentre se siamo in difficoltà o non sappiamo rispondere non rispondiamo, potremmo dire che ne riparliamo una seconda volta, con onestà. Se i ragazzi esprimono dei dubbi, accogliamo questi dubbi e condividiamoli‘.
Secondo Immacolata Scotese, ‘quello che i genitori devono fare è dare informazioni certe sull’obiettivo, che è quello di proteggere i ragazzi dalle malattie sessualmente trasmesse e anche dalle gravidanze indesiderate. In una società come quella odierna è dunque fondamentale mantenere un ascolto aperto e privo di giudizio’.

Il secondo punto stilato dall’Oms si sofferma sulle modalità di parlare ai figli. ‘Bisogna far sì che l’argomento delle conversazioni sia affrontato brevemente ed è fondamentale approfittare del momento: ad esempio, se la televisione lancia un input su un determinato tema, io ne devo approfittare per parlarne con mio figlio, mia figlia, ma senza fare tutto un capitolo sulla contraccezione. I genitori, dunque, dovranno essere bravi a parlare con i propri figli senza ricorrere a tecnicismi, a meno che non siano gli stessi ragazzini a chiederlo. Voglio poi ricordare ai ragazzi e alle ragazze alle prime armi che il profilattico non si apre mai con i denti, perché il lattice si può danneggiare, e ribadire che va messo prima di qualunque contatto tra i genitali. Non si tiene in macchina, perché le alte temperature lo possono danneggiare. Molti, poi, i ragazzi che lo conservano nella custodia del telefonino, altra cosa sbagliatissima, così come tenerlo nel portafoglio. I profilattici vanno tenuti nello zaino o nelle borse. È fondamentale che il profilattico sia in buone condizioni, perché potrebbe rompersi durante l’atto sessuale’.
‘Credo- conclude Immacolata Scotese- che tutti noi, genitori, pediatri, ragazzi, tutto il mondo, ci dobbiamo preparare alla fluidità di genere: i giovani sono pronti, loro sono innamorati dell’amore, non del sesso’.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

La dieta biomediterranea riduce il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e tumori

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Crescono i livelli di antiossidanti, diminuiscono l’infiammazione generale dell’organismo, si abbassa il rischio cardiocircolatorio

ROMA – Seguire una dieta mediterranea biologica riduce i rischi di contrarre malattie cardiovascolari, diabete e tumori, grazie a un complessivo effetto immunomodulante e detossificante: crescono i livelli di antiossidanti, diminuisce l’infiammazione generale dell’organismo, si abbassa il rischio cardiocircolatorio.

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È questa la conclusione della prima tappa dello studio su volontari sani condotto dall’Università di Roma Tor Vergata e guidato dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, che si contraddistingue per una importante e dettagliata raccolta di dati sulla salute, sui valori nutrizionali dei cibi e sulla loro impronta ambientale. La ricerca si è particolarmente concentrata sulla composizione del microbiota intestinale, spesso definito il ‘secondo cervello’ del nostro corpo, con risultati inediti sul miglioramento di questo sistema fondamentale per la nostra salute.Questi sono alcuni dei principali risultati del protocollo di ricerca IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet), realizzato dall’Università di Tor Vergata, Dipartimento di Biodinamica e Prevenzione, per il Progetto ‘MOdello di prOgettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta Mediterranea per la difesa della salute in Italia: applicazione del processo Nutrient Analysis of Critical Control Point-MOOD’, Traiettoria 5 del Ministero della Salute. A darne evidenza, la campagna di comunicazione ‘Il Bio dentro di noi’, ideata e organizzata dalle maggiori realtà del biologico: FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico.

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Un minuto di rumore alla Camera per Giulia Cecchettin, il papà si commuove

Le organizzazioni non sono entrate nella ricerca e nella elaborazione dei dati, ma hanno realizzato una campagna di diffusione dei risultati puntata su due dei volontari, Tatiana e Dario, che sono stati seguiti nelle varie fasi e sono diventati protagonisti della campagna social. Gli specifici dati sanitari pre e post dieta dei due volontari rispecchiano la tendenza generale: i batteri ‘buoni’ (tra i Firmicutes), nel loro microbiota intestinale, sono aumentati, mentre i batteri (tra i Bacteroitedes) che favoriscono lo stato infiammatorio sono diminuiti tra il 5 e il 50%. Inoltre (risultato non atteso) hanno perso tutti e due circa un chilo di peso durante la dieta mediterranea in bio.

La campagna è stata presentata oggi presso la sala stampa della Camera dei deputati, assieme ai dati della ricerca. A commentarla, oltre ai responsabili scientifici dello studio e del progetto ‘MOOD’ finanziato dal Ministero della Salute e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, Laura di Renzo, direttrice della Scuola di Scienze dell’Alimentazione di Tor Vergata, e Antonino De Lorenzo, professore emerito responsabile scientifico del progetto ‘MOOD’, sono stati il sottosegretario al MASAF Luigi D’Eramo, la deputata Maria Chiara Gadda, l’europarlamentare Camilla Laureti (in video conferenza), Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, Nicoletta Maffini, presidente AssoBio, Massimo Monti, presidente del Consorzio Il Biologico.

Grazie alla dieta biomediterranea, secondo quanto rilevato dallo studio, negli organismi dei volontari le famiglie di batteri antiossidanti (i batteri buoni per la nostra salute) sono aumentate anche del 25% dopo la dieta rispetto allo stato iniziale. Allo stesso tempo, le associazioni di batteri pro-ossidanti si sono ridotte fino al 50% sul campione. Quindi, chi segue una dieta mediterranea biologica corre minori rischi di contrarre malattie cardiovascolari, diabete e tumori, grazie a un complessivo effetto immunomodulante e detossificante.

Nell’enorme raccolta di dati sono emersi risultati altamente positivi nella qualità dei grassi assunti nella dieta biologica mediterranea, con un calo consistente dei grassi saturi correlati al rischio cardiocircolatorio. A esprimere questi valori sono il cosiddetto indice di aterogenicità che si è quasi dimezzato (da 0,29 a 0,16) e quello di trombogenicità, più che dimezzato (da 0,42 a 0,20), riducendo così il rischio di malattie cardiovascolari. Anche la capacità antiossidante del pasto legata a quella del corpo, fondamentale per contrastare l’invecchiamento cellulare, è quasi quadruplicata, passando da 5.870 a 20.573 unità ORAC, l’unità di misura della capacità di assorbimento dei radicali liberi.
‘È una ricerca unica- ha spiegato la professoressa Di Renzo- perché si basa su un data base ex novo eccezionale. I dati ottenuti dalle analisi effettuate ai 15 volontari hanno preso in considerazione diversi parametri, permettendoci di raccogliere una quantità enorme di risultati, per questo lo studio assume una rilevanza scientifica importante. Il cuore dello studio ha riguardato l’analisi del cosiddetto esposoma, ovvero l’insieme dei fattori interni ed esterni che influenzano il nostro stato di salute. Tra questi ci sono le abitudini alimentari, lo stile di vita e l’esposizione a sostanze inquinanti. Lo studio ha approfondito il primo di questi fattori, ovvero quanto incide ciò che mangiamo sul nostro stato di salute. I risultati hanno mostrato che una dieta composta esclusivamente da alimenti biologici riduce l’esposizione a sostanze chimiche nocive, come pesticidi e fertilizzanti sintetici, rafforzando le barriere naturali del corpo contro infiammazioni e danni cellulari’.

Un dato per certi versi inaspettato è stato quello relativo alla vicinanza della dieta giornaliera dei partecipanti allo studio a un modello ideale di alimentazione mediterranea. Il cosiddetto Indice di Adeguatezza Mediterranea è passato da 1,4 (livello non accettabile) nelle analisi pre-ricerca a oltre 15 (livello eccellente). In altre parole, molti italiani pensano di mangiare mediterraneo e invece sono molto lontani dal modello di consumo di vegetali, cereali, legumi, frutta fresca e secca e poche proteine animali, possibilmente ittiche che caratterizza la dieta mediterranea. Ma è stato dimostrato da precedenti studi che anche solo l’aumento di 2.7 unità dell’indice di adeguatezza mediterranea è associato a una diminuzione di mortalità per patologie cardiovascolari del 26% su 20 anni.

I benefici non si fermano qui. Mangiare bio è, come è noto, una scelta sostenibile, e lo studio di Tor Vergata lo ha pienamente confermato. Nel solo mese della dieta, l’impronta idrica è scesa da 64.475 litri a 44.705 litri per persona, con un risparmio di circa 20.000 litri. Per fare un paragone, si tratta dell’acqua necessaria per fare più di 250 docce. Anche l’impronta carbonica si è ridotta, passando da 40,25 a 38,13 kg di CO2 equivalenti: la stessa quantità di emissioni prodotta dal funzionamento medio mensile di un forno elettrico.

‘I risultati della ricerca presentata oggi- commenta il sottosegretario all’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste, Luigi D’Eramo- evidenziano come due modelli alimentari per noi di riferimento, come la dieta mediterranea e il biologico, combinati insieme, abbiano effetti ancora più positivi per la salute. La dieta mediterranea, già patrimonio immateriale dell’umanità, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti come sistema alimentare migliore al mondo, perché è salutare e fa bene anche all’ambiente. Una sostenibilità che è parte fondante del metodo di coltivazione biologico, che promuove cibo sano e legato ai territori. Lavoriamo per sostenere un rilancio dei consumi interni, per consentire l’ulteriore crescita di un settore in cui l’Italia è leader a livello internazionale. È inoltre importante sensibilizzare i più giovani, che saranno gli adulti di domani, sui benefici di un’alimentazione sana e sostenibile, favorendo una sempre maggiore diffusione della dieta mediterranea biologica anche nelle mense scolastiche’.

Per Maria Grazia Mammucini, presidente di FederBio, ‘i risultati che presentiamo oggi sono frutto di una ricerca scientifica che mette insieme due scelte alimentari che si rafforzano vicendevolmente: la dieta mediterranea associata ad alimenti biologici. Ci pare di estrema importanza che lo studio, assieme ad altri che si sono susseguiti negli ultimi anni, dimostri e confermi la validità della scelta del bio per il mantenimento della salute delle persone e come elemento inevitabile per la salute dell’ambiente, anche in un’ottica ‘One Health’. Nella condivisione di questa campagna c’è anche un valore complessivo per il mondo del biologico: l’alleanza strategica che abbiamo creato e che vede insieme FederBio, AssoBio e Consorzio Il Biologico, per investire congiuntamente nell’informazione ai cittadini e per promuovere il tema della salute legata al consumo del bio. Il biologico, che vede l’Italia al primo posto nella produzione, deve ancora affermarsi completamente nei consumi. Abbiamo bisogno di campagne di comunicazione e

‘Il bio dentro di noi’ è un esempio concreto di come, insieme, riusciamo a realizzarle’.
Sulla stessa linea Nicoletta Maffini, presidente di AssoBio, per la quale ‘è importante unire le forze e lavorare in sinergia tra Associazioni per creare maggiore consapevolezza sull’importanza dell’alimentazione biologica per la tutela della salute delle persone, degli allevamenti e dell’ambiente. Questi primi dati presentati dal Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dimostrano che l’alimentazione biologica è alla base della nostra salute, dobbiamo pertanto diffondere questi risultati per creare maggiore consapevolezza. Il settore del biologico può e deve diventare il punto di riferimento per l’intera filiera agroalimentare del Paese. L’Italia è già leader mondiale di produzione ed esportazione del biologico, ma è necessario lavorare per incrementare i consumi interni che sono ancora troppo limitati, poco più del 3% del totale alimentare.

Sono certa che il messaggio forte e chiaro con i risultati di questa ricerca, che diffonderemo tra i soci e i consumatori, possa essere un primo passo fondamentale per il rilancio dei consumi e del settore’.
In conclusione il presidente di Consorzio Il Biologico, Massimo Monti, ha ricordato che ‘scegliere cibo biologico significa investire sulla salute dell’ambiente, di cui siamo parte. Allo stesso modo, credo sia inconfutabile che la buona salute dell’ambiente, in cui viviamo, contribuisca a mantenere noi stessi in buona salute. Il bellissimo lavoro dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata aggiunge una conferma scientificamente rilevante a ciò di cui da sempre siamo convinti, ovvero che mangiare biologico abbia effetti positivi rilevanti diretti sulla nostra salute. Il nostro Consorzio promuove e sostiene l’agricoltura biologica, la produzione e il consumo di cibo biologico dal 1988, ovvero da prima che la certificazione biologica venisse normata a livello europeo: contribuire oggi, assieme ad AssoBio e FederBio, alla divulgazione di questi risultati solidi e rilevanti è per noi un piacevole dovere’.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Maltempo, Mattarella: “La natura presenta il conto dell’incuria dell’uomo”

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IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

Il Presidente è ad Alessandria per ricordare la devastante alluvione che 30 anni fa colpì la Regione Piemonte

ROMA – “Siamo portati, istintivamente, a definire le calamità che si presentano come ‘naturali’.
Quale senso va attribuito a questa espressione? Dare per scontato che le calamità debbano ripetersi e che accadono – e accadranno – comunque, a prescindere? Che, tutto sommato, è piuttosto vano opporvisi? E che il massimo che si possa fare, dunque, è tentare di attenuarne gli effetti? Oppure, che la natura, periodicamente, presenta anche il conto della costante propensione dell’uomo a trascurare gli equilibri dell’eco-sistema?“. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Alessandria al teatro Alessandrino per la cerimonia del 30° anniversario dell’alluvione che colpì i comuni della Regione Piemonte.

Settanta morti, cinquecento feriti, migliaia di sfollati, decine e decine di migliaia di posti di lavoro compromessi. La piena del Tànaro, del Bormida, del Belbo, sino al Po, colpì Ceva, Alba, Asti, Alessandria, con quattordici vittime, Canelli, Garessio, Acqui, Casale Monferrato, Santena, Crescentino, Trino, Bra. Quasi trecento i Comuni colpiti, allagati. Completamente isolati gli ospedali che vi erano a Bra, Canelli, Fossano, Nizza Monferrato.
L’evento alluvionale più grave dell’intero Novecento in Piemonte, secondo l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. “Le tragedie lasciano tracce irreversibili nel cuore e nella mente delle persone, nei luoghi. Dopo una catastrofe nulla è più come prima”, sottolinea il presidente della Repubblica.“Quando l’eco degli avvenimenti drammatici scompare dalle cronache non vi devono essere pause o intervalli nel porre in sicurezza i territori e garantire fiducia e serenità alle popolazioni, per sospingere la ripresa della vita. Il rilancio delle zone colpite è interesse di tutto il Paese, e qui ne troviamo testimonianza”, sottolinea il Capo dello Stato. E aggiunge: “Il tema non può ridursi alla rapidità ed efficacia dell’intervento durante le calamità. Bisogna guardare alla prevenzione dei rischi, con una visione di lungo periodo, analoga all’andamento della evoluzione degli eventi naturali. Non basta proporsi di ‘mitigare’ le avversità. Non sarebbe un proposito all’altezza delle attese e delle esigenze. La storia ci consegna sovente tragedie. Che fare di fronte ad esse? Gli slogan suggestivi della forza della ricostruzione del ‘dov’era com’era’ meritano di mettere l’energia che li anima a servizio di un equilibrio che non perpetui squilibri e pericoli. Appare poco previdente evocare, ogni volta, la straordinarietà dei fatti – che tendono, invece, prepotentemente, a riproporsi – per giustificare noncuranza verso una visione adeguata e progetti di lungo periodo”.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Roma VI° Municipio – Un Calcio alla criminalità – La Nazionale Argos Soccer Team Forze di Polizia in campo per il Sociale

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di Fausto Zilli

Continua senza sosta il percorso delle Buone Azioni dell’Associazione Argos Forze di Polizia, dopo le ultime due tappe di “A Scuola con Legalità”, ora è la volta della Nazionale Argos Soccer Team Foze di Polizia in campo giovedì 28 novembre pv per il sociale nel promuovere attraverso lo sport la legalità, guidati dal capitano Fabio Badolato onnipresente: in campo con Argos Soccer Team anche Matteo Lunetta e Bogdan Ionat Helciu della Comunità alloggio Agape per persone con disabilità di Fonte Nuova.

Testimonial dell’evento Fabio Petruzzi ( ex calciatore AS Roma ) allenatore in panchina con Argos Soccer Team Forze di Polizia.

“Un Calcio alla Criminalità 2024” con il patrocinio del Municipio Roma VI le Torri del presidente Nicola Franco da sempre in prima linea per la legalità e il giusto vivere, con il prestigioso patrocinio del C.O.N.I. Lazio del presidente Riccardo Viola, del Comitato Regionale A.S.I. Lazio presidente Roberto Cipolletti, del Comitato Nazionale Italiano FairPlay del presidente Ruggero Alcanterini e con il patrocinio della Guarda Nazionale Ambientale del presidente Alberto Raggi, i quali da subito hanno aderito alla lodevole iniziativa.

Una partita di calcio tra la Nazionale Argos Forze di Polizia e la Rappresentativa politici locali, uniti per la promozione della legalità, uniti per il Fairplay. Cornice d’eccezione la polisportiva GDC Ponte di Nona del presidente Mimmo Gaglio, il quale si è messo da subito a disposizione con la struttura e la società di calcio. La gara sarà diretta dalla sezione Lorenzo Cesari di Roma Arbitri Sport Italiani del presidente Americo Scatena. Calcio d’inizio a cura del Consigliere dell’Assemblea Capitolina Mariacristina Masi.

Paolo Battaglia La Terra Borgese e Paola Meledandri, il Critico e l’Avvocata: “Lo sgretolamento impressionista”

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di Paolo Battaglia La Terra Borgese e Paola Meledandri

Tra le nostre due professioni sussistono legami incorporei che nascono da una coincidenza di sensazioni e di stati d’animo dettati dalla poesia della bellezza e, perciò, della giustizia: “Il Cielo Stellato Sopra di me, la legge morale dentro di me”, affermava Kant. Così evidenziano il critico d’arte palermitano Paolo Battaglia La Terra Borgese e l’avvocata romana Paola Meledandri

Negli ultimi anni dell’Ottocento si cominciò ad avvertire uno sgretolamento del gruppo impressionista. Nuove tendenze si facevano avanti – scrivono Paolo Battaglia La Terra Borgese e Paola Meledandri:

«La più intellettuale fu quella di Seurat, (seguito poi da Signac), che venne chiamata “pointillisme” o “puntinismo”.

Dallo studio delle leggi ottiche e della composizione dei colori, Georges Seurat passò all’applicazione pratica, dipingendo grandi quadri come Domenica alla Grande Jattee Il circo, o piccole opere come la Modella nello studio, con colori puri, accostati l’uno all’altro secondo una tecnica particolare, a piccoli punti. Osservati da vicino, questi dipinti sembrano un mosaico: da lontano, le forme si compongono e si fondono, e l’armonia dei colori risulta completa.

Lo seguì con appassionato interesse anche Gino Severini, che più tardi aderirà al Futurismo, in una evoluzione pittorica comune anche a Boccioni e a Balla. In Italia si ebbe qualcosa di analogo al “pointillisme” di Seurat nel divisionismo di Giovanni Segantini e di Previati.

Anche Paul Gauguin aveva esposto con gli Impressionisti, incoraggiato da Pissarro, ma si staccò ben presto dal gruppo per elaborare una pittura nuova, a grandi macchie piatte di colore, con un’esaltazione delle tonalità calde che già prelude all’Espressionismo.

Un altro pioniere è Vincent Van Gogh. Con le sue tinte accese, le sue pennellate tormentate, anche Van Gogh apre la via all’Espressionismo, che si varrà della forza del colore per trasmettere emozioni e stati d’animo.

Sempre in questa direzione, Henri de Toulouse-Lautrec, creatore del manifesto moderno per le sue coloriture piatte, mette l’accento sulla espressione dei volti, sfiorando a volte la caricatura. Le sue figure, fortemente contornate, non hanno più nulla in comune con le evanescenti immagini del primo Impressionismo. Lautrec influenzò anche una giovane modella rivelatasi ottima pittrice: Suzanne Valadon, una figura-chiave dell’ambiente artistico di Montmartre. È la madre di Utrillo, il pittore che nei primi anni dello scorso secolo comincerà a dipingere, con un tocco fresco e incantato, debitore in parte della pittura impressionista, i suoi angoli di Parigi, evocatore di un mondo semplice e primitivo ormai scomparso per sempre.

Altre soluzioni, con forme più conchiuse e pittoricamente risolte, furono offerte da Pierre Bonnard (1867-1947), –di cui esamineremo, anticipano Paolo Battaglia La Terra Borgese e l’avvocata Paola Meledandri– Grande nudo allo specchio (1931)- e da Vuillard, in quella corrente chiamata “neoimpressionismo”: il primo con una gamma di colori brillanti e chiari, che ricordano spesso Renoir; il secondo con abili chiaroscuri e “tagli” sapienti, che ancora oggi hanno qualcosa da dire alla pittura moderna.

E in Italia? L’eco delle innovazioni portate dall’Impressionismo giunse a Firenze e a Livorno, dove i nostri Macchiaioli si arrovellavano, incompresi dal pubblico, intorno ai problemi della luce. Ma quando Fattori, l’esponente del gruppo, si recò a Parigi, dichiarò sdegnosamente che non aveva più nulla da imparare.

A Roma giunsero invece le riproduzioni dei quadri di Seurat, che Giacomo Balla aveva portato da Parigi. Per alcuni giovani fu una rivelazione. Umberto Boccioni e Gino Severini si cimentarono in quel linguaggio nuovo e lo trasformarono poi, attraverso successive elaborazioni, nel dinamismo futurista.

Ormai, col nostro secolo, i grandi Impressionisti hanno compiuto il loro ciclo. Tutti morti. Da lontano, il vecchio Monet, a ottantaquattro anni, assisteva alle nuove esperienze della pittura e non le capiva. “Ho sempre avuto il terrore delle teorie”, scriveva poche settimane prima di morire a un amico. “Non ho che il merito di aver dipinto direttamente di fronte alla natura, cercando di rendere le mie impressioni davanti agli effetti più fuggevoli, e sono desolato di essere stato la causa di un nome dato a un gruppo in cui la maggior parte non aveva nulla di impressionista”.

È l’amara confessione di un artista sopravvissuto al suo tempo, che vede sfilare sotto i suoi occhi quadri cubisti, espressionisti, surrealisti, futuristi, astratti; e non ha capito che la pittura moderna è cominciata proprio da lui.

Ma andiamo alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, al palazzo Ca’ Pesaro, al Nudo allo specchio dipinto di Pierre Bonnard.

Il suo soggetto propone un interno con figura femminile nuda davanti allo specchio, si tratta di un olio e tempera su tela del 1931, che misura 153,5 x 104,3 centimetri.

Le Bagnanti di Renoir, immerse nella dolce luce solare, si trasformano attraverso la pittura di Bonnard in fragranti figure di donne colte nella intimità della loro stanza, intente alla toilette. Bonnard ha dipinto decine di Nudi, in piedi, chinati, di spalle, di fronte, di profilo, e la luce che bagna le carni investe anche tutti gli oggetti della stanza, fino a creare un’atmosfera sola, compatta, fragrante, senza smagliature.

Nel Nudo allo specchio la figura di donna taglia coraggiosamente a metà la composizione, ma è bilanciata alla sinistra dall’apertura dello specchio in cui si riflette parte della stanza, con la sua lunga cornice verticale.

A destra, il tavolino da toeletta con gli elementi diversi che arredano la stanza.

La luce proviene dalle spalle della donna e ne accarezza dolcemente il dorso. Sembra per un momento di tornare al mondo dell’Impressionismo.

Eppure la tecnica di Bonnard è affine solo in apparenza a quella degli Impressionisti. A uno sguardo più attento, ci si rende conto che le sue pennellate fresche, vibranti, abili nel modellare con pochi tocchi di colore, riescono a creare un diverso linguaggio e una nuova realtà poetica.

Anche qui siamo nel mondo del colore puro, portato più avanti dopo l’insegnamento dell’Impressionismo.

Ma fin dall’inizio Bonnard è stato in polemica con la pittura contemporanea. In un primo tempo fece parte di un gruppo che, intorno al 1891, si chiamava dei “Nabis” (“Nabis” in ebraico significa “profeta”) per una certa ingenuità, per il desiderio di vedere le cose con occhi nuovi. Era un modo di reinventare la realtà, che per un certo periodo divenne anche Simbolismo.

Gli artisti, che facevano capo alla “Revue Blanche”, si chiamavano Maurice Denis, Vuillard, Roussel; con Bonnard, essi rappresentano attraverso la pittura un’esaltazione della bellezza e della giovinezza.

Si racconta che Bonnard dipinse 2000 tele e che quasi un loro terzo è occupato dalla figura di Marthe, sua musa e sposa. Ma è davvero sempre lei la donna raffigurata?»

Paolo Battaglia La Terra Borgese e Paola Meledandri

Al Teatro Palladium ‘Guerrieri Amorosi’. 400 anni di Tancredi e Clorinda

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A 400 anni dal Combattimento di Tancredi e Clorinda, al Teatro Palladium in prima assoluta l’8 dicembre un omaggio a Monteverdi e Tasso in forma di trittico sulle note di Alessandro Solbiati, Luciano Berio e Claudio Monteverdi, con la direzione di Fabio Maestri.

In prima assoluta e come evento speciale dell’8 dicembre, il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre ospita Guerrieri Amorosi: una serata unica dedicata alla celebrazione del 400° anniversario del Combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi; un omaggio a Monteverdi e Torquato Tasso tra tradizione e contemporaneità, per un’esperienza musicale affidata alle composizioni di Alessandro Solbiati, con la direzione musicale di Fabio Maestri e l’esecuzione dell’ensemble In Canto.

Il capolavoro della musica seicentesca, ispirato al canto XII della Gerusalemme Liberata di Tasso, torna sul palcoscenico con una nuova luce, in una reinterpretazione che ne valorizza sia il carattere eroico e amoroso sia la sorprendente attualità dei suoi temi: un trittico di brani e un viaggio nelle atmosfere dell’epoca, per guardare al presente.

Guerrieri Amorosi non è solo un tributo a Monteverdi, ma anche una ricerca di nuovi linguaggi artistici, in cui gli elementi classici si combinano con soluzioni innovative per incontrare le esigenze di un pubblico trasversale. La composizione inedita di Alessandro Solbiati, ispirata all’opera originale, si configura come un contributo esclusivo che esplora le sfide interpretative e le eredità artistiche nel panorama musicale contemporaneo, e offre al pubblico una riflessione sulla continuità del patrimonio culturale e sui suoi significati nell’attualità.

Alla guida musicale della serata, Fabio Maestri porta l’esperienza di oltre trent’anni nel teatro musicale contemporaneo, insieme all’Associazione In Canto, da sempre attiva nella diffusione di opere significative e meno conosciute, e qui impegnata a offrire al pubblico un’esperienza di alto valore artistico e culturale che unisce musica e narrazione storica in un dialogo tra tradizione e innovazione. Guerrieri amorosi prevede l’esecuzione del Combattimento di Luciano Berio (1966) – uno dei più importanti compositori e sperimentatori del Novecento – che rielabora la partitura per avvicinarla al pubblico moderno, insieme con una nuova composizione creata appositamente per il 400° anniversario da Alessandro Solbiati (2024), che offre una visione attuale del conflitto amoroso e bellico dei protagonisti. Completano il programma altre due opere inedite dedicate a Monteverdi dalla compositrice Carmen Fizzarotti e dal compositore Francesco Mariotti.

Dopo il debutto in prima nazionale al Teatro Palladium, Guerrieri Amorosi andrà in scena   domenica 15 dicembre alle ore 16.00 al Teatro Ponchielli di Cremona, e il giorno successivo, lunedì 16 dicembre alle ore 20.45 presso l’Auditorium Claudio Monteverdi – Conservatorio di Musica “Lucio Campiani” di Mantova.

Grazie alla collaborazione con la Fondazione Monteverdi e l’Accademia Virgiliana, l’allestimento si distingue come evento multidisciplinare, con un’attenzione particolare alla rilevanza dei temi proposti.

L’evento sarà accompagnato da seminari che si svolgeranno a Roma, Cremona e Mantova, su temi come amore, guerra, cavalleria e violenza di genere. Questi incontri, aperti al pubblico, offrono un’analisi approfondita della rilevanza sociale e culturale dell’opera di Monteverdi e Tasso, sottolineando come le loro creazioni trovino ancora eco nel contesto attuale.

In collaborazione con la Fondazione Monteverdi di Cremona, l’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, Conservatorio “Lucio Campiani” di Mantova e Fondazione Arvedi Buschini. L’iniziativa è finanziata come Progetto Speciale Musica della Direzione Generale Spettacolo del MiC.

Domenica 8 dicembre ore 18.00

Teatro Palladium – Piazza Bartolomeo Romano, 8, 00154 Roma

L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.

Per maggiori informazioni contattare staff.spettacolo@teatropalladium.it

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