Questa mattina i Carabinieri della Compagnia di Brindisi hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale, su conforme richiesta della Procura di Brindisi, nei confronti di otto persone indiziate a vario titolo dei delitti di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, estorsione, ricettazione, furto aggravato in concorso e violazione agli obblighi e prescrizioni imposti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza.
Il provvedimento cautelare è stato emesso nell’ambito delle indagini relative al procedimento penale per il quale, il 17 settembre scorso, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di altre 5 persone indagate per i medesimi reati; la misura coercitiva è scaturita all’esito degli interrogatori preventivi effettuati dal Giudice per le Indagini Preliminari nei confronti degli odierni indagati.
L’indagine, avviata nel settembre 2022, a seguito della denuncia di una delle vittime, ha consentito di:
– individuare la presunta base logistica ubicata in un garage nella disponibilità del presunto capo del gruppo;
– ricostruire le principali condotte delittuose del sodalizio, consistenti:
· in furti su commissione e nella successiva rivendita dei veicoli previa alterazione dei dati identificativi del telaio, mediante l’intervento di carrozzieri compiacenti che esercitavano l’attività illegalmente;
· in furti di automezzi con successiva estorsione ai danni delle vittime mediante il sistema del c.d. “cavallo di ritorno”;
· nello smembramento dei veicoli rubati per la successiva rivendita dei pezzi sul mercato illecito;
– sequestrare alcuni autoveicoli con il numero di telaio contraffatto;
– rinvenire nel corso delle perquisizioni attrezzi utili per forzare l’apertura degli autoveicoli e “ripunzonare” il numero di telaio.
Dall’attività è emerso, inoltre, che i furti delle autovetture sono stati consumati nei parcheggi del centro commerciale “Le Colonne” e dell’ospedale “Perrino” di Brindisi.
Si precisa doverosamente che gli indagati non sono da ritenersi colpevoli fino a quando la responsabilità penale non sarà accertata con sentenza irrevocabile.
La Stazione Carabinieri di Fara in Sabina ha arrestato in flagranza di reato un cinquantasettenne, di origini straniere ma da tempo residente in Italia, ritenuto responsabile del reato di estorsione.
L’arrestato, già gravato da precedenti di polizia, è proprietario di un’abitazione sita in Fara in Sabina, che aveva affittato ad un altro cittadino straniero. Alla scadenza del contratto, quando quest’ultimo stava per lasciare l’immobile, il locatore richiedeva, senza alcuna motivazione, il pagamento di ulteriori 800,00 Euro, somma non prevista dal contratto d’affitto e non dovuta, poiché al momento del rilascio dell’abitazione non erano state riscontrate anomalie o danni all’immobile.
Questa ingiustificata richiesta di denaro, reiterata più volte nei giorni successivi, veniva anche accompagnata da minacce di morte rivolte all’intera famiglia dell’ex affittuario, composta tra l’altro anche da due figli minorenni. Preoccupato per la propria incolumità e per quella dei suoi familiari, l’uomo ha così deciso di rivolgersi ai Carabinieri.
Ricevuta la denuncia, i militari della Stazione di Fara in Sabina hanno immediatamente organizzato un apposito servizio di osservazione e pedinamento nel giorno in cui sarebbe dovuto avvenire il pagamento della somma ulteriore. I Carabinieri sono così intervenuti proprio al momento della consegna del denaro, bloccando l’indagato che, vistosi scoperto, ha opposto una ferma resistenza fisica verso i militari, tentando anche la fuga, prontamente sventata dagli operanti.
L’uomo è stato dichiarato in stato di arresto e, su disposizione del Magistrato di turno della Procura della Repubblica di Rieti, sottoposto ai domiciliari presso un’altra abitazione di sua proprietà.
Si dà atto, come di consueto, che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.
Come già comunicato nei giorni scorsi, il sottoscritto Presidente e i componenti del Consiglio Direttivo presenti all’assemblea soci dello scorso cinque ottobre, si sono dimessi dalle cariche sociali al fine di consentire nuove elezioni degli organismi societari e per ridare slancio alla vita interna ed esterna dell’Associazione. E’ evidente che questo scopo – precisa – si può raggiungere soprattutto con un forte impegno di tutti i soci attuali che passa per un allargamento della base elettorale ottenibile grazie a nuove iscrizioni all’Associazione stessa, fatto che lo ha spinto a chiedere a tutti gli iscritti con una apposita lettera personalizzata un grosso impegno per raggiungere questo obiettivo. Ha invitato così tutti a fare uno sforzo tra le conoscenze di ognuno per far aderire il maggior numero di persone possibile, ricordando che per l’anno in corso è stato deciso di non chiedere ai soci nessuna contribuzione. Alla nota ha quindi allegato un modulo di iscrizione che potrà essere utilizzare allo scopo e che potrà essere inviato, debitamente compilato e sottoscritto, tramite la mail: terranostra2022@virgilio.it o anche personalmente contattando i dirigenti attuali ai seguenti numeri telefonici: 3661459812 – 3334461002. Ma chiunque fosse autonomamente interessato a ciò, potrà ovviamente aderire all’associazione con le stesse modalità utilizzando l’allegato modulo di iscrizione. Al termine di questa campagna di adesioni, della durata di circa un mese, questo Consiglio Direttivo, che nel frattempo rimane in carica per l’ordinaria amministrazione, provvederà a indire nuove elezioni per rinnovare le cariche di Presidente, Vice presidente, Segretario, Tesoriere.
Presentata a Castiglione in Teverina, in occasione dell’evento “Borgo con Gusto”, la Guida di Antonio Castello “I Sapori della Tuscia” – Viaggio Enogastronomico attraverso le Sagre e Feste di paese
Castiglione in Teverina è uno stupendo paesino laziale, un gioiello incastonato fra il Lazio e l’Umbria, collocato su di una collina tufacea che si affaccia sulla Valle del Tevere. Le sue origini risalgono alla metà del IV secolo, con tracce di insediamenti etruschi. Storia, arte e natura incontaminata costituiscono quindi i punti di forza che invogliano i turisti a visitare tale luogo e che lo rendono meta ambita anche dai viaggiatori più esigenti. Per far conoscere tale realtà si è svolta recentemente la manifestazione “Borgo con Gusto” promossa dalla “Rete d’Impresa Castiglionese” in collaborazione con la DMO (Destination Management Organization) “Expo Tuscia” che si pongono entrambe come strumento in grado di coniugare marketing territoriale e imprenditorialità, mediante azioni mirate ma con una rinnovata convergenza che non può prescindere da una programmazione negoziata tra attori pubblici e privati. Non a caso alla presentazione della Guida “I Sapori della Tuscia” sono intervenuti sia la presidente dalla Rete d’Impresa, Debora Formica, sia il presidente della DMO Vincenzo Peparello. «A Castiglione, ha detto la Formica, sono presenti otto aziende che producono vino e che rappresentano una grande opportunità per il territorio. Ma il paese offre diverse altre situazioni per affacciarsi oltre i confini della nostra regione. Si possono fare grandi cose, ma occorre la partecipazione di tutti, oltre ad investimenti mirati. Il nostro territorio, purtroppo, non è ancora molto conosciuto e per questo la nostra azione deve essere promossa e sostenuta con l’aiuto di tutti gli attori che qui operano e, soprattutto, con quello dei media che, in questo caso, può essere determinante”. Un’opinione condivisa anche da Peparello che individua nella partnership pubblico-privato il successo dell’operazione intrapresa dalla Rete d’Impresa e che punta su una capillare azione di coordinamento fra tutte le realtà presenti sul territorio. Gli interventi dei due rappresentanti istituzionali hanno fatto da introduzione alla presentazione della pubblicazione di Antonio Castello il quale, dopo aver brevemente illustrato il luogo e la presenza al suo interno del MUVIS, il Museo del Vino più grande d’Europa e aver illustrato la storia dello stesso, è passato ad illustrare i contenuti della sua opera con una avvertenza: “il sottotitolo, ha detto, parla di “sagre” e “feste”, una distinzione che occorre tenere ben presente nello scorrere il volume. Le prime infatti, sono le manifestazioni che esaltano il prodotto e piatto tipico locale, mentre le seconde possono anche avere un valore enogastronomico, ma non individuano nulla di locale. E’ il caso della birra che pur essendo entrata a pieno titolo fra le abitudini alimentari degli italiani, non hanno nulla di storico e di locale”.
Antonio Castello
L’Autore non si limita a descrivere le manifestazioni ma fornisce anche, per ogni singola località, informazioni sulle attività economiche prevalenti, sulla gastronomia, sulla storia del luogo e sulle principali attrattive turistiche. Poi spiega perché, nell’affrontare, un tema così importante, sia partito dalle “sagre” che, per lo meno all’apparenza, si presentano come manifestazioni frivole. “Sono due i motivi che mi hanno indotto a questa scelta. Il primo è che solo attraverso le sagre è possibile assaporare i prodotti e piatti tipici locali attraverso gli odori e i sapori di una volta. Il secondo perché le “sagre” sono divenute oggi un vero e proprio fenomeno. Basti pensare che in Italia si svolgono ogni anno circa 20.000 eventi promossi e organizzati in massima parte dalle Pro Loco che investono in questa attività 700 milioni di euro per un ricavo che supera abbondantemente i 2 miliardi di euro; che impegnano in maniera più o meno fissa 10 mila addetti; che richiamano complessivamente oltre 50 milioni di visitatori la cui spesa media si attesta sui 15/16 euro pro-capite per un valore economico complessivo molto importante”.
Il libro è un vero “vademecum”, utile se non indispensabile per programmare un viaggio nella Tuscia, sia pure per solo un weekend. Per l’Autore infatti, non esiste un paese dove non si organizzi una Sagra e soprattutto non c’è un mese dell’anno che non ne contempli qualcuna. Le sagre e le feste individuate dall’autore, che passa in rassegna tutti i 60 comuni della Provincia di Viterbo, sono circa 150 spalmate su tutti i mesi dell’anno. A Gennaio si festeggia Sant’Antonio Abate, Santo molto amato nella Tuscia, e a lui sono legate molte manifestazioni che esaltano alcuni fra i prodotti più rappresentativi dell’enogastronomia locale come la polenta, la bruschetta e l’olio. A Febbraio le Sagre si legano al Carnevale e ai suoi dolci tipici (castagnole, frappe, ecc.). I mesi di Marzo e Aprile sono dedicati ai riti della Pasqua e molti sono gli eventi ad essa dedicata come il “Purgatorio” di Gradoli o la “Merenne bolsenese” di Bolsena. Si tratta di due manifestazioni molto antiche, risalenti ad epoche remote. La manifestazione di Gradoli in particolare risale al ‘500 e venne istituita col pretesto di soccorrere le anime del Purgatorio. Maggio è il mese della primavera, periodo in cui le greggi possono alimentarsi dell’erba più fresca, con il risultato che il loro latte sia più consistente, profumato e saporito per la produzione di formaggi particolari come l’ottima “ricotta” (che comunque formaggio non è) o la più saporita “caciotta”. Sempre in questo mese figura una Sagra inserita nel Guinness dei Primati: quella del Lattarino di Marta, classificata tra le prime dieci Sagre popolari più importanti d’Italia. La Sagra si segnala per il fatto di cuocere, nei due giorni della festa, in una padella di oltre 3 metri di diametro (anche questo è un primato), ben due tonnellate di lattarino, il pesce più piccolo del lago, “annegato” in 1.200 litri di olio. Giugno è il mese delle ciliegie (Celleno) e delle zucchine (Fabbrica di Roma). Ma è anche il mese dedicato alla porchetta (Vallerano), unica rispetto a quella delle altre regioni confinanti (Toscana, Umbria e Marche), ma anche a quella della stessa Ariccia. Una differenza che si sostanzia nella presenza del finocchietto e del peperoncino. Luglio è il mese della frutta, in particolare del melone (Tarquinia e Montalto di Castro). Agosto è il mese delle feste: praticamente si festeggia di tutto e ogni paese cerca di sfruttare la maggiore frequentazione turistica per organizzare ogni tipo di sagra. Settembre è il mese delle sagre particolari come possono essere quelle dedicate al “coniglio leprino viterbese” (Vitorchiano), allevato allo stato brado in appositi recinti, e quella dedicata alla lumaca (Graffignano). Ottobre è il mese della castagna, il prodotto tipico dei Monti Cimini, festeggiata un pò dappertutto in quella zona (San Martino, Vallerano, Soriano nel Cimino, Canepina, ecc.) mentre a Latera si festeggia il “marrone”. Novembre è il mese dedicato a San Martino che, non a caso, fa rima con vino. Dicembre è dedicato alle Sagre dell’olio, come i DOP Tuscia e Canino. Conclude Antonio Castello: «Un piatto tipico degustato in un ristorante o in una Sagra si differenzia, oltre che per il costo, per la tipicità. Il piatto della Sagra viene preparato dalle massaie e segue la ricetta tradizionale. Nessun piatto fatto anche da un grande chef, pur di gran pregio, potrà far rivivere le atmosfere di un tempo e far gustare i sapori del piatto tipico delle nostre nonne».
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu, unitamente ad una delegazione.
Dopo l’intervento del Direttore Generale Qu Dongyu, il Capo dello Stato ha rivolto un saluto ai presenti.
La critica del designatore. In Italia in 7 giornate fischiato il triplo dei rigori rispetto alla Premier League
ROMA – “Soddisfatto degli arbitraggi di questa giornata? No”. Il giudizio senza appello è di Gianluca Rocchi, il designatore della Serie A. L’epidemia di “rigorini” che si è abbattuta sul campionato italiano nell’ultimo weekend ha di fatto sconfessato anche le sue linee guida.
Si è alzato delle polemiche, ma più di quelle parlano i numeri. Sono 32 i rigori fischiati in Serie A in appena sette giornate: circa 4,6 rigori a giornata. Un’enormità, soprattutto se confrontata con le statistiche degli altri campionati: la Liga viaggia a 28 in 90 partite (0,31 di media), la Ligue 1 27 in 63 gare, media 0,43), la Bundesliga 23 rigori su 54 partite (media 0,43) e infine la Premier League, dove hanno fischiato solo 12 rigori in 70 partite.
Il riconoscimento del valore artistico e sociale dei cauntautori italiani verrà consegnato al cantautore l’8 novembre
ph. Alessandro Dobici
ROMA – Va a Claudio Baglioni il premio Pierangelo Bartoli 2024, il riconoscimento del valore artistico e sociale dei cauntautori italiani.
La motivazione è la seguente: “Sessant’anni di carriera, che si devono ad una ricerca ispirata, sia nei testi che nelle musiche, tanto da rendere i suoi lavori altamente poetici e intensi. Claudio Baglioni è un cantautore amato da un pubblico intergenerazionale, con importanti valori etici, umani, civili e sociali, come l’ideazione di ‘O’ Scia’’ da tutti riconosciuta la più importante manifestazione a sfondo sociale del nostro paese, tenutasi a Lampedusa per diversi anni. Ha cantato l’amore, i diritti civili, la libertà, l’integrazione, facendolo sempre a muso duro, come quando nel 2012 fu il promotore del primo tributo a Pierangelo Bertoli, volendo far diventare la canzone di Pierangelo un inno corale, interpretato dai più grandi artisti italiani nella manifestazione ‘Italia Loves Emilia’ per raccogliere fondi a favore delle popolazioni terremotate”.La cerimonia di consegna del Premio Pierangelo Bertoli si terrà l’8 novembre al Teatro Caranidi Sassuolo – Modena (via Giovanni Mazzini 28). Claudio Baglioni sarà intervistato dal giornalista Marino Bartoletti e riceverà un’opera dello scultore Dario Brugioni, raffigurante la copertina dell’album “A muso duro” di Pierangelo Bertoli.
Durante la serata, condotta da Andrea Barbi, si esibiranno gli 8 finalisti della sezione “Nuovi Cantautori”, accompagnati dalla band diretta da Marco Dieci, selezionati tra centinaia di candidati: RNG da Genova con il brano “Vorrei”, Mmara da Milano con “La Voce Fa Male”, Giacomo Rossetti da Firenze con “Siena Non Ride Più”, Brigida da Chieti con “La La Land”, Marco Germanotta da Messina con il brano “Fai Davvero Come Vuoi”, XGIOVE BAND da Fermo con “Trattato (Dimmi Che Non Hai Smesso)”, Emanuele Dabbono da Savona con il brano “Oversize”, Luca Fol da Rimini con il brano “Estinguiamoci”. La direzione artistica è affidata ad Alberto Bertoli e Riccardo Benini.
I biglietti per partecipare alla serata sono disponibili su vivaticket.com o presso la biglietteria del Teatro Carani, in via G. Mazzini 28 a Sassuolo (martedì, venerdì e sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00; martedì e mercoledì anche dalle ore 15.30 alle ore 19.30).
Il Premio Pierangelo Bertoli si terrà l’8, 9 e 10 novembre. Questa edizione porta con sé una grande novità: il ritorno al Teatro Carani di Sassuolo (via Giuseppe Mazzini, 28), città natale di Pierangelo Bertoli. Dopo dieci anni di chiusura, il teatro è stato completamente ristrutturato e inaugurerà la nuova stagione artistica proprio in occasione del Premio Pierangelo Bertoli.
Il vincitore della sezione Nuovi Cantautori si aggiudicherà un premio in denaro pari a € 5.000,00 oltre a Borse di studio conferite da ACEP/UNEMIA eavrà l’opportunità di partecipare a manifestazioni di prestigio collaterali che si svolgeranno in Italia nel corso del 2025.
Lo studio internazionale: 25 dei 35 parametri vitali esaminati sono fuori scala. Il “collasso sociale” è dietro l’angolo. Solo in Italia da inizio anno sono già 1.899 gli eventi estremi
ROMA – I “segni vitali” della Terra sono ai minimi termini. C’è ancora polso, ma chissà per quanto. “Il futuro dell’umanità è in bilico”, dicono i più importanti esperti mondiali di climatologia. Il “collasso sociale” è dietro l’angolo. Lo afferma un rapporto pubblicato sulla rivista Bioscience ripreso dal Guardian, che ha esaminato 35 parametri vitali nel 2023: 25 di questi sono i peggiori mai registrati, inclusi i livelli di anidride carbonica. Ciò indica una “nuova fase critica e imprevedibile della crisi climatica”, affermano gli scienziati.
Il rapporto descrive un pianeta in fin di vita: la temperatura della superficie terrestre e degli oceani ha raggiunto il massimo storico, alimentata dalla combustione record dei fossili; la popolazione umana sta aumentando al ritmo di circa 200.000 persone al giorno e il numero di bovini e ovini di 170.000 al giorno, le emissioni di gas serra battono ormai ogni record.
Gli studiosi hanno identificato 28 cicli di feedback, tra cui l’aumento delle emissioni dovute allo scioglimento del permafrost, che potrebbero contribuire a innescare molteplici punti di non ritorno , come il crollo dell’enorme calotta glaciale della Groenlandia. Il riscaldamento globale sta provocando condizioni meteorologiche sempre più estreme mortali, dagli uragani negli Stati Uniti alle ondate di calore a 50 gradi in India. Sono miliardi le persone ora esposte al caldo estremo.
“Siamo già nel mezzo di un brusco sconvolgimento climatico, che mette a repentaglio la vita sulla Terra come mai gli umani hanno visto prima”, dice il professor William Ripple, dell’Oregon State University, che ha co-diretto il gruppo. “Il sovrasfruttamento ecologico, ovvero prendere più di quanto la Terra possa dare in sicurezza, ha spinto il pianeta verso le condizioni climatiche più minacciose mai viste”.
“Il cambiamento climatico ha già spostato milioni di persone, con il potenziale di spostarne centinaia di milioni o addirittura miliardi. Ciò porterebbe probabilmente a una maggiore instabilità geopolitica, forse persino a un parziale collasso sociale”.
Solo in Italia da inizio anno sono già 1.899 gli eventi estremi – dicono i dati raccolti dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche – di cui 212 tornado (52 nella prima metà di settembre, il 71% sulle coste tirreniche), 1.023 nubifragi (157 nella prima metà di settembre, il 91% sulle regioni del Centro-Nord), 664 grandinate con chicchi di grandi dimensioni (37 nella prima metà di settembre, record in Versilia con chicchi di diametro fra 7 e 9 cm). Particolarmente colpita l’Emilia-Romagna che in un anno e mezzo ha registrato 3 alluvioni disastrose.
Secondo il WWF, l’informazione in Italia non affronta seriamente il problema della crisi climatica, non unisce i puntini, non dà il senso delle conseguenze già in atto e del ritardo dell’azione per cercare di non far progredire il caos climatico di cui hanno interamente responsabilità le attività umane, a partire dall’uso dei combustibili fossili, e per affrontare l’enorme danno ormai provocato attraverso l’adattamento.
Il noto virologo Burioni torna ad “attaccare” la città marchigiana- dove gli ultimi casi accertati sono 115- e ironizza: “Tranquilli, la situazione lì è sotto controllo”. Nuovo caso anche a Pesaro
PESARO – “Quello che è successo a Fano è grave, perché la trasmissione è avvenuta localmente: è grave perché la zanzara non si sposta più di 200 metri dal luogo dov’è nata, mentre l’uomo prende il treno e va dove vuole”, parole profetiche dette dal virologo, Roberto Burioni, ospite da Fabio Fazio, alla trasmissione “Che Tempo Che Fa” di domenica scorsa. Oggi, meno di 48 ore dopo, arriva la notizia che gli dà ragione: il primo caso auctoctono di Dengue in Toscana. Più precisamente a Sesto Fiorentino, dove una famiglia di tre persone risulta infetta e non a caso: madre e figlia avevano soggiornato pochi giorni fa a Fano, città in cui si è registrato un focolaio con oltre 100 casi accertati di febbre da Dengue.
E il virologo oggi dai suoi profili social mette il dito nella piaga: “Tranquilli, a Fano la situazione è sotto controllo, è Burioni che esagera”, scrive riportando la notizia dei nuovi contagi a Sesto Fiorentino.
“DENGUE NON È MALATTIA LIEVE, UN CASO SU 20 VA IN OSPEDALE”
Nel corso della trasmissione di Fazio, il virologo non è andato leggero per far comprendere la gravità della situazione: “Dicono che questa malattia è lieve ma non lo è, perché in 1 caso su 20 si finisce all’ospedale e si possono aver problemi molto gravi, non va sottovalutata”. La soluzione resta solo una: “Se non ci sono le zanzare, non c’è la Dengue”. Per Burioni ora che è arrivato l’inverno “c’è una grossa fortuna” perché “le zanzare con l’arrivo del freddo diminuiscono molto la loro attività”. Diversamente, “immaginiamo cosa sarebbe accaduto se questo si fosse verificato non a fine settembre ma ai primi di giugno: sarebbe stata una catastrofe per il turismo”. Ora a Fano e nelle località in cui si trovano contagi “dobbiamo fare disinfestazione e dobbiamo fare di tutto per far sì che non ci siano i luoghi dove le zanzare si possano sviluppare”.
UN CASO ANCHE A PESARO, UN UOMO RICOVERATO MA “SENZA CONTATTI A FANO”
Intanto, sul fronte del focolaio marchigiano, la lotta alla Dengue va avanti: questa mattina si è conclusa l’ultima operazione di disinfestazione su tutto il territorio del Comune di Fano, svolta in due notti consecutive. I casi registrati dall’Ast, Azienda sanitaria territoriale, nella città ammontano a 115 accertati e 21 probabili, in data 5 ottobre. Mentre ieri è stato comunicato un nuovo caso nella vicina Pesaro, dove un uomo risulta ricoverato nel reparto di Medicina dell’ospedale della città dal 28 settembre scorso. “Si tratta di un uomo – spiega il sindaco Andrea Biancani– ricoverato da qualche giorno a scopo precauzionale, ma che non ha avuto alcun contatto con Fano”. E anche a Pesaro via alla disinfestazione nel raggio di 200 metri dall’abitazione dell’uomo.
Nella Commissione di inchiesta ascoltate le loro testimonianze e denunce. “I medici hanno accettato supini che la polmonite si curasse con la tachipirina”. Richiesta l’audizione del collega di De Donno
ROMA – “Ecco cosa erano i nostri cari: dei piedi con un cartellino attaccato, dentro una busta, corpi nudi. Non abbiamo potuto nemmeno vestirli per una degna sepoltura”. Mostra la foto di quei piedi nel sacco di plastica l’avvocata Eleonora Coletta, presidente del Comitato Verità e Giustizia Moscati di Taranto, davanti alla Commissione d’Inchiesta sul covid che oggi ha audito le associazioni dei familiari delle vittime. Le testimonianze vanno alla prima ondata: ai decessi nelle RSA e alla raccomandazione della ‘tachipirina e vigile attesa’, quando antifiammatori e plasma iperimmune erano “derisi” e considerati “non scientifici”.
“MIO MARITO MORTO PER UNA TAC NEGATA, A MIO PADRE FALSATA LA CARTELLA CLINICA”
Coletta, che per anni è stata avvocata dell’Asl di Taranto, conosce bene il mondo sanitario in cui ha lavorato una vita e anche lei alla pandemia ha pagato un tributo di cuore altissimo: un marito di 56 anni, sano, morto “per una tac negata che avrebbe mostrato un pneumatorace per una mala gestione di ossigeno” e un padre di 74 anni in buona salute che sulle cartelle cliniche sarebbe diventato poi uno di “84 anni e circa 80 kg, un ‘vecchio’ al quale non si poteva far niente” (come le dissero, ndr) quando ne pesava circa 60, come ha riferito in audizione. L’ostruzionismo che ha avuto questa Commissione ci ha confermato che avevamo ragione. Mio padre dall’ospedale mi diceva: ‘Sono ore che chiedo acqua, sembrano bambini, non fanno niente’ e avevo capito che ci fosse qualcosa di anomalo nel suo ricovero e in quello di mio marito. A mio marito non hanno fatto terapie né tac e hanno rifiutato di fare il plasma. La tac gli avrebbe salvato la vita perché sarebbe emerso il pneumotorace per mala gestione dell’ossigeno, ma tanto…. c’è lo scudo penale”, ha continuato Coletta che intanto ha in piedi un contenzioso civile e penale. Anche perché “sulle cartelle cliniche- ha spiegato riferendosi ai suoi due casi personali- hanno inventato comorbilità inesistenti”.Sulle cure l’avvocata Coletta, riferendosi a informazioni raccolte e segnalazioni, ha specificato: “A Taranto in seconda ondata non è morto nessun medico perché ricevevano il plasma, ma quando lo proponemmo noi – anche con donazioni di familiari che avevano avuto il covid – al Moscati hanno detto che non credevano al plasma, ma non era un’ ideologia in cui credere, e allora perché credevano alla vigile attesa?”. La presidente del comitato Moscati ha ricordato le condizioni delle persone ricoverate, entrate in ospedale con covid e sane: “Persone sgridate, ragazzi infettati e morti, nella rianimazione il 93% moriva. Con quale criterio si decideva cosa fosse scientifico?” ha domandato riferendosi all’ex ministro Speranza e al presidente Giuseppe Conte. “La farmacia dell’ospedale era rifornita di tutto, tac e apparecchiature incelofanate, c’era lassismo, arrendevolezza, e sfiducia che i medici hanno dimostrato nell’affidare tutto all’ossigeno usato a dismisura. Perchè i medici hanno accettato supini che la polmonite andasse curata con la vigile attesa e la tachipirina? “mentre chi proponeva altro veniva isolato, deriso e radiato. Il covid- ha detto Coletta che ha affidato la sua storia a un libro ‘Canale terminale’– doveva essere incurabile solo cosi avremmo avuto paura e avrebbero potuto negare ai medici di venirci a visitare e curare. Sto parlando di cose già depositate in CTU. A noi- ha aggiunto- nessuno ha proposto antinfiammatori e considero la comunicazione la principale responsabile di ciò che è accaduto“.
“OSTRACISMO SU PLASMA IPER IMMUNE, SIA ASCOLTATO IL COLLEGA DI DE DONNO”
“Cosa c’è di umano nel vietare di vedere il nostro caro quando è morto? La bara ci è stata consegnata sigillata, e non era possibile fare nemmeno il funerale: forse il virus usciva dalla bara?”, ha esordito Sabrina Gualini, presidente del Comitato nazionale Familiari vittime del Covid. “I giornalisti mandavano immagini e insieme ai martellanti bollettini alimentavano paura e solitudine. A noi era vietato fare visita perchè si diceva che il virus lo si portava dall’esterno e invece- ha raccontato riferendosi a tanti casi presenti nel comitato- i parenti entravano con tampone negativo in ospedali o rsa e dopo tempo era positivo. Anche nel 2020 e 2021 era accaduto a chi si era recato in ospedale per altri motivi (non covid) e poi- ha aggiunto Gualini- venivano classificate come morti di covid quei casi di decessi dovuti ad altre infezioni nosocomiali o ad alti flussi di ossigeno. E’ stato il comitato nazionale di Bioetica nel 2021 a presentare una mozione sul problema della solitudine dei pazienti e chiedeva di assicurare tutti gli sforzi per far visita ai pazienti, favorire il volontariato, anche favorendo i dispositivi come cellulari”. Vigile attesa, tachipirina e abbandono delle persone che secondo Gualini sarebbe rimasto anche ben oltre la prima ondata. “Paracetamolo e vigile attesa venivano dati anche in seconda ondata, 2021 e 2022, come è stato possibile ostracizzare il plasma iper immune quando era più efficace proprio se somministrato in fase iniziale? Un largo uso avrebbe evitato migliaia di ospedalizzazioni e decessi e per questo chiediamo di audire Massimo Franchini, direttore dell’Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Asst Mantova, collega di De Donno e che fine ha fatto- ha sottolineato Gualini – l’indagine della Corte dei Conti sugli anticorpi monoclonali? Diverse dosi sono scadute nel frigo degli ospedali”. Storie che anche qui sono diventate un libro ‘Volevo solo tornare a casa’ con la prefazione del Vescovo Giovanni d’Ercole contrario al dpcm sui funerali. E sulla comunicazione istituzionale in pandemia Gualini ha aggiunto: “Scarsa e basata sul terrore, e anche il personale sanitario era impanicato”.
“ANCHE LA CHIESA GRANDE COLPEVOLE”
Elisabetta Stellabotte, presidente del comitato L’Altra verità, ha parlato di “atto disumano che vede tutti i politici coinvolti e grande colpevole la Chiesa” su quanto accaduto alle vittime di Covid sepolte senza un estremo saluto ne tantomeno un riconoscimento. “Un pericoloso precedente”, ha detto in ultimo un’associata che sul finale dell’audizione ha chiesto di voler parlare della proposta di un disegno di legge che “vieti di infilare un corpo in un sacco nero”. “Noi abbiamo la colpa di aver lasciato i nostri cari in ospedale- ha continuato Stellabotte- e chiediamo il motivo per cui nessuna Procura abbia visto le nostre cartelle periziate. Parliamo di quasi 200mila famiglie: si può ancora credere che un Paese non stupri la dignità del malato per delle linee guida. Noi le risposte le abbiamo, voi indagate”. Ha aggiunto: “Queste persone sono morte nelle strutture di sanità che dovevano essere eccellenza per un violento dettame sanitario mentre nei salotti televisivi andavano le virus star” e non altri medici. “Chiedete scusa all’Italia e al Paese”, ha concluso mentre cartelli e voci sullo sfondo della diretta preannunciano un inizio caldo e un cammino spinoso. “Sono anni che aspettiamo”, si sente dire mentre la diretta stacca.
SINISTRA ITALIANA – “Contrari al metodo e alla sostanza, non alle persone”
Oggi si è svolta l'Assemblea dei Soci di Talete. Ancora una volta abbiamo...
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