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Dai reali di Svezia a Beckham, oltre 600 persone per i funerali di Eriksson

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La folla commossa alla cerimonia a Torsby, città natale del grande allenatore. Gremita la chiesa di Fryksande, tra vip e gente comune

OMA – La bara di Sven-Goran Eriksson è arrivata alla chiesa di Fryksande intorno alle 7 del mattino. A Torsby, la sua città natale, si sono radunate più di 600 persone, la famiglia reale svedese e la gente comune. Una sola campana ha suonato al passaggio del feretro, con la folla composta e in lacrime. David Beckham passeggia all’interno della chiesa prendendo per mano le persone, abbracciando il padre 95enne Sven Eriksson e Yaniseth Alcides, con la quale il grande allenatore svedese, morto di cancro a 76 anni, ha vissuto negli ultimi 15 anni.

Le strade attorno alla chiesa sono state isolate dalla polizia. Chi resta fuori assiste alla cerimonia su un maxischermo. Il sacerdote, Ingela Älvskog, in un lungo discorso iniziale ha descritto Eriksson come un buon padre, un ballerino di salsa ma un uomo con cui era impossibile fare shopping. Risuona dalla voce di Charlotta Birgersson “Candle in the Wind”, di Elton John. Nel ritornello, il testo è stato modificato in omaggio a Eriksson, con un collegamento al lago Fryken, vicino al quale si trova la sua casa, il maniero Björkefors. “I tuoi passi cadranno sempre qui sulla collina più verde di Fryken“.

La cerimonia, toccante e perfettamente a tono con la vita d’un uomo che fino all’ultimo ha provato a “celebrare la vita”, si è conclusa con la canzone del Värmland eseguita da Oscar Magnusson, prima che il corteo si muovesse verso alla fattoria di Kollberg.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Tumore testa-collo: sopravvivenza a 5 anni se la diagnosi è precoce

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Il professor Succo (AIOCC) avverte: “Attenzione a fumo di tabacco, alcol e virus Hpv”

ROMA – “Per tumori della testa e del collo si intendono quei tumori che si manifestano nel distretto anatomico che va dalle clavicole fino alla base del cranio, quindi il cervello è escluso. Si tratta di una serie di tumori diversi, perché incidono a carico dei diversi organi che sono contenuti all’interno di questa realtà anatomica e quindi sono da annoverarsi tra i tumori rari in quanto nessuno di questo tipo di neoplasie supera la soglia dei 6 casi ogni 100mila abitanti. Si tratta di tumori che interessano essenzialmente il cavo orale, la lingua, la gola e la laringe, dove sono contenute le corde vocali, e le ghiandole salivari. Non dobbiamo poi dimenticare che comunque nel distretto cervico cefalico è compresa anche la tiroide, sede di tumori maligni di questa ghiandola”. Lo ha spiegato all’agenzia Dire il professor Giovanni Succo, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (Aiocc) e della European Head and Neck Society, a margine della presentazione della XII edizione della Make Sense Campaign, avvenuta oggi a Roma presso la sala Caduti di Nassirya del Senato.“Diversamente dal fatto di essere considerati tumori rari- ha proseguito- in realtà questa entità viene ritenuta cumulativamente, per cui insieme questi tumori rappresentano il sesto-settimo cancro più frequente dei tumori maligni umani, parliamo di circa 10.000 casi all’anno in Italia, prevalentemente di sesso maschile: sette su 10 sono maschi, tre su 10 sono femmine”.

FATTORI DI RISCHIO

L’esperto ha posto poi l’accento sui fattori di rischio. “Quelli riconosciuti sono essenzialmente due: il fumo di tabacco e l’alcol, specialmente se in associazione. Da un po’ di anni si è presa però consapevolezza di altri fattori di rischio che non sono di tipo voluttuario ma di tipo biologico, ovvero i virus: il virus dello Human papilloma virus, l’Hpv, e il virus della mononucleosi infettivo, virus di Epstein Barr. A questo tipo di infezione è legata anche la eziopatogenesi di alcuni tipi di tumori del distretto cervico-cefalico”.Il presidente Aiocc ha sottolineato poi che “i tumori testa-collo ‘colpiscono soprattutto la quinta-sesta decade di vita ma negli ultimi anni, proprio a causa dell’infezione da Hpv, si sta assistendo a una riduzione dell’età età media di incidenza di questo tipo di tumori, che colpiscono anche soggetti appartenenti alla terza-quarta decade di vita”.

MODALITÀ DI TRATTAMENTO

Per chi è colpito da queste neoplasie viene in aiuto la chirurgia, “prima modalità di trattamento– evidenzia Succo- specialmente se si parla di tumore in fase precoce. Quando i tumori sono invece in fase avanzata, quasi sempre la terapia è molto multimodale e comprende la chirurgia, la radioterapia e i trattamenti chemioterapici appannaggio della oncologia medica”.

LE PERCENTUALI DI SOPRAVVIVENZA

Le percentuali di sopravvivenza sono molto diverse. “Se il tumore viene diagnosticato in fase precoce, le percentuali di sopravvivenza a cinque anni rasentano il 90% dei casi, mentre se il tumore è diagnosticato tardivamente il 50% di questi pazienti potrà essere vivo ancora cinque anni dopo la diagnosi”.

Neoplasie delle quali in Italia si parla, forse, ancora troppo poco. Secondo il professor Succo “questo avviene essenzialmente perché manca una corretta definizione di questo tipo di tumore in termini di peso sanitario e sociale. Si tratta dei più frequenti tra i tumori rari e come tali devono essere considerati e poi trattati in ambito multidisciplinare in centri specializzati per il trattamento di questo tipo di tumori”.
La ricerca sta intanto producendo farmaci sempre più efficaci per contrastare i tumori della testa e del collo. C’è un però. “Il problema- ha reso noto Giovanni Succo- è che nel nostro Paese l’iter approvativo per i farmaci di ultima generazione è ancora un po’ rallentato rispetto ad altre realtà internazionali. Si viene così a verificare la situazione in cui il paziente legge su Internet che c’è la possibilità di essere curati con un farmaco innovativo e poi tocca con mano la realtà in cui, nella nostra realtà nazionale, quel farmaco non può ancora essere utilizzato”.

I SINTOMI

E i sintomi? Il paradosso è che sono quelli delle più comuni infiammazioni del distretto testa-collo. “Stiamo parlando del mal di gola- dice il professor Succo- stiamo parlando del dolore alla bocca e alla lingua, delle gengive che sanguinano, dell’ingrossamento delle ghiandole del collo, dell’abbassamento di voce, la raucedine, del sangue dal naso, ovvero l’epistassi. Tutti sintomi che, in realtà, sono abbastanza comuni. Quello che deve caratterizzare un sintomo sospetto è quando dura più di tre settimane: ecco perché il nostro motto è ‘Uno x tre’, ovvero un sintomo anche banale che però dura per più di tre settimane deve suggerire di andare a una consultazione con uno specialista del distretto testa-collo. Quelli di ingresso sono l’otorinolaringoiatra o il chirurgo maxillo-facciale, nonché il dentista. Voglio pero sottolineare che la terapia del tumore testa-collo oggi è rigidamente multidisciplinare, sia per quanto riguarda il trattamento che la riabilitazione”.Numerosi i problemi che lamentano quanti vengono colpiti da questo tipo di neoplasia.
“In realtà- le parole del professor Succo- i disagi maggiori per i pazienti con tumore testa-collo sono quelli delle funzioni: la funzione deglutitoria, la funzione fonatoria, cioè parlare, e la funzione motoria. Il collo colpito da questo tipo di malattia e quindi trattato chirurgicamente o anche con terapie fisiche perde un po’ della propria funzionalità, è rigido. E questo grado di fibrosi e rigidità si traduce poi in un rallentamento o in un impedimento delle funzioni più comuni, tra cui quelle che spesso caratterizzano la nostra vita sociale, come mangiare o parlare in pubblico o avere rapporti sessuali. Quindi possiamo dire che questo tipo di tumore è uno di quelli che incidono più pesantemente sulla sfera psicologica dei nostri pazienti”.

Il presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica lancia infine un messaggio a quanti combattono ogni giorno contro i tumori della testa e del collo. “Non dobbiamo avere paura di questo tipo di cancro, non dobbiamo avere paura di una diagnosi, specialmente se questa è precoce. Purtroppo siamo ancora un po’ distanti dalla prevenzione assoluta e dall’abbandono assoluto dei fattori di rischio- conclude- ma se prestiamo maggiormente attenzione ai segnali che provengono dal nostro corpo riusciamo a raggiungere una diagnosi di questo tipo di tumore in fase molto precoce, da cui derivano trattamenti spesso in grado di risolvere completamente la malattia oncologica”.

 fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Morto un 82enne sull’Appennino bolognese, era andato a funghi: trovato il corpo

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L’82enne ieri non aveva fatto ritorno a casa e già nella notte era partite le ricerche: stamattina purtroppo è stato ritrovato senza vita

BOLOGNA – Un uomo di 82 anni è stato trovato morto sull’Appennino bolognese, nella zona di Madonna dell’Acero: era disperso da ieri pomeriggio. Nella giornata di ieri l’anziano era andato a funghi ma poi non era rientrato a casa e i familiari non avevano più avuto notizie. L’allarme era scattato poco dopo le 18.30 e il soccorso alpino era subito entrato in azione. L’82enne era andato in cerca di funghi nella zona di Rio Ri, fra l’abitato di Madonna dll’Acero e il Cavone. La sua auto era parcheggiata infatti a Rio Ri.

Già dalla serata di ieri, per trovarlo, erano entrati in azione i tecnici del Soccorso Alpino-stazione Corno alle Scale, i Vigili del fuoco, i Carabinieri e i Carabinieri Forestali. Il Soccorso Alpino ha fatto alzare in volo anche un elicottero dell’aeronautica militare, base di Cervia Pisiniano, equipaggiato con visori notturni, ma a causa del meteo sfavorevole non è riuscito ad avvicinarsi nell’area di ricerca.

Questa mattina alle 7 le ricerche sono riprese, sempre nella zona di Rio Ri, con la partecipazione di uomini del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, stazione dell’Abetone con un’unità cinofila, delle stazioni Rocca di Badolo e Monte Cimone e volontari della Croce Rossa. Purtroppo, nel corso della mattinata, è stato individuato il corpo dell’uomo senza vita.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Il virus della lingua blu fa strage di ovini, focolaio in Sardegna: in 7 giorni triplicate le morti

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Finora sono interessate 253 aziende, dove gli animali sono stati colpiti dal “sierotipo 3”. L’indice di mortalità è salito dallo 0,3 alle 0,5%

CAGLIARI – Il virus della blue tongue dilaga tra gli allevamenti dell’Oristanese. In base all’ultimo report della Asl locale, in una settimana i capi morti sono quasi triplicati, e gli animali contagiati sono lievitati di ben 2.700 unità.

Finora sono interessate 253 aziende, dove gli ovini sono stati colpiti dal “sierotipo 3”. L’indice di mortalità è salito dallo 0,3 alle 0,5%, fa sapere Enrico Vacca, direttore del servizio di sanità animale della Asl di Oristano, “per fortuna rimane quindi molto basso. Purtroppo questo dato è solo la punta dell’iceberg, visto che i capi contagiati hanno sviluppato una sintomatologia severa e si sono verificati anche molti aborti. Dunque perdite importanti per gli allevatori”.

Nel dettaglio, negli ultimi sette giorni gli allevamenti colpiti sono aumentati del 40%, passando da 180 a 253. Si registra un più 149% per numero dei capi morti (da 215 a 536), e un forte incremento anche per gli ovini contagiati, passati da 3.600 a 6.294 (75%).“Tutti casi riferiti al ‘sierotipo 3’- spiega Vacca- e ancora nessun contagio da ‘sierotipo 8’, contro il quale la nostra Asl ha attuato una vaccinazione a tappeto nelle greggi. Purtroppo invece il sierotipo 3 ha trovato un terreno vergine per la sua diffusione. Al momento esiste un vaccino per questo sierotipo, ma non ancora autorizzato dal ministero della Salute”.

Numeri preoccupanti, dunque, che hanno spinto il servizio di sanità animale della Asl a dichiarare l’intero territorio provinciale zona di circolazione del virus: “Da tutto l’Oristanese le movimentazioni di animali della specie ovina, caprina e bovina, verso le zone non interessate dalla circolazione virale, devono essere concordate con i servizi veterinari di partenza- fa sapere Vacca- e destinazione con pre-notifica o nulla osta di almeno 48 ore”. Le stesse movimentazioni “sono subordinate al rispetto di alcune misure di riduzione del rischio, come il trattamento con insetto repellente e successivo test pcr”.

Le movimentazioni di animali delle stesse specie, solo da macello, all’interno del territorio nazionale “possono invece essere consentite senza restrizioni. A condizione che gli animali non presentino segni clinici il giorno del trasporto, siano macellati entro 24 ore dall’arrivo al macello di destinazione e che i mezzi di trasporto siano trattati con insetticida”.

 fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Autunno in tavola, quanto mi costi! Ecco i prodotti di stagione e i prezzi sul mercato

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AUTUNNO GENERATE AI IA FRUTTI AUTUNNALI UVA ZUCCHE MELE

Con la Borsa della Spesa: il servizio di BMTI e Italmercati Rete d’Imprese, che vede la collaborazione di Consumerismo No Profit, i consumatori potranno orientarsi al meglio nella scelta

ROMA – L’autunno è alle porte e, con esso, un’ondata di prodotti di stagione, freschi e pieni di sapore. Con La Borsa della Spesa, il servizio di BMTI e Italmercati Rete d’Imprese, che vede la collaborazione di Consumerismo No Profit, i consumatori potranno orientarsi al meglio nella scelta dei prodotti agroalimentari, optando per quelli più convenienti e sostenibili.

Tra la frutta, la protagonista di questa settimana rimane l’uva da tavola, con le varietà bianca Italia e Senza Semi, sia bianche che rosate, che si confermano le varietà più richieste.

All’ingrosso sono rispettivamente disponibili intorno ai 2,00 euro/Kg e ai 3,00 euro/Kg. A seguire le susine, varietà President da 1,30 a 1,50 euro/Kg, disponibili da gustare fino ad ottobre, meteo permettendo.Per gli amanti dei sapori, stanno finendo i fichi d’India “comuni” e iniziano i Bastardoni, dolci e di buona qualità, disponibili all’ingrosso intorno a 2,00 euro/Kg mentre i fichi “settembrini”, riconoscibili dalla loro buccia nera, intorno ai 6,00 euro/Kg. È inoltre iniziata la raccolta delle mele Royal Gala della pianura, un classico dell’autunno, con prezzi regolari intorno a 1,00 euro/Kg.

L’autunno è anche la stagione delle zucche, in particolare sono già pronte a conquistare le tavole degli italiani la Moscata di Provenza e la Lunga Violina. All’ingrosso, si possono trovare intorno ai 0,70 euro/kg.

L’abbassamento delle temperature che si verificherà nelle prossime settimane, invoglierà i consumatori a degustarle con piatti tipicamente autunnali. Patate, carote e cipolle dorate completano l’offerta, garantendo versatilità e prezzi regolari che per tutti e tre i prodotti variano da 0,70 a 0,90 euro/Kg, con una qualità per le cipolle dorate superiore a quella dell’annata scorsa, avendo resistito bene alle alte temperature estive.

Per quanto riguarda il settore ittico, il maltempo ha limitato fortemente le attività di pesca sia sul Tirreno che nell’Adriatico dove, peraltro, è ancora in corso il fermo pesca.

Per questo motivo sono poche le varietà italiane disponibili nei mercati, tra cui la musdea da 3 a 4 euro/Kg, ottima anche fritta, la lampuga, nel pieno del suo periodo migliore, con prezzi all’ingrosso che vanno da 7,00 a 7,50 euro/Kg, il tombarello, appartenente famiglia tonnetto, intorno da 5,00 a 5,50 euro/Kg. In questa situazione è importante considerare anche la presenza di pesce allevato, sempre fresco, di ottima qualità e sostenibile. In Italia, infatti, gli allevamenti ittici sono soggetti a numerosi controlli e certificazione di qualità.Questa settimana, consigliata l’orata allevata in Italia, con prezzi convenienti, all’ingrosso, intorno agli 11,00 euro/Kg. Infine, tra le carni, questa settimana sono stabili i prezzi all’ingrosso delle carni bovine. In particolare, oscillano tra gli 8,40 e gli 8,80 euro/kg i prezzi all’ingrosso dei tagli del quarto posteriore di scottona e dai 7,50 ai 7,90 euro/kg i tagli del quarto posteriore di vitellone.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Dopo 52 anni l’ex bandito Vallanzasca lascia il carcere, andrà in una casa di cura

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L’ex bandito della Milano criminale, condannato con una sentenza di ‘fine pena mai’, lascerà il carcere dopo 52 anni per essere trasferito in una casa di cura in provincia di Padova

BOLOGNA – Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha detto sì alla scarcerazione di Renato Vallanzasca, ex boss della malavita milanese detenuto da 52 anni. Era detenuto nel carcere di Bollate. Il boss della banda della Comasina, attiva tra gli ani ’70 e ’80, è stato condannato complessivamente a quattro ergastoli per omicidi, rapimenti, rapine e evasioni. È considerato uno dei più efferati criminali della storia dell’Italia. L’ex bandito ora passerà al regime di arresti domiciliari in una Rsa alla luce delle sue condizioni di salute: l’uomo, 74 anni, è affetto da demenza e la malattia si è fatta più evidente, soprattutto nel corso dell’ultimo anno, con segnali di decadimento cognitivo. Le sue condizioni di oggi sarebbero “incompatibili” con il carcere.

L’istanza di differimento pena è stata presentata dagli avvocati Corrado Limentani e Paolo Muzzi, col parere favorevole della procura generale. La difesa ha proposto di trasferire Vallanzasca, che oggi ha, in una struttura in provincia di Padova specializzata nella cura di persone affette da Alzheimer. I giudici hanno riconosciuto il decadimento cognitivo del detenuto, da qui la decisione di fargli lasciare il penitenziario di Bollate.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Regione Lazio, è crisi nel centrodestra: incontro Tajani-Meloni per risolvere

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Secondo quanto risulta alla Dire la soluzione è in via di definizione e il presidente Rocca, che attende l’esito dell’incontro è convinto che in pochi giorni sarà trovata

ROMA – Lo spostamento di alcune deleghe ‘pesanti’ in Giunta da Lega a Forza Italia, senza toccare il numero degli assessori delle due forze politiche (attualmente 2 e 2) nell’esecutivo guidato da Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio.
Secondo quanto apprende l’agenzia Dire questa è la soluzione più plausibile attraverso cui mettere fine alla crisi di maggioranza del centrodestra del Lazio e innescata da prima dell’estate da Forza Italia (passata da 3 a 8 consiglieri in un anno), che in virtù dei nuovi numeri alla Pisana chiede più spazio in Giunta e ha pressoché paralizzato i lavori d’Aula.
Nei giorni scorsi si sono incontrati i coordinatori regionali, Claudio Fazzone (Fi) e Paolo Trancassini (Fdi), ma la ‘trattativa’ nelle ultime ore ha avuto un salto di qualita’ e in queste ore è in programma un incontro tra il segretario (nonche’ vicepremier) di Forza Italia, Antonio Tajani, e la premier (nonché presidente di Fratelli d’Italia) Giorgia Meloni per discutere anche di come mettere fine a questo stallo.

Forza Italia ha nel mirino 3 ipotesi di ‘migrazione’ di deleghe a suo favore: Urbanistica-Politiche Abitative-Porti (al momento in mano al leghista Pasquale Ciacciarelli), i Lavori Pubblici (di cui è titolare la reatina Manuela Rinaldi in quota Fdi) e la sanità ma, in quest’ultimo caso, ben sapendo che il presidente Rocca non ha alcuna intenzione di lasciarla.
Resta molto complicata, secondo quando risulta alla Dire, l’ipotesi di un aumento del numero degli assessori (da 2 a 3) per Forza Italia a danno della Lega (che passerebbe a uno, proprio come l’unico consigliere regionale rimasto al Carroccio alla Pisana), soprattutto per non scombussolare gli equilibri disegnati nei vari Consigli regionali d’Italia dove il centrodestra governa e in cui la Lega ha già fatto delle rinunce.
Secondo quanto risulta alla Dire la soluzione è in via di definizione e il presidente Rocca, che attende l’esito dell’incontro Tajani-Meloni, è convinto che in pochi giorni sarà trovata.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Toti, caso chiuso: patteggia due anni e un mese. Li sconterà con 1.500 ore di pubblica utilità

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Confiscati 84.100 euro. L’ex Governatore della Liguria: “Sono sollevato e amareggiato”. Patteggia anche Signorini. L’accordo dovrà essere accolto dal giudice per l’udienza preliminare

ROMA – Giovanni Toti patteggia e non andrà a giudizio immediato nell’ambito del maxi processo per corruzione. La sorpresa arriva stamattina a conclusione dell’accordo tra l’avvocato Stefano Savi e la procura: L’accordo prevede una condanna a due anni e un mese per l’ex governatore, che però saranno convertiti in 1.500 ore di pubblica utilità. La decisione finale al giudice per l’udienza preliminare, che dovrà fissare un’udienza.

La pena patteggiata dalla difesa di Giovanni Toti con la procura di Genova riguarda i reati di corruzione impropria e finanziamento illecito. Nell’accordo, prevista anche l’interdizione dai pubblici uffici per i 25 mesi della durata della pena nonché l’impossibilità di contrattare con le pubbliche amministrazioni. Toti, inoltre, non potrà lasciare il territorio nazionale per svolgere la sua attività di giornalista. Prevista anche la confisca di 84.100 euro che, come spiegato dal difensore dell’ex governatore, l’avvocato Stefano Savi, sono depositati nei conti del Comitato Toti: “Al termine di oltre tre anni di indagini, continue intercettazioni, pedinamenti, filmati e quasi tre mesi di detenzione domiciliare, l’accordo prevede una sanzione di circa 1.500 ore di lavori di pubblica utilità e la restituzione da parte del Comitato Toti delle somme direttamente contestate”.

Savi sottolinea che “nell’accordo, l’accusa riconosce che Toti non ha mai usufruito personalmente delle somme raccolte dal suo comitato politico, utilizzate solo per le attività politiche. Viene riconosciuto anche che gli atti prodotti dalla Pubblica amministrazione fossero totalmente legittimi, così come i versamenti sotto forma di contributi all’attività politica. Cadono, dunque, le accuse di corruzione e le altre ipotesi di reato, con l’esclusione della cosiddetta corruzione impropria, ovvero per atti legittimi degli uffici”.

“SOLLIEVO E AMAREZZA”

“Come tutte le transazioni, anche questa suscita sentimenti opposti: da un lato, l’amarezza di non perseguire fino in fondo le nostre ragioni di innocenza, dall’altro, il sollievo di vederne riconoscere una buona parte“. Così Giovanni Toti, commentando la conclusione dell’accordo con la Procura. “Resta quel reato ‘di contesto’ definito corruzione impropria, legato non ad atti ma ad atteggiamenti, un’accusa difficile da provare per la sua evanescenza, ma altrettanto difficile da smontare per le stesse ragioni”, prosegue Toti. Per l’ex governatore, “di fronte a questo finale, credo appaia chiaro a tutti la reale proporzione dei fatti avvenuti e della loro conclusione, che pone fine alla tormentata vicenda che ha pagato un’istituzione oltre alle persone coinvolte e che lascia alla politica il dovere di fare chiarezza sulle troppe norme ambigue di questo Paese che regolano aspetti che dovrebbero essere appannaggio della sfera politica e non giudiziaria”.

PATTEGGIA ANCHE SIGNORINI

Anche l’ex presidente dell’Autorità portuale di Genova e Savona, Paolo Emilio Signorini ha concordato con la procura di Genova un patteggiamento nell’ambito della maxi inchiesta per corruzione. Signorini era l’unico indagato per cui era scattata la misura cautelare dell’arresto in carcere. Per lui, la pena concordata è di tre anni e cinque mesi, una confisca di poco superiore ai 100.000 euro e l’interdizione temporanea dai pubblici uffici per tutta la durata della pena. Come per Toti, anche in questo caso l’accordo dovrà essere accolto dal giudice per l’udienza preliminare.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Era prevedibile la situazione disordinata del primo giorno di scuola

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Piglio, La minoranza denuncia l’assenza totale di sicurezza all’entrata del plesso scolastico

Il caos del primo giorno di scuola, presso la scuola dell’infanzia in via Romagnano era qualcosa di prevedibile ed annunciato da tempo, considerando che l’aver spostato i bambini del plesso dell’infanzia da Piglio capoluogo nel plesso di Romagnano aumentando più della metà il numero degli stessi, raggiungendo circa 90 unità, avrebbe creato inevitabili effetti collaterali. “Come al solito –commentano alcuni genitori- al Sindaco Mario Felli ed alla sua maggioranza, non piace organizzare e pianificare nei tempi dovuti, come fa una diligente e seria amministrazione, piuttosto arrivare all’ultimo minuto con tutte le conseguenze è diventato “il marchio di fabbrica” di quest’Amministrazione”. “Troppi i disagi avvenuti ad inizio anno scolastico –si legge in una nota del gruppo di minoranza Viviamo Piglio-  a partire dalla mancata comunicazione ai genitori dei bambini in relazione agli orari e del tragitto degli scuolabus, al mancato coordinamento nel servizio di accoglienza pre-scuola, e poi l’eccessivo caos davanti alla scuola dell’infanzia di Romagnano  e difficoltà dello scuolabus ad arrivare in sicurezza all’ingresso della scuola. L’agente di Polizia Locale unico in servizio nonostante i due plessi da presidiare, è arrivato in loco alle 08:55, dopo aver concluso la sorveglianza al plesso di Piglio capoluogo. Ci chiediamo ma il trasferimento dell’infanzia a Romagnano non era noto da gennaio 2024?; non era possibile integrare il personale di Polizia Locale con forme di volontariato come fatto in passato? (ad esempio il nonno vigile ndr). C’era bisogno di arrivare all’inizio della scuola per toccare queste criticità? Parte dell’attuale maggioranza aveva un ‘incarico anche in quella precedente. Vi siete presentati in campagna elettorale, come una squadra competente e coesa. Sarebbe stato più utile un presidio attento degli spazi antistanti la scuola, invece di estemporanee passerelle nelle classi”. Situazione incresciosa, sollevata anche dai consiglieri di minoranza del gruppo “Oltre”. “Il primo giorno di scuola nel plesso di Romagnano –ha commentato il consigliere Cristian Scarfagna- ha mostrato la totale assenza di sicurezza da parte di quest’amministrazione, e non è vero quello che afferma il consigliere delegato alla sicurezza e Polizia Locale Claudio Alessandri (nella foto), che dall’apertura era li con l’agente di Polizia Locale, la scuola è stata aperta alle 8:30 e si sono presentati alle 08:55, ed hanno dovuto perdere tempo per trovare un parcheggio visto l’accalcamento corposo di auto lungo la strada: ed è questa la sicurezza per i nostri figli??? Il Sindaco Felli fa leva sul buon senso dei genitori, ma è chiaro che se non è presente alcuna autorità preposta al controllo, vigilanza e sicurezza le sue sono solo parole. Sempre nella speranza che non accada la tragedia”. “Probabilmente –commentano con tristezza ed ironia alcuni genitori- non vengono date le giuste indicazioni dalla regia mentre si degusta il solito  caffè nel centro del paese, ed i risultati scadenti che sta ottenendo quest’amministrazione ne sono la prova, sempre a discapito della cittadinanza”.  

“TEAM SALATO O TEAM DOLCE?” IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA MERENDA CONSIGLI E RICETTE DELL’ESPERTA

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Morato, con il supporto della dott.ssa Manuela Mapelli, celebra l’importanza di concedersi questo prezioso momento, utile per il benessere sia fisico che mentale

Settembre è il mese dei nuovi inizi, il momento in cui le città si risvegliano dopo la quiete estiva e si ritorna alle abitudini quotidiane. Gli uffici si rianimano, i bambini tornano a scuola, e le giornate si riempiono di impegni. In mezzo a questa frenesia ritrovata, gli italiani non dimenticano di concedersi un attimo di pausa. Tra le tradizioni più radicate, la merenda emerge come un momento di ristoro indispensabile: un piccolo lusso quotidiano per ricaricare le energie. È proprio per celebrare questo rito che il 17 settembre si festeggia la Giornata Mondiale della Merenda, ricordando l’importanza di prendersi una pausa, dolce o salata, per affrontare con slancio il resto della giornata.
Ecco che Morato, ambasciatore di tutti i “bread explorer”, riparte dalla merenda per ispirare le pause di tutta la famiglia. Tra chi non sa rinunciare al salato anche a merenda e chi ha bisogno di dolcezza, “Team dolce o team salato?” è una delle eterne diatribe che accompagnano il momento della merenda. Che sia per gola o per scelta salutare, chi opta per la merenda dolce avrà una carica rapida di energia, ideale per riprendere con slancio le attività quotidiane grazie al contributo di zuccheri che ristorano in fretta la mente e il corpo. Dall’altra, i sostenitori della merenda salata godranno di alimenti più ricchi di proteine e grassi, che offrono generalmente un’energia più duratura e una sensazione di sazietà prolungata. Secondo le più recenti indagini (Doxa – Unione Italiana Food), il 47% degli italiani alterna merende dolci e salate, seguendo il consiglio dei nutrizionisti di puntare sulla varietà. Tra chi prende posizione, il 40% predilige merende dolci mentre, il 13% degli italiani, opta esclusivamente per merende salate. Entrambe le opzioni, se bilanciate correttamente, contribuiscono a mantenere un equilibrio nutrizionale ideale, sottolineando come la merenda non sia solo un semplice spuntino, ma un vero e proprio momento di benessere.
“Che sia dolce o salata, alla merenda va data la sua giusta importanza. – afferma la Dott.ssa Manuela Mapelli, Biologa Nutrizionista – Non una “cosa al volo”, bensì è lo spuntino, quel micro pasto di grande supporto alla dieta che accompagna uno stile di vita sano ed equilibrato. Fare merenda aiuta grandi e piccini ad evitare cali di attenzione, impedisce gli attacchi di fame nervosa e favorisce un break dalle varie attività. Quindi rappresenta un vero e proprio momento per ricaricare le batterie sia fisiche che mentali”.
Ma quali sono le ricette salate o dolci che contribuiscono ad un apporto sano ed equilibrato alla dieta? L’esperta raccomanda per una merenda dolce ingredienti semplici e naturali come frutta fresca ricca di vitamine, minerali e fibre o frutta secca e semi che offrono grassi buoni e proteine, oltre a essere una fonte di energia a lungo termine. Un’idea semplice per una ricetta gustosa ed equilibrata è un Rotolo dolce preparato con le Spuntinelle Classiche. Basterà stendere sulla fetta di pane un velo di miele, ricotta e una noce sbriciolata e arrotolarla. Ideale anche da preparare al mattino e conservarlo per essere mangiato nel momento di break. Se si è a casa e si vuole rendere lo spuntino ancora più invitante si potrà aggiungere al rotolo anche una composta di mele e cannella.
Per la merenda salata invece, l’attenzione si concentra sull’equilibrio tra carboidrati complessi e proteine. L’idea per una ricetta salata, ideale per la merenda del pomeriggio anche per chi pratica attività sportiva, è un godurioso panino preparato con Nuvolatte Classico. La farcitura comprende circa 30 gr di prosciutto crudo o bresaola, zucchine grigliate e pomodorini. Per una versione vegetariana l’apporto proteico può essere sostituito con 2 cucchiai di hummus di ceci. Questo tipo di ricetta aiuterà anche a mantenere bassa la curva glicemica e a supportare lo sforzo muscolare.
In occasione della Giornata Mondiale della Merenda, Morato ribadisce l’importanza di questo pasto e ispira tutti gli esploratori del gusto a divertirsi con le preparazioni delle merende più fantasiose, gustose ed equilibrate.

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