Fabio Capomagi fondatore allenatore storico del Tor Lupara Calcio 1968
Lo scorso venerdì è venuto a mancare Fabio Capomagi storico barbiere di Tor Lupara, di origine Marchigiana, lascia la moglie la Signora Marzilia Maringalli , la figlia Manuela, i nipoti NicolasGiulia e Lorenzo.
Fabio Capomagi uno dei fondatori, consigliere del Tor Lupara Calcio 1968, allenatore storico, una vita dedicata alla crescita e non solo di giovani calciatori e calciatrici.
Prima della gara di campionato di Promozione girone B LND Lazio, presso lo stadio comunale Domenico Mammoliti, è andata di scena la gara tra il Tor Lupara 1968 contro l’Atletico Lodigiani valevole per la 22^ giornata, purtroppo non è stato possibile effettuare un minuto di silenzio in quanto non vi erano i tempi tecnici per essere autorizzati dalla LND Lazio.
Il Presidente del Tor Lupara 1968 Donato Olivieri, tutta la prima squadra i dirigenti Guerino Di Luca, Giovanni Evangelista hanno voluto omaggiare con un mazzo di fiori e la maglia ufficiale della prima squadra la figlia Manuela, i nipoti Nicolas Giulia e Lorenzo. Emozioni all’ingresso in campo delle squadre, quando il capitano Manuel Evangelista posa sulla panchina il mazzo di fiori dove il caro Fabio ha fatto la storia del Tor Lupara 1968.
Per la cronoca la gara è terminata 2 a 2 con le reti di Mirko Minniti (R) e la rete di Andrea Cirilli per il Tor Lupara calcio.
Il Segretario Cuozzo: «Proposta inaccettabile, metteremo in campo ogni azione»
Pronti a dare battaglia contro la chiusura degli uffici delle Dogane da Frosinone. Ad intervenire su quanto sta accadendo è il Segretario Generale della Cisl Funzione Pubblica di Frosinone, Antonio Cuozzo, che sottolinea l’impegno dell’organizzazione sindacale sulla vicenda.
«A distanza di dodici anni dalla legge con cui si annunciava l’unificazione degli uffici dei Monopoli e delle Dogane è stata presentata dall’Agenzia una proposta inaccettabile – ha sottolineato il Segretario Cuozzo – Nello specifico le intenzioni dei vertici sono quelle di spostare da Frosinone a Gaeta la sede dirigenziale portando a una gravissima perdita per tutto il territorio. Il declassamento dell’ufficio doganale di Frosinone avrebbe ripercussioni negative su molti aspetti. Il primo quello dei servizi, il territorio della Ciociaria che vede una presenza industriale forte e importante per tutta l’economia regionale verrebbe danneggiato. Gli uffici di Frosinone, oggi, rappresentano un presidio necessario per il controllo e la correttezza dei traffici commerciali, ma anche l’enormità delle distanze che verrebbero a creare difficoltà alle società di spedizione e alle industrie del frusinate. L’altro aspetto da non sottovalutare riguarda l’occupazione, i lavoratori che attualmente operano nella sede di Frosinone sarebbero, inevitabilmente, dirottate a Gaeta con il rischio, concreto, per il territorio di perdere professionalità importanti. Tutto questo non può assolutamente essere accettato, per questo motivo la Cisl Funzione Pubblica di Frosinone attiverà tutte le iniziative necessarie nei confronti delle Autorità Locali e dei vertici della Agenzia per ottenere un immediato ripensamento su una scelta che davvero sembra del tutto incomprensibile».
Qual è lo stato dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza in Ciociaria? Quante le risorse concesse ai novantuno Comuni della provincia? La Uil del Lazio che – da tempo monitora i fondi europei che l’Europa ha concesso al nostro Paese – ha realizzato uno studio analizzando la dinamica delle risorse durante un trimestre. Ciò ha comportato due momenti di rilevazione: la prima che ha fotografato lo stato dell’arte al 31 maggio scorso, la seconda che ha cristallizzato la situazione all’otto settembre.
Dall’analisi del trimestre la Ciociaria risulta il territorio regionale più penalizzato dai tagli di risorse. Se a maggio il totale dei fondi ammontava a 364,10 milioni di euro, a settembre sono scesi a 355,82 milioni, praticamente una performance negativa di oltre otto milioni di euro (8,28). Soltanto la provincia di Viterbo ha subito sforbiciate ma per poco più di sette milioni, mentre i territori della Sabina e del Pontino hanno complessivamente beneficiato di venti e di quattordici milioni in più.
Scendendo nel dettaglio della nostra provincia la flessione di risorse rilevata nel trimestre è visibile anche dalla diminuzione dei progetti: erano 786 a maggio, sono scesi a 658 a settembre. Centoventotto in meno. Una riduzione che solo in parte si giustifica con le procedure di accorpamento e revisione tra opere decise dal governo. Il Comune più penalizzato è Frosinone. Non sfugge infatti che – al netto degli aggiustamenti in corsa – il capoluogo in tre mesi abbia visto andare in fumo quasi 22milioni di euro (21,84), passando così da un totale iniziale di risorse di 51,84 a 29,99. E a mancare all’appello sono in misura preponderante le risorse per la messa in sicurezza e la riqualificazione dell’edilizia scolastica.
“A Frosinone le scuole non godono di buona salute – commenta Anita Tarquini, Segretaria generale della Uil di Frosinone – I fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza potevano essere una grande opportunità per riqualificare e mettere in sicurezza i nostri plessi scolastici. E invece ci troviamo davanti a una drastica riduzione di risorse, il taglio più elevato tra tutti i capoluoghi del Lazio, che inevitabilmente incideranno sulla didattica, sul futuro di tante ragazze e ragazzi e più in generale sulla sicurezza delle persone”.
Passando agli altri Comuni, spiccano anche le sforbiciate di oltre due milioni di euro a Piedimonte San Germano (2,61), a Torrice (2,45), Sora (1,56) e Alatri (1,44). Ma in un quadro generale di decrementi ci sono piccole isole felici che sorridono, perché al contrario hanno incrementato le proprie risorse. E’ il caso di Fiuggi che guadagna oltre sette milioni di euro (7,25), Cervaro e Vico nel Lazio che ne ottengono quasi due in più (1,82), Monte San Giovanni Campano (1,58) e San Donato Valcomino (1,49).
Stamani oltre 6mila tra imprenditori e dipendenti del Sistema Confartigianato sono stati protagonisti dell’udienza di Papa Francesco in San Pietro.
Una cinquantina i partecipanti della delegazione di Confartigianato Imprese Rieti, compresi il Presidente Franco Lodovici, il vice Presidente Andrea Lucio Giulivi, il Direttore Maurizio Aluffi, la Presidente di Confartigianato Servizi Rieti Cinzia Francia e il Presidente di ANAP Confartigianato Rieti Gianfranco Brunelli.
“Artigiani, compagni di strada in mezzo alla cultura dell’indifferenza; le vostre mani, i vostri occhi, i vostri piedi siano segno di un’umanità creativa e generosa, il vostro cuore sia sempre appassionato dalla bellezza”. Grazie a Papa Francesco, che ha dedicato parole emozionanti e dense di significato alle migliaia di artigiani provenienti da tutta Italia.
Grazie a Confartigianato nazionale per aver saputo organizzare un evento speciale e un’occasione così importante di aggregazione e condivisione per tutti i nostri artigiani e le loro famiglie.
L’avvocato Sergio Santoro non ha dubbi di nessun genere: “Nel ricorso si sostiene che, anche se non è ammesso il rinnovo automatico generalizzato delle concessioni balneari, prima di procedere alla restituzione dei beni oggetto di concessioni scadute, l’amministrazione deve non solo procedere ad analitica mappatura delle coste e verifica della eventuale scarsità di risorse, ma anche valutare gli investimenti, il valore aziendale dell’impresa e dei beni materiali e immateriali nonché la professionalità acquisita da parte dell’impresa titolare della struttura turistico-ricettiva che gestisce attualmente la concessione demaniale”.
L’esperto avvocato civilista romano ricorda anche che “Nella specie, il tratto di spiaggia interessato dal provvedimento impugnato con il ricorso è attualmente vigilato dalla ricorrente in veste di concessionaria in proroga, e se il provvedimento del Comune fosse eseguito, non essendo stato emanato alcun bando per il riaffidamento, la mancata vigilanza della spiaggia potrebbe pregiudicare irreparabilmente l’incolumità pubblica, proprio nel momento di ripresa della stagione”. Del tutto scontata la considerazione finale dell’avvocato Sergio Santoro: “In ogni caso- sottolinea il Presidente onorario del Consiglio di Stato-, le concessioni balneari devono ritenersi prorogate al 31 dicembre 2024 per effetto dell’art. 3, l. n. 118/22, se non si siano realizzate le condizioni ivi previste, tra le quali l’emanazione di bandi per il riaffidamento delle relative attività”.
La kermesse musicale più attesa dell’anno ha confermato il suo valore mediatico, rendendo protagonisti dell’evento non solo i cantanti in gara e la musica, ma anche i look di tutti gli artisti. Abiti e accessori studiati nei minimi dettagli, ma anche beauty look innovativi creati da make up artist e hair stylist, sono sempre più pertinenti alla narrazione. E questo vale anche per il grooming maschile. Sul palco abbiamo visto sfilare hair lookche sono già diventati trend da copiare: dal slickback side parted magistralmente interpretato da Mahmood all’attualissimo wolfcut di Alessandro De Santis dei Santi Francesi, dal classico executive contour di Geolier al più trasgressivo stile punk e grunge dei Bnkr44. Per tutte le serate del Festival Gaia Dellacquila e Luca di Timoteo di Bullfrog hanno seguito proprio il grooming dei Bnkr44, che con “Governo Punk” hanno definitivamente conquistato il cuore della Generazione Z, ma non solo. Sul palco dell’Ariston tra i Big dopo aver superato Sanremo Giovani, il gruppo di giovanissimi (sono tutti nati tra il 2000 e il 2001) formato da Caph (Marco Vittiglio), Erin (Dario Lombardi), Fares (Pietro Serafini), Faster (Andrea Locci), JxN (Jacopo Adamo), Piccolo (Duccio Caponi) e dal direttore artistico gheray0, ha lasciato il segno per il suo stile punk rock.
Esattamente come il messaggio del brano che hanno portato a Sanremo, i 5 ragazzi di Villanova, la frazione fiorentina da cui provengono, con il loro look vogliono uscire dai canoni e dai modelli standard. Uno modo di essere energico e ribelle, che si traferisce anche nello styling. L’hair look della prima serata si ispira all’estetica degli anni ’90, vero e proprio melting pot di stili. Dall’effetto grunge di Fares, tributo all’iconico Curt Cobain, si passa al punkspiky decolorato di Caph. Se JxN ha sfoggiato un mulletriccio morbido e naturale, Piccolo ha virato su una scelta cromatica più audace, il rosso fuoco. Rockattitude per il caesar cut corvino di Faster e contaminazioni glamour pop per Erin e il suo buzz cut lilla.
La terza serata è stata all’insegna del cowboy style, ma sempre in ottica punk. “Per Fares capelli lisci e wet, portati all’indietro e molto naturali sulla nuca. Un piccolo ciuffo, ben definito, dalla fronte scende davanti all’occhio. Effetto bagnato, ma non troppo, anche per Caph, ciuffo morbido sulla fronte e leggera apertura laterale. Per Jxson abbiamo studiato un hair look super wet, modellando con brillantina e mousse i capelli all’indietro. La fronte è segnata da un piccolo riccio ribelle”, commenta Luca di Timoteo. Da uno styling morbido e bagnato, si passa a un grooming più definito, grazie all’utilizzo di polveri texturizzanti, cere e spray fissanti. “Per Faster, taglio mohicano con ciuffo voluminoso all’indietro e rasatura netta sui lati. Per Piccolo, che di natura ha uno stile più estroso, abbiamo creato una cornice di ricci molto definiti dalle basette alla fronte riproducendo, sulla parte alta della testa, la forma delle corna. Una sorta di cowboy punk, diabolico! Su Erin abbiamo esaltato il colore pastello del suo buzz cut e giocato con il make-up”, spiega Di Timoteo.
L’altorilievo marmoreo recuperato un paio di giorni fa nel mare di Agrigento potrebbe essere un eccezionale reperto destinato a segnare la storia archeologica dell’antica città di Agrigento. Secondo una ipotesi si tratterebbe molto probabilmente di un decoro frontale appartenente al celebre Tempio di Zeus, in particolare un cavallo rampante, elemento iconico nelle rappresentazioni artistiche del periodo greco. A questo proposito può apparire utile il rilievo tridimensionale realizzato nell’ottobre del 2022 dal Gruppo Subacqueo di BCsicilia. La “vasca litica” In località San Leone, nel mare antistante la foce del fiume Akragas a circa 300 metri dalla costa e a 9 metri di profondità, era stata segnalata, intorno all’anno 2000, alla Soprintendenza di Agrigento, probabilmente da componenti la Lega Navale (un ruolo importante ha avuto il funzionario della Soprintendenza Daniele Valenti), la presenza di una “vasca litica” di rilevante dimensione. La stessa è stata più volte documentata con foto e video, anche se sempre in condizioni di scarsa visibilità, molto comune nell’area, da personale dello S.C.R.A.S. e successivamente da funzionari della Soprintendenza del Mare, ma è stata da sempre considerata, così come dichiarato sin dal rinvenimento, una “vasca” probabilmente semi lavorata. La rilevante dimensione del reperto (m. 2 per m. 1,6 e 35 cm di spessore), ha indotto l’Amministrazione competente a non ritenere urgente il recupero. Con il trascorrere degli anni la stessa idea è andata sempre più scemando visto che la stessa risultava ben protetta: sia perché conosciuta da pochi, sia perché probabilmente ritenuta di non rilevante interesse.
Il rilievo in 3D Con l’intento di offrire una collaborazione alla Soprintendenza del Mare, con l’impiego di volontari e mezzi dell’Associazione, il Gruppo Subacqueo di BCsicilia, guidato dall’ing. Gaetano Lino, ha pensato, all’inizio del 2022, che poteva essere utile la realizzazione di un rilievo tridimensionale misurabile della presunta “vasca”, in modo tale di poterla osservare nella sua interezza, già prima del recupero, senza la velatura data dalla torbidità dell’acqua e dalla presenza di un significativo strato di vegetazione, condizioni che appiattiscono le eventuali minute forme della superficie. Alla metà di ottobre, quando finalmente le previsioni davano la speranza di acque calme e con un minimo di visibilità, poi rivelatasi abbastanza ridotta (2 metri) ma sufficiente per la realizzazione del rilievo per la determinazione di un modello digitale 3D misurabile, è iniziata l’operazione. Con l’ausilio di un piccolo gommone portato con carrello a San Leone, l’ing. Gaetano Lino e il dott. Salvatore Ferrara, del Gruppo Subacqueo di BCsicilia, e grazie anche al contributo esterno di Francesco Urso, della sede BCsicilia di Agrigento, è stato effettuato il rilievo tridimensionale. Sono state scattate oltre 200 fotografie, necessarie per la ridotta visibilità data dalla presenza di considerevole sospensione. Nei giorni successivi si è provveduto a processare con il computer i dati raccolti in situ e si è riusciti ad ottenere una sufficientemente chiara nuvola densa di punti (circa 10 milioni) che ha dato origine al modello digitale 3D misurabile. La movimentazione della nuvola di punti fino alla vista zenitale e le elaborazioni utili alla evidenziazione delle pur minime depressioni o sporgenze della superficie hanno permesso di capire quale fosse l’effettiva forma di quella che da tantissimi anni si è pensato trattarsi di un “vasca litica”. La straordinaria scoperta Con grande stupore è apparso in maniera inequivocabile la forma di un cavallo rampante. Si tratta, come è stato scritto alla Soprintendenza, quasi certamente di un “altorilievo” probabilmente funzionale ai vari templi che sorgono nella “Valle”. L’eccezionale notizia è stata tenuta in assoluto riserbo per la salvaguardia del bene culturale e immediatamente comunicata direttamente al Soprintendente del Mare, al fine di programmare il recupero di questo importantissimo rinvenimento insieme alla disponibilità dell’Associazione ad essere parte attiva, nel lavoro di verifica e di trasporto a terra dello stesso e ciò nello spirito di collaborazione per il raggiungimento del comune obiettivo della salvaguardia dei beni culturali sommersi. “Dopo 16 mesi dalla segnalazione del nostro Gruppo subacqueo finalmente l’eccezionale reperto marmoreo è stato recuperato – afferma Alfonso Lo Cascio, Presidente regionale BCsicilia – Adesso auspichiamo nel più breve tempo possibile la pulitura, l’analisi e tutte le indagini necessarie per determinare natura, epoca e destinazione della grande scultura. Se l’ipotesi del particolare di un fregio del timpano del tempio di Zeus fosse confermata sarebbe uno straordinario regalo per Agrigento capitale della cultura 2025”.
Sversati oltre 5 mila tonnellate di rifiuti speciali
Dalle prime ore del mattino, nella città di Reggio Calabria, i Carabinieri della locale Compagnia stanno eseguendo un’ordinanza di misura cautelare personale e reale nei confronti di 5 uomini, di età compresa tra i 35 e i 65 anni, con precedenti in materia ambientale ed associazione di tipo mafioso, titolari e dipendenti di un’azienda specializzata in attività di demolizione e movimento terra. Gli stessi sonoritenuti responsabili di far parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti, disastro e inquinamento ambientale, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, occupazione abusiva di suolo pubblico.
L’operazione rappresenta l’epilogo di un’articolata attività di indagine iniziata nel gennaio e conclusa ad aprile 2023, condotta dalla Stazione di Rosario Valanidi della Compagnia di Reggio Calabria e coordinata dalla locale Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia – diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, che ha permesso di interrompere una serie di reati, tra i più pericolosi per l’ambiente e l’incolumità pubblica.
Gli accertamenti dei militari sono iniziati a seguito di alcuni sopralluoghi, nei quali veniva riscontrato lo sfruttamento delittuoso del torrente Valanidi, da parte della società edile in argomento. In particolare, dalla complessa ed approfondita attività di indagine svolta dai Carabinieri, è emersa l’esistenza di un vero e proprio sodalizio criminale dedito alla commissione di delitti in materia ambientale. L’inaudita gravità dei delitti commessi, connotati da danni di irreparabile pregiudizio per l’equilibrio ambientale del sito in questione, sottolinea la spiccata pericolosità degli indagati, la cui spregiudicatezza è stata tale da agire esclusivamente in piena mattinata.
Le indagini, di natura tradizionale e tecnica, consentivano di verificare come l’anzidetta azienda, in assenza delle previste concessioni e autorizzazioni ambientali, riceveva e trasportava abusivamente all’interno del proprio cantiere – anche mediante false attestazioni – ingenti quantitativi di inerti, provenienti da attività edili di terzi, così da ottenere illeciti profitti, eludendo la prevista tracciabilità dell’origine, natura e destinazione.
Si accertava, soprattutto, che il traffico illecito veniva svolto utilizzando anche false attestazioni, mediante le quali i mezzi pesanti aziendali, con plurime operazioni di scarico (all’incirca un centinaio al mese), sversavano con l’utilizzo di mezzi pesanti, reiteratamente e spregiudicatamente, all’interno del greto del torrente Valanidi ingenti quantitativi di rifiuti speciali: materiale inerte e relativi residui fangosi, scarti da cantieri edili e demolizione. Nella circostanza, si appurava che erano state realizzate numerose discariche a cielo aperto collocate nell’alveo del fiume per circa un chilometro. Veniva stimato che all’interno della fiumara – bene demaniale sottoposto a tutela paesaggistica – erano stati illecitamente smaltiti oltre cinquemila tonnellate dei citati rifiuti speciali. Oltre tutto, in maniera del tutto indiscriminata, mediante i propri escavatori, la ditta sottraeva, impossessandosene, pietrisco costituente la base naturale del torrente per il successivo reimpiego del medesimo in lavorazioni di settore.
Nondimeno, il torrente Valanidi, certificato anche come corridoio ecologico tra due habitat naturali protetti, subiva un disastro ambientale a causa di tali forme di smaltimento, che ne determinavano l’alterazione della normale conformazione. Si creavano così insidiose barriere artificiali originate dalla stratificazione e compattazione dei materiali smaltiti, cagionando in tal modo un forte pregiudizio al naturale decorso delle acque. Tale accumulo risultava essere un importante e pericoloso amplificatore del pericolo esondazione in zona già classificata a rischio sotto il profilo dell’assetto idrogeologico con ipotizzabili effetti devastanti per gli 83 nuclei familiari residenti nelle adiacenze. Invero, la specifica area in argomento, già in data 22 Ottobre 1953, era stata colpita dall’esondazione del torrente, provocando la morte di 44 persone tra la popolazione locale.
Specifica perizia tecnica certificava la compromissione della morfologia naturale del sito a causa delle operazioni in trattazione, che hanno causato l’incremento della possibilità di esondazione in caso di eventi pluviometrici estremi, l’aumento del rischio igienico sanitario, la deturpazione dell’area e danni agli habitat fluviali.
Nell’ambito della medesima attività investigativa è stato operato il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale, comprensivo di conti correnti e quote sociali, autocarri, mezzi d’opera ed autovetture di lusso.
Gli approfondimenti investigativi, peraltro, hanno consentito di verificare che i soggetti indagati, in relazione alla medesima attività lavorativa, in passato erano già incorsi in provvedimenti antimafia che hanno portato alla confisca di precedente società operante nello stesso settore e riconducibile a locali cosche di ‘ndrangheta.
Questa attività d’indagine racchiude la sensibilità dell’Arma reggina in materia di tutela dell’ambiente e conseguente repressione dei reati commessi a danno dell’ecosistema naturale. Il traffico illecito di rifiuti ed il successivo smaltimento in aree fluviali, infatti, che hanno causato il disastro ambientale oggetto d’indagine, sono alcune delle attività più lucrose della malavita e che mette a repentaglio l’incolumità dei cittadini della provincia di Reggio Calabria. Prendersi cura dell’ambiente e vigilarvi è la sfida odierna dell’Arma dei Carabinieri a salvaguardia della popolazione locale, con un’attenzione particolare all’avvenire delle future generazioni.
Trattandosi di provvedimento in fase di indagini preliminari, rimangono salve le successive determinazioni in fase dibattimentale.
Dopo circa un anno di indagini, scaturite dalla querela di un ottantenne milanese, la Polizia di Stato ha eseguito diciotto perquisizioni tra Toscana e Campania a carico di altrettanti soggetti indagati, in concorso tra loro, per truffa aggravata.
L’attività investigativa, condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Lombardia sotto la direzione della Procura della Repubblica di Milano, ha permesso di ricostruire l’insidioso meccanismo truffaldino che ha indotto la vittima a trasferire l’ingente somma complessiva di 241.000 euro su conti correnti aperti e gestiti dagli indagati.
In particolare, il cittadino milanese ha ricevuto un SMS, apparentemente riconducibile al servizio clienti del proprio istituto di credito, che lo avvisava di un attacco informatico in corso sul suo dispositivo mobile e sui conti correnti ad esso collegati; cliccando su un link riportato nel medesimo SMS, avrebbe avviato la fantomatica procedura di blocco per la messa in sicurezza del capitale.
Subito dopo aver seguito le indicazioni dei criminali, il malcapitato ha ricevuto la telefonata di un sedicente operatore del servizio antifrode della propria banca, il quale, dopo avergli confermato che il suo conto corrente era sotto attacco, lo ha indotto a spostare tutti i propri risparmi verso conti “sicuri” al fine di interrompere i “prelievi non autorizzati”. Tale trasferimento è avvenuto attraverso diversi bonifici eseguiti dalla vittima verso IBAN riconducibili a conti correnti italiani.
Uno dei principali espedienti che hanno tratto in inganno il truffato è consistito nel cosiddetto spoofing del numero di telefono da cui ha ricevuto l’SMS e la successiva telefonata. Grazie a tale tecnica, infatti, è possibile inviare SMS ed effettuare telefonate di tipo VoIP (Voice over Internet Protocol), mediante personal computer e altri dispositivi informatici, potendo scegliere liberamente il numero di telefono che apparirà sul display dello smartphone ricevente.
Gli accertamenti svolti dal C.O.S.C. Lombardia hanno consentito agli investigatori di risalire a 18 soggetti – 11 dei quali con precedenti penali, anche specifici – di cui 7 residenti nell’agro aversano, 8 a Napoli, 2 a Battipaglia e uno a Livorno. Le perquisizioni informatiche svolte con il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni sui cellulari e sugli altri dispositivi informatici sequestrati agli indagati hanno già fornito agli inquirenti milanesi importanti riscontri sulla vasta portata dell’attività delinquenziale oggetto di indagine, nonché interessanti spunti per la prosecuzione e l’ampliamento delle investigazioni, che puntano alla ricostruzione dell’intera filiera delittuosa e alla disarticolazione dell’organizzazione criminale che, verosimilmente, progetta le frodi e ne ricicla i proventi illeciti.
Come difendersi: i consigli della Polizia di Stato
Negli ultimi tempi si sta registrando un notevole incremento di questo genere di frodi, perpetrate secondo uno schema sostanzialmente sovrapponibile a quello appena descritto. È stata anche segnalata una variante che prevede la ricezione di una telefonata da parte di soggetti che si fingono operatori della Polizia Postale. Anche in questo caso, grazie alla tecnica dello spoofing, la telefonata sembra giungere dal vero numero di telefono dell’ufficio della Polizia Postale competente per territorio, così come visibile sui canali web e social ufficiali della Polizia di Stato.
Per evitare di cadere in simili raggiri, la Polizia di Stato consiglia di diffidare totalmente di chi, spacciandosi per un assistente del servizio clienti della propria banca o per un operatore della Polizia Postale, richiede l’esecuzione di bonifici o pagamenti in qualsiasi forma.
Come spesso ricordato dagli stessi istituti di credito, la Polizia di Stato ribadisce che le banche non chiedono mai ai propri clienti – né per telefono né per email – di eseguire movimentazioni di somme di denaro o di comunicare le proprie credenziali di accesso ai servizi di home banking.
I fiori vincono perché – continua la Coldiretti – permettono di esprimere, con classe, fantasia e prezzi ragionevoli, i propri sentimenti senza intaccare sensibilmente il proprio bilancio, e sono più graditi dei cioccolatini che rischiano di compromettere il duro “lavoro” di queste settimane per tornare in forma dopo le festività natalizie.
San Valentino è tradizionalmente – ricorda Coldiretti – tra i momenti più importanti del settore florovivaistico nazionale che vale oggi 3,14 miliardi di euro (1,4 miliardi solo di fiori e piante ornamentali) e, con l’indotto, garantisce 200mila posti, con 45mila ettari di territorio coltivati da 17.000 aziende.
Un settore oggi – ricorda Coldiretti – alle prese con le difficoltà climatiche, tra maltempo e siccità e, soprattutto, l’esplosione dei costi di produzione, più che raddoppiati a causa dei rincari dell’energia che colpiscono l’intera filiera, dai fertilizzanti agli imballaggi, dalla plastica dei vasetti alla carta delle confezioni fino al gasolio per il riscaldamento delle serre.
A pesare è anche la concorrenza sleale dall’estero con le importazioni di piante e fiori che nel 2023 hanno raggiunto il valore di quasi 900 milioni di euro, in crescita del 33% rispetto all’anno precedente, secondo proiezioni Coldiretti su dati Istat. Spesso si tratta di prodotti ottenuti dallo sfruttamento come nel caso delle rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti e i fiori dalla Colombia dove ad essere penalizzate sul lavoro sono le donne.
Al contrario, i fiori italiani sono più sostenibili – precisa la Coldiretti – durano di più, ma sono anche più profumati, non solo perché non devono affrontare lunghi tempi di viaggio che fanno arrivare quelli stranieri meno freschi alla meta, ma anche perché molti produttori nazionali sono impegnati a selezionare varietà che presentano aromi più intensi e caratteristici.
Il consiglio è, dunque, di acquistare fiori e piante assicurandosi dell’origine nazionale meglio direttamente dal produttore o nei mercati contadini di Campagna Amica – conclude Coldiretti – per essere sicuri di mettere nel vaso un prodotto italiano al 100%, che sostiene i territori e rispetta l’ambiente e l’occupazione.
Prosegue senza soluzione di continuità l’attività istituzionale dei Carabinieri del Comando Provinciale di Rieti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel corso...
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