Per oltre 3 anni ha contattato ragazzine minorenni su diversi social network e piattaforme di messaggistica, per ottenere, tramite minacce e ricatti, immagini autoprodotte, sessualmente esplicite. Solo in Italia le vittime sono state più di 50, che si sono rivolte alla Polizia di Stato in cerca di aiuto. Le articolate indagini, avviate e coordinate dal Centro Nazionale per il contrasto alla pedopornografia online (CNCPO) del Servizio Polizia Postale, con l’ausilio del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale di Bologna, rese particolarmente difficoltose dall’utilizzo di numerosi nick names e utenze telefoniche estere, hanno permesso di identificare l’uomo, in un cittadino italiano di 48 anni, localizzato in Islanda. Le evidenze raccolte e l’allarme sociale suscitato, per la serialità, la reiterazione e la gravità delle condotte dell’indagato, hanno consentito alla Polizia Postale di ottenere dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna un mandato di arresto europeo, in base alla misura della custodia cautelare in carcere, già emessa dalla Procura emiliana, per detenzione di materiale pornografico realizzato con lo sfruttamento di minori e sostituzione di persona.
Decisiva l’attività di coordinamento investigativo nazionale e internazionale svolta dal CNCPO, anche attraverso l’immediata attivazione dell’Unità FAST, del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia, che ha tempestivamente interessato il collaterale estero. Sono scattate così sollecite e mirate attività di ricerca e il latitante è stato rintracciato e arrestato in Islanda dalle autorità locali. Sono tuttora in corso, da parte del collaterale islandese, le procedure di consegna alla Polizia Postale dell’uomo e dei dispositivi informatici sequestrati.
Più ombre che luci nella programmazione della rete ospedaliera regionale”
“Nella programmazione della rete ospedaliera regionale dei prossimi tre anni, Rietiguadagna qualche posto letto. L’aumento è di fatto conseguente all’apertura dell’ospedale di Amatrice, attualmente in fase di ricostruzione. Ma comunque il documento triennale non esplicita quali prestazioni saranno svolte in questa nuova struttura ospedaliera. E noi vorremmo vederci chiaro perché la grave carenza organica, il particolare disagio geografico della zona, renderebbero ad oggi difficoltosa anche l’attività di primo soccorso”. Inizia così la riflessione di Alberto Civica e Alberto Paolucci, rispettivamente Segretario generale della Uil del Lazio e Segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina romana, sul documento approvato dalla giunta lo scorso dicembre 2023.
“Luci e ombre avvolgono il documento regionale – aggiungono Civica e Paolucci – Siamo preoccupati perché il lieve aumento di posti letto avviene comunque a svantaggio di quelli per i pazienti acuti, che in tutto il Lazio vengono infatti ridotti di 256 unità e in particolare nella provincia di Rieti di 33 unità. Ciò significa che il Presidente Rocca ha deciso scientificamente di privilegiare il setting assistenziale della cronicità a basso costo depotenziando invece l’assistenza e la cura delle patologie acute che, si sa, hanno un costo più elevato. A nostro parere, vista la particolare conformazione geografica della provincia e la distanza dalla Capitale, andrebbero comunque potenziati i posti letto in tutte le discipline per acuti nell’Ogp de Lellis di Rieti. Cosi come non andrebbero ridotti i posti letto in pediatria e neonatologia per gli ospedali con meno di 400 parti annui, come previsto dalla delibera regionale”.
“Sempre sul De Lellis – aggiungono i sindacalisti della Uil – non c’è chiarezza circa la configurazione dell’atto aziendale. Nonostante gli intenti inizialmente dichiarati di massima apertura e partecipazione, la bozza fino ad oggi non è stata condivisa né coi sindacati né con gli operatori sanitari del reatino, che sono la spina dorsale del sistema sanitario locale. Auspichiamo un rapido cambio di rotta della direzione aziendale sull’atto, per verificare fino in fondo che sia redatto nell’esclusivo interesse della funzionalità e del miglioramento dell’offerta sanitaria reatina”.
“Ultimo capitolo – concludono Civica e Paolucci – il nuovo ospedale della città. Sebbene siano previste ingenti risorse per la ristrutturazione del De Lellis realizzato negli anni sessanta dello scorso secolo e interessato dal sisma del 2016, del nuovo nosocomio invece non c’è ancora traccia: non esiste un progetto, né tantomeno è stata affidata la progettazione, non sappiamo neanche dove potrà essere costruito. Tutta questa incertezza ci preoccupa, perché Rieti è una zona a elevata sismicità. A questa complessità deve essere data risposta e tempi certi affinché non rimanga una pura enunciazione teorica”.
“Ci risulta dagli organi di informazione che il DAP, tramite l’Avvocatura dello Stato, non si sia ancora costituito ‘parte civile’ al processo che vede imputati i 9 detenuti che sono accusati di aver minacciato di gettare olio bollente contro gli Agenti di Polizia Penitenziaria intervenuti lo scorso 2 gennaio per sedare una rivolta nel carcere intitolato al collega ‘Pasquale Di Lorenzo’ ”.
Lo riferisce Mirko Manna, FP CGIL Comparto Sicurezza: “Nemmeno ora che ai detenuti è stata contestata l’aggravante di ‘utilizzo di arma impropria’ e per questo dovranno essere giudicati dal Tribunale collegiale e non dal monocratico, dinanzi al quale ieri pomeriggio s’è tenuta l’udienza. Una omissione che, qualora confermata dai vertici dell’Amministrazione penitenziaria a cui la FP CGIL Polizia Penitenziaria sta chiedendo chiarimenti, sarebbe una grave disattenzione su quanto le migliaia di donne e uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria siano esposti quotidianamente in prima linea nella ‘frontiera’ delle carceri italiane”.
“Sfidiamo qualunque lavoratore pubblico – conclude Manna – anche delle altre Forze di Polizia e Sicurezza, a recarsi al lavoro con la certezza di essere esposti a minacce del genere, per non parlare delle migliaia di atti di violenza subiti dalla popolazione detenuta ogni anno, non solo senza aver adeguati strumenti giuridico-amministrativi per intervenire, ma senza nemmeno quel minimo di attenzione e tutela dalla propria amministrazione che è pronta a sospendere e rapportare disciplinarmente gli Agenti di Polizia Penitenziaria al minimo inadempimento burocratico e che invece si volta dall’altra parte quando c’è da prendere e soprattutto mantenere, una linea per la tutela del proprio personale”.
Prosegue la stagione teatrale 2024 al Flavio Vespasiano di Rieti. Domenica 11 febbraio una giornata con più appuntamenti.
Si inizia alle ore 18 con l’incontro “Come nasce uno spettacolo”, aperto a tutti con ingresso libero fino ad esaurimento posti, nel corso del quale la direttrice artistica di ATCL Lazio Isabella Di Cola intervisterà l’attore Sebastiano Somma e i protagonisti di “Lucio incontra Lucio”, lo spettacolo riservato agli abbonati e a coloro che hanno acquistato il biglietto, che andrà in scena sempre domenica 11 alle ore 21 presso il Teatro Flavio Vespasiano di Rieti.
“La volontà di trasformare la Scuola in Accademia permetterebbe di offrire ai nostri agenti un percorso formativo qualificato e di alto livello.” Commenta Gianluca Quadrini, Consigliere della Provincia di Frosinone e Vicepresidente di Anci Lazio, delegato alle Politiche di Sicurezza, a seguito della proposta di legge del Consigliere Regionale di Forza Italia, Roberta Della Casa di trasformare in Accademia la Scuola regionale di Polizia locale. La proposta di legge n. 104 intende sostituire la Scuola regionale di Polizia locale con l’Accademia regionale di Polizia locale del Lazio, recependo le indicazioni dettate dalle norme nazionali ed europee con riferimento alle scuole di alta formazione. “Mi congratulo con la consigliera Roberta della Casa – aggiunge Quadrini – per l’attenta analisi delle esigenze e delle criticità della nostra regione in materia di Polizia locale e per aver avviato una proposta che permetterebbe agli agenti della polizia locale di essere pronti alle sfide sempre più complesse che si presentano nel campo della sicurezza. Insieme al lavoro e all’attenzione anche dell’Assessore alla Polizia Locale e Sicurezza Urbana, Luisa Regimenti, si sta dimostrando grande riguardo verso questo organo fondamentale per le nostre comunità. L’istituzione di un’Accademia dedicata contribuirebbe ad aumentare l’autorevolezza e la professionalità di questa figura. La loro presenza, infatti, garantisce il buon funzionamento del nostro territorio e pertanto è fondamentale che vengano forniti gli strumenti e le risorse necessarie per fare fronte alle sfide sempre più complesse. In qualità di Consigliere della Provincia di Frosinone e Vicepresidente di Anci Lazio confermo la mia diponibilità alla collaborazione e al dialogo per contribuire in maniera significativa al rafforzamento del sistema di sicurezza e per offrire alle giovani generazioni un percorso di formazione di alto livello nel campo della Polizia locale.
“Sono certo – conclude Quadrini – che questa proposta di legge riceverà l’appoggio da parte di tutti coloro che condividono l’importanza di investire nella formazione dei nostri agenti di Polizia locale e che il processo legislativo per l’approvazione si concluda positivamente affinchè l’accademia diventi l’eccellenza della Regione Lazio.”
Questa mattina a Roma, davanti alla Questura, si è svolta una cerimonia per la posa di tre Pietre d’inciampo in memoria di tre poliziotti uccisi durante l’occupazione nazista.
Alla cerimonia erano presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il capo della Polizia Vittorio Pisani, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il questore di Roma Carmine Belfiore, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni.
Inoltre, sono intervenuti, l’ambasciatore d’Israele in Italia Alon Bar che insieme alla signora Angela De Fiore, presidente dell’associazione “Italia Israele Cosenza un giusto tra le nazioni Angelo De Fiore” hanno donato al questore di Roma un quadro in memoria del poliziotto Angelo De Fiore.
Le Pietre d’inciampo, create dall’artista tedesco Gunter Demnig, sono piccole targhe di ottone collocate sul marciapiede davanti all’ultima abitazione o luogo di lavoro di persone deportate nei campi di concentramento nazisti. In questo caso, le Pietre sono dedicate al vice brigadiere Pietro Ermelindo Lungaro, medaglia d’argento al valor militare alla memoria, trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944; alla guardia della Polizia africa italiana Emilio Scaglia e alla guardia di Pubblica Sicurezza Giovanni Lupis, entrambi medaglie d’argento al valor militare alla memoria, fucilati al Forte Bravetta di Roma il 3 giugno 1944, il giorno prima della liberazione della Capitale da parte degli alleati.
Pietro Lungaro, figlio di Pietro Ermelindo Lungaro ha partecipato alla cerimonia ricordando con orgoglio e commozione il padre.
Nel suo intervento il Capo della Polizia ha ricordato il significato valoriale dell’iniziativa realizzata nella questura di Roma, che rientra in un progetto più ampio di recupero della memoria storica portato avanti dalla Polizia di Stato. Attraverso queste cerimonie, ha proseguito il prefetto Pisani, già realizzate in altre questure italiane, viene mantenuta viva la memoria delle vittime dell’ideologia nazifascista, nel luogo simbolo della vita quotidiana: la casa, il posto di lavoro o l’ufficio dove prestavano servizio.
Una giornata, densa di suggestioni e di significati, dedicata alla memoria di eroici poliziotti, valorosi precursori di quel concetto di ‘prossimità’ che è alla base dell’agire quotidiano delle donne e degli uomini della Polizia di Stato. Un contributo al racconto dei fatti storici per favorire una riflessione collettiva sul valore della memoria. Memoria custodita da queste pietre incastonate nei luoghi in cui uomini, donne e bambini innocenti furono strappati alla vita: un simbolo tangibile che racchiude in sé nomi e storie, che testimonia il passato inserendosi nel presente. Così nell’intervento conclusivo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato.
A seguire, le autorità hanno raggiunto il luogo dove il Ministro e il Capo della Polizia hanno collocato le Pietre negli appositi spazi predisposti mentre il commissario Elena Zanetta della questura di Verona, eseguiva al violino un sottofondo musicale.
La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione del silenzio d’ordinanza.
La cerimonia di oggi s’inserisce nel progetto “Senza memoria non c’è futuro” con la quale la Polizia di Stato è impegnata a recuperare la memoria di tutti quei poliziotti che, in un momento storico di estrema difficoltà si opposero al nazifascismo e soccorsero gli ebrei per l’onore dell’Italia e la difesa dei valori di civiltà.
La Polizia di Stato presente a Sanremo con il villaggio della sicurezza, ha incontrato il conduttore del Prima Festival Mattia Stanga che ha lanciato un messaggio sull’uso consapevole dei social. Su questo tema la Polizia Postale da anni porta avanti l’iniziativa “Una vita da social “,campagna itinerante per la sensibilizzazione e prevenzione sui rischi e pericoli della rete per i minori.
Su delega di questa Procura della Repubblica Distrettuale, i Carabinieri dei Comandi Provinciali di Catania e Milano hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso da questi Uffici nei confronti di LAHMIDI Issam di 36 anni, cittadino marocchino irregolare sul territorio nazionale e sconosciuto nelle banche dati delle forze dell’ordine, verosimilmente impegnato quale bracciante agricolo nelle campagne paternesi,su cui sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di omicidio aggravatonei confronti del connazionale MOUNA Mohamed, nato il 06.07.1997, senza fissa dimora e temporaneamente gravitante nella contrada “Ciappe Bianche” di Paternò.
I fatti da cui trae origine il provvedimento precautelare si sono verificati nel pomeriggio del 4 febbraio scorso, alle ore 14 circa, nell’area parcheggio di un distributore di benzina di via Giovanni Verga, nella periferia sud di Paternò, dove il fermato, probabilmente su appuntamento, avrebbe incontrato il giovane straniero, accoltellandolo all’improvviso al petto e al fianco dopo un’accesa discussione, per poi fuggire via a bordo di uno scooter.
Proprio la prima coltellata sarebbe stata letale per il ragazzo che, dopo alcuni passi, in un ultimo disperato tentativo di scappare dal suo aggressore, si è accasciato a terra al centro di Via Verga di Paternò.
L’omicidio non è rimasto a lungo celato, poiché dopo pochi minuti, alcuni passanti si sono accorti del cadavere riverso a terra, segnalando l’accaduto al 112. Immediate a quel punto le indagini da parte dei Carabinieri della Compagnia di Paternò i quali, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Catania Dott.ssa Magda Guarnaccia, hanno subito battuto palmo a palmo la scena del crimine, alla ricerca di testimoni ed immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona, avviando, contestualmente, le necessarie attività investigative di natura tecnica e quelle inerenti al sopralluogo, svolte dalla Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo di Catania.
In tale contesto, al temine di un ininterrotto sforzo investigativo, i Carabinieri di Paternò, in meno di 48 ore, sarebbero riusciti a chiudere il cerchio attorno al presunto responsabile.
In particolare, al termine di un’articolata indagine a 360° su tutti gli aspetti relazionali della vittima, che ha altresì coinvolto il mondo della raccolta degli agrumi nel paternese, setacciando sia l’insediamento denominato “Ciappe Bianche” – una tendopoli nelle campagne alle porte di Paternò che ospita circa 300 migranti impiegati nella raccolta agrumicola – che la comunità rumena di Paternò, i militari, in una fase del procedimento in cui non si è ancora realizzato il contraddittorio con la difesa, avrebbero individuato il presunto autore del cruento omicidio, che si è reso sin da subito irreperibile.
Parallelamente alle attività d’indagine, è quindi scattata una complessa ed ininterrotta “caccia all’uomo”, che è stato dapprima localizzato nel territorio campano, per poi proseguire verso l’Italia settentrionale, fino a quando, nella serata del 5 febbraio non è giunto a Milano.
A quel punto sono stati chiamati in causa, in supporto, i militari del Nucleo Investigativo di Milano, che seguendo le indicazioni “in tempo reale” fornite dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Paternò, capaci di monitorare costantemente tutti i movimenti del fuggitivo, verso ora di pranzo del 6 febbraio, hanno rintracciato e catturato il presunto omicida alla Stazione Centrale di Milano. In particolare, l’uomo è stato fermato al binario 20, mentre attendeva di prendere, da lì a 10 minuti, un treno diretto a Ventimiglia, col chiaro l’intento di lasciare l’Italia per recarsi in Francia attraverso quel confine. Proprio riguardo le ultime fasi della cattura, il LAHMIDI, accortosi dei Carabinieri, avrebbe inutilmente cercato di nascondersi tra la folla in attesa sul binario, ammettendo infine di essere il ricercato non appena è stato materialmente bloccato. Ad ulteriore conferma che si trattasse proprio di lui, anche l’aver ancora indossato gli stessi vestiti che portava durante l’omicidio, immortalati dal sistema di videosorveglianza del distributore.
Allo stato degli atti, le indagini condotte avrebbero permesso di accertare che all’origine dell’omicidio, vi sarebbe una questione legata ad un debito, che l’assassino avrebbe avuto nei confronti della vittima, per questioni di lavoro.
Alla luce delle rilevanti e concordanti risultanze investigative, questa Autorità Giudiziaria ha, quindi, emesso il provvedimento di fermo a carico dell’uomo, il quale è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Milano – San Vittore.
Anagni, Acquisire una nuova competenza, per una crescita personale e lavorativa
Il 19 maggio 2021 con l’approvazione della conversione in legge dell’art 34-ter del Decreto Sostegni, che ufficialmente “riconosce, promuove e tutela la lingua dei segni italiana (Lis)” la comunità delle persone sorde raggiunge un importante obiettivo storico. Tra l’altro l’articolo riconosce la figura dell’interprete Lis quale professionista specializzato nella traduzione e interpretazione. Da tempo “l’Associazione onlus MulticomunicamEnte” con sede ad Anagni, sostiene l’importanza della diffusione della lingua LIS, con iniziative di promozione e di comunicazione per favorire l’inclusione sociale delle persone con disabilità uditiva, ma anche per coloro che hanno difficoltà nell’esprimere il linguaggio. Il sodalizio anagnino ha organizzato per il prossimo 2 marzo un Corso di Primo Livello della Lingua dei Segni Italiana, che si svilupperà in 160 ore di corso. Le lezioni si svolgeranno il lunedì e mercoledì dalle ore 14:30 alle 19:30 ed il sabato (a settimane alterne) dalle ore 9:00 alle ore 14:00, e saranno tutte in presenza presso la sede anagnina sita in via Bagno snc. Il corso si propone di avvicinare coloro che lo desiderano alla lingua LIS, che consente di comunicare con persone sorde in qualunque ambito si trovino. Interagire con loro non sarà più un problema, e per i sordi sarà un’opportunità incontrare persone capaci di comprenderli e di aiutarli nella vita di tutti i giorni. Il corso ha il patrocinio del Comune di Anagni, dell’Associazione ANIMU (Associazione Nazionale Interpreti Lingua dei Segni Italiana e dell’Associazione di Promozione Sociale “Aiutaci ad Aiutare”. E’ davvero una bella iniziativa ed anche un’opportunità di crescita personale, la LIS fornisce un nuovo canale di comunicazione, e offre nuove occasioni dal punto di vista lavorativo in quanto è una competenza che non tutti hanno, e ti permette di comunicare realmente con chiunque senza barriere. Per qualunque informazione è possibile scrivere a : multicomunicamente@gmail.com oppure contattare telefonicamente il numero: 339 7419816.
Piglio, Appuntamento Al Piglio Maison de Charme per “L’Enigma Cesanese”
Si dimostra vincente il binomio cultura-vino messo in atto dalla splendida struttura “Al Piglio Maison De Charme, che dimostra l’importante sinergia che porta ad apprezzare e conoscere meglio il vino attraverso anche gli appuntamenti culturali. Sabato prossimo ci sarà la presentazione del volume del giornalista d’inchiesta Piero Riccardi dal titolo “Enigma Cesanese”. Una visione nuova, una ricostruzione storica che sulla base di recenti studi del Crea di Conegliano sul DNA del Cesanese, ridisegna l’origine dell’unico vino rosso DOCG del Lazio. “E’ la storia di un vitigno italiano, coltivato alle porte di Roma, -si legge nella prefazione- che una certa agiografia scientifica e popolare vuole che fosse conosciuto dai Romani e apprezzato da Imperatori e Papi. In realtà anche se si cerca di tenerlo nascosto, da qualche anno si è scoperto che il Cesanese di Affile non ha parentele genetiche con altri vitigni italiani. Volutamente nascosto, perché a detta di qualcuno, dirlo, scombussolerebbe le carte di disciplinari doc, di viticoltori, di chi lo ha sempre bevuto, in una parola metterebbe in crisi i concetti di autoctono e di identità”. Un vero enigma affascinante dunque , che pone un interrogativo sulla storia finora conosciuta e scritta delle origini di questo vino, che lo vedeva sulle tavole degli antichi Romani e prima di loro degli Etruschi e poi ancora dei Greci della Magna Grecia. L’unica conferma comune è che l’unico vero Cesanese coltivato nelle Terre storiche del Cesanese di Olevano Romano, Piglio e Affile è sempre quello di Affile. “…Della variante comune, anche se ripetutamente cercata. non ve ne sono tracce, invece questo vitigno per secoli è rimasto li in quella sorta di enclave che oggi fa riferimento appunto al Cesanese di Affile….”. Ma allora chi ha portato il vitigno Cesanese in queste terre? “Certo non gli Etruschi che coltivavano la Vitis vinifera sylvestris e nemmeno i Greci anche se da “viaggiatori” quale erano avevano importato nella Magna Grecia non pochi vitigni. Allora dobbiamo spostarci più a Oriente in Cappadocia dove molto forte e sentita era la comunità dei monaci Basiliani, fondata da San Basilio”. Secondo questa nuova ricostruzione, è stato un monaco basiliano che proveniva dalla Cappadocia. in cerca di una nuova terra dove pregare , che lo impiantò in una zona, meglio nota come la Valle dell’Aniene, dove vi erano tracce della presenza di culti cristiano bizantini, e si estese appunto nel territorio di Affile. Appuntamento dunque alla Maison de Charme Al Piglio sabato a0 febbraio alle 17:30, per incontrare l’autore, che sarà al tavolo dei lavori con l’illustre produttore di vino Cesanese Antonello Coletti Conti, con la geologa Cristina Pratesi , ed interverranno anche il Sindaco Di Piglio Mario Felli, di Serrone Giancarlo Proietto, la dott.ssa Deborah Cuneo, e l’on Guido Milana, a coordinare i lavori sarà il padrone di casa Giovanni Negri.
Prosegue senza soluzione di continuità l’attività istituzionale dei Carabinieri del Comando Provinciale di Rieti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel corso...
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