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Dipendenze digitali, Carmine D’Urso ai nostri microfoni: il tema al centro di «AI & Social»

La conversazione con il giornalista e docente offre lo spunto per approfondire il suo saggio, pubblicato da Armando Curcio Editore. Fra i temi affrontati, i servizi sanitari dedicati all’uso problematico della rete, le identità costruite online e il rapporto con l’intelligenza artificiale.

Durante la nostra chiacchierata, Carmine D’Urso ha richiamato l’attenzione su una realtà concreta: i servizi sanitari dedicati alle dipendenze digitali. Un passaggio che porta la discussione oltre le consuetudini quotidiane, dentro le difficoltà di chi non riesce più a interrompere la connessione e vede compromessi il sonno, lo studio o i rapporti familiari.

Da questo confronto prende spunto il nostro approfondimento su «AI & Social, dipendenza stupefacente. La droga invisibile del terzo millennio», il saggio di D’Urso pubblicato da Armando Curcio Editore, nella collana Think!, con la prefazione di Laura Volpini.

Carmine D’Urso, giornalista e docente, autore del saggio «AI & Social, dipendenza stupefacente», pubblicato da Armando Curcio Editore.

Il titolo sceglie una formula provocatoria per affrontare il rapporto fra strumenti digitali, bisogni personali e relazioni. Il riferimento dell’autore alle strutture di cura invita a osservare le conseguenze che un uso problematico della tecnologia può produrre nella vita delle persone.

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ha avviato dal 3 ottobre 2026, nella sede di viale Ferdinando Baldelli a Roma, un ambulatorio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali.

Il servizio si rivolge a bambini e adolescenti nei quali smartphone, videogiochi, social network e altre attività online diventano difficili da controllare e interferiscono significativamente con la vita quotidiana. Fra le situazioni richiamate dall’ospedale figurano anche nuove forme di rapporto con l’intelligenza artificiale: ragazzi che affidano alle chat conversazionali problemi personali, scelte importanti e momenti di sofferenza psicologica.

«Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile», spiega Stefano Vicari, responsabile della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù, nella comunicazione con cui l’ospedale presenta il servizio.

L’esperienza romana ha precedenti. Al Policlinico Gemelli, un ambulatorio per la dipendenza da Internet è stato istituito nel novembre 2009. Nel 2016 è stato presentato anche il Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da web, con competenze psichiatriche, pediatriche e neuropsichiatriche e attività di sostegno rivolte ai ragazzi e ai genitori.

Sono ambulatori e percorsi specialistici di valutazione e cura. Definirli con precisione aiuta a comprendere un tema spesso riassunto nell’espressione “disintossicazione digitale”. Lo stesso Bambino Gesù distingue l’utilizzo prolungato dalla dipendenza: contano la perdita di controllo e le conseguenze sulla vita quotidiana, non soltanto le ore trascorse davanti a uno schermo.

Il richiamo emerso dalla conversazione con D’Urso trova dunque un riscontro sanitario documentato. È anche una chiave per avvicinarsi al suo libro: partire dalle persone e dagli effetti sulle loro giornate, prima ancora che dai dispositivi.

La copertina del saggio rende immediatamente riconoscibile la metafora del titolo. Uno smartphone è collegato attraverso un tubo a un ago inserito nel braccio. Sullo schermo compaiono cuori e simboli di approvazione sociale.

Il collegamento raggiunge il corpo, trasformando il telefono in una sorta di flebo. L’immagine dà una forma visibile al bisogno di restare connessi e introduce il lettore a una domanda sulla libertà con cui utilizziamo gli strumenti digitali.

La scelta grafica punta su un oggetto familiare. Il dispositivo è quello che portiamo in tasca, appoggiamo sulla scrivania e consultiamo durante la giornata. Il tubo ne modifica il significato: ciò che serve a comunicare viene rappresentato come qualcosa da cui si può diventare dipendenti.

Nella presentazione editoriale del volume, D’Urso richiama filtri, profili falsi e rappresentazioni idealizzate dell’esistenza. Il confronto con queste immagini riguarda il modo in cui osserviamo gli altri e quello in cui valutiamo noi stessi.

Una fotografia seleziona un istante. Un profilo raccoglie frammenti di vita scelti per essere mostrati. La distanza fra questa rappresentazione e l’esperienza quotidiana diventa terreno di riflessione sulle aspettative, sul riconoscimento e sulla qualità dei rapporti.

Il saggio colloca in questo quadro temi come la solitudine e il disagio contemporaneo. La questione interessa anche gli adulti, chiamati a interrogarsi sulle proprie abitudini e sull’esempio offerto ai più giovani.

Un altro nucleo annunciato dal libro è l’infodemia, il sovraccarico generato dalla circolazione eccessiva e incontrollata di informazioni. La successione dei contenuti pone un problema di orientamento: scegliere che cosa leggere, distinguere le fonti, verificare una notizia e ricostruirne il contesto richiede attenzione.

Per il giornalismo, il tema tocca direttamente il rapporto con i lettori. La rapidità della diffusione può entrare in conflitto con il tempo necessario a comprendere un fatto. Per la cultura, riguarda la possibilità di soffermarsi su un’opera o su un pensiero senza ridurli a una frase da far scorrere sullo schermo.

L’accesso alle informazioni e la loro comprensione sono passaggi diversi. È nello spazio fra questi due momenti che si esercita il giudizio personale.

D’Urso inserisce nella riflessione anche l’intelligenza artificiale, collegandola, nella presentazione editoriale, alla ricerca insistente del risparmio di tempo.

Il tema investe attività ormai quotidiane: scrivere, cercare informazioni, elaborare immagini, chiedere un consiglio. La possibilità di ottenere rapidamente un risultato apre domande sulle competenze che continuiamo a esercitare e sui passaggi che scegliamo di delegare.

Il riferimento del Bambino Gesù ai ragazzi che si rivolgono alle chat per affrontare difficoltà personali aggiunge un elemento concreto a questa discussione: il confine fra l’impiego di uno strumento e il ruolo che gli viene attribuito nelle relazioni e nella gestione delle proprie emozioni.

Giornalista iscritto all’Ordine dal 1994 e docente di Scrittura giornalistica presso l’Istituto Armando Curcio, D’Urso ha dedicato diversi lavori ai linguaggi e ai meccanismi della comunicazione.

Fra i suoi libri figurano Sociologia del giornalismo, uscito nel 2022, L’isola che (non) c’è. Next generation e Propaganda: fumo in scena, entrambi del 2023. Nel 2025 è stato pubblicato da Curcio Il potere della parola. Comunicare, la prima volta.

Con «AI & Social, dipendenza stupefacente», questo percorso si concentra sulle abitudini digitali. La conversazione ai nostri microfoni ci ha consentito di affrontarne un risvolto preciso: quando la connessione diventa difficile da governare, il problema coinvolge famiglie, educatori e professionisti della salute. Gli ambulatori dedicati sono luoghi nei quali quella difficoltà viene ascoltata, valutata e presa in carico.

Il tema mi è familiare: alle dipendenze digitali ho dedicato un capitolo del mio libro «Lasciato indietro», pubblicato da Armando Editore. Ritrovarlo nel lavoro di D’Urso rafforza la convinzione che servano più occasioni per parlarne, riconoscerne le conseguenze e costruire un rapporto consapevole con la tecnologia.

Dino Tropea
Dino Tropeahttps://dinotropea.it
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: «Lasciato Indietro» (Armando Editore), «Ombre e Luci di un Cammino» (Laura Capone Editore) e «Il regno sommerso di Coralyn» (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale. Al centro ci sono le persone, con le loro cadute e le loro ripartenze. Resilienza, memoria e speranza attraversano le sue opere come esperienze vissute e restituite sulla pagina. Lavora come curatore letterario, seguendo progetti editoriali e accompagnando autori nel dare forma alle loro storie. In passato ha ideato e condotto programmi radiofonici dedicati alla rinascita, all'arte e all'impegno sociale, portando al centro anche voci spesso lasciate ai margini. Oggi prosegue questo percorso attraverso la scrittura e le collaborazioni culturali. Contatti professionali e Ufficio Stampa: media@dinotropea.it

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