Scatta il pugno duro contro la diffusione indiscriminata delle biciclette elettriche modificate. Secondo le ultime stime degli organi di controllo, quasi otto veicoli su dieci tra quelli in circolazione verrebbero alterati per superare i limiti di velocità previsti dalla legge, trasformandosi di fatto in veri e propri ciclomotori abusivi. Per contrastare il fenomeno e garantire la sicurezza stradale, sono in arrivo strumenti di misurazione dedicati e un quadro sanzionatorio estremamente rigido.
Modifiche tecniche e rischi per la circolazione
La normativa attuale stabilisce che l’assistenza del motore elettrico debba interrompersi al raggiungimento dei 25 km/h. Tuttavia, l’applicazione di centraline sbloccate e kit di potenziamento venduti online consente a molti veicoli di toccare velocità superiori ai 50 km/h. Questa prassi, oltre a compromettere la stabilità strutturale del mezzo e l’efficacia dell’impianto frenante, espone i conducenti e i pedoni a pericoli elevatissimi in caso di impatto.
“Un veicolo elettrico manomesso perde i requisiti di velocipede e rientra a tutti gli effetti nella categoria dei ciclomotori, con tutti gli obblighi omologativi e assicurativi che ne conseguono.”
Controlli con i “bicivelox” e maximulte per i trasgressori
Per intercettare i mezzi non a norma, le forze dell’ordine si avvarranno dei nuovi “bicivelox”, dispositivi portatili in grado di verificare istantaneamente la velocità massima e la potenza del motore assistito. Le sanzioni per chi circola con una e-bike truccata o per chi effettua le modifiche saranno pesantissime: si rischiano il sequestro del mezzo, il fermo amministrativo e sanzioni pecuniarie che, tra mancata omologazione, assenza di assicurazione e modifiche strutturali, possono raggiungere i 15mila euro.

