La BCE è tornata ad alzare i tassi. A Civitavecchia la storia di Gabriele mostra che cosa succede quando il mutuo diventa l’ultimo colpo di una lunga serie, e quale strada offre la legge sul sovraindebitamento.
Per chi ha un mutuo a tasso variabile, le riunioni della Banca centrale europea non sono un appuntamento per addetti ai lavori. Sono una lettera che arriva a casa con qualche settimana di ritardo, e che ha la forma di una rata.
Il 10 settembre la BCE ha alzato i tassi di altri 25 punti base: il tasso sui depositi è salito al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65%, con effetto dal 16 settembre. È il secondo ritocco dell’anno, dopo quello dell’11 giugno. La motivazione è l’inflazione, che secondo Francoforte, complice il conflitto in Medio Oriente, dovrebbe «mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato».
Siamo ancora lontani dal settembre 2023, quando il tasso sulle operazioni principali toccò il 4,50% al termine di una corsa cominciata nel luglio 2022 con il primo rialzo dal 2011. Ma chi quella corsa l’ha pagata sa che il punto non è il numero in sé. Il punto è che cosa trova quel numero, quando arriva, dentro il bilancio di una famiglia.
Nel mio mestiere si ripete che la notizia non è il cane che morde l’uomo. Nei conti di casa, purtroppo, il cane morde eccome: solo che lo fa a rate, e raramente da solo.
Lo racconta bene la storia di Gabriele, provincia di Roma, tecnico delle telecomunicazioni da oltre trent’anni con un contratto a tempo indeterminato. Non il profilo che si associa di solito al sovraindebitamento. Nel 2011 accende un mutuo per completare la ristrutturazione della casa di famiglia. Nel 2012 perde entrambi i genitori nell’arco di due mesi; l’appartamento ereditato e dato in affitto smette di rendere perché l’inquilino non paga, mentre le spese condominiali continuano a correre. Alcune detrazioni fiscali per i lavori vengono contestate per un’irregolarità formale e vanno restituite. Nel 2017 perde circa 240 euro netti al mese di indennità. Nel 2018 un incendio devasta la casa e distrugge l’archivio di contratti, ricevute e documenti bancari.
Gabriele non si arrende: vende un immobile per pagare i debiti fiscali e condominiali, ricorre a rifinanziamenti e consolidamenti. È il meccanismo classico, quello in cui un prestito nuovo serve a chiuderne uno vecchio e il peso complessivo, intanto, cresce. Con la pandemia diventa di fatto l’unico reddito di una famiglia con due figli.
Poi arrivano i tassi. Dal 2022 la rata del mutuo passa da circa 730 a oltre 1.200 euro al mese: più del 60% in più, a parità di stipendio. Gabriele chiede una sospensione, poi una rinegoziazione. Le richieste non vengono accolte. Il passivo supera i 240mila euro.
Ecco il punto che il dibattito sui tassi tende a perdere di vista. Il rialzo, da solo, raramente rovina qualcuno. Rovina chi ci arriva già esposto, dopo anni passati a tappare falle con altro debito. Per queste famiglie la rata non è una variabile macroeconomica: è l’ultima tegola su un tetto che aveva già ceduto altrove.
La buona notizia, che buona notizia lo è davvero, è che uno strumento esiste. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza consente anche alle persone fisiche di uscire da una situazione di sovraindebitamento attraverso un percorso regolato dal giudice. A fine settembre il Tribunale di Civitavecchia ha dichiarato aperta la liquidazione controllata del patrimonio di Gabriele, che si è rivolto a Legge3.it. I beni effettivamente utilizzabili entrano nella procedura e sarà determinata la quota di reddito da destinare ai creditori, tenendo conto di ciò che serve alla famiglia per vivere. Al termine, la legge prevede l’esdebitazione: la liberazione dai debiti residui.
Non è un condono e non è una scorciatoia. È il riconoscimento che, oltre una certa soglia, chiedere a una persona di pagare tutto non è più una questione di buona volontà. È una questione di aritmetica.
«Nella nostra esperienza il rialzo dei tassi quasi mai è la causa unica del sovraindebitamento: è il colpo che arriva quando una famiglia ha già esaurito tutti i margini», spiega Gianmario Bertollo, fondatore di Legge3.it. «Gabriele ha lavorato sempre, ha venduto un immobile pur di pagare, ha chiesto alla banca di sospendere o rinegoziare il mutuo. Ha fatto tutto quello che una persona responsabile può fare. Quando anche l’ultima porta si chiude, continuare a rifinanziare significa soltanto spostare il problema più avanti e renderlo più grande. La legge sul sovraindebitamento serve proprio a questo: a chiedere a chi è in difficoltà ciò che può davvero dare, senza togliere alla sua famiglia ciò che le serve per vivere.»
Con la BCE tornata a stringere, il tema riguarderà presto altre famiglie, anche qui nel Lazio. Sarebbe utile che lo strumento fosse conosciuto prima che la rata diventi insostenibile, e non dopo. Perché il debito non è una colpa, è un conto che non torna. E l’aritmetica, a differenza delle banche, non rinegozia.

