Mentre lo Stato finanzia interamente con 507,30 euro al mese i giovani del Servizio Civile Nazionale, chi rischia la propria incolumità per vigilare sulle campagne riceve un tetto massimo di 150 euro condizionato dai bilanci comunali e soffocato dalla burocrazia.
Di fronte ai roghi tossici, allo sversamento illecito di rifiuti industriali, al bracconaggio e al degrado delle aree agricole, la risposta del territorio poggia quasi interamente su di loro: le Guardie Giurate Ambientali Volontarie (GAV) e gli Ispettori Rurali. Figure operative con competenze specifiche in materia di Safety (prevenzione dei rischi e sicurezza ambientale) e Security (tutela patrimoniale e contrasto agli illeciti), che collaborano quotidianamente con le Forze dell’Ordine e la Magistratura.
Eppure, dietro la retorica istituzionale della “sicurezza sussidiaria”, si nasconde un sistema discriminatorio che penalizza i custodi della terra, costringendoli di fatto a pagare di tasca propria per svolgere funzioni di pubblica utilità.
La morsa del Codice del Terzo Settore
Il volontariato, per sua natura giuridica, non prevede retribuzione. L’unico strumento di sostegno economico è disciplinato dall’articolo 17 del Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017), che consente l’erogazione di rimborsi spese fino a un massimo di 150 euro mensili (con il limite di 10 euro al giorno).
Tale somma può essere percepita tramite autocertificazione per coprire i costi minuti e quotidiani del servizio, a patto che l’associazione di appartenenza abbia un contratto o una convenzione attiva con un Ente Pubblico. Ma è proprio nei meccanismi di questa norma che si consuma l’ingiustizia.
Il confronto che indigna: Servizio Civile contro Vigilanza Territoriale
Mettendo a confronto i diversi rami del servizio alla collettività previsti dall’ordinamento italiano, emerge una disparità di trattamento macroscopica:
- Il Servizio Civile Universale: Il volontario inserito nei progetti nazionali riceve dallo Stato un assegno mensile fisso di 507,30 euro. La somma viene stanziata e garantita direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, accreditata in modo automatico sul conto corrente. Non richiede giustificativi di spesa, scontrini o rendicontazioni burocratiche.
- Le Guardie Ambientali e Ispettori Rurali: Chi opera nella sicurezza sussidiaria affronta uno scenario diametralmente opposto. Il fondo centralizzato statale non esiste. Quel tetto massimo di 150 euro — oltre tre volte inferiore rispetto all’assegno del Servizio Civile — grava interamente sulle casse dei Comuni convenzionati o delle singole associazioni, entità che spesso rasentano il dissesto finanziario.
Per ottenere il rimborso di pochi spiccioli di benzina spesi per pattugliare le campagne con mezzi propri, l’operatore deve produrre fogli di servizio, relazioni dettagliate e sperare che l’ente locale liquidi le somme, con ritardi cronici che spesso superano i sei mesi. Se una Guardia Ambientale esaurisce le proprie risorse personali, il pattugliamento si ferma. L’ambiente resta scoperto.
Una divisa operativa non è un hobby della domenica
Gli Ispettori Rurali e le Guardie GAV non svolgono attività ricreative: applicano protocolli di sicurezza rigidi, monitorano gli incendi boschivi, accertano reati penali legati all’inquinamento, subiscono minacce e aggressioni da parte di ecomafiosi e bracconieri. Gestiscono la Safety & Security di contesti isolati e difficili.
Trattare queste figure istituzionali alla stregua di “volontari low cost”, imponendo loro l’onere burocratico della questua per vedersi restituire il denaro anticipato per lo Stato, è un insulto alla funzione pubblica che rappresentano.
Le riforme necessarie non più rimandabili
La passione e lo spirito di sacrificio non possono continuare a essere l’alibi su cui le istituzioni scaricano la propria latitanza. È urgente aprire un tavolo di confronto politico per avanzare tre richieste precise:
- Istituzione di un Fondo Nazionale Unico per la vigilanza sussidiaria e rurale, che scolleghi i rimborsi dai bilanci asfittici dei piccoli Comuni.
- Superamento del limite dei 150 euro, adeguando le tutele economiche alle reali responsabilità di chi fa sicurezza sul campo, equiparandole quantomeno agli standard del Servizio Civile.
- Semplificazione burocratica radicale per la rendicontazione dei turni operativi autorizzati dagli enti contrattualizzanti.
La transizione ecologica e la sicurezza della nazione passano anche dal rispetto della dignità di chi la difende in prima linea. Fino ad allora, quella contro le guardie ambientali rimarrà una discriminazione di Stato invisibile, che la nostra testata continuerà a denunciare.

