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ROMA CAPITALE D’IMPRESE, IL REALISMO CHE NON RINUNCIA ALLA VISIONE


Giovedì 1° ottobre al Senato il convegno ideato da Mauro Antonini su commercio, botteghe artigiane, turismo e passaggio generazionale

C’è un modo di parlare di impresa a Roma che conosciamo tutti: il convegno in cui si mettono in fila i problemi, si applaude con convinzione, si prende un caffè e si torna a casa con la sensazione di aver fatto qualcosa. Poi ce n’è un altro, decisamente più raro, che parte dai numeri ma non si ferma lì, perché sa che dietro ogni bilancio c’è un’idea di città.

È su questo secondo binario che si muove Mauro Antonini, Responsabile del Dipartimento Attività Produttive Roma e provincia per Lega Salvini Premier, ideatore e organizzatore di “Roma Capitale d’Imprese”, l’incontro in programma giovedì 1° ottobre alle ore 16:00 nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica, su iniziativa del Senatore Andrea Paganella. Al centro, la crisi delle attività commerciali e delle botteghe artigiane, le criticità del turismo e delle imprese culturali, e una questione che a Roma riguarda migliaia di famiglie: il passaggio generazionale.

Partiamo dai numeri, appunto. Secondo uno studio di Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 a Roma e provincia hanno chiuso 34.387 attività commerciali: 18.789 negozi al dettaglio, con una perdita di valore di 2 miliardi e 818 milioni di euro, e 15.598 concessioni su strada o nei mercati. Per il 2026 la stima è di altre 1.500 cessazioni, 200 soltanto nel centro storico. Secondo CNA, a giugno 2025 la provincia di Roma contava più di 10.200 titolari di imprese individuali con almeno 70 anni, un numero superato in Italia soltanto da Napoli. E il rapporto Io sono Cultura 2026 di Symbola e Unioncamere indica il Lazio come la regione con la maggiore specializzazione culturale del Paese: il sistema produttivo culturale e creativo pesa per l’8,1% dell’economia regionale.

Chi fa il mio mestiere sa che un dato ben scelto vale più di dieci comunicati. Qui il problema è opposto: i dati parlano così chiaro che nessun ufficio stampa, nemmeno il più volenteroso, riuscirebbe ad addolcirli.

Il lato pragmatico del percorso di Antonini sta tutto nel metodo. Prima di proporre, ascoltare. Con il volume collettivo “Roma Capitale d’Imprese. La città che osa imprendere” ha dato la parola a imprenditori e professionisti romani, che hanno raccontato in prima persona cosa significa fare impresa in questa città. Il libro è stato presentato al Palazzo delle Esposizioni, in Campidoglio e a Palazzo Valentini, e tutti i proventi della vendita vanno all’Associazione Andrea Tudisco ODV. Da quel lavoro sono nati anche i video-racconti su Tevere, turismo, cultura e giovani imprenditori. Il programma del 1° ottobre segue la stessa logica concreta: Stefano Maina, Presidente della Pro Loco Tevere City, parlerà di turismo e Tevere come opportunità per le imprese; Valerio Savaiano, esperto di comunicazione e intelligenza artificiale, di come l’IA possa ridurre le distanze e semplificare il lavoro delle imprese romane. Temi da cassetta degli attrezzi, non da tavola rotonda.

Poi c’è il lato ideale, ed è quello che distingue questo percorso da un semplice elenco di misure. Antonini interverrà su “Dalla passione all’azienda strutturata: associazionismo e passaggio generazionale”. Detta così sembra una questione tecnica, di statuti e successioni. In realtà è molto di più. Tradizione viene da tradere, consegnare: una bottega che passa di padre in figlio, o da un maestro a un apprendista, non trasferisce soltanto un’attività, trasferisce un mestiere, un modo di stare in un quartiere, un pezzo di identità della città. Quando quella consegna non avviene, non chiude solo un negozio. Si spegne una luce su una strada.

La tesi che tiene insieme le due dimensioni Antonini l’ha formulata con chiarezza: “Una città non si rimette in piedi con gli slogan, ma applicando regole, dando tempi certi e costruendo metodo. Roma non è una frana inevitabile: è un insieme di scelte”. Regole, tempi, metodo: il pragmatismo. Scelte: l’idea che il destino di Roma non sia scritto, e che qualcuno debba assumersi la responsabilità di decidere. Diciamolo chiaramente, non è una combinazione che si incontra spesso nel dibattito romano.

I saluti istituzionali saranno affidati al Senatore Andrea Paganella e all’Onorevole Maurizio Politi, Consigliere di Roma Capitale; modera Barbara Polvora, Marketer & Brand Strategist. In chiusura, spazio alle domande dei partecipanti.

Roma non ha bisogno dell’ennesimo convegno. Ha bisogno di metodo e di una visione, e per una volta qualcuno sembra aver portato entrambi. Giacca e cravatta comprese, come da regolamento del Senato.

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