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Balbuzie e sport, il confronto con Luca Baiera

Dopo fibromialgia, sistema immunitario e doping, prosegue la rubrica sul movimento e la salute. Questa volta Luca Baiera affronta il valore della partecipazione sportiva per gli adolescenti che convivono con la balbuzie.

Dopo gli approfondimenti dedicati alla fibromialgia, al rapporto tra sport e sistema immunitario e ai rischi del doping e dell’uso improprio dei farmaci, prosegue il confronto del Giornale del Lazio con Luca Baiera, laureato in Scienze motorie con indirizzo biosanitario e Master universitario in Posturologia. Il nuovo contributo riguarda balbuzie e sport, con particolare attenzione all’adolescenza e alle opportunità di relazione offerte dall’attività sportiva.

Al centro della riflessione di Baiera ci sono l’allenamento, la percezione delle proprie capacità e il rapporto con gli altri. Un percorso che porta la rubrica ad affrontare anche la dimensione sociale del movimento: che cosa può significare, per un ragazzo che incontra difficoltà nell’esprimersi, trovare un gruppo nel quale partecipare e mettere alla prova le proprie abilità?

Dottor Baiera, perché ha scelto di affrontare il rapporto tra balbuzie e sport, soprattutto negli adolescenti?

«Perché ritengo che sia un aspetto sociale al quale dedicare maggiore attenzione. Nel mio contributo mi soffermo sulle difficoltà che una persona può incontrare quando non riesce a esprimere pienamente ciò che sente e ciò che vorrebbe comunicare. Durante l’adolescenza, il rapporto con gli altri e la possibilità di mostrare le proprie capacità assumono un peso particolare. Lo sport può offrire uno spazio nel quale vivere queste esperienze.»

Nel testo richiama la difficoltà di esternare pienamente sé stessi. Quale legame vede con la partecipazione sportiva?

«Penso alla possibilità di esprimersi anche attraverso il movimento, l’impegno e il raggiungimento di un obiettivo. Un ragazzo può trovare nell’attività sportiva occasioni per conoscere le proprie risorse e farle emergere nel rapporto con gli altri. La mia riflessione riguarda soprattutto questo: il valore della partecipazione e la possibilità di sentirsi riconosciuti per ciò che si sa fare.»

Quale ruolo attribuisce alla consapevolezza delle proprie capacità?

«Nel percorso sportivo la persona è chiamata a conoscere la propria condizione psicofisica. Impara a riconoscere le difficoltà, ma anche le possibilità sulle quali lavorare. Nel mio contributo considero questa consapevolezza un elemento attraverso il quale costruire progressivamente sicurezza e orientarsi verso un obiettivo.»

Lei assegna un’importanza particolare all’allenamento. Per quale ragione?

«Perché è il lavoro quotidiano a dare continuità all’esperienza sportiva. Il confronto con un esercizio, la ripetizione di un gesto e l’impegno richiesto nel tempo permettono all’atleta di misurarsi con sé stesso. È in questa fase che colloco la possibilità di rafforzare la fiducia nelle proprie capacità, attraverso un percorso fatto di pratica e di obiettivi.»

Negli sport di squadra, che cosa aggiunge il rapporto con i compagni?

«Aggiunge la dimensione del gruppo. Ci si confronta con gli avversari, ma anche con i compagni, condividendo allenamenti e obiettivi. Nel mio ragionamento, questo rapporto rappresenta un’occasione di partecipazione e di comunicazione: il ragazzo può contribuire all’attività comune attraverso le proprie capacità e il proprio impegno.»

Nel suo contributo torna più volte il tema dell’inclusione. Che significato gli attribuisce?

«Intendo la possibilità di prendere parte alla vita del gruppo e di avere occasioni per esprimere il proprio valore. Mi interessa richiamare l’attenzione sul talento e sulle capacità che possono restare poco visibili quando una persona tende a isolarsi. Lo sport può offrire un ambiente nel quale queste risorse trovano spazio.»

Quale riflessione vorrebbe lasciare alle famiglie e a chi lavora con i ragazzi?

«Di prestare attenzione alle opportunità di partecipazione. Nel mio contributo ho voluto evidenziare il valore sociale dello sport e la possibilità di offrire ai ragazzi esperienze nelle quali conoscere sé stessi, incontrare gli altri e mostrare le proprie capacità. L’attenzione dovrebbe partire dalla persona e da ciò che può esprimere attraverso l’attività sportiva.»

Ringraziamo il dott.re Luca Baiera per il contributo. La sua riflessione richiama anche il ruolo di allenatori, famiglie e compagni nel dare a ciascun ragazzo spazio e tempo per esprimersi.

Il confronto continua nei precedenti articoli su fibromialgia e movimento, sport e immunità e doping e farmaci, che invitiamo a leggere per seguire il percorso della rubrica.

Dino Tropea
Dino Tropeahttps://dinotropea.it
Dino Tropea è scrittore e autore di tre libri: «Lasciato Indietro» (Armando Editore), «Ombre e Luci di un Cammino» (Laura Capone Editore) e «Il regno sommerso di Coralyn» (VJ Edizioni Milano). La sua scrittura, empatica ed evocativa, intreccia narrativa, poesia e riflessione sociale. Al centro ci sono le persone, con le loro cadute e le loro ripartenze. Resilienza, memoria e speranza attraversano le sue opere come esperienze vissute e restituite sulla pagina. Lavora come curatore letterario, seguendo progetti editoriali e accompagnando autori nel dare forma alle loro storie. In passato ha ideato e condotto programmi radiofonici dedicati alla rinascita, all'arte e all'impegno sociale, portando al centro anche voci spesso lasciate ai margini. Oggi prosegue questo percorso attraverso la scrittura e le collaborazioni culturali. Contatti professionali e Ufficio Stampa: media@dinotropea.it

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