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Sassari – Sequestro 2000 piante di marijuana – Dichiarazioni Dott. Michele Mecca, Dirigente della Squadra Mobile

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Facendo salvo il principio di presunzione di innocenza dell’indagato.

La Polizia di Stato con il personale della locale Squadra Mobile, unitamente ad operatori della SISCO di Cagliari e del Commissariato di P.S. di Ozieri, a seguito di una intensa attività investigativa, ha proceduto all’arresto in flagranza di un soggetto residente nell’hinterland sassarese che in agro di Benetutti aveva messo a dimora circa 2000 piante di Cannabis Indica, sulle quali è stata successivamente riscontrata una percentuale di principio attivo altissima, la più alta registrata nell’isola, pari al 22%.

In particolare, gli operatori, dopo avere osservato a lungo l’azienda agricola all’interno della quale la piantagione era stata collocata, intervenivano fermando l’affittuario del terreno che si trovava intento a lavorare al suo interno. Al momento del controllo, dentro un capannone, venivano rinvenute circa 900 piante di marijuana poste ad essiccare con l’utilizzo di particolari ventilatori termici collocati allo scopo, e, in un campo posto nelle vicinanze, risultato sempre nella disponibilità dell’arrestato, ulteriori 1100 piante pronte per la raccolta.

Le analisi qualitative sulle piante, effettuate da personale del Gabinetto di Polizia Scientifica, hanno fin da subito rilevato l’elevatissima percentuale di THC che rende tale stupefacente estremamente pericoloso al consumo.

Ultimate le formalità di rito, l’arrestato è stato condotto presso la Casa Circondariale di Nuoro a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

L’attività di cui sopra fa seguito ad un’ulteriore operazione di qualche tempo fa, sempre condotta dalla Polizia di Stato con la locale Squadra Mobile, in collaborazione con il Commissariato P.S. di Ottana, la quale aveva portato al rinvenimento di oltre 4.000 piante di cannabis indica.

L’intervista al Dirigente della Squadra Mobile di Sassari, Dott. Michele Mecca:

https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/1017d5cc-82fe-11ef-a033-736d736f6674

COLLALTO SABINO – COLLEGIOVE – NESPOLO

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CONTINUA LA CAMPAGNA INFORMATIVA DEI CARABINIERI CONTRO LE TRUFFE

Proseguono gli incontri con la popolazione, fortemente voluti dal Comando Provinciale Carabinieri di Rieti, volti a prevenire le truffe a danno delle cosiddette fasce più deboli. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di una campagna informativa promossa, su tutto il territorio nazionale, dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per diffondere la cultura della legalità e rafforzare la protezione dei nostri anziani.


Il Maresciallo Capo Tiziano POMPILI, Comandante della Stazione Carabinieri di Collalto Sabino, con l’ausilio dei suoi collaboratori, ha così incontrato alcuni cittadini dei Comuni di Nespolo, Collalto Sabino e Collegiove, all’interno delle rispettive Sale Consiliari, al fine di sensibilizzarli riguardo il particolare fenomeno.
Nel corso degli incontri, il Comandante ha invitato gli anziani, in special modo coloro che vivono da soli o in zone più isolate, a non fidarsi di chi non si conosce: i truffatori hanno un’apparenza distinta ed un aspetto tranquillizzante, abilmente utilizzati per conquistare la fiducia delle loro vittime. Si tratta di delinquenti scaltri e senza scrupoli che, fingendosi avvocati, corrieri o appartenenti alle Forze dell’Ordine, con modi estremamente cortesi ed affabili, chiedono telefonicamente del denaro necessario a tirar fuori dai guai presunti familiari in difficoltà, facendo, subito dopo, presentare dei complici presso le abitazioni dei malcapitati per il ritiro di denaro e di oggetti preziosi.
A riguardo è stata ribadita la necessita di segnalare quanto prima qualsiasi circostanza dubbia alla più vicina Stazione Carabinieri o al Numero Unico di Emergenza 112 in modo da consentire l’avvio degli accertamenti del caso.
Analoghi incontri saranno organizzati dall’Arma in altri comuni del territorio provinciale.

Castellaneta (Taranto), bimbo rischia di soffocare e viene salvato dalla pattuglia dell’Arma

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Nel pomeriggio di mercoledì scorso, il provvidenziale intervento di una pattuglia dei Carabinieri della Aliquota Radiomobile della Compagnia di Castellaneta ha portato al salvataggio di un bimbo di tre anni, che stava per soffocare a causa di un boccone andato di traverso.

Il bambino si trovava in via San Francesco in compagnia della madre, che gli aveva dato un pezzetto di cioccolata. Purtroppo, il boccone ingerito non ha seguito la sua via “fisiologica” e, invece di imboccare l’esofago, ha preso la via della trachea. Pertanto, si è verificata una ostruzione delle vie respiratorie.

Fortunatamente, i militari dell’Arma che si trovavano in zona, sono stati allertati da un passante. La madre del bambino, che chiedeva aiuto, era ormai in preda alla disperazione ed aveva il bimbo in braccio, tentando invano di salvarlo.

Intuita l’estrema gravità della situazione, i Carabinieri, formati con corsi di Basic Life Support, hanno immediatamente iniziato a praticare una manovra di disostruzione delle vie respiratorie. Il bimbo ha, quindi, quasi subito espulso il bolo alimentare. Successivamente, il minore, che aveva comunque ripreso a respirare normalmente, è stato affidato alle cure dei sanitari del 118, che lo hanno condotto presso il reparto di pediatria dell’Ospedale San Pio di Castellaneta per ulteriori accertamenti e le eventuali cure del caso.

La donna, ieri mattina, ha ringraziato i militari dell’Arma, recandosi alla locale Compagnia. La professionalità dei Carabinieri e la loro prontezza hanno, certamente, permesso che non vi fossero più gravi conseguenze. 

Carabinieri: ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 persone indiziate, a vario titolo, per“Associazione a delinquere di tipo mafioso “scambio elettorale politico-mafioso ” e altro

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Oggi, 4 ottobre 2014, in provincia di Crotone, i Carabinieri di quel Comando Provinciale di Crotone, coadiuvati in fase esecutiva da quelli dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro nei confronti di 10 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, per i reati, di “associazione a delinquere di tipo mafioso”, “scambio elettorale politico-mafioso”, “concorso esterno in associazione mafiosa”,  “furto aggravato dal metodo e dalla finalità mafiosa”.

Per n. 8 indagati è stata emessa la misura cautelare in carcere e per n. 2 quella degli arresti domiciliari.

La complessa e impegnativa attività investigativa, sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, e delegata ai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Crotone Reparto Operativo – Nucleo Investigativo, ha riguardato un arco temporale ampio e si è sviluppata prevalentemente attraverso attività tecnica captativa, oltre che su riscontri connessi allo sviluppo di attività di osservazione e pedinamento.

Gli esiti investigativi in tal modo conseguiti hanno permesso di delineare (nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) la gravità indiziaria circa l’attuale operatività della ‘ndrina di Casabona e di rilevare i suoi interessi criminali in seno alla realtà politica e imprenditoriale del territorio.

In particolare, gli esiti investigativi acquisiti hanno permesso di ricostruire, sul piano della gravità indiziaria, l’esistenza e l’operatività di una Cosca di ‘Ndrangheta, riconducibile a esponenti della famiglia “TALLARICO” di Casabona, in contatto con capi e i sodali delle Cosche della ‘Ndrangheta dei vicini territori di Rocca di Neto (KR), Petilia Policastro (KR), Cirò, Cirò Marina (KR) e della frazione Papanice di Crotone, finalizzati al mantenimento, nell’area di competenza, degli affari, connessi con lo spaccio di sostanze stupefacenti e con delle altre attività delittuose, in grado di garantire le risorse economiche, anche necessarie per l’alimentazione della “bacinella”, dedicata, tra l’altro, al soddisfacimento dei bisogni dei sodali, dei detenuti e delle loro famiglie.

L’indagine ha consentito di rilevare le modalità operative del sodalizio anche a protezione delle attività illecite della consorteria, rispetto ai possibili controlli da parte delle Forze dell’Ordine, nonché a tutela degli interessi economici della consorteria anche mediante il controllo e il condizionamento di vendita all’asta di beni collocati sul territorio di influenza

E’ stato, altresì, ricostruito, sul piano della gravità indiziaria, lo stretto legame tra il promotore della consorteria e l’attuale Sindaco di Casabona, destinatario dell’odierno provvedimento della custodia in carcere, il quale avrebbe, prima della tornata elettorale dell’ottobre del 2021, reperito un cospicuo bacino di voti, tramite la suddetta famiglia cosca di ‘ndrangheta e i suoi affiliati, che gli hanno consentito di raggiungere, l’obiettivo, prefissato, a fronte della promessa di benefici, tra cui l’assegnazione di alcune commesse comunali per dei lavori edilizi e delle altre utilità, di prossima realizzazione.

In ci si sarebbe avvalso, dell’ausilio di altri appartenenti all’Amministrazione Comunale, tra cui un soggetto che ricopre la carica di Assessore, anche egli destinatario dell’odierno provvedimento degli Arresti Domiciliari, per favorire gli interessi degli esponenti della Cosca, in particolare, tanto con riguardo alla attività imprenditoriale edili riconducibile alla cosca stessa, quanto con riguardo ai vantaggi nell’indebito godimenti di beni pubblici e ad aree destinate a piano per insediamenti industriali, e relativamente ad assunzioni e svolgimento di attività lavorative.

In concomitanza con l’esecuzione delle misure cautelari sono state effettuate perquisizioni personali e domiciliari.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che la ricostruzione sin qui effettuata è limitata al profilo cautelare, e fa salve le deduzioni difensive, che verranno acquisite nel contradditorio delle parti.

CITTADUCALE: CONTINUA L’ATTIVITÀ DEI CARABINIERI A CONTRASTO DELLO SPACCIO DI SOSTANZE STUPEFACENTI

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I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cittaducale, con la collaborazione di quelli della Compagnia Carabinieri di Caivano (NA), hanno notificato un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di dimora, dispostaa carico di un ventiquattrenne di origini straniere.

Il provvedimento è stato emesso dall’Autorità Giudiziaria di Rieti sulla base dei gravi indizi di colpevolezza raccolti dai militari dell’Arma nei confronti dell’indagato, ritenuto responsabile, insieme a un suo connazionale, tuttora in fase di identificazione, della creazione di una piazza di spaccio di varie sostanze stupefacenti (cocaina, eroina e hashish) all’interno di un’area boschiva situata nella frazione Santa Rufina di Cittaducale.

L’indagine ha tratto origine dall’arresto in flagranza di un cittadino straniero avvenuto lo scorso marzo. In quella circostanza, i militari dovettero fronteggiare la resistenza opposta dallo spacciatore che, circondato dai Carabinieri, tentò una fuga precipitosa tra le fitte sterpaglie del bosco, dove fu bloccato e ammanettato. Nel bivacco allestito tra la vegetazione, durante l’operazione di polizia giudiziaria, furono rinvenuti e sequestrati bilancini di precisione, materiale per il confezionamento, telefoni cellulari, tablet e personal computer.

Grazie ad un’attenta analisi dei dispositivi sequestrati, è stato possibile identificare tutti coloro che avevano acquistato droga da quegli spacciatori e ricostruire ben 123 episodi di cessione di sostanze stupefacenti di cui sono ritenuti responsabili i due stranieri ora indagati. Questi, di volta in volta, tramite social network, comunicavano agli acquirenti il punto preciso del bosco in cui recarsi per ritirare lo stupefacente.

La ricostruzione dei vari episodi di spaccio è stata così meticolosa che l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo, a carico degli indagati, della somma di 44.500,00 euro, individuata come guadagno derivante dai vari episodi di spaccio documentati dai Carabinieri.

L’esecuzione della misura cautelare in argomento risulta essere l’ennesimo risultato raggiunto dell’Arma reatina nella lotta al contrasto del traffico di sostanze stupefacenti perpetrato da spacciatori, per lo più stranieri senza fissa dimora, i quali organizzano temporanee basi di spaccio all’interno delle zone boschive e rurali, comunque vicine ai maggiori centri urbani della provincia, per approfittare dell’assenza di sistemi di videosorveglianza e delle numerose vie di fuga.  

Si dà atto, come di consueto, che il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.

Nino Taranto e la sua comicità al Teatro Comunale di Vejano

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La stagione del Teatro Comunale di Vejano prosegue all’insegna della comicità e ci porta il domenica 20 ottobre alle ore 17:30 con Nino Taranto in “La mia donna è differente” accompagnato dal Maestro Andrea Cantoni alle tastiere.


“Sono Nino Taranto… e non sono morto”.

Nino Taranto si presenta così al suo pubblico per scindersi dalla grande immagine del celebre comico napoletano.

Calca per la prima volta le tavole del Teatro Comunale di Vejano con lo spettacolo autobiografico sui suoi trenta anni di carriera “La mia donna è differente”.


Con una visione da sociologo delle mode e dei tempi che corrono, tra tic e manie, ma anche un disgelo delle incomprensioni tra i sessi e l’invito a vedere il muro che a volte ci separa con lo sguardo dell’ironia uno spettacolo che non spacca il pubblico ma lo unisce sotto lo stesso tetto per ridere di tutto, anche di noi stessi.

Una sollecitazione a farci più leggeri, più felici, più reciprocamente tolleranti, rispettosi anche e infinitamente amabili.
Insomma per concludere, Nino Taranto è l’artista che fa ridere anche le stelle.




Per informazioni e prenotazioni: 333 85 37 695 teatrovejano@gmail.com www.teatrovejano.it

Lo schianto e poi il rogo. Ma è stato davvero un incidente? Il marito è indagato per omicidio

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Lucia Salcone, 47 anni, è morta carbonizzata in un incidente stradale alla fine di settembre. Per la Procura la dinamica non è chiara e ha iscritto nel registro degli indagati il marito, superstite, con l’accusa di omicidio volontario

BOLOGNA – L’incidente è avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 settembre e lei, rimasta intrappolata nell’auto che ha preso fuoco, non aveva avuto scampo. Il marito, invece, era riuscito a uscire e così si era salvato. Ma in questo racconto qualcosa non ha convinto gli inquirenti. C’era qualcosa che non quadrava. E ora il marito di Lucia Salcone, Ciro Caliendo, è stato iscritto nel registro degli indagati ed è sospettato di aver ucciso la moglie allestendo una messinscena per far apparire la cosa come un incidente. Il reato ipotizzato nel fascicolo aperto dalla Procura di Foggia è omicidio volontario. In particolare, i pm vogliono fare chiarezza su alcune incongruenze legate alla dinamica dell’incidente.

L’incidente è avvenuto lungo la Provinciale 13 che unisce San Severo a Castelnuovo della Daunia: improvvisamente l’auto, una Fiat 500, sarebbe uscita di strada e sarebbe finita contro un albero prendendo fuoco. L’uomo ha riportato solo alcune ustioni non gravi su mani e braccia. Agli inquirenti ha detto di aver provato a salvare la moglie ma di non esserci riuscito. All’uomo, ieri, è arrivato un avviso di garanzia con l’accusa di omicidio volontario, un atto dovuto in vista dell’autopsia sul corpo della donna, 47 anni, che si svolgerà domani. Ci sarà poi una perizia per accertare la dinamica e le cause dell’incidente.

La coppia formata da Lucia Salcone e Ciro Caliendo era molto conosciuta a Foggia. Lui, imprenditore vinicolo (è presidente dell’Antica Cantina, azienda attiva da più 30 anni), era stato anche candidato al consiglio comunale alle scorse elezioni di giugno. Il suo legale, Angelo Masucci, è certo che la perizia dimostrerà la totale estraneità dell’uomo e confermerà la dinamica dell’incidente. “Abbiamo piacere che venga eseguita l’autopsia perchè accerterà le cause della morte della signora Salcone che, secondo l’indagato, è conseguenza del sinistro stradale e dell’incendio del veicolo”, ha detto il legale, facendo notare come, se ci fossero elementi concreti, per l’uomo sarebbe scattata una misura restrittiva.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

E’ esondato di nuovo il Lamone, estesa l’evacuazione a Bagnacacallo

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Nottata più tranquilla nel resto della provincia di Ravenna. A Budrio e Faenza ordinanze revocate

BOLOGNA – Non c’è pace per la frazione di Traversara del Comune di Bagnacacallo, nel ravennate. Nella notte si è aperta una nuova falla nell’argine del fiume Lamone che è esondato. Così il sindaco Matteo Giacomoni ha esteso l’ordinanza di evacuazione che comprende anche le zone di Villanova a rischio esondazione del reticolo secondario, con particolare riferimento alle vie Aguta, Cogollo, Cocchi, Longanesi, viazza Vecchia e viazza Nuova e traverse. in queste ore il livello del fiume si sta lentamente abbassando. L’acqua proveniente dalla falla sull’argine a Traversara continua a trafilare nei campi attraverso la zona rossa, fino a scolare nel fosso Barbavera.

Si continua a lavorare anche sul cantiere della rotta, per ridurrla. Sono sul campo i tecnici del Comune, la Protezione Civile e il Consorzio di Bonifica della Romagna occidentale. A tutti si raccomanda di non avvicinarsi alle zone interessate dagli allagamenti.Nottata più tranquilla nel resto della provincia di Ravenna. A Lugo sono in transito in queste ore i colmi delle piene derivate dalle piogge di ieri e come altrove gli andamenti stanno mantenendo i livelli previsti e non si stanno verificando criticità. Le curve dei colmi di piena sui fiumi Santerno e Senio stanno rientrando e si prevede che presto questa fase di allerta sia superata. Più nel dettaglio, la piena del Santerno ha passato Sant’Agata, ha superato soglia 2 a San Bernardino ed è ora in calo. La piena del Senio ha superato Cotignola senza superare soglia 2 ed è anch’essa in calo.Con la pioggia che si è attenuata e con essa anche il deflusso delle acque, a Faenza (Ravenna) e a Budrio (Bologna) i sindaci Massimo Isola e Debora Badiali hanno revocato le ordinanze di evacuazione che erano state emesse per prudenza nelle zone più esposte. Qui, ricorda la Regione stamane in un aggiornamento, la riparazione delle sponde arginali realizzate in somma urgenza dopo l’evento del 18-19 “non potevano ancora dare le necessarie garanzie di sicurezza”.

Diversa la situazione a Bagnacavallo e in particolare nella località di Traversara, dove i lavori di ripristino dell’argine erano in conclusione dal punto di vista dell’ impermeabilizzazione, dopo quelli occorsi per riportarlo ad altezza. Durante il passaggio dell’onda di piena la sponda ha retto, ma in alcuni punti c’è stata un’infiltrazione dell’acqua, che ha poi raggiunto terreni, strade e abitazioni vicine. Durante il passaggio della piena, spiega la Regione, la sponda arginale ha retto anche grazie al rinforzo delle palancole, ma si è generata una filtrazione d’acqua tra i massi che è risalita fino alla testa delle palancole trafilando in esterno. La Protezione civile e la ditta incaricata sono al lavoro per chiudere il passaggio dell’acqua.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

Caso Emanuela Orlandi – Mirella Gregori, il monsignore maestro di canto: “Ratzinger voleva la verità, venni interrogato”

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Monsignor Valentino Miserachs Grau è stato ascoltato oggi dalla Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi. E ha raccontato l’interessamento di Papa Benedetto per la vicenda

ROMA – Papa Benedetto “voleva far luce” sulla vicenda di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983. A spiegarlo è stato monsignor Valentino Miserachs Grau, già maestro di canto corale della scuola di musica ‘Tommaso Ludovico da Victoria’. Qui, dalla classe di Canto corale fu organizzato il coro ‘T. L. da Victoria’, con il quale unitamente all’Orchestra sinfonica della Scuola, realizzò più di trecento esecuzioni, fra saggi e concerti e tra gli alunni di questa scuola c’era proprio Emanuela Orlandi. Il monsignor Valentino Miserachs Grau ha parlato oggi durante l’audizione della Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi.
Monsignor Valentino Miserachs Grau ha spiegato anche di essere stato interrogato dal capo della gendarmeria vaticana “nel 2012”, Domanico Giani ma di non sapere se “oltre me è stato convocato qualcuno”. C’erano anche “l’assessore della Segreteria di Stato e qualche altro gendarme perché papa Benedetto voleva far luce sulla questione”.
Sui social, intanto, il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha annunciato l’incontro pubblico ’41 anni senza arrendersi’, che si terrà a Roma lunedì 7 ottobre in Campidoglio, presso la Sala della Protomoteca, alle 16.30.

 fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

I calciatori potranno rescindere i contratti quando gli pare: il calcio di fronte ad una nuova sentenza Bosman

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Per la Corte di giustizia Ue le regole FIFA sui trasferimenti dei calciatori violano la libera circolazione. Il caso Diarra potrebbe innescare una nuova rivoluzione

ROMA – Le regole sui trasferimenti dei calciatori in Europa della FIFA violano le leggi dell’Unione Europea sulla libera circolazione dei lavoratori. Così ha sentenziato la Corte di giustizia dell’Unione Europea, sul caso all’ex giocatore francese Lassana Diarra. “Le norme in questione sono tali da ostacolare la libera circolazione dei calciatori professionisti che desiderano sviluppare la propria attività andando a lavorare per un nuovo club”, ha affermato la CGUE.

I regolamenti FIFA sullo status e il trasferimento dei giocatori (RSTP) stabiliscono che un giocatore che rescinde “senza giusta causa” un contratto prima della sua scadenza è tenuto a pagare un indennizzo al club e che, quando il giocatore si unisce a un nuovo club, sarà solidalmente responsabile del pagamento dell’indennizzo. Per la corte europea sono regole sbagliate. E questa sentenza, potenzialmente, potrebbe cambiare il mercato del calcio europeo per come lo conosciamo dal 1995, da quando cioè un’altra famosissima sentenza della stessa corte – la sentenza Bosman – fece crollare tutto il sistema dei “cartellini”.Di fatto, anche se adesso il caso Diarra dovrà tornare davanti ai tribunali del Belgio, si tratta di un punto che fa giurisprudenza: in teoria ai giocatori viene riconosciuto il potere di rescindere i propri contratti in qualsiasi momento.

fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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