“La notizia dell’autorizzazione negli Stati Uniti di Aletta, il primo dispositivo robotico in grado di effettuare autonomamente un prelievo di sangue sotto la supervisione di un professionista formato, apre uno scenario che merita attenzione anche in Italia. La tecnologia può rappresentare un valido strumento di supporto, ma non può diventare l’alibi per continuare a non affrontare il problema strutturale della carenza di personale sanitario soprattutto infermieristico”.
Lo dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute, commentando l’autorizzazione concessa dalla FDA al dispositivo sviluppato da Vitestro. Il sistema, destinato agli adulti in ambito ambulatoriale, individua la vena attraverso sistemi di imaging, effettua il prelievo e completa la procedura, rimanendo comunque sotto la supervisione di un professionista formato. La FDA sottolinea proprio il possibile contributo della tecnologia nel fronteggiare la carenza di personale dedicato ai prelievi.
“Non siamo contrari all’innovazione, anzi. Robotica, intelligenza artificiale e automazione possono essere preziosi alleati per alleggerire il carico delle attività ripetitive e consentire agli operatori di concentrarsi maggiormente sull’assistenza e sulla relazione con il paziente. Ma dobbiamo evitare un equivoco pericoloso: un robot può essere uno strumento, non la soluzione alla carenza di professionisti”.
“Se un dispositivo consente a un solo supervisore di controllare più macchine – prosegue Giuliano – la domanda sindacale da porsi è molto semplice: che cosa succederà agli operatori liberati da quelle attività? La nostra risposta è chiara: dovranno essere reimpiegati per rafforzare l’assistenza, ridurre i carichi di lavoro, abbattere le liste d’attesa e migliorare la qualità del servizio”.
Secondo UGL Salute, l’introduzione di tecnologie avanzate nella sanità italiana deve essere accompagnata da regole precise, formazione del personale, valutazione dei rischi, responsabilità professionali chiaramente definite e piena tutela della sicurezza di lavoratori e pazienti.
“Non possiamo immaginare – sottolinea il Segretario Nazionale – un futuro nel quale si acquistano macchinari per compensare organici insufficienti, mentre infermieri e altri professionisti continuano a lavorare in condizioni di pressione crescente. La modernizzazione del Servizio sanitario nazionale deve partire dalle persone e utilizzare la tecnologia per valorizzarle, non per sostituirle”.
La stessa autorizzazione statunitense prevede la supervisione di un professionista formato e specifici dispositivi di sicurezza, a conferma del fatto che anche davanti a un’elevata automazione rimane centrale la presenza umana.
“Chiediamo quindi alle istituzioni – conclude Giuliano – di aprire un confronto serio sull’impatto dell’intelligenza artificiale e della robotica sul lavoro sanitario. Vogliamo innovazione, ma con più sicurezza, più formazione, più occupazione qualificata e più tempo dedicato ai pazienti. Il futuro della sanità non può essere costruito sostituendo il personale che oggi manca: deve essere costruito mettendo finalmente il personale nelle condizioni di lavorare meglio”.
UGL Salute ritiene pertanto necessario che ogni progetto di introduzione di sistemi robotici e di intelligenza artificiale nel SSN sia accompagnato da un confronto con le organizzazioni sindacali, da una valutazione dell’impatto occupazionale e da garanzie concrete affinché l’efficienza tecnologica si traduca in migliori condizioni di lavoro e maggiore qualità dell’assistenza.
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