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Il sindaco di Trevi nel Lazio Ing. Francesco Graziani risponde alle notizie pubblicare sul nostro giornale riguardo “IDEE A CONFRONTO”

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In riferimento all’articolo pubblicato IL 12 SETTEMBRE 2026 in merito all’incontro “IDEE A CONFRONTO Una proposta in comune per un parco migliore”, svoltosi presso la sede comunale di Jenne, ritengo doveroso fare chiarezza sul reale significato dell’iniziativa e sulle motivazioni che hanno spinto i Comuni di Trevi nel Lazio, Jenne e Filettino a promuovere questo momento di confronto.

Innanzitutto, non c’è stata alcuna “spedizione verso il nulla”, né tantomeno un’iniziativa finalizzata a decidere l’uscita dei nostri Comuni dal Parco dei Monti Simbruini.

L’incontro è stato, semplicemente, quello che abbiamo dichiarato fin dall’inizio: un momento di confronto tra amministratori e cittadini, un’occasione per ascoltare finalmente la voce delle popolazioni che vivono quotidianamente all’interno del territorio del Parco e raccogliere proposte, criticità e idee per migliorare il rapporto tra area protetta, amministrazioni comunali e comunità locali.

Se confrontarsi con i cittadini e chiedere loro cosa pensano del Parco significa “fare rumore”, allora credo che abbiamo fatto esattamente ciò che un’amministrazione seria dovrebbe fare: ascoltare.

Per troppo tempo le esigenze dei nostri territori sono state affrontate in modo insufficiente. Ora abbiamo deciso di cambiare approccio. Non per demolire il Parco, ma per chiedere che esso torni ad essere ciò per cui è nato: uno strumento di tutela, valorizzazione e sviluppo delle comunità che lo abitano.

Nessuna volontà di uscire dal Parco

Vorrei essere estremamente chiaro su un punto: non è intenzione nè dell’Amministrazione di Trevi nel Lazio nè dell’Amministrazione di Jenne uscire dal Parco.

La nostra proposta è un’altra e nasce da un’esigenza concreta: ragionare sull’eventuale esclusione dei centri urbani dalle aree sottoposte ai vincoli del Parco, così da rendere più snelle le procedure amministrative e consentire ai Comuni e ai cittadini di poter intervenire sul patrimonio edilizio e urbanistico senza dover affrontare iter eccessivamente complessi e spesso sproporzionati rispetto alla natura degli interventi.

I centri urbani sono già disciplinati dagli strumenti urbanistici comunali e dai rispettivi Piani Regolatori. Chiedere che all’interno dei nuclei abitati vi sia una maggiore autonomia gestionale non significa voler distruggere l’ambiente, né mettere in discussione il valore dell’area protetta.

Significa semplicemente distinguere le esigenze di tutela delle aree naturali dalle necessità quotidiane dei cittadini che vivono nei centri abitati.

È possibile tutelare l’ambiente e, allo stesso tempo, permettere a una famiglia di ristrutturare la propria abitazione, a un’attività di svilupparsi, a un Comune di riqualificare i propri spazi e a un territorio di crescere.

Non sono obiettivi incompatibili.

Il Parco deve valorizzare il territorio, non soltanto vincolarlo

Nessuno mette in discussione il valore del Parco dei Monti Simbruini. Anzi, proprio perché ne riconosciamo l’importanza, riteniamo necessario che esso funzioni meglio.

Un Parco non può essere percepito dalle popolazioni locali esclusivamente come un insieme di vincoli, autorizzazioni e procedure burocratiche.

Se chiediamo maggiore attenzione, più valorizzazione, più servizi e una maggiore presenza sul territorio, non stiamo facendo una battaglia contro il Parco. Stiamo difendendo il diritto dei nostri cittadini ad avere un Parco che funzioni.

I nostri territori hanno dato molto all’area protetta. Hanno messo a disposizione patrimonio naturale, boschi, risorse idriche, paesaggio e identità.

È quindi legittimo chiedere che tutto questo patrimonio venga restituito alle comunità anche sotto forma di servizi, opportunità, investimenti, promozione e sviluppo.

Essere proprietari e custodi di un territorio sottoposto a tutela significa anche avere il diritto di chiedere che quella tutela produca valore per chi quel territorio lo vive ogni giorno.

Finalmente ascoltiamo le comunità

La vera novità di questa iniziativa è forse proprio questa: abbiamo deciso di ascoltare direttamente le persone.

Per anni le popolazioni locali hanno avuto poche occasioni per esprimere in maniera concreta le proprie opinioni sul funzionamento del Parco, sulle difficoltà quotidiane e sulle opportunità che potrebbero essere colte.

Ora abbiamo aperto una porta.

Abbiamo chiesto ai cittadini cosa non funziona, cosa deve essere migliorato e quale Parco vorrebbero per il futuro.

E credo che sia esattamente questo il compito di un’amministrazione comunale: raccogliere le esigenze dei propri cittadini e portarle nelle sedi istituzionali competenti.

La Comunità del Parco è certamente uno degli strumenti attraverso i quali confrontarsi. Ma nulla impedisce a un amministratore di incontrare prima i propri cittadini, ascoltarli e raccogliere le loro istanze. Anzi, ritengo che sia un preciso dovere politico e amministrativo.

Poi quelle istanze saranno portate nei luoghi istituzionali deputati.

È doveroso, inoltre, chiarire anche il tema delle presenze e delle assenze all’incontro.

L’assenza del Sindaco di Filettino non è in alcun modo riconducibile a una scelta politica o a una mancanza di interesse nei confronti dell’iniziativa, ma è stata determinata da improrogabili esigenze lavorative e professionali legate alla sua attività di medico. È quindi importante non confondere un’assenza dettata da oggettive necessità con una posizione politica.

Diverso è il caso degli altri Sindaci che hanno scelto di non partecipare. Si tratta, evidentemente, di decisioni legate a dinamiche e valutazioni politiche, che ciascun amministratore è libero di assumere secondo la propria coscienza e le proprie convinzioni. Non sta a noi giudicarle e non abbiamo alcuna intenzione di farlo.

Proprio per questo, però, ritengo che debba essere rispettata anche la nostra scelta di esserci, di incontrare i cittadini e di ascoltare direttamente le loro istanze.

Una considerazione particolare merita l’assenza del Sindaco di Vallepietra, che personalmente ritengo abbia fatto ancora più rumore, proprio alla luce della posizione che emerge dalle comunità locali e delle numerose sensibilità espresse dai cittadini rispetto alle problematiche legate al Parco.

Il sentire di una parte significativa della popolazione di Vallepietra appare, infatti, molto vicino alle preoccupazioni e alle proposte che abbiamo inteso portare all’attenzione con questo incontro.

Non credo, però, che questo debba trasformarsi in una contrapposizione tra amministratori.

Ognuno risponde delle proprie scelte e lo fa secondo coscienza, così come noi rispondiamo della nostra decisione di esserci e di aprire un confronto diretto con le comunità.

Il punto, infatti, non è stabilire chi abbia ragione sulla base di chi fosse presente o assente. Il punto è capire se le problematiche sollevate dai cittadini siano reali e se, come amministratori, abbiamo il dovere di affrontarle.

E noi riteniamo che la risposta sia sì.

Una svolta rispetto al passato

Quello che probabilmente sta creando qualche difficoltà di interpretazione è semplicemente un cambio di tendenza.

La precedente Amministrazione di Trevi nel Lazio, per quanto ci riguarda, non ha mai portato avanti con sufficiente determinazione le problematiche e le necessità del nostro territorio nei confronti del Parco.

Ha scelto, legittimamente secondo le proprie convinzioni, un approccio nel quale sembrava prevalere l’esigenza di tutelare le ragioni dell’Ente Parco rispetto alla necessità di rappresentare con forza le esigenze dei cittadini e delle attività locali.

Noi abbiamo scelto di fare diversamente.

Il Comune deve fare gli interessi della propria comunità.

Questo non significa essere contro il Parco. Significa essere dalla parte dei cittadini e, proprio per questo, pretendere che il Parco sia un alleato del territorio e non un ulteriore ostacolo al suo sviluppo.

Se per anni nessuno ha sollevato determinati problemi, non significa che quei problemi non esistessero.

Significa, semplicemente, che qualcuno ha deciso di non sollevarli.

Noi abbiamo deciso di farlo.

Dalle parole alle proposte

È importante sottolineare che l’incontro di oggi non voleva e non poteva essere il momento nel quale assumere decisioni definitive o formulare proposte già compiutamente definite.

È stato il primo passo di un percorso di ascolto e approfondimento.

Proprio per questo, a breve verrà riportato un sunto degli argomenti affrontati nel corso dell’incontro, delle criticità emerse e delle proposte che si intende approfondire e sviluppare.

Riteniamo infatti che questioni così importanti non possano essere affrontate con superficialità o attraverso dichiarazioni estemporanee.

Le idee emerse dovranno essere analizzate, approfondite e, laddove ritenute valide e concretamente percorribili, trasformate in proposte organiche, formulate nel modo corretto e successivamente sottoposte alle sedi istituzionali competenti.

Prima di proporre qualsiasi cosa nelle sedi opportune, vogliamo quindi fare un lavoro serio: ascoltare, verificare, approfondire e costruire insieme ai territori delle proposte concrete.

È questo, a nostro avviso, il modo corretto di fare amministrazione.

Non una guerra al Parco, ma una proposta per migliorarlo

Trovo quindi singolare che un incontro tra sindaci e cittadini, finalizzato a discutere di come migliorare il funzionamento del Parco, venga rappresentato come una sorta di “spaccatura surreale” o come un tentativo di “ridisegnare i confini”.

Non stiamo cercando nemici. Stiamo cercando soluzioni.

E soprattutto non abbiamo alcuna intenzione di sottrarci al confronto istituzionale.

Al contrario, intendiamo arrivare a quel confronto con una proposta costruita dal basso, attraverso l’ascolto delle comunità.

Se il nostro territorio lamenta carenza di servizi, eccessiva burocrazia, scarsa valorizzazione e difficoltà nello sviluppo delle proprie attività, è nostro dovere intervenire.

Se riteniamo che alcuni vincoli possano essere razionalizzati senza compromettere la tutela ambientale, abbiamo il dovere di discuterne.

Se i cittadini chiedono maggiore attenzione, abbiamo il dovere di ascoltarli.

E se esistono margini per migliorare il funzionamento del Parco, abbiamo il dovere di provarci.

Questa non è una fuga dal Parco. È una richiesta di un Parco migliore.

Un Parco capace di proteggere l’ambiente, ma anche di valorizzare chi quell’ambiente lo custodisce ogni giorno.

Un Parco che non sia percepito come un semplice organismo che impone vincoli, ma come un partner delle amministrazioni e delle comunità locali.

Un Parco che sappia finalmente coniugare tutela, sviluppo, servizi e dignità dei territori.

Come Sindaco di Trevi nel Lazio continuerò quindi a fare quello che ritengo sia il mio dovere: ascoltare i cittadini, difendere gli interessi della nostra comunità e confrontarmi con tutti gli enti interessati per costruire soluzioni concrete.

E se questo rappresenta un cambio di passo rispetto al passato, ne siamo consapevoli.

Per noi, però, non è un problema da nascondere.

È precisamente il cambiamento che i cittadini ci hanno chiesto.

Ing. Francesco Graziani

Sindaco di Trevi nel Lazio