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La “cattedrale nel deserto” dell’Anticolana: il triste destino dell’incompiuta di Piglio tra vegetazione e burocrazia

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Piglio, Nata per promuovere il vino Cesanese e il turismo locale, la struttura è rimasta incompiuta tra fondi esauriti, contenziosi e la gestione commissariale

Lungo la Strada Regionale 155, conosciuta come la superstrada Anticolana che collega il casello autostradale di Anagni con  Fiuggi, si staglia da oltre vent’anni un’opera monumentale e desolata. Avvolta da una fitta vegetazione selvatica che ne sta lentamente divorando i contorni, la struttura incompiuta della XII Comunità Montana dei Monti Ernici,  situata nel territorio di Piglio rappresenta una delle più evidenti testimonianze di fallimento della programmazione pubblica locale.  Nata con le migliori intenzioni di sviluppo rurale e promozione turistica, la struttura si è trasformata nel tempo in un simbolo di incompiutezza, immobilismo burocratico e dispersione di risorse finanziarie. Agli inizi degli anni 2000, le Comunità Montane svolgevano un ruolo primario nell’intercettare e gestire i fondi di sviluppo per le aree interne erogati dalla Regione Lazio e dall’Unione Europea. La XII Comunità Montana dei Monti Ernici, con sede istituzionale a Veroli, individuò nel comune di Piglio un punto strategico di snodo per il territorio.  

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L’idea progettuale era ambiziosa e commerciale che prevedeva: Un Hub per il Cesanese, ossia creare un centro di valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche locali, in primis del Cesanese del Piglio DOCG;  una Vetrina Turistica al fine d’intercettare l’elevato flusso automobilistico di turisti e pendolari in transito sulla superstrada Anticolana, fornendo una porta d’accesso informativa e culturale ai Monti Ernici e allo Scalambra; uno Spazio Polifunzionale, nel quale allestire sale congressi, spazi per la Protezione Civile e uffici decentrati al servizio dei comuni dell’area. I finanziamenti pubblici arrivarono, il progetto venne approvato e i cantieri si aprirono tra grandi aspettative. Con l’avanzare dei lavori, tuttavia, il meccanismo virtuoso si è inceppato. Come accaduto per numerose opere pubbliche in Italia, la costruzione si è progressivamente fermata al grezzo a causa di una congiunzione di fattori critici: Esaurimento delle risorse, infatti i fondi iniziali del primo lotto si rivelarono insufficienti per completare le rifiniture esterne, gli interni e la complessa dotazione impiantistica. Sono aumentati i contenziosi amministrativi tra l’ente commissionante (la Comunità Montana) e le ditte appaltatrici su varianti in corso d’opera, riserve economiche e aggiornamenti dei prezzi. Ed infime la mancanza di continuità nei finanziamenti dedicati da parte della Regione Lazio ha impedito il finanziamento dei lotti successivi necessari all’agibilità dell’edificio. Con il blocco delle lavorazioni, il cantiere è rimasto abbandonato, esposto agli agenti atmosferici e all’avanzare della vegetazione. A complicare il quadro di paralisi è intervenuto il piano della Regione Lazio per la soppressione e liquidazione delle Comunità Montane. Nell’ambito di questo percorso istituzionale, la gestione dell’ente montano è stata affidata al Commissario Liquidatore il dott. Alessio Arduini. Oggi l’attenzione degli amministratori e dei cittadini della zona si concentra sull’operato della gestione commissariale, chiamata a districare una matassa amministrativa complessa. Il Commissario Arduini ha il compito prioritario di stilare l’inventario dei beni dell’ente in liquidazione e definire lo stato passivo/attivo. Tra questi beni spicca proprio l’immobile di Piglio, gravato da anni di inutilizzo e da passaggi burocratici mai completati.  I poteri del commissario liquidatore sono per natura vincolati al completamento delle procedure di estinzione dell’ente. In assenza di un budget di spesa straordinario erogato direttamente dalla Regione Lazio, la figura commissariale non possiede le risorse autonome per finanziare il completamento dei cantieri rimasti a metà. Neanche l’attuale amministrazione comunale di Piglio spicca per capacità gestionali o risorse utili a farsi carico direttamente del bene. Tuttavia, una svolta concreta potrebbe arrivare dal mercato: pare infatti che, al pari degli altri immobili di proprietà della comunità montana, anche la struttura di Piglio sia stata inserita all’interno di un bando pubblico aperto ai privati per la vendita o la concessione in gestione. L’ingresso di investitori privati rappresenterebbe l’unica reale opportunità per reperire i capitali necessari al completamento dell’opera, alleggerendo l’ente pubblico dai costi di riqualificazione e manutenzione. Oggi, l’immobile di Piglio appare come una vera e propria “cattedrale nel deserto”.  L’analisi di questa parabola mette in luce tre criticità di fondo: Difetto di pianificazione finanziaria pluriennale, è stato avviato un progetto faraonico senza la garanzia della copertura finanziaria totale per tutti i lotti funzionali. Incapacità di gestione post-costruzione, non è stato definito per tempo un piano di gestione sostenibile (chi avrebbe gestito la struttura e con quali ricavi?), lasciando il bene esposto al fallimento gestionale ancora prima del completamento fisico. Danno d’immagine ed ecologico, infatti collocato su un’arteria stradale di primario rilievo regionale, il complesso incompiuto costituisce un pugno nell’occhio visivo e un perenne promemoria dello spreco di denaro pubblico per residenti e visitatori. Ad oggi, l’intera comunità locale resta in attesa degli esiti delle procedure condotte dal Commissario Liquidatore Alessio Arduini e del riscontro del bando di alienazione o gestione. Solo l’individuazione di un soggetto privato pronto a investire, unitamente al quadro chiaro dello stato giuridico del bene, potrà evitare che questa struttura rimanga per sempre inghiottita dalla vegetazione.