Home CULTURA OLIMPICO, PARCHEGGI CANCELLATI E COMUNICAZIONE ASSENTE: LA CITTÀ CHE NON SI SPIEGA

OLIMPICO, PARCHEGGI CANCELLATI E COMUNICAZIONE ASSENTE: LA CITTÀ CHE NON SI SPIEGA

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Da lunedì sera, con la ripresa del campionato, centinaia di automobilisti diretti all’Olimpico scopriranno che gli stalli a cui erano abituati non esistono più. Al loro posto, i cantieri della Linea C, l’infrastruttura che collegherà Ponte Milvio al centro di Roma in dieci minuti e che, va detto con chiarezza, rappresenta una delle opere più attese degli ultimi vent’anni per la mobilità della Capitale. Il problema non è l’opera. Il problema, come quasi sempre accade a Roma, è come viene comunicata e gestita nella fase di cantiere.

Le riunioni tecnico-operative tra Questura, Polizia Locale, i due club calcistici e Sport e Salute, che hanno individuato in viale della XVII Olimpiade l’area di sosta alternativa, si sono svolte a ridosso della prima partita casalinga. Un tempismo che racconta, meglio di tante dichiarazioni, il modo in cui l’amministrazione capitolina affronta i grandi cantieri: si interviene quando il problema è già sotto gli occhi di tutti, non prima.

È una dinamica che chi si occupa di comunicazione istituzionale conosce bene. Un cantiere pluriennale come quello della Linea C avrebbe richiesto, mesi fa, una campagna informativa strutturata: mappe aggiornate, alternative di trasporto pubblico segnalate per tempo, un piano di viabilità reso pubblico con largo anticipo. Invece si è scelta, ancora una volta, la via dell’emergenza gestita in extremis, con il rischio concreto di scaricare sui cittadini — tifosi in questo caso, ma vale per qualunque categoria coinvolta da un cantiere pubblico — il peso di una programmazione mancata.

Non a caso la vicenda è già entrata nel dibattito politico. Tra i primi a intervenire, il consigliere Mauro Antonini (Lega), che ha parlato apertamente di “un’amministrazione che insegue l’emergenza invece di prevenirla”, chiedendo che la sicurezza e la vivibilità del quartiere non diventino l’ennesimo conto scaricato su tifosi e residenti.

Il punto, al di là delle appartenenze politiche, riguarda un tema più ampio: la trasformazione di Roma passa anche e soprattutto dalla capacità di spiegarla ai cittadini prima che i disagi si materializzino, non dopo. Il dispositivo elastico annunciato per le partite più delicate — più agenti, aree di sosta garantite — è una risposta corretta sul piano operativo. Ma resta una risposta tardiva, costruita per rincorrere un problema che era prevedibile da tempo. Se davvero si vuole raccontare Roma come una città che sa gestire le proprie infrastrutture, occorre invertire il metodo: comunicare prima, non solo intervenire dopo.

(Nella foto Mauro Antonini)