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Birra del Borgo, la vertenza si sposta a Milano: oggi il presidio sotto la sede di ABInBev

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MILANO / RIETI, 11 settembre 2026 – Sale la tensione attorno alla crisi di Birra del Borgo. 

La mobilitazione dei lavoratori e dei sindacati si sposta oggi a Milano: è in corso e proseguirà nelle prossime ore uno sciopero di 8 ore con un presidio in Piazza Gae Aulenti, sotto la sede italiana della multinazionale ABInBev.

La protesta arriva a seguito della rottura definitiva del tavolo di trattativa. L’incontro tenutosi tra l’Organizzazione Sindacale e la Società si è infatti concluso con un nulla di fatto, a causa della distanza ritenuta ancora troppo ampia tra le Parti.

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La vertenza ruota attorno alla decisione della multinazionale di imporre la chiusura dello stabilimento di Borgorose (Rieti). Una scelta fortemente contestata dalle maestranze, secondo cui esisterebbero figure imprenditoriali realmente interessate all’acquisizione del sito produttivo per salvarlo. 

Tuttavia, la casa madre avrebbe progressivamente rialzato il prezzo, di fatto respingendo le offerte sul tavolo. 

La strategia della multinazionale sembrerebbe orientata alla chiusura secca: un’opzione preferita alla cessione a terzi, sebbene quest’ultima risulterebbe comunque vantaggiosa, seppur a cifre inferiori.

Il quadro delineato dai lavoratori ripercorre anni di gestioni al ribasso: l’azienda, acquistata originariamente in attivo, avrebbe subito una progressiva riduzione dei volumi produttivi imposta dall’alto, anno dopo anno, fino a determinare l’accumulo del consistente debito oggi utilizzato per

giustificare la dismissione.

Il caso ha rapidamente valicato i confini locali, catalizzando l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. 

Nelle ultime ore, la mobilitazione ha ottenuto un’ulteriore cassa di risonanza grazie ai post pubblicati sui propri canali social da Selvaggia Lucarelli e alla pubblicazione della lettera

aperta dei dipendenti sul portale Dagospia.

Il testo diffuso dai lavoratori fotografa il clima di amarezza e la determinazione della piazza:

Caro Dago… SONO UN DIPENDENTE DI BIRRA DEL BORGO E TI SCRIVO PER RACCONTARTI LA NOSTRA PICCOLA STORIA TRISTE. AB INBEV, PRIMO PRODUTTORE DI BIRRA AL MONDO E COLOSSO CHE CONTROLLA MARCHI COME BUDWEISER, CORONA, STELLA ARTOIS, CI HA COMPRATI NEL 2016 PROMETTENDO CRESCITA E UN FUTURO ROSEO. DIECI ANNI DOPO HA DECISO DI CHIUDERE IL BIRRIFICIO E LICENZIARE TUTTO L’ORGANICO (UNA VENTINA DI PERSONE, DOPO UNA RISTRUTTURAZIONE NEL 2022), MOSTRANDOSI SORDO A OGNI TRATTATIVA, CON LA SCUSA DELLE “PERDITE”. MA I NUMERI RACCONTANO ALTRO – DOMANI SAREMO IN PIAZZA GAE AULENTI PER PROTESTARE CONTRO QUESTA VERGOGNA: ABBIAMO PROVATO A METTERCI IN CONTATTO ANCHE CON IL GOVERNO, MA NIENTE… ti scrivo da dipendente di Birra del Borgo, perché quello che sta succedendo a Borgorose, il piccolo comune in provincia di Rieti dove lavoroviamo, ha dell’assurdo. AB InBev, primo produttore di birra al mondo e colosso che controlla marchi come Budweiser, Corona, Stella Artois, Leffe, Beck’s e Tennent’s, ci ha comprati nel 2016 promettendo crescita e 50 mila ettolitri di birra l’anno. Ora ha deciso di chiudere il birrificio e licenziare tutto l’organico, mostrandosi sordo a ogni trattativa (non hanno nemmeno voluto prendere in considerazione l’ipotesi di creare una cooperativa). 

Il 5 giugno ci hanno convocati con una mail che parlava di una normale riunione “di bilancio”; lì ci hanno comunicato che era finita. La spiegazione ufficiale sono le perdite. Ma i numeri raccontano altro: mentre il mercato italiano della birra nel 2025 è sceso del 2,5%, Birra del Borgo ha perso il 49% dei volumi dal 2021. 

Ma la colpa non è del management “locale”, dei dipendenti o del mercato, piuttosto di una strategia sbagliata, decisa a monte, in Belgio.

Il gruppo, invocando la solita parolina magica, “sinergie”, ha in realtà inglobato un marchio “premium” come il nostro, snaturandolo e smantellando di fatto i canali che rendevano di più: vendite dirette -88,5%, e-commerce -91,6%, retail -71,5%, export diretto -64,9%.

Oggi quasi tutto passa dal canale interno AB InBev, con un transfer price che lascia alla fabbrica un margine di circa il 6,8%, eliminando il valore aggiunto di Birra del Borgo, il fatto di essere un birrificio premium, fiore all’occhiello per ricerca e sperimentazione.
Lasciando perdere i tecnicismi, il fatto è che con questa strategia, però si può stare in piedi solo con grandi volumi. E invece il piano 2026 ci assegna 9.437 ettolitri: appena il 45% del volume necessario al pareggio. È una profezia che si autoavvera: togli rete commerciale, margini e volumi, poi mostri le perdite come prova che bisogna chiudere.

E tutto questo mentre Birra del Borgo, il marchio più premiato del listino italiano del gruppo, a marzo ha vinto sette medaglie a Londra.

Domani saremo a Milano, in piazza Gae Aulenti, dalle 10 alle 13, per protestare davanti al gigante mondiale della birra che sta spegnendo un pezzo di eccellenza italiana. Abbiamo contattato anche il Governo, ma niente. 

Spero che tramite il tuo sito, questa vicenda possa ottenere un po’ di visibilità…

Un dipendente di Birra del Borgo

Durissima la presa di posizione dei rappresentanti dei lavoratori. «Riteniamo che la Multinazionale debba assumersi la responsabilità, non solo politica, ma anche economica, del fallimento dello stabilimento di Birra del Borgo di Rieti», dichiara la Flai Cgil Roma e Lazio. 

Secondo il sindacato, i due potenziali acquirenti inizialmente emersi nel corso della procedura risultano al momento svaniti nel nulla.

Per fare chiarezza sulla vicenda, la mobilitazione sindacale non si fermerà a Milano: le organizzazioni hanno già annunciato che chiederanno conto della situazione alle Istituzioni nel corso del prossimo incontro fissato per il 14 settembre.

L’obiettivo dichiarato resta quello di spingere ABInBev – colosso dalle ingenti fatturazioni nel Paese – ad assumersi una concreta responsabilità sociale ed economica nei confronti del territorio e dei dipendenti. 

La Flai Cgil ha confermato che verranno messe in campo tutte le azioni necessarie a garantire risposte certe e la salvaguardia dei diritti delle maestranze.