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Con una lettera, Durigon chiarisce le sue dimissioni

Roma, Rufa: “Massimo sostegno e vicinanza ad una figura di grande spessore politico come Claudio Durigon”

La trasparente  e diretta lettera di Claudio Durigon esponente di spicco della Lega , in relazione alle sue dimissioni da Sottosegretario all’Economia a seguito della polemica alla sua richiesta di intitolare un Parco di Latina come era in precedenza a Arnaldo Mussolini, smorza tutte le chiacchiere messe ad arte, ed evidenzia la sua elevatezza e spessore politico.  “Un processo di comunicazione si valuta non in base alle intenzioni di chi comunica, ma al risultato ottenuto su chi riceve il messaggio: è chiaro che, nella mia proposta toponomastica sul parco comunale di Latina, pur in assoluta buona fede, ho commesso degli errori  –scrive Durigon- . Di questo mi dispiaccio e, pronto a pagarne il prezzo, soprattutto mi scuso. Mi dispiace che mi sia stata attribuita un’identità “fascista”, nella quale non mi riconosco in alcun modo. Non sono, e non sono mai stato, fascista. E, più in generale, sono e sarò sempre contro ogni dittatura e ogni ideologia totalitaria, di destra o di sinistra: sono cresciuto in una famiglia che aveva come bussola i valori cristiani. Mi dispiace soprattutto che le mie parole, peraltro lette e interpretate frettolosamente e superficialmente, abbiano potuto portare qualcuno a insinuare che per me la lotta alla mafia non sia importante. È infatti vero esattamente il contrario: la legalità, e il contrasto alle organizzazioni criminali, sono per me dei valori assoluti, nei quali credo profondamente. Per questo, anche se le mie intenzioni erano di segno opposto, mi scuso con quanti, vittime di mafia (o parenti di vittime di mafia), possono essere rimasti feriti dalle mie parole. O, per essere più precisi, da una certa interpretazione che è stata data alle mie parole. E sottolineo che le mie scuse in questo senso, in particolare alle famiglie Falcone e Borsellino, e a quelle degli agenti di scorta caduti insieme a loro, sono sentite e profonde (come sentita e profonda è, per me, la convinzione nel valore della legalità). È per questo che mi indigna veramente il fatto che qualcuno, forzando il senso delle mie parole, mi abbia accusato di mancanza di rispetto e di ingratitudine nei confronti dei giudici Falcone e Borsellino. Che invece, per me (e per moltissimi della mia generazione), sono non solo due figure eroiche, ma anche dei modelli di etica, di civismo, di senso dello Stato. Anche per questo, sono disgustato da alcuni media che mi hanno addirittura accostato ai clan rovistando nella spazzatura al solo scopo di infangarmi. Detto questo –continua Durigon-  colgo l’occasione per precisare una volta per tutte il senso delle mie parole. Come indica chiaramente il mio cognome, io sono figlio, e nipote, di veneti immigrati, tanto tempo fa, nel Lazio e in particolare in quel dell’attuale Latina. Sono dunque nipote di “coloni”, italiani di tutta Italia che hanno partecipato a una grande opera, civica e civile al tempo stesso, di recupero di un territorio del nostro Paese che fu, per troppo tempo, svantaggiato e inabitabile. Mi riferisco alla bonifica dell’Agro Pontino. Stiamo parlando del recupero di un’area con una superficie di circa 75.000 ettari, che per secoli è stata flagellata dalla malaria. Il progetto di recupero e valorizzazione fu un’opera immensa: dal 1926 al 1937, per bonificare le paludi dell’Agro, furono impiegate ben 18.548.000 giornate-operaio, con il lavoro di circa cinquantamila operai, provenienti da tutto il Paese. Estirpata la malaria e recuperato il territorio, a seguire sorsero nuove città, di cui la prima fu, nel 1932, l’attuale Latina (all’epoca chiamata Littoria). Che, anche in seguito alla seconda immigrazione (post-bellica), negli anni Settanta, che vide come protagonisti nostri concittadini provenienti soprattutto dall’Italia centrale e meridionale, divennero straordinari luoghi di incontro e di integrazione fra culture, modi di vivere, dialetti, tradizioni, molto differenti fra loro. Tutto ciò ha fatto dell’Agro Pontino un vero e proprio caso di studio demografico e sociologico nazionale. Nella mia mal formulata proposta, io avevo a cuore solo l’idea di ricordare questa storia così intensa e così particolare, e ancora oggi così sentita nella zona di cui sto parlando (anche se mi rendo conto che essa è difficile da comprendere, e soprattutto da “sentire”, per un qualsiasi cittadino italiano che non sia di quella zona). E, soprattutto, non ho mai chiesto “l’intitolazione del parco al fratello di Mussolini”, come hanno riferito alcuni titoli di giornale, bensì semplicemente il ripristino del suo nome originario. Il nome “Arnaldo Mussolini” venne infatti scelto dai coloni e per decenni è rimasto tale, nonostante il susseguirsi dei sindaci e delle giunte. E fa parte della memoria della città. Dunque, io non ho mai inteso né accostare i nomi dei giudici Falcone e Borsellino a quello del fratello di Mussolini né – tantomeno – fare un assurdo confronto fra loro. Sostenere il contrario, come è stato fatto sulle mie parole, è una forzatura bella e buona. Perciò, al di là dei miei errori di comunicazione (nella forma), nella sostanza sono stato strumentalmente attaccato per aver proposto di salvare la memoria storica di cui sopra. Sono stato attaccato per il fatto di voler ricordare lo sforzo e l’impegno di così tanti italiani. A prescindere dal nome specifico di Arnaldo Mussolini, perché ciò che a me sta veramente a cuore, come nipote di “coloni”, è solo di ricordare quella storia collettiva di impegno e sacrificio. La mia vera colpa è che non mi dimentico di essere “figlio” della bonifica pontina. Tutto, in quelle terre, rimanda a una storia che invece un certo tipo di “politicamente corretto” vorrebbe rimuovere per sempre. Così, ho dovuto constatare sulla mia pelle, con grande amarezza, che esistono professionisti della strumentalizzazione che hanno usato le mie parole per attribuirmi a tutti i costi un’etichetta che non mi appartiene, con l’unico fine di colpire me e il partito che rappresento. Si tratta di un’operazione che, come detto, mi ferisce profondamente e che non posso più tollerare. Aggiungo che tutta questa polemica sta diventando l’alibi di chi, in malafede, intende coprire altri problemi: mi riferisco in particolare ai limiti del Viminale (più di 37mila sbarchi dall’inizio dell’anno contro i 17.500 del 2020 e i 4.800 del 2019, per non parlare dello scandalo del rave abusivo), o delle incredibili parole di Giuseppe Conte sul dialogo con i talebani. E i vari professionisti della strumentalizzazione sono gli stessi che ancora oggi troppo spesso tacciono quando si negano i massacri delle Foibe, o appoggiano Paesi e organizzazioni che inneggiano all’uccisione degli ebrei e alla cancellazione dello Stato di Israele. Per tutto questo, per uscire da una polemica che sta portando a calpestare tutti i valori in cui credo, a svilire e denigrare la mia memoria affettiva, a snaturare il ricordo di ciò che fecero i miei familiari proprio secondo quello spirito di comunità di cui oggi si avverte un rinnovato bisogno, ho deciso di dimettermi dal mio incarico di governo che ho sempre svolto con massimo impegno, orgoglio e serietà. Gli Italiani da noi e dal governo si aspettano soluzioni, non polemiche. Quindi faccio un passo a lato, per evitare che la sinistra continui a occuparsi del passato che non torna, invece di costruire il futuro che ci aspetta. lo continuo, anche senza il ruolo di sottosegretario, a lavorare per difendere Quota 100 e impedire il ritorno alla legge Fornero, e a ottenere saldo e stralcio, rottamazione e rateizzazione per i 60 milioni di cartelle esattoriali che rischiano di partire da settembre, massacrando famiglie e imprese. Non solo. Il tempo che non passerò più al ministero lo dedicherò anche alle mie amate comunità di Latina e Roma: hanno bisogno di progetti, efficienza, sicurezza e lavoro, non di incapacità e polemiche. Da militante fra i militanti, avrò anche più tempo per raccogliere firme per i Referendum sulla Giustizia fino a settembre, così da arrivare a un milione di firme. Sperando di aver finalmente chiarito il mio pensiero, auguro buon lavoro a chi prenderà il mio posto. ln un grande partito come la Lega siamo tutti sostituibili, tranne Matteo Salvini che ringrazio per il sostegno, la vicinanza politica, morale e umana che ha avuto nei miei confronti. Non da ultimo  –conclude Durigon-  ringrazio i tanti militanti, simpatizzanti o elettori che mi hanno inviato messaggi di vicinanza in questi giorni.”   Grande sostegno e vicinanza è stata esternata dal senatore della Lega Gianfranco Rufa all’ex  Sottosegretario Durigon (nella foto insieme). “Sostengo con forza e grande vicinanza, la figura di Claudio Durigon –commenta il senatore Rufa- evidenziando la sua grande professionalità e capacità politico-amministrativa. La macchinosa vicenda  con l’obiettivo di denigrare un’elevata figura come quella di Claudio Durigon, si è sfracellata da sola. Le sue dimissioni da Sottosegretario non sono una sconfitta, ma la dimostrazione di correttezza, coraggio e determinazione affinchè le energie di questo Governo si concentrino sui problemi veri e concreti. Durigon continuerà con nomina o senza nomina a lavorare per il bene del Paese come ha sempre fatto e dimostrato”.

Salvini chiede “incontro a tre” con Draghi e Lamorgese. E su Durigon “vedremo cosa fare”

Il leader della Lega esclude una mozione di sfiducia alla ministra dell’Interno ma attacca: “C’è qualcosa che non funziona”

ROMA – I casi Lamorgese e Durigon al centro delle tensioni tra il premier Draghi ed il segretario della Lega Salvini che, questa mattina, ha chiarito le posizioni del Carroccio.

Da un lato ci sono le critiche leghiste sulla ministra dell’Interno. Per questo, dice Salvini a Agorà su Rai Tre, “ho chiesto al presidente Draghi un incontro a tre con Lamorgese”, perché “se è capace di fare il ministro lo faccia, se ha voglia di fare il ministro lo faccia, altrimenti lasci il posto a qualcun altro”.

La Lega presenterà una mozione di sfiducia nei confronti della titolare del Viminale? “No, ma Lamorgese deve cominciare a fare il ministro”, dice Salvini, “gli italiani se ne stanno accorgendo, non solo l’immigrazione, 40mila arrivi via mare per non parlare di quelli via terra, non solo i rave party, un’altro c’è stato in Campania, ma io arrivo da Rimini e lì da tutta l’estate ci sono baby gang composte da 30-40 ragazzini figli di cittadini stranieri che arrivano in Riviera romagnola, sfasciano macchine, rubano, aggrediscono, risalgono sul treno e tornano da dove sono venuti. Dal punto di vista della forza pubblica c’è qualcosa che non funziona“. 

Dall’altro continuano a tenere banco le polemiche contro il sottosegretario leghista all’Economia Claudio Durigon. Le forze di governo del centrosinistra, infatti, chiedono le dimissioni dell’esponente del Carroccio dopo che ha proposto di intitolare un parco a Latina dai giudici Falcone e Borsellino, come è attualmente, a Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, come era negli anni 40. “Lo stimo ai massimi livelli. Mi vedrò con Claudio Durigon e per evitare altri mesi di polemiche valuteremo come andare avanti“, dice Salvini.

“Ci troveremo nei prossimi giorni e valuteremo in totale serenità cosa fare”, aggiunge Salvini. Il sottosegretario al MEF, “è una persona in gambissima, l’ultimo che può essere accusato di fascismo è solo figlio di coloni veneti trasferiti nelle terre dell’Agro pontino per essere bonificate”.

Durigon “è papa di ‘quota 100’ e ci ha aiutato a fare rottamazione saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia”, dice il segretario della Lega, e “lavoriamo con lui per la riforma fiscale e la riforma delle pensioni”

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it».
Roberto Antonini

L’invito di Lopalco: “Correte a vaccinarvi, il virus è molto cattivo”

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Nella stessa gara (ma categoria S12) medaglia d’argento per Alessia Berra, bronzo per Monica Boggioni nei 200 metri stile libero femminili classe S5

Dal nostro inviato Mirko Gabriele Narducci

TOKYO – Due ori, un argento e due bronzi. E’ questo il bottino di medaglie ottenuto dall’Italia nella prima giornata di gare dei XVI Giochi paralimpici estivi di Tokyo 2020. Le medaglie, arrivate tutte dal nuoto, portano le firme di Carlotta Gilli, Francesco Bocciardo, Alessia Berra, Francesco Bettella e Monica Boggioni.

La prima medaglia per gli azzurri è stato il bronzo ottenuto da Bettella nei 100 metri dorso di classe 1. Il padovano, già argento ai Giochi di Rio 2016 nei 50 e 100 dorso, ha nuotato in 2’32″08, con un ritardo di 4″04 dal vincitore della gara, l’israeliano Iyad Shalabi (2’28″04). Argento per l’ucraino Anton Kol (2’28″29).

Doppietta italiana nei 100 farfalla femminili, con l’oro a Carlotta Gilli e l’argento ad Alessia Berra. Gilli ha fermato il cronometro su 1’02″65, 3″02 in meno di Berra (1’05″67). Terzo posto per l’atleta della Rappresentativa russa, Daria Pikalova (1’05″86).

Il secondo oro lo ha conquistato Francesco Bocciardo. Il genovese ha dominato i 200 metri stile libero S5 con il crono di 2’26″76, con ben 8″44 di vantaggio sullo spagnolo Antoni Ponce Bertran (2’35″20) e 11″85 sul brasiliano Daniel Dias de Faria (2:38.61).

L’ultima medaglia vinta oggi dal nuoto azzurro è arrivata da Monica Boggioni nei 200 stile libero S5: 2’55″70 il tempo della lombarda, giunta alle spalle della cinese Zhang Li (2’46″53) e della britannica Tully Kearney (2’46″65).

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Mirko Gabriele Narducc

L’invito di Lopalco: “Correte a vaccinarvi, il virus è molto cattivo”

Sono ancora molti i motivi, secondo l’epidemiologo, che non convincono parte della popolazione

ROMA – “Corro a vaccinarmi”. Inizia così il lungo post pubblicato sulla propria pagina Facebook dall’assessore alla Salute della Regione Puglia, Pier Luigi Lopalco, che prende in prestito l’immagine di un uomo che corre lungo una strada a ridosso del mare per invitare chi non lo avesse ancora fatto a sottoporsi alla vaccinazione anti Covid. Lopalco spiega “cosa dovrebbe pensare chi appartenesse al gruppo dei circa 390.000 pugliesi fra i 20 e i 49 anni che non hanno ancora chiesto di fare la prima dose di vaccino. Da questa mia disamina scarto gli adolescenti, che saranno attivamente chiamati a vaccinarsi in questi giorni e che stanno già rispondendo molto bene all’appello e gli ultra50enni che hanno già aderito alla vaccinazione per oltre il 90%”. Molteplici i motivi, secondo l’epidemiologo, non convincono parte di questa popolazione.

Lopalco preferisce non chiamarli no-vax, perchè “i veri no-vax sono una sparuta minoranza di irriducibili- scrive- che possiamo serenamente ignorare. Si tratta di un nutrito gruppo di cittadini che non riescono a portare a termine un corretto processo di valutazione del rischio di contrarre l’infezione rispetto ai rischi legati alla vaccinazione”. L’assessore regionale aggiunge che “la valutazione del rischio non è affare semplice e, davanti ad una difficoltà di analisi, si sceglie sempre la strada del non fare, rispetto a quella di prendere una decisione: un danno provocato da una azione (mi vaccino) è sempre meno accettato rispetto ad un danno provocato da un agente esterno non controllabile (ho preso l’infezione)”.

Lopalco sottolinea inoltre che “nella fascia dei giovani adulti il rischio legato alla pandemia non è stato da molti correttamente percepito. L’infezione da SARS-CoV-2 in questo gruppo di popolazione provoca malattia grave in una proporzione relativamente più bassa rispetto a chi è più avanti con gli anni. Quindi molti hanno avuto esperienze dirette, fra amici e familiari, di casi di Covid-19 superati con pochissimi problemi. Queste esperienze hanno anche alimentato la stupidaggine che Covid-19 possa essere curata a casa con questo o quel farmaco ma che (vai a capire perché) la Spectre impedisce che il problema pandemia sia facilmente risolto in questo modo”.

L’epidemiologo vuole “facilitare la valutazione del rischio in questa fascia di età” e prova “ad elencare alcune considerazioni. Punto 1. Non è vero che il rischio per i giovani di finire in ospedale sia basso: nel picco epidemico di marzo scorso il tasso di ospedalizzazione fra i 20-29enni è arrivato a ben 37 ospedalizzazioni per 100.000 abitanti in una settimana. Per capirci, in una città delle dimensioni di Bari sono finiti in ospedale, in una sola settimana, 100 ventenni! Questo rischio raddoppia fra i 30-39 anni ed è più di tre volte superiore fra i 40-49 anni (dati ISS). Punto 2. Affrontare una polmonite da coronavirus non è una passeggiata: comporta sofferenze non da poco e lascia molto spesso strascichi fastidiosissimi. Per non parlare che comunque il rischio di finire in terapia intensiva, o peggio, è comunque considerevole. Punto 3. Il rischio di infezione lieve o asintomatica è più alto per i giovani che per gli anziani, a causa della più vasta rete e maggiore frequenza di contatti sociali. In questo caso i giovani sono coloro che più di altri diffondono il contagio. Causare il contagio e quindi la malattia di un proprio caro è un’esperienza che non augurerei a nessuno”. Nel suo testo l’assessore alla Salute della Regione Puglia afferma infine: “Credo che queste considerazioni da sole dovrebbero fugare ogni dubbio e motivare la vaccinazione. I vaccini in uso sono stati somministrati a centinaia di milioni di persone. Hanno un profilo di efficacia e sicurezza eccezionale. Il virus, ve lo assicuro, è molto più cattivo”, conclude.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Francesco Demofonti

Calcio, Leonardo (Psg): “Vogliamo tenere Mbappè, dal Real Madrid strategia illegale”

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Rifiutata un’offerta da 160 milioni di euro, il ds del Psg: “Dovrà andarsene alle nostre condizioni”

ROMA – “La nostra posizione è sempre stata quella di mantenere Kylian Mbappé, di prolungare il suo contratto e tenerlo con noi. Abbiamo fatto già due offerte significative di rinnovo a Kylian: una due mesi fa in linea con l’ingaggio dei nostri migliori giocatori e una di caratura superiore, propostagli di recente. Vogliamo dimostrargli che è un giocatore importante, che è al centro del nostro progetto, ma non al di sopra. Per quanto riguarda la nostra posizione sul Real, mi sembra una strategia elaborate per farci un torto, dimostrare a tutti che hanno tentato il possibile e aspettare un anno per averlo gratis. Da 2 anni il Real Madrid si comporta così, non è corretto. Anzi è illegale, perché ha contattato un giocatore che non è ancora in scadenza di contratto. Per noi è inaccettabile”. Sono le parole di Leonardo, direttore sportivo del Paris Saint-Germain, che ha parlato ai microfoni di ‘RMC Sport’.

“Abbiamo- prosegue Leonardo– rifiutato verbalmente l’offerta di ieri del Real Madrid per Mbappé (160 milioni di euro, ndr). Se le nostre condizioni saranno soddisfatte poi vedremo. Ma quest’estate abbiamo creato un sogno e non permetteremo a nessuno di distruggerlo”.

Continua l’ex centrocampista del Milan: “Consideriamo l’offerta dei Blancos molto lontana da ciò che Kylian rappresenta oggi. Per di più dobbiamo ancora parte di questi soldi al Monaco e riteniamo pertanto che l’offerta non sia sufficiente”.

“Kylian Mbappé- aggiunge il ds del Psg- vuole andarsene, questo sembra chiaro. Se il Real Madrid sta facendo un’offerta? Sembra chiaro anche questo. Non possiamo, nell’ultima settimana di mercato, cambiare i nostri piani. Non tratterremo Mbappé, ma dovrà andarsene alle nostre condizioni. Con Kylian ho parlato molto, ci ha sempre una cosa, e cioè che non avrebbe lasciato il club gratuitamente. Questa è stata la sua promessa”.

Conclude Leonardo: “Non abbiamo mai aperto la porta a una partenza. Mai. La gente dice che voglio vendere il giocatore, mentre Nasser (Al-Khelaifi, presidente del Psg, ndr) invece no. Ma io e Nasser pensiamo la stessa cosa, siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Difendiamo il club e il nostro obiettivo è prolungare il contratto del nostro attaccante e trattenerlo”.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Covid, 7.548 nuovi casi e 59 decessi. Lieve calo dei ricoveri

Questi i dati del bollettino odierno diffuso dal ministero della Sanità

ROMA – Nelle ultime 24 ore sono 7.548 i nuovi casi di Covid registrati in Italia (+1.472 rispetto a ieri, 6.076). Compresi guariti e deceduti dall’inizio dell’epidemia sale così ad almeno 4.502.396 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2. Oggi sono 59 i decessi (ieri 60), per un totale di 128.914 da febbraio 2020. E’ quanto si legge nel bollettino odierno diffuso dal ministero della Salute.

Le persone guarite o dimesse sono complessivamente 4.237.758, +7.081 rispetto alla giornata di ieri (+6.248 il giorno prima). Le persone attualmente positive, quelle che hanno il virus, sono in tutto 135.724, pari a 399 in più (-230 rispetto al giorno prima). Sono stati 244.420 i tamponi totali (molecolari e antigenici), -21.826 rispetto a ieri quando erano stati 266.246. Il tasso di positività è salito al 3,1% (con una approssimazione di 3,08%), dato che ieri era pari al 2,3%.

Sul fronte dell sistema sanitario si registra una leggera diminuzione dei ricoveri. I posti letto occupati nei reparti Covid ordinari sono -13 (ieri +108), per un totale di 4.023 ricoverati. I posti letto occupati in terapia intensiva (TI) sono -5 e si tratta del saldo tra le persone uscite e quelle entrate in TI, (ieri +19), portando il totale dei malati più gravi a 499, con 34 ingressi in rianimazione (ieri 46).

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Francesco Demofonti

Ita, sindacati pronti alla lotta: “Sciopero il 24 settembre, rischio uscita da contratto nazionale”

I sindacati dell’ex Alitalia esprimono “netta contrarietà all’impostazione di Ita rispetto al dimensionamento della flotta e degli organici”

ROMA – “Nelle prossime ore verranno comunicate tutte le iniziative sindacali che metteremo in atto a tutela di tutti i lavoratori propedeutiche allo sciopero di 24 ore proclamato per il giorno 24 settembre“. Così le sigle sindacali del Trasporto Aereo FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT, UGLTA al termine dell’incontro con i vertici di Italia Trasporto Aereo – ITA.

“Il presidente di ITA, Alfredo Altavilla, pur ribadendo che ITA non ha alcun collegamento e dovere nei confronti di Alitalia in Amministrazione Straordinaria e di Alitalia Cityliner in Amministrazione Straordinaria, ha illustrato a grandi linee i temi principali relativi alla partenza e allo sviluppo del piano industriale della nuova realtà industriale”, spiegano le sigle sindacali.

Le organizzazioni sindacali confederali “hanno manifestato la netta contrarietà all’impostazione di Ita rispetto al dimensionamento della flotta e degli organici, alla mancata inclusione delle attività di handling e manutenzione sulle quali le scriventi hanno chiesto il proseguimento del confronto in sede istituzionale”.

FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT, UGLTA “stigmatizzano l’uscita di Ita dall’associazione datoriale Assaereo, annunciata dal presidente, che potrebbe configurare la disapplicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro con condizioni altamente penalizzanti per i lavoratori, e contestualmente, favorendo in maniera autolesionistica il dumping salariale vanificando gli effetti dell’articolo 203 del decreto rilancio rendendolo inesigibile e vanificandone gli effetti, azione paradossale attuata da un’azienda di proprietà dello stesso Stato che ha emanato la norma”.

“ITA a detta del presidente partirà, come indicato in precedenza a mezzo stampa- spiegano le sigle sindacali del Trasporto Aereo FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT, UGLTA – con 52 aeromobili e un totale di 2800 dipendenti, per traguardare a termine piano 105 aeromobili e circa 5750 lavoratori. Il Presidente Altavilla ha comunicato che ITA parteciperà alla gara per aggiudicarsi il marchio Alitalia. ITA ha comunicato inoltre che sarà valutata la possibilità, in caso di opportunità industriale, di partecipare alle gare per aggiudicarsi le due aree di manutenzione con quota di minoranza come indicato dalla Commissione Europea e di handling, con quota di maggioranza come da accordi con Bruxelles”.

Durante l’incontro di oggi “è stata presentata una proposta con una ipotesi di ridefinizione di un nuovo CCNL di lavoro per il Personale Navigante e per il Personale di Terra (business unit collegate al ramo aviation)- proseguono FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT, UGLTA- La piattaforma è ancora poco definita nel dettaglio e sprovvista dei benchmark di riferimento per le Categorie. Il presidente Altavilla ha proposto una calendarizzazione serrata di incontri per arrivare al 20 settembre, data ultima rispetto alle tempistiche assegnata ad ITA, per la dedizione dei contratti di lavoro parte economica e normativa”. 

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Marta Tartarini

Importante obiettivo raggiunto dall’Amministrazione Grazioli

Trevi Nel Lazio, Un risultato fondamentale nell’opera di riequilibrio

Un percorso in continua crescita quello dell’Amministrazione guidata dal Sindaco l’avv. Silvio Grazioli (nella foto), che continua ad ottenere risultati importanti e di sviluppo, a sottolinearlo anche nella nota emanata nel pomeriggio dalla Casa Comunale, in relazione all’opera di riequilibrio. “Il Sindaco comunica con grande soddisfazione –si legge nella nota- che è stata di fatto quasi chiusa l’anticipazione di cassa che perdurava da molto tempo, infatti si è arrivati ad una disponibilità attuale di più di € 810.000,00; a fronte di un’anticipazione di 4 dodicesimi che equivale ad € 871.000,00. Il tutto tenendo presente che quest’anno ancora non entra la prima rata della TARI, che da un gettito storico di € 180.000,00 e che sarà contabilizzata il 10 settembre, in quanto la scadenza per il pagamento è fissata per il 31 agosto, a differenza degli anni precedenti allorquando la cadenza era fissata al 30 giugno. Tale risultato rappresenta un elemento fondamentale nell’opera di riequilibrio che il Comune sta portando avanti con grande tenacia e con ottimi risultati, fino ad ieri infatti sembrava quasi impossibile raggiungere tale traguardo, e questo è motivo di soddisfazione per tutta l’Amministrazione ed ovviamente per tutta la comunità. Venerdì ci sarà il consiglio per l’approvazione del Rendiconto 2020 e per la dichiarazione della permanenza degli equilibri di Bilancio, che costituiscono atti fondamentali dell’azione dell’attività amministrativa. In tal senso il dato dell’avanzo primario del 2020 di circa € 520.000,00 fa ben sperare rispetto all’avanzo primario che ci sarà con il Rendiconto del 2021, per il quale la Corte dei conti ha fissato un minimo di circa € 350.000,00, che l’amministrazione ovviamente si impegna non solo a raggiungere, ma anche a consolidare in modo efficace”.

Rieti: dal 1 al 5 settembre al via la Fiera del peperoncino

La Prefettura autorizza l’evento con delle norme da rispettare

Si è riunito oggi in Prefettura il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto Gennaro Capo, con la partecipazione delle Forze di Polizia, del Comune di Rieti, dei Vigili del Fuoco e della ASL, allo scopo di assumere le determinazioni atte a garantire lo svolgimento in sicurezza della Fiera del peperoncino, che si terrà dal 1 al 5 settembre p.v.

Su indicazione della Prefettura, nei giorni scorsi si è riunito in Questura un tavolo tecnico con il compito di declinare in concreto le prescrizioni relative all’Ordine e alla sicurezza – già individuate nel corso della precedente riunione del Comitato – a cui devono attenersi gli organizzatori della manifestazione con particolare riguardo a:

–  la chiara delimitazione dell’area fieristica adeguatamente presidiata dal personale messo a disposizione dagli Organizzatori;

– l’ammissione nel perimetro della fiera esclusivamente degli avventori muniti di regolare Green-Pass ovvero di certificazione di sottoposizione, con esito “negativo”, a tampone rapido;

– i controlli “a campione” da parte delle Forze dell’ordine (Polizia Municipale e Forze di polizia) sull’identità e l’autenticità del Green-Pass esibito ai varchi d’accesso;

– l’obbligo di indossare la mascherina ed il correlato divieto di assembramento in tutta l’area della manifestazione e presso i varchi di accesso e di uscita;

– il contingentamento delle presenze nell’area fieristica;

– la salvaguardia del diritto alla libera circolazione di residenti e avventori delle attività commerciali presenti nel perimetro dell’area fieristica che non partecipano alla manifestazione;

–  la separazione tra vie di ingresso e di esodo che dovranno consentire l’accesso dei mezzi in presenza di eventuali situazioni di emergenza e di applicazione di misure antincendio;

– il contingentamento ed il rispetto delle prescrizioni previste dai relativi protocolli per il palco dove si svolgeranno eventi di intrattenimento a cui il pubblico potrà assistere solo nei posti a sedere preassegnati;

– il rispetto del divieto di feste da ballo in qualunque forma;

– il rispetto delle regole previste dai relativi protocolli per quanto attiene alle attività di somministrazione di cibi e bevande.

Alla luce degli impegni assunti dagli Organizzatori ad applicare le suindicate prescrizioni, delle rassicurazioni fornite dalla Questura per i profili di ordine e sicurezza pubblica, del parere favorevole espresso dalle Autorità sanitarie e dai Vigili del Fuoco per i profili relativi alla gestione di eventuali emergenze, il Comitato ha ritenuto di poter consentire lo svolgimento della Fiera del peperoncino nelle zone all’uopo individuate del centro storico del Capoluogo. È stata altresì evidenziata la necessità di una capillare campagna informativa al pubblico, anche mediante idonea cartellonistica, circa le rigorose regole che saranno applicate nell’area dedicata alla fiera e della responsabilizzazione di tutto il personale operante nell’area fieristica sul rigoroso rispetto delle suindicate prescrizioni.

Terremoto del Centro Italia, 5 anni dopo a che punto è la ricerca scientifica?

L’intervista al presidente dell’INGV, Carlo Doglioni

ROMA – Il 24 agosto 2016, alle ore 3.36, con il terremoto di Amatrice è iniziata una delle più importanti sequenze sismiche che ha colpito il territorio nazionale in questo secolo. La sequenza, detta “di Amatrice-Norcia-Visso” per l’estensione territoriale delle faglie attivate in quella notte, è stata particolarmente funesta, coinvolgendo un’area di circa 8000 km quadrati, 140 Comuni e circa 600.000 persone. A 5 anni di distanza a parlare è il presidente dell’INGV, Carlo Doglioni, che spiega a che punto è la ricerca scientifica e il monitoraggio, perché i terremoti fanno ancora troppi danni in Italia: dobbiamo imparare a conoscerli per difenderci meglio. E, soprattutto, perché l’unico dubbio che abbiamo non è ‘se’ ci sarà un terremoto ma solo ‘quando’ esso si verificherà.

LA SEQUENZA DEL TERREMOTO DEL CENTRO ITALIA DEL 24 AGOSTO 2016, I RICERCATORI DELL’INGV PARLANO DEI PRINCIPALI ASPETTI SCIENTIFICI

– Ogni terremoto rappresenta una sfida per chi scientificamente li studia. Quando l’evento determina distruzione e vittime, la sfida si pone innanzitutto all’uomo prima che allo scienziato. Cosa ha rappresentato per lei questo evento?

E’ importante ricordare i terremoti, perché il nostro cervello tende invece a voler rimuovere il ricordo delle tragedie, mentre invece la memoria di questi eventi terribili ci aiuta a porre in essere tutte le possibili strategie difensive dagli eventi futuri che inevitabilmente torneranno. Le nostre armi sono: avanzare nelle conoscenze scientifiche per poter costruire una società resiliente alle catastrofi, come quella di Haiti di pochi giorni fa, e diffondere la cultura della prevenzione che si deve basare su quanto la ricerca scientifica è riuscita a comprendere per dare alla società civile gli strumenti per potersi difendere sempre meglio. Per me l’evento di Amatrice è stato una frustata dolorosa dal punto di vista umano ma, come scienziato, uno stimolo forte per studiare con sempre maggiore determinazione l’origine dei terremoti”.

LA FAGLIA DEL SISMA DI AMATRICE A 360 GRADI

La sequenza sismica di Amatrice-Norcia-Visso è stata complessa sia spazialmente che temporalmente. Ma, sicuramente, è stata anche quella in Italia in cui il monitoraggio è stato più capillare. Quali nuove informazioni ha raccolto la ricerca scientifica grazie a questa quantità e qualità  di dati?

Dal 24 agosto 2016, la rete sismica nazionale dell’INGV ha registrato oltre 124.000 eventi, e ancora non è terminata. Nell’area epicentrale si è mobilizzato un volume crostale di circa 6000 km3 in un’area di circa 1000 km2, ma i danni si sono risentiti su un territorio almeno otto volte più grande. Per noi ricercatori, ogni nuovo terremoto è un esperimento che studiamo con strumenti sempre più diffusi ed efficaci, per cui le conoscenze di oggi sono di gran lunga migliori di quelle che potevamo avere solo 10 o 20 anni fa. I dati satellitari e terrestri delle deformazioni e degli scuotimenti associati a un terremoto sono sempre più abbondanti e ci permettono di comprendere sempre meglio come e perché si manifesta un evento sismico: un gradiente di pressione nella crosta terrestre che raggiunge lo stato critico limite che porta al movimento tra due lembi di terra, quando il respiro della Terra diventa violento. La Terra è un corpo vivo, continuamente in movimento: basti pensare che il pavimento delle nostre case si alza e si abbassa ogni giorno di circa 40 cm: non ce ne accorgiamo perché la lunghezza d’onda di tale oscillazione dovuta alle maree solide è di alcune migliaia di km. La sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016 è stata generata da un volume crostale che, per effetto dell’estensione perpendicolare alla catena appenninica di circa 4-5 mm/anno, attiva da milioni di anni, è scivolato anche di qualche metro verso il basso lungo dei piani di faglia cosiddetti distensivi: l’attrito sviluppatosi con questi movimenti ha generato le onde sismiche che hanno devastato tanti comuni del Centro Italia, come Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Pescara del Tronto, Norcia, Visso, ecc. La storia sismica dell’area ci ha insegnato che sequenze sismiche di questo tipo possono dare eventi importanti per diversi mesi, come avvenne nel 1703″.

L’ANALISI DEI DANNI NEL CENTRO ITALIA

 Nel 2016, come in altri precedenti terremoti italiani, si è visto che un aspetto importante è stata l’interazione tra faglie adiacenti. E’ possibile sperare che la prossima sequenza sia in qualche modo più “prevedibile”?
“La speranza c’è, ma l’obiettivo è ancora lontano, anche se si comincia a intravederne la possibilità. Così come una volta i tumori erano definiti come una malattia incurabile, oggi, invece, per alcune patologie abbiamo concrete possibilità di guarigione, traguardo raggiunto grazie alla ricerca scientifica. Analogamente, oggi conosciamo le aree dove sia per la sismicità storica, che per il contesto geologico, sono più prone a generare in futuro terremoti disastrosi: lì stiamo concentrando i nostri sforzi per monitorare il sottosuolo nazionale”.
– Dal 1990 al 2016 In Italia abbiamo avuto sei terremoti funesti in circa 30 anni, quasi 1 ogni 5 anni. Cosa può fare la ricerca scientifica per evitare “il peggio”?
“In Italia abbiamo registrato in media 20-25 terremoti distruttivi al secolo ed è quindi ragionevole attendersi un evento ogni 4-5 anni. Questa è la statistica. Non siamo in grado di prevedere dove e quando sarà il prossimo evento sismico per la sola ragione che ancora non conosciamo sufficientemente tutti i parametri e le condizioni fisiche che portano all’enucleazione di un terremoto. Sappiamo, però, che questo obiettivo è possibile: si tratta di studiare e misurare capillarmente tutto quello che la Terra ci permette di misurare: variazioni della sismicità, delle falde acquifere, delle modificazioni nel sottosuolo della velocità delle onde sismiche, delle variazioni delle velocità tra le stazioni GPS, ecc. Anche a seguito dello stimolo della sequenza iniziata col terremoto di Amatrice, l’INGV sta investendo moltissimo nell’implementazione e nell’infittimento delle reti multiparametriche di monitoraggio che, grazie anche all’intelligenza artificiale e l’utilizzo di grandi sistemi di calcolo, ci permetteranno forse di avere col tempo stime previsionali affidabili. Le reti di monitoraggio sono le infrastrutture di ricerca che rappresentano i nostri ‘telescopi’ puntati verso il centro della Terra e che ci consentono di osservare il suo comportamento. L’INGV è sempre operativo, h24, con tre sale di monitoraggio a Roma, Napoli e Catania, e tre dipartimenti scientifici che, oltre allo studio, al monitoraggio e alla sorveglianza dei terremoti, si spendono quotidianamente per l’ambiente e per il rischio vulcanico”.
– Nel Recovery Plan sono previsti investimenti nella ricerca scientifica, settore che in Italia non è stato mai particolarmente finanziato in termini di punti di PIL. Investire nella ricerca può significare investire anche nella  riduzione del rischio sismico?
Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) non sono specificatamente previsti finanziamenti per la difesa dai rischi naturali e in particolare dai terremoti, ma ci aspettiamo che in corso d’opera vi sia una concreta presa di coscienza dell’importanza di canalizzare risorse significative su questi temi fondamentali per l’Italia, nazione dove tra terremoti e vulcani, la coesistenza con eventi estremi ineludibili richiede una maggiore resilienza, che può concretizzarsi solo sulla base di nuove conoscenze e investimenti in prevenzione”.
– Per promuovere la cultura della  prevenzione del rischio sismico occorre migliorare la comunicazione scientifica. Per far ciò, l’INGV è da sempre impegnato nelle scuole, fin dalla materna, e nelle Università affinché in tutto il percorso della propria formazione culturale, si abbia coscienza di questo aspetto del territorio. Con quali principi si svilupperanno i nuovi progetti della comunicazione scientifica dell’Istituto?
“Risponderei con il motto ‘VALE’, acronimo di Vita, Abitazioni, Libertà, EconomiaVALE la pena studiare la Terra, VALE bene fare prevenzione. Dobbiamo in primis salvare la vita dei concittadini, ma è necessario passare di livello per tutelare le abitazioni che sono i nostri beni primari. In esse custodiamo la nostra cultura e le nostre radici che vengono azzerate da un evento sismico obbligandoci, spesso anche per un decennio, a vivere da sfollati, e quindi a perdere la libertà, determinando anche una profonda lacerazione del tessuto socio-economico della comunità colpita dal terremoto, con il conseguente impoverimento e spopolamento. Il Covid ci ha svegliato da un sonno incosciente e ci ricorda come dagli eventi naturali come le pandemie e i terremoti si può uscire grazie alla ricerca scientifica e lavorando tutti insieme, in una società consapevole dei rischi e solidale nell’aiutare i nostri fratelli in difficoltà. Comunicare è la prima forma di prevenzione e anche in questo l’INGV ha contribuito e continua a diffondere la cultura dell’autodifesa dai rischi naturali, per esempio con la campagna ‘Io non rischio’ e con varie altre manifestazioni che fungono da richiamo psicologico e culturale – come per i vaccini – dell’importanza di conoscere per essere preparati al prossimo evento. Il sisma del 24 agosto 2016 ci ha insegnato che dobbiamo essere sempre pronti al prossimo evento e quindi è necessario studiare i terremoti con sempre maggiore impegno, oltre che prepararci attraverso la dovuta prevenzione antisismica alle nostre case, ora più che mai possibile utilizzando tutti i benefici che lo Stato mette a disposizione”.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»