Le forniture militari all’Ucraina aprono una profonda fessura diplomatica all’interno del governo. Il recente congresso federale della Lega ha riacceso i riflettori su una spaccatura cronica in politica estera: da un lato la linea isolazionista di Matteo Salvini, dall’altro la fermezza europeista di Giorgia Meloni e Antonio Tajani.
Il braccio di ferro rischia di compromettere la compattezza dell’esecutivo proprio alla vigilia delle scadenze cruciali di fine anno.
L’affondo della Lega: «Stop ai finanziamenti bellici»
Nel corso delle assise di Milano che lo hanno confermato alla guida del partito, Salvini ha formalizzato una richiesta perentoria: interrompere l’invio di fondi e armamenti a Kiev. La Lega punta a fare delle forniture militari una battaglia identitaria in Parlamento, annunciando battaglia sul rinnovo del decreto aiuti in scadenza a dicembre 2026.
Secondo i vertici del Carroccio, l’insistenza sul supporto bellico a oltranza allontana la possibilità di un tavolo negoziale, una posizione che Salvini intende convertire in un veto politico concreto in vista delle decisioni per il 2027.
La diplomazia di Meloni e il vincolo internazionale
La reazione di Palazzo Chigi si è mossa su un doppio binario: fermezza istituzionale e mediazione sotterranea. Per evitare che lo scontro pubblico degenerasse, Giorgia Meloni ha avuto un colloquio telefonico diretto con Salvini durante le ore calde del congresso.
La presidente del Consiglio non intende arretrare di un millimetro sulla credibilità internazionale dell’Italia. Per la premier, il sostegno all’Ucraina e la fedeltà ai patti siglati con la NATO e l’Unione Europea rimangono pilastri non negoziabili, essenziali anche per garantire la stabilità della coalizione durante l’esame della legge di bilancio.
La blindatura di Tajani: il nuovo pacchetto partirà
A rispondere pubblicamente e senza giri di parole al leader della Lega è stato invece il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il segretario di Forza Italia ha gelato le aspettative del Carroccio confermando che la macchina degli aiuti non si fermerà e che il prossimo pacchetto di forniture militari per la resistenza ucraina è già pronto per essere spedito.
Tajani ha però voluto ribadire i confini invalicabili imposti da Roma: l’Italia continuerà a sostenere la difesa di Kiev a livello logistico e materiale, ma viene tassativamente esclusa ogni ipotesi di invio di soldati italiani al fronte.
Lo scenario futuro
La tensione immediata è stata momentaneamente arginata dalla diplomazia interna della maggioranza, ma la vera prova di forza si consumerà nelle prossime settimane. Con la scadenza dei termini legali fissata al 31 dicembre, il governo dovrà trovare una formula parlamentare che permetta di prorogare gli aiuti internazionali senza provocare uno strappo insanabile con la Lega.
Cav. Dr. Piero Fusaglia
Direttore Responsabile

