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Maurizio Vizzino, un altro modo per chiamarsi artista: dentro un’adolescenza fatta di personaggi, memoria e visioni

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A oltre tre mesi dalla sua pubblicazione, “Un altro modo per chiamarmi artista”, album d’esordio del cantautore pontino Maurizio Vizzino, continua a raccontare un universo personale costruito attraverso personaggi, simboli e frammenti di memoria.

Pubblicato lo scorso giugno e interamente promosso, distribuito e curato da Free Club Factory, il disco rappresenta il primo capitolo discografico di un artista appena ventunenne, ma già capace di muoversi dentro una scrittura che guarda alla tradizione del cantautorato italiano senza rinunciare a contaminazioni più contemporanee e jazzistiche.

Dodici brani che non raccontano semplicemente una storia, ma provano a ricostruire un’età della vita: l’adolescenza. Un periodo fatto di paure, desideri, contraddizioni, personaggi reali e immaginari, domande alle quali spesso non esistono risposte immediate.

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Un’adolescenza trasformata in un mondo

“Un altro modo per chiamarmi artista” non è, nelle parole dello stesso Vizzino, un concept album. È piuttosto un’intera adolescenza trasformata in musica.

Nel disco compaiono figure apparentemente lontanissime tra loro: un piccolo Peter Pan, una bambina che rifiuta di commercializzarsi, un topino da battaglia, un ubriacone sepolto tra i mari del Sud, un mercante di perle, un vigile, un secondino, un prete, una suora, un avvocato e un giudice. E ancora Eolo, un uomo d’affari e Fernando Oreste Nannetti, conosciuto come NOF4.

Personaggi che non sono necessariamente protagonisti di una narrazione lineare, ma che diventano strumenti attraverso cui dare un nome a sensazioni, paure e pensieri.

È proprio questa la particolarità del progetto: utilizzare il linguaggio del racconto e della metafora per parlare di qualcosa di estremamente personale e, allo stesso tempo, universale.

“Un modo per dare un nome a sensazioni che sono di tutti”, racconta Vizzino, cercando attraverso le canzoni un modo diverso per rileggere ciò che è stato e, forse, trovare un senso a quel ragazzino che era.

Dalla vecchia scuola cantautorale a un suono contemporaneo

La scrittura di Maurizio Vizzino nasce molto presto. Inizia a comporre a quattordici anni, guardando alla tradizione del cantautorato italiano e, in particolare, a quella scuola romana e genovese che ha segnato profondamente la storia della canzone d’autore. Ma “Un altro modo per chiamarmi artista” non è un semplice esercizio di nostalgia. Accanto alla scrittura di Vizzino, infatti, gli arrangiamenti costruiscono un linguaggio sonoro nel quale entrano elementi moderni e jazzistici, anche grazie alla formazione musicale degli altri componenti della band.

A dividere il palco e lo studio con Maurizio ci sono Mattia Malagola alla chitarra elettrica e ai cori, Andrea Fratoni al basso elettrico e Francesco Miletta alla batteria, tutti provenienti dall’indirizzo jazz del Conservatorio “Ottorino Respighi” di Latina. La produzione dell’intero album è affidata a Nick Valente, mentre Mario Marcucci firma la coproduzione di “Pan” e “Scuse di un ipocrita”.

Il risultato è un disco nel quale piano, tastiere, chitarre, basso e batteria dialogano con violini, viole, violoncello e fisarmonica, ampliando il carattere teatrale e narrativo delle canzoni.

Un percorso iniziato prima dell’album

L’esordio discografico non arriva dal nulla. Prima della pubblicazione del disco, alcuni dei suoi brani avevano già iniziato a delineare l’identità artistica di Maurizio Vizzino. “Scuse di un ipocrita”, “E il tempo mi protegge”, “Romanza”, “Diario” e “Susi” erano già stati pubblicati sulle piattaforme digitali, anticipando parte dell’universo che avrebbe trovato una forma compiuta nell’album. Tra le tappe più significative del percorso c’è anche Musicultura 2025, dove Vizzino e la sua band hanno presentato “E il tempo mi protegge”, arrivando alle Audizioni Live ospitate dal Teatro Lauro Rossi di Macerata. Un passaggio importante per un progetto ancora giovane, che ha trovato nell’esperienza dal vivo uno dei propri strumenti principali di crescita.

Dodici capitoli, un unico universo

La tracklist di “Un altro modo per chiamarmi artista” attraversa dodici momenti differenti:

  1. Alla prima piuma
  2. Susi
  3. Pan
  4. Dentro la parete (NOF4)
  5. Caccia alle streghe
  6. I giri inversi della nostalgia
  7. Scuse di un ipocrita
  8. Parodia bohémien
  9. E il tempo mi protegge
  10. Diario
  11. Romanza
  12. Un altro modo per chiamarmi artista

Titoli che già suggeriscono la varietà dell’immaginario del disco: dalla nostalgia alla memoria, dall’ironia alla riflessione, passando per figure e situazioni che sembrano appartenere a un piccolo teatro personale. Al centro, però, rimane sempre la scrittura. Una scrittura che non sembra interessata a spiegare tutto, quanto piuttosto a lasciare spazio all’ascoltatore, permettendogli di riconoscere nelle immagini di Vizzino qualcosa di proprio.

Il significato di un titolo

“Un altro modo per chiamarmi artista” è anche il titolo della traccia conclusiva e dell’intero progetto. Una frase che racchiude il senso del disco: l’idea che l’arte possa essere un modo per nominare ciò che ancora non ha un nome, per trasformare ricordi ed emozioni in qualcosa di condivisibile. Non necessariamente per trovare una risposta, ma per costruire un linguaggio. A distanza di mesi dalla pubblicazione, è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’album: non presentarsi come un punto d’arrivo, ma come la fotografia di un momento della crescita artistica e personale di un giovane cantautore. Un primo disco nel quale Maurizio Vizzino prova a guardare indietro per capire chi è stato, mentre allo stesso tempo comincia a definire chi vuole diventare. E se il titolo parla di “un altro modo” per chiamarsi artista, l’album sembra suggerire che quel modo possa essere semplicemente questo: raccontare il proprio mondo, anche quando quel mondo è fatto di personaggi improbabili, ricordi lontani e sensazioni difficili da spiegare.

Musica e testi: Maurizio Vizzino
Produzione: Nick Valente
Etichetta, distribuzione e ufficio stampa: Free Club Factory

Guarda il videoclip

A completare il progetto è arrivato anche il videoclip della title track, una produzione Free Club Factory, realizzata da Leonardo Angelucci e Matteo Troiani, con Fabio Mancini alla direzione di produzione e Futura Valenza per MUA, costumi e assistenza di produzione.

Nel video, insieme a Maurizio Vizzino, compaiono Doriano Ghilini e Paola Bortune.