
A Palazzo Colonna “Rebel Icons”, la collezione Autunno-Inverno 2026/27 costruita attorno a donne che hanno cambiato la storia. Ma il filo più interessante passa dai laboratori: piccoli lotti, personalizzazione e lavoro su misura.
Un tessuto che arriva in laboratorio con già il nome della donna alla quale è destinato. La misura presa sul corpo, la possibilità di scegliere modello, vestibilità, peso della seta e stampa. È da questo dettaglio, più che dalla passerella, che vale la pena cominciare per raccontare Luluredgrove e la collezione “Rebel Icons”, presentata lunedì 14 settembre a Roma insieme agli accessori LMP di Petrana Colesanti. Perché dietro gli abiti che hanno attraversato la Terrazza dei Paesaggi e la Coffee House di Palazzo Colonna c’è un’idea di artigianato che prova a mantenere una distanza dalla produzione seriale.
Palazzo Colonna non è nuovo al nostro racconto della moda. Lo scorso aprile, sulle pagine del Giornale del Lazio, avevamo seguito Vittorio Camaiani e la sua “Senza confini”, una collezione che trasformava la couture in un viaggio tra luoghi, culture e suggestioni. Questa volta il punto di osservazione cambia: la cornice resta uno dei luoghi storici di Roma, ma il racconto si sposta sul rapporto tra chi immagina il capo, chi materialmente lo realizza e la persona che lo indosserà.
Luluredgrove lavora infatti attraverso un campionario stagionale dal quale la cliente può partire per arrivare a una realizzazione personalizzata. Le sete stampate a Como giungono in piccoli lotti nei laboratori del Centro Italia, dove sarte specializzate adattano e costruiscono il capo sulle misure della destinataria. È un sistema che il marchio definisce “fatto dalle donne per le donne” e che lega la produzione all’imprenditorialità femminile e alla continuità delle competenze sartoriali. Il sito del brand conferma la centralità della produzione su misura in Italia e l’impiego di fibre naturali come seta, cashmere, lana merino e cotone.

“Rebel Icons” porta questa impostazione dentro un racconto dedicato a figure femminili molto diverse tra loro: Giovanna d’Arco, Rosa Parks, Simone de Beauvoir, Frida Kahlo, Marie Curie, Coco Chanel e Oriana Fallaci.
Il riferimento non rimane soltanto nel nome della collezione. Nel materiale presentato dal marchio, il cappotto militare in cashmere e seta da equitazione rimanda a Giovanna d’Arco; l’abito doppiopetto in seta crepe stretch è associato a Rosa Parks; il tailleur maschile in lana merino alla figura di Simone de Beauvoir; gonne ampie, camicie e stampe cromatiche guardano invece all’universo visivo di Frida Kahlo.
È opportuno mantenere una distinzione: si tratta della lettura creativa proposta dalla collezione, non di un giudizio storico sulle donne chiamate a ispirarla. Il dato interessante sta nella scelta di trasformare biografie e immaginari differenti in forme, volumi, tessuti e accessori. La passerella diventa così leggibile anche attraverso i contrasti: struttura e leggerezza, geometrie e stampe, richiami all’abbigliamento maschile e silhouette marcatamente femminili.

Alla collezione Luluredgrove si affianca LMP, la linea di Petrana Colesanti. Cinture alte e bracciali vengono interpretati dalla designer come elementi che richiamano l’armatura; le borse introducono i modelli Cube e Serpent, quest’ultimo pensato per essere indossato in due modi differenti. Cabochon, cristalli e lavorazioni decorative completano una palette nella quale rosso, antracite, blu e testa di moro si aggiungono a nero, burgundy, viola e denim.




La collezione “Rebel Icons” di Luluredgrove a Palazzo Colonna: una selezione dei look Autunno-Inverno 2026/27, tra stampe, volumi sartoriali e accessori LMP.
Il progetto porta la firma di Giuliana Civello, designer italo-neozelandese con una formazione iniziale nell’architettura e un Master al Pratt Institute di New York. Dopo esperienze nel design e nella moda, tra cui quella con Catherine Malandrino, Civello ha fondato Luluredgrove a Roma nel 2016. Dal 2018 Daniela Palese Acampora segue l’organizzazione delle sfilate e il coordinamento con stampa e clientela.
Per l’appuntamento di Palazzo Colonna ha curato la regia del defilé, presentato da Elena Parmegiani, direttrice Eventi della Coffee House e della Galleria del Cardinale Colonna e giornalista di moda e costume.

Alla presentazione hanno partecipato oltre trecento ospiti, secondo i dati forniti dall’organizzazione. Tra i presenti vengono indicati Jeanne Colonna, Laurentia Colonna, Isabella Orsini de Ligne-La Trémoïlle, Victoria Rebecca Romanoff, George Mikhailovich Romanov e Guglielmo Giovanelli Marconi, insieme alle attrici Jane Alexander, Lidia Vitale, Milena Miconi, Fanny Cadeo, Caterina Gramaglia e Alessia Fabiani, alla cantante Giò Di Sarno e a Veronica Pesci. In passerella anche Valentina Bivona, giovane attrice de “I Cesaroni”, e l’ex Miss Roma Beatrice Mazzoni.
La scelta di tenere il parterre verso la fine è intenzionale. L’evento ha già avuto una significativa copertura nazionale: ANSA ha puntato soprattutto sulle icone femminili e sulla prima sfilata ospitata dalla Terrazza dei Paesaggi, mentre il Corriere della Sera ha lavorato sul tema della moda su misura. Per Il Giornale del Lazio ha quindi più senso non replicare quella cronaca, ma osservare cosa rimane dietro la serata: un sistema produttivo piccolo, basato sulla relazione con la cliente e sul lavoro artigianale.
Palazzo Colonna torna a ospitare la moda, ma questa volta la questione non è soltanto ciò che passa sulla passerella. In un settore nel quale scala e riproducibilità sono spesso determinanti, Luluredgrove sceglie di presentare un modello opposto: pochi pezzi, lavorazioni sartoriali e adattamento alla singola persona. L’artigianato, prima ancora di diventare immagine, torna così a essere tempo e lavoro incorporati in un vestito.


