Piglio, Una visione turistica miope, quella dell’Amministrazione Felli, che manca della promozione durante l’anno e la sinergia con i produttori
Si accendono i riflettori sulla 52ª edizione della Sagra dell’Uva del Cesanese del Piglio, in programma dal 2 al 4 ottobre 2026. Per tre giorni il borgo ciociaro si popolerà di visitatori, attratti da un programma fatto di stand enogastronomici, spettacoli di strada, musica popolare e rievocazioni della tradizione contadina legate alla vendemmia. L’evento punta a celebrare il prodotto simbolo del territorio: il Cesanese del Piglio, unica DOCG rossa del Lazio. Nelle intenzioni dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mario Felli, che per quest’anno ha scelto il motto “Vino, cultura, natura e comunità”, la manifestazione vuole proporsi come una vetrina per valorizzare non solo la viticoltura, ma anche la storia, l’ambiente e il patrimonio artistico locale. Dietro l’entusiasmo per una festa di piazza che garantisce da sempre una grande affluenza, si cela tuttavia un dibattito mai sopito sulla reale natura dell’evento. Per molti residenti e osservatori del settore, la Sagra dell’Uva continua a prediligere la quantità a discapito della qualità. Nonostante la storicità della manifestazione, l’appuntamento rischia spesso di risolversi in un raduno di massa legato al consumo goliardico, senza riuscire a compiere quel salto di qualità culturale che una DOCG meriterebbe. Degustazioni guidate, masterclass con sommelier di livello, incontri con la stampa specializzata ed eventi scientifici legati al patrimonio enologico, rimangono elementi marginali, lasciando spazio a un format tradizionale che poco aggiunge al valore d’immagine del vino pigliese. A testimoniare quello che viene definito un “disinteresse culturale” nei confronti della storia vitivinicola del borgo c’è un precedente emblematico: nel 2023 non è stato festeggiato il cinquantenario della DOC del Cesanese, ottenuta storicamente nel 1973. Quello che rappresentava a tutti gli effetti il “compleanno” del vino pigliese, una pietra miliare che avrebbe meritato un anno intero di mostre, convegni, degustazioni verticali e celebrazioni di respiro nazionale, è passato del tutto inosservato nell’agenda dell’amministrazione del Sindaco Mario Felli. Un’occasione d’oro sprecata per il brand territoriale e per la memoria storica della comunità. L’episodio del cinquantenario si inserisce in una critica più ampia rivolta alla visione turistica complessiva della giunta Felli, ritenuta priva di una prospettiva a lungo termine. La Sagra dell’Uva appare sempre più come un “evento cattedrale nel deserto”: una parentesi estemporanea di tre giorni a cui fa riscontro un sostanziale immobilismo durante il resto dell’anno. A Piglio manca una pianificazione capace di promuovere in modo continuativo le straordinarie bellezze naturalistiche, i percorsi storici e le ricchezze enogastronomiche del borgo. Il modello “mordi e fuggi” della sagra autunnale non garantisce ricadute economiche durature per le attività commerciali del centro storico, lasciando il paese privo di flussi turistico-culturali nei rimanenti mesi dell’anno. A pesare sul quadro generale è anche la frammentazione dei soggetti in campo. Manca un tavolo di concertazione permanente capace di mettere in rete l’amministrazione Felli, la Strada del Cesanese e i vignaioli locali. Senza una regia pubblica incisiva ed empatica, capace di stimolare il coinvolgimento del tessuto produttivo, le cantine e gli agriturismi tendono a muoversi in autonomia, concentrando le proprie iniziative all’interno delle singole aziende ed escludendo il centro urbano. Una mancanza di coordinamento che priva il paese di un calendario di eventi destagionalizzati, come percorsi di trekking tra le vigne, weekend tematici o mercati della terra, utili a intercettare un pubblico qualificato durante tutto l’anno. La 52ª Sagra dell’Uva si conferma un momento di forte richiamo popolare e un patrimonio di tradizione a cui la comunità è profondamente legata. Tuttavia, il futuro economico e d’immagine del territorio non può più basarsi unicamente su un singolo fine settimana di festa. Per dare al Cesanese e al borgo di Piglio il ruolo di primo piano che meritano nel panorama enoturistico nazionale, servirà superare la logica dell’evento isolato e costruire una visione turistica strutturata, continuativa e di qualità.



