La Dire ne ha parlato con Alessandro Amato, geologo, sismologo, giร direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv e ora responsabile del Centro Allerta Tsunami
ROMA โ Quando si parla di tsunami il pensiero va al Giappone, al Pacifico, pensiamo al grande pittore e incisore Hokusai, alle sue rappresentazioni come โLa grande onda di Kanagawaโ, quando va bene, o a tragedie come il terremoto e maremoto dellโOceano Indiano del 2004. Invece si tratta di qualcosa che ci riguarda da vicino.
Un evento che anche se non ha le sembianze del โcigno neroโ, lโonda catastrofica che ci porta alla mente la devastazione di Sumatra o del Tohoku in Giappone, potrebbe essere un meno raro โrinoceronte grigioโ con sembianze piรน modeste ma sempre in grado di infliggere un duro colpo in termini di danni al tessuto economico delle coste, sempre piรน antropizzate, esigendo comunque un prezzo in vite umane. E allora dovremmo occuparcene, e investire di piรน nella prevenzione, dotando gli scienziati degli strumenti necessari, e nellโeducazione delle persone, agendo sulle comunitร costiere esposte ai rischi, per aumentare la loro consapevolezza e renderle โtsunami readyโ. La Dire ne parla con Alessandro Amato, geologo, sismologo, giร direttore del Centro Nazionale Terremoti dellโIngv e ora responsabile del Centro Allerta Tsunami dellโIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Cat-Ingv).
Uno tsunami, un maremoto, รจ un fenomeno di casa dalle nostre parti.ย โNel Mediterraneo sono documentati oltre 200 eventi di maremoto nella storia, ce ne sono tanti, alcuni sono ben noti, perchรฉ piรน recenti e studiati, altri antichi come lโesplosione di Thera, di Santorini, molti secoli avanti Cristo e un grande terremoto di Creta nel 365 dopo Cristo, documentato perchรฉ lo tsunami generato ha distrutto Alessandria dโEgitto- spiega Amato- ce ne sono stati tanti dovuti per oltre lโ80% da terremoti e in parte da vulcani.ย Stromboli รจ un caso abbastanza noto perchรฉ vi รจ stato uno tsunami ben documentato nel 2002 e anche nellโestate 2019 due casi dovuti al collasso della Sciara del fuoco, che hanno causato tsunami, anche se piรน piccoli di quello del 2002โฒ che โha fatto parecchi danni, e per fortuna era dicembre e non cโerano turistiโ.
Facciamo un passo indietro: cosโรจ uno tsunami?
โUno tsunami รจ una serie di onde diverse da quelle legate al vento, hanno una lunghezza maggiore, e sono dovute genericamente a variazioni improvvise dellโaltezza della colonna dโacquaโ, spiega lo scienziato. Si genera quindi โun treno di onde marine che possono viaggiare per migliaia di chilometri e arrivare vicino alle coste, e prima di arrivare non sono mai grandi, alte, ma lunghe, anche decine di chilometri. In mare aperto nemmeno ci se ne accorge, ma vicino alla costa lโaltezza del mare diminuisce, lโenergia si concentra nella massa dโacqua, lโonda si alza e si accorcia, rallenta ma diventa molto pericolosa perchรฉ puรฒ essere alta diversi metri, anche decine di metri e viaggiare comunque velocemente, intorno ai 40 km allโoraโ.
I fenomeni che possono generare uno tsunami โsono numerosi, il piรน frequente sono i terremoti, sottomarini o vicini alle coste, abbastanza forti e superficiali da deformare il fondo del mare o dellโoceanoโ, spiega ancora Amato. Poi ci sono le frane, fuori dal mare โcollassi di un versante come capita nei fiordi in Norvegia o con il ghiaccio nelle zone artiche e antartiche, o sottomarine, qualche corpo instabile che per qualche motivo, ad esempio un terremoto, si muove e se ha grandezza e velocitร sufficiente crea deformazione nellโacquaโ. Poi ci sono โanche i meteo tsunami dovuti a variazioni nella pressione atmosferica improvvise, abbastanza tipici in Adriatico e molte regione del Mediterraneo, e sono piรน piccoli, i piรน grandi sono quelli sismiciโ, prosegue lโesperto. Ma uno tsunami โpotrebbe addirittura avvenire, ed รจ geologicamente documentato, per lโimpatto di un meteoriteโ.
Lโ80% e oltre degli tsunami รจ causato quindi da terremoti, e in Italia come siamo messi?
โIn Italia, purtroppo o per fortuna, a secondo dei punti di vista, la maggior parte dei terremoti avviene lungo le catene montuose, lungo lโAppennino, le Alpi, il Subalpino, lontani dal mareโ spiega lโesperto- Il nostro limite di placca, che in Giappone รจ al largo delle coste, dove cโรจ la fossa dellโOceano, cosa che rende gli tsunami molto frequenti, da noi buona parte passa nella catena montuosa e non crea tsunami. Ci sono perรฒ altre faglie attive e sono quella del Mar Ligure, di cui si sa molto poco, ma soprattutto quelle del sud Italiaโ. Ad esempio โcโรจ la faglia della zona dello Stretto di Messina, nota per il grande terremoto del 1908 che fece almeno 80mila vittime e forse duemila per uno tsunami generato dal terremoto stesso- segnala Amato. โCโรจ poi tutta la zona della Sicilia orientale, ionica, la zona dellโarco calabro, quindi lo Ionio, che va dalla Sicilia orientale alla Puglia. Lรฌ cโรจ una zona molto conosciuta dai geologi: dopo molte campagne a mare si sa che รจ una zona attiva, con faglie attive, ma non abbiamo tracce recenti di eventi importanti. La discussione verte sul fatto se sia una zona potenzialmente in grado di fare terremoti di magnitudo 7 o 8 tsunamigeniciโ.
Ma non finisce qui: โIn Puglia, anche se รจ cosa poco nota, ci sono tracce di tsunami importanti: nel 1627 al Gargano, nel 1730, nel 1743 nel Salento, diversi eventi di maremoti, regressione del mare e via dicendo. Sono poco noti, e in uno studio che abbiamo fatto sulla percezione del rischio tsunami in Calabria e Puglia abbiamo rilevato grandi differenze- avverte Amato- In Calabria, forse perchรฉ ogni tanto viene ricordato lโevento del 1908 cโรจ una maggiore consapevolezza del rischio; in Puglia dove non si sentono spesso i terremoti e gli tsunami piรน recenti sono di quasi 300 anni fa si ritiene che non vi sia un pericolo, cosa purtroppo non vera. E invece di fronte alla Ionio, dalla parte delle isole ioniche dellโarco ellenico, abbiamo le maggiori faglie del Mediterraneo, quelle del terremoto di Creta, che potrebbe fare grandi tsunami e arrivare in 30-50 minuti anche in Italiaโ.
Ecco, una situazione con vari livelli di rischio, piรน noti e meno noti, piรน o meno percepiti. E Per badare a noi, in un certo senso, cโรจ la struttura di cui Alessandro Amato รจ responsabile. โIl Centro Allerta Tsunami dellโIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia opera dal 2013 sperimentalmente e dal 2016 in maniera operativaโ spiega lo scienziato- Mandiamo messaggi di allerta quando cโรจ un terremoto potenzialmente tsunamigenico, quindi quando รจ abbastanza forte, quando รจ in mare, รจ superficiale e cosรฌ via. I messaggi vanno alla nostra Protezione civile che poi li smista con un sistema automatico di invio al sistema capillare di protezione civile. Allo stesso tempo mandiamo lo stesso messaggio di allerta a numerosi Paesi del Mediterraneo, perchรฉ la nostra area di interesse รจ estesa da Gibilterra al Libano e allโEgitto. I messaggi partono appena cโรจ un terremoto di una certa energia e appena riusciamo rapidamente a determinarne epicentro, profonditร e magnitudo. Questo avviene con le prime stime in pochissimi minuti, ma bisogna aspettare un pochino per essere sicuri dei dati ed evitare falsi allarmi, quindi le allerte partono in 7-8 minuti, entro 10 minutiโ. Questa โรจ la prima fase, cโรจ un terremoto, non si sa se ha generato uno tsunami e si fa lโallerta preventiva, perchรฉ altrimenti non si ha tempo per far nulla- segnala Amato- Poi si vanno a guardare i dati delle stazioni mareografiche nel Mediterraneo. Quelle in Italia sono della rete mareografica nazionale dellโIspra e negli altri Paesi altre reti collegate con il nostro centro, le consultiamo in tempo reale per verificare se cโรจ qualche anomalia. Quindi o confermiamo uno tsunami in corso oppure dopo un tempo sufficiente, unโora se non due, cancelliamo lโallerta. Lo dobbiamo fare perรฒ con cautela, perchรฉ purtroppo i dati sono scarsi, non abbiamo molti mareografi nel Mediterraneo, solo qualche decina, quindi dobbiamo essere sicuri che non ci sia davvero uno tsunami in corso. Sarebbe pericoloso ritirare unโallerta con un evento in corso: รจ accaduto in Cile nel 2010 con un grande terremoto, allerta ritirata ma poi lo tsunami รจ arrivato e ci sono stati grossi problemiโ.
Ecco, per una maggiore capacitร predittiva, di lettura dei fenomeni, โservirebbero mareografi e boe, boe โtsunameterโ, boe di alto mare che hanno un sensore di pressione che rileva ogni variazione della colonna dโacqua, anche di qualche centimetro e possono confermare lo tsunami in corso- avverte lโesperto-. Nel Mediterraneo ancora non ne esistono perchรฉ queste boe sono costose e nessuno ci ha investito, sinora, ci stiamo provando ma ancora non ci siamo riuscitiโ.
Un problema รจ certamente quello della percezione del rischio, che se non รจ sufficiente non aiuta a prepararsi, e nemmeno a fare le scelte giuste a livello di decisori. Ma i rischi ci sono. โSi pensa sempre che lo tsunami sia come quello Tohoku del 2011, o quello dellโOceano Indiano del 2004, quello di Sumatra, cose enormi con terremoti di magnitudo 9 e faglie di migliaia di chilometri- dice Amato- Ma quello รจ il โcigno neroโ che si dovrebbe tenere sempre in considerazione, ma poi ci sono oltre ai โcigni neriโ anche i โrinoceronti grigiโ, gli eventi piรน frequenti, meno catastrofici ma molto pericolosi. Cito solo lโultimo: sullโisola greca di Samos il 30 ottobre 2020, pochi mesi fa, cโรจ stato un terremoto di magnitudo 7 โ che nel Mediterraneo puรฒ avvenire in molte zone โ che ha causato uno tsunami con onde di un paio di metri come altezza, forse qualcosa di piรน. La lunghezza delle onde ha perรฒ fatto sรฌ che si siano riversate nella stessa Samos e a Smirne, in Turchia, lรฌ di fronte, delle grandi masse dโacqua che hanno portato via auto, frigoriferi, masserizie, con anche un morto sulla sponda turca. Sono eventi meno rari ma piรน frequenti e piรน probabili. Bisogna tenere conto- sottolinea lo scienziato- che unโonda di un metro non รจ unโonda del mare, ma unโonda molto lunga, piรน simile a un torrente in piena, con una velocitร che arriva a 40-50 chilometri orari su una spiaggia e porta via qualsiasi cosa, e pensiamo a cosa potrebbe accadere a bambini, persone anziane, disabili che non potrebbero scappare, se non avvisati per tempoโ.
Insomma, uno pensa che certi disastri non avverranno mai, perlomeno in forma cosรฌ grave,ย e โessendo lo tsunami un fenomeno raro, e non essendo prioritario rispetto ai terremoti, o alle frane e alle inondazioni che ad esempio avvengono ogni anno, viene un poโ accantonato come rischio, come non ci riguardi, sperando non accada, ma prima o poi qualcosa capiterร .ย Pensiamo a cosa รจ capitato con un fenomeno altrettanto inatteso e catastrofico come la pandemiaโ,ย avverte Amato. E potrebbe essere un evento doloroso: โrispetto agli eventi storici le cose sono molto peggiorate. La popolazione costiera รจ aumentata in maniera enorme, e non solo la popolazione, anche le industrie, le attivitร produttive, commerciali- ricorda Amato- Cโรจ tanto sulle coste esposto a questo rischioโ. Tutto sommato, โper le persone il rischio tsunami รจ affrontabile: non possiamo essere sicuri, perchรฉ oggi lโallerta non raggiunge il cittadino in maniera diretta, ma una volta che ci fosse, salvo casi estremi nei quali lโonda arriva in tre o quattro minuti, ciรฒ eviterebbe il grosso del rischio,ย sempre che non ci si fermi a raccogliere le conchiglie lasciate scoperte dal mare che si ritira o a fare un video naturalmenteโฆโ, avverte lo scienziato.
Insomma,ย โcon una buona educazione le persone devono sapere se si sente un terremoto vicino al mare lungo e forte si deve andar via.ย Ci si puรฒ mettere in salvo, se si sa come fareโ, spiega. Qualcosa si sta facendo, per creare questa educazione: โ importante ricordare che nel 2018 รจ stato avviato con una direttiva del capo dipartimento della Protezione civile un aggiornamento dei piani di protezione civile per il rischio maremoto nei comuni costieri, una cosa che perรฒ ancora non viene fatta, anche a causa della pandemia, certoโ, segnala Amato.ย โร perรฒ importante, perchรฉ si deve scappare ma si deve sapere dove andare, vanno indicate le vie di fuga, le aree di raccolta e cosรฌ viaโ.ย Intanto, perรฒ, โstiamo perseguendo questo programma che si chiamaย โTsunami readyโย sperimentato in altri mari che serve a coinvolgere lโintera comunitร - prosegue Amato.ย Stiamo lavorando con tre comuni pilota italiani, uno nel Lazio, Minturno, uno in Calabria, Palmi, e uno in Sicilia, Pachino-Marzamemi, per arrivare al riconoscimento della โpatenteโ di โtsunami readyโ, che vuol dire che sono state messe in campo tutte le contromisure possibili. ร un programma Unesco, รจ importante- conclude Amato- speriamo di poterla portare in questi primi comuni e allargarla a tutti i comuni costieriโ.
Facciamo un passo indietro: cosโรจ uno tsunami?
โUno tsunami รจ una serie di onde diverse da quelle legate al vento, hanno una lunghezza maggiore, e sono dovute genericamente a variazioni improvvise dellโaltezza della colonna dโacquaโ, spiega lo scienziato. Si genera quindi โun treno di onde marine che possono viaggiare per migliaia di chilometri e arrivare vicino alle coste, e prima di arrivare non sono mai grandi, alte, ma lunghe, anche decine di chilometri. In mare aperto nemmeno ci se ne accorge, ma vicino alla costa lโaltezza del mare diminuisce, lโenergia si concentra nella massa dโacqua, lโonda si alza e si accorcia, rallenta ma diventa molto pericolosa perchรฉ puรฒ essere alta diversi metri, anche decine di metri e viaggiare comunque velocemente, intorno ai 40 km allโoraโ.
I fenomeni che possono generare uno tsunami โsono numerosi, il piรน frequente sono i terremoti, sottomarini o vicini alle coste, abbastanza forti e superficiali da deformare il fondo del mare o dellโoceanoโ, spiega ancora Amato. Poi ci sono le frane, fuori dal mare โcollassi di un versante come capita nei fiordi in Norvegia o con il ghiaccio nelle zone artiche e antartiche, o sottomarine, qualche corpo instabile che per qualche motivo, ad esempio un terremoto, si muove e se ha grandezza e velocitร sufficiente crea deformazione nellโacquaโ. Poi ci sono โanche i meteo tsunami dovuti a variazioni nella pressione atmosferica improvvise, abbastanza tipici in Adriatico e molte regione del Mediterraneo, e sono piรน piccoli, i piรน grandi sono quelli sismiciโ, prosegue lโesperto. Ma uno tsunami โpotrebbe addirittura avvenire, ed รจ geologicamente documentato, per lโimpatto di un meteoriteโ.
Lโ80% e oltre degli tsunami รจ causato quindi da terremoti, e in Italia come siamo messi?
โIn Italia, purtroppo o per fortuna, a secondo dei punti di vista, la maggior parte dei terremoti avviene lungo le catene montuose, lungo lโAppennino, le Alpi, il Subalpino, lontani dal mareโ spiega lโesperto- Il nostro limite di placca, che in Giappone รจ al largo delle coste, dove cโรจ la fossa dellโOceano, cosa che rende gli tsunami molto frequenti, da noi buona parte passa nella catena montuosa e non crea tsunami. Ci sono perรฒ altre faglie attive e sono quella del Mar Ligure, di cui si sa molto poco, ma soprattutto quelle del sud Italiaโ. Ad esempio โcโรจ la faglia della zona dello Stretto di Messina, nota per il grande terremoto del 1908 che fece almeno 80mila vittime e forse duemila per uno tsunami generato dal terremoto stesso- segnala Amato. โCโรจ poi tutta la zona della Sicilia orientale, ionica, la zona dellโarco calabro, quindi lo Ionio, che va dalla Sicilia orientale alla Puglia. Lรฌ cโรจ una zona molto conosciuta dai geologi: dopo molte campagne a mare si sa che รจ una zona attiva, con faglie attive, ma non abbiamo tracce recenti di eventi importanti. La discussione verte sul fatto se sia una zona potenzialmente in grado di fare terremoti di magnitudo 7 o 8 tsunamigeniciโ.
Ma non finisce qui: โIn Puglia, anche se รจ cosa poco nota, ci sono tracce di tsunami importanti: nel 1627 al Gargano, nel 1730, nel 1743 nel Salento, diversi eventi di maremoti, regressione del mare e via dicendo. Sono poco noti, e in uno studio che abbiamo fatto sulla percezione del rischio tsunami in Calabria e Puglia abbiamo rilevato grandi differenze- avverte Amato- In Calabria, forse perchรฉ ogni tanto viene ricordato lโevento del 1908 cโรจ una maggiore consapevolezza del rischio; in Puglia dove non si sentono spesso i terremoti e gli tsunami piรน recenti sono di quasi 300 anni fa si ritiene che non vi sia un pericolo, cosa purtroppo non vera. E invece di fronte alla Ionio, dalla parte delle isole ioniche dellโarco ellenico, abbiamo le maggiori faglie del Mediterraneo, quelle del terremoto di Creta, che potrebbe fare grandi tsunami e arrivare in 30-50 minuti anche in Italiaโ.
Ecco, una situazione con vari livelli di rischio, piรน noti e meno noti, piรน o meno percepiti. E Per badare a noi, in un certo senso, cโรจ la struttura di cui Alessandro Amato รจ responsabile. โIl Centro Allerta Tsunami dellโIstituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia opera dal 2013 sperimentalmente e dal 2016 in maniera operativaโ spiega lo scienziato- Mandiamo messaggi di allerta quando cโรจ un terremoto potenzialmente tsunamigenico, quindi quando รจ abbastanza forte, quando รจ in mare, รจ superficiale e cosรฌ via. I messaggi vanno alla nostra Protezione civile che poi li smista con un sistema automatico di invio al sistema capillare di protezione civile. Allo stesso tempo mandiamo lo stesso messaggio di allerta a numerosi Paesi del Mediterraneo, perchรฉ la nostra area di interesse รจ estesa da Gibilterra al Libano e allโEgitto. I messaggi partono appena cโรจ un terremoto di una certa energia e appena riusciamo rapidamente a determinarne epicentro, profonditร e magnitudo. Questo avviene con le prime stime in pochissimi minuti, ma bisogna aspettare un pochino per essere sicuri dei dati ed evitare falsi allarmi, quindi le allerte partono in 7-8 minuti, entro 10 minutiโ. Questa โรจ la prima fase, cโรจ un terremoto, non si sa se ha generato uno tsunami e si fa lโallerta preventiva, perchรฉ altrimenti non si ha tempo per far nulla- segnala Amato- Poi si vanno a guardare i dati delle stazioni mareografiche nel Mediterraneo. Quelle in Italia sono della rete mareografica nazionale dellโIspra e negli altri Paesi altre reti collegate con il nostro centro, le consultiamo in tempo reale per verificare se cโรจ qualche anomalia. Quindi o confermiamo uno tsunami in corso oppure dopo un tempo sufficiente, unโora se non due, cancelliamo lโallerta. Lo dobbiamo fare perรฒ con cautela, perchรฉ purtroppo i dati sono scarsi, non abbiamo molti mareografi nel Mediterraneo, solo qualche decina, quindi dobbiamo essere sicuri che non ci sia davvero uno tsunami in corso. Sarebbe pericoloso ritirare unโallerta con un evento in corso: รจ accaduto in Cile nel 2010 con un grande terremoto, allerta ritirata ma poi lo tsunami รจ arrivato e ci sono stati grossi problemiโ.
Ecco, per una maggiore capacitร predittiva, di lettura dei fenomeni, โservirebbero mareografi e boe, boe โtsunameterโ, boe di alto mare che hanno un sensore di pressione che rileva ogni variazione della colonna dโacqua, anche di qualche centimetro e possono confermare lo tsunami in corso- avverte lโesperto-. Nel Mediterraneo ancora non ne esistono perchรฉ queste boe sono costose e nessuno ci ha investito, sinora, ci stiamo provando ma ancora non ci siamo riuscitiโ.
Un problema รจ certamente quello della percezione del rischio, che se non รจ sufficiente non aiuta a prepararsi, e nemmeno a fare le scelte giuste a livello di decisori. Ma i rischi ci sono. โSi pensa sempre che lo tsunami sia come quello Tohoku del 2011, o quello dellโOceano Indiano del 2004, quello di Sumatra, cose enormi con terremoti di magnitudo 9 e faglie di migliaia di chilometri- dice Amato- Ma quello รจ il โcigno neroโ che si dovrebbe tenere sempre in considerazione, ma poi ci sono oltre ai โcigni neriโ anche i โrinoceronti grigiโ, gli eventi piรน frequenti, meno catastrofici ma molto pericolosi. Cito solo lโultimo: sullโisola greca di Samos il 30 ottobre 2020, pochi mesi fa, cโรจ stato un terremoto di magnitudo 7 โ che nel Mediterraneo puรฒ avvenire in molte zone โ che ha causato uno tsunami con onde di un paio di metri come altezza, forse qualcosa di piรน. La lunghezza delle onde ha perรฒ fatto sรฌ che si siano riversate nella stessa Samos e a Smirne, in Turchia, lรฌ di fronte, delle grandi masse dโacqua che hanno portato via auto, frigoriferi, masserizie, con anche un morto sulla sponda turca. Sono eventi meno rari ma piรน frequenti e piรน probabili. Bisogna tenere conto- sottolinea lo scienziato- che unโonda di un metro non รจ unโonda del mare, ma unโonda molto lunga, piรน simile a un torrente in piena, con una velocitร che arriva a 40-50 chilometri orari su una spiaggia e porta via qualsiasi cosa, e pensiamo a cosa potrebbe accadere a bambini, persone anziane, disabili che non potrebbero scappare, se non avvisati per tempoโ.
Insomma, uno pensa che certi disastri non avverranno mai, perlomeno in forma cosรฌ grave,ย e โessendo lo tsunami un fenomeno raro, e non essendo prioritario rispetto ai terremoti, o alle frane e alle inondazioni che ad esempio avvengono ogni anno, viene un poโ accantonato come rischio, come non ci riguardi, sperando non accada, ma prima o poi qualcosa capiterร .ย Pensiamo a cosa รจ capitato con un fenomeno altrettanto inatteso e catastrofico come la pandemiaโ,ย avverte Amato. E potrebbe essere un evento doloroso: โrispetto agli eventi storici le cose sono molto peggiorate. La popolazione costiera รจ aumentata in maniera enorme, e non solo la popolazione, anche le industrie, le attivitร produttive, commerciali- ricorda Amato- Cโรจ tanto sulle coste esposto a questo rischioโ. Tutto sommato, โper le persone il rischio tsunami รจ affrontabile: non possiamo essere sicuri, perchรฉ oggi lโallerta non raggiunge il cittadino in maniera diretta, ma una volta che ci fosse, salvo casi estremi nei quali lโonda arriva in tre o quattro minuti, ciรฒ eviterebbe il grosso del rischio,ย sempre che non ci si fermi a raccogliere le conchiglie lasciate scoperte dal mare che si ritira o a fare un video naturalmenteโฆโ, avverte lo scienziato.
Insomma,ย โcon una buona educazione le persone devono sapere se si sente un terremoto vicino al mare lungo e forte si deve andar via.ย Ci si puรฒ mettere in salvo, se si sa come fareโ, spiega. Qualcosa si sta facendo, per creare questa educazione: โ importante ricordare che nel 2018 รจ stato avviato con una direttiva del capo dipartimento della Protezione civile un aggiornamento dei piani di protezione civile per il rischio maremoto nei comuni costieri, una cosa che perรฒ ancora non viene fatta, anche a causa della pandemia, certoโ, segnala Amato.ย โร perรฒ importante, perchรฉ si deve scappare ma si deve sapere dove andare, vanno indicate le vie di fuga, le aree di raccolta e cosรฌ viaโ.ย Intanto, perรฒ, โstiamo perseguendo questo programma che si chiamaย โTsunami readyโย sperimentato in altri mari che serve a coinvolgere lโintera comunitร - prosegue Amato.ย Stiamo lavorando con tre comuni pilota italiani, uno nel Lazio, Minturno, uno in Calabria, Palmi, e uno in Sicilia, Pachino-Marzamemi, per arrivare al riconoscimento della โpatenteโ di โtsunami readyโ, che vuol dire che sono state messe in campo tutte le contromisure possibili. ร un programma Unesco, รจ importante- conclude Amato- speriamo di poterla portare in questi primi comuni e allargarla a tutti i comuni costieriโ.
fonte ยซAgenzia DiREยป e lโindirizzo ยซwww.dire.itยป. Roberto Antonini