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Lazio. Bambini d’estate, attenzione a gola, naso e orecchie

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Immacolata Savarese, pediatra e neonatologa, con grafica dedicata ai disturbi estivi dei bambini tra gola, naso e orecchie.
Bambini e salute d’estate: aria condizionata, sbalzi termici, mare e piscina possono accompagnarsi a disturbi di gola, naso e orecchie. I consigli della pediatra e neonatologa Immacolata Savarese per le famiglie.

Aria condizionata, sbalzi di temperatura, mare e piscina: con la pediatra e neonatologa Immacolata Savarese facciamo chiarezza sui disturbi più comuni, sugli errori da evitare e sui segnali che richiedono il pediatra.

Mal di gola dopo una giornata trascorsa tra il caldo e gli ambienti climatizzati, voce improvvisamente rauca, sangue dal naso oppure un dolore all’orecchio comparso dopo ore passate in mare o in piscina. Anche durante l’estate i bambini possono andare incontro a piccoli disturbi che pongono i genitori davanti alla stessa domanda: possiamo aspettare e osservare oppure è il momento di chiamare il pediatra?

Durante l’estate, sbalzi di temperatura, aria condizionata, caldo intenso e molte ore trascorse in mare o in piscina possono accompagnarsi a disturbi abbastanza comuni nei bambini. Tra i più frequenti ci sono mal di gola, raucedine, irritazione delle vie aeree superiori, episodi di sangue dal naso e dolore alle orecchie. Nella maggior parte dei casi si tratta di problemi gestibili, ma per i genitori resta importante capire quali segnali osservare, quali comportamenti evitare e quando è opportuno rivolgersi al pediatra.

Il punto non è rinunciare all’aria condizionata o impedire ai bambini di trascorrere il tempo in acqua. Per una famiglia è molto più utile sapere quali accorgimenti adottare, quali comportamenti evitare e soprattutto riconoscere quando un disturbo può essere osservato e quando, invece, è necessaria una valutazione medica.

Su Il Giornale del Lazio avevamo già affrontato con la pediatra e neonatologa Immacolata Savarese il tema della salute dei più piccoli durante le ondate di calore, parlando di idratazione, esposizione alle alte temperature e segnali ai quali prestare attenzione. Questa volta partiamo da situazioni altrettanto quotidiane nelle settimane estive: condizionatori, sbalzi termici, bagni, mal di gola, sangue dal naso e dolore alle orecchie.

Dottoressa Savarese, durante l’estate i bambini passano spesso dal caldo esterno ad ambienti climatizzati. Gli sbalzi di temperatura possono favorire mal di gola, raffreddore o raucedine? Come utilizzare correttamente l’aria condizionata, soprattutto quando in casa ci sono bambini molto piccoli?

«L’aria condizionata non deve essere considerata un nemico dei bambini. Nelle giornate molto calde può contribuire a mantenere un ambiente confortevole, ma è importante utilizzarla correttamente. Bisogna evitare temperature eccessivamente basse rispetto all’esterno e soprattutto che il getto d’aria raggiunga direttamente il bambino. È utile anche prestare attenzione all’umidità e al ricambio dell’aria. Se compaiono mal di gola, raucedine, febbre o altri sintomi che persistono, è opportuno confrontarsi con il pediatra.»

Mare e piscina significano spesso molte ore trascorse in acqua. Se un bambino comincia a lamentare dolore all’orecchio dopo il bagno, cosa devono osservare i genitori e quali errori è meglio evitare?

«Dopo bagni frequenti può comparire dolore all’orecchio e uno dei segnali da osservare è se il fastidio aumenta quando si tocca la parte esterna. Quello che non bisogna fare è cercare di intervenire all’interno del condotto uditivo con cotton fioc o altri oggetti. Anche le gocce auricolari non dovrebbero essere utilizzate senza sapere quale sia la causa del dolore, perché non tutte le otalgie sono uguali. Se il dolore è intenso, persiste o si accompagna ad altri sintomi, è necessaria una valutazione medica.»

Il sangue dal naso è uno di quegli episodi che possono spaventare molto un genitore. Perché può accadere più frequentemente durante le giornate calde e cosa bisogna fare nell’immediato?

«Nei bambini il sangue dal naso è abbastanza frequente e il caldo e la secchezza delle mucose possono favorire alcuni episodi. La prima cosa è mantenere la calma e far stare il bambino seduto. Si può esercitare una pressione delicata e continua sulla parte morbida del naso per alcuni minuti, evitando comportamenti dettati dall’abitudine ma non realmente utili. Se il sanguinamento è abbondante, non si arresta, si ripete frequentemente oppure compare dopo un trauma importante, il bambino deve essere valutato dal medico.»

Mal di gola e febbre possono comparire anche in piena estate. Come dovrebbe comportarsi una famiglia nelle prime ore? E quali sono i segnali che indicano che è arrivato il momento di chiamare il pediatra?

«Mal di gola e febbre non significano automaticamente che sia necessario un antibiotico. Molte infezioni dei bambini sono virali e deve essere il medico a stabilire quando un antibiotico è realmente indicato. Per un genitore è importante non concentrarsi soltanto sul numero che compare sul termometro, ma osservare il bambino nel suo insieme: come respira, se riesce a bere, se è presente e reattivo e quanto appare diverso dal solito. Difficoltà respiratoria o nella deglutizione, problemi nell’idratazione, un forte abbattimento o un peggioramento delle condizioni devono portare a contattare il pediatra.»

Se dovesse lasciare alle famiglie poche regole da ricordare durante gli ultimi giorni di vacanza, quali accorgimenti consiglierebbe per proteggere gola, naso e orecchie senza trasformare ogni piccolo disturbo in motivo di preoccupazione?

«La prima regola è evitare gli eccessi: niente sbalzi termici troppo bruschi e niente aria condizionata diretta sul bambino. È importante garantire una buona idratazione, prestare attenzione quando i bagni in mare o piscina sono molto frequenti ed evitare terapie improvvisate. Ma soprattutto bisogna osservare il bambino e non soltanto il singolo sintomo. I genitori conoscono bene i propri figli: quando qualcosa appare realmente diverso dal solito, il disturbo persiste o le condizioni peggiorano, il pediatra resta il riferimento.»

La dottoressa Immacolata Savarese svolge attività pediatrica anche in regime intramoenia presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e visite pediatriche domiciliari nell’ambito del Comune di Fiumicino. Saper riconoscere un disturbo frequente non significa trasformare mamma e papà in medici. Significa dare alle famiglie gli strumenti per evitare sia l’allarme davanti a ogni piccolo sintomo sia la tentazione del rimedio improvvisato. Il pediatra rimane il riferimento quando il problema persiste, peggiora o il bambino appare significativamente diverso dal suo comportamento abituale.

È un criterio che Immacolata Savarese aveva richiamato anche parlando con Il Giornale del Lazio del ritorno a scuola: con la ripresa della vita in comunità aumentano le occasioni di contatto e tornano raffreddori e comuni infezioni, ma ciò che conta è imparare a distinguere quello che può essere gestito normalmente da ciò che richiede una valutazione del pediatra.

Dalle giornate più calde al mare e alla piscina, fino al ritorno tra i banchi, cambia quindi il contesto ma non la domanda che accompagna molti genitori: quando posso osservare mio figlio con tranquillità e quando devo chiedere aiuto? Avere informazioni corrette serve soprattutto a rispondere meglio a questa domanda, senza affidarsi al fai-da-te e senza trasformare ogni piccolo disturbo dell’infanzia in un’emergenza.