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Roma. Miss Italia compie 80 anni e cambia le Prefinali

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Palazzo dello Spettacolo di Roma, sede delle Prefinali di Miss Italia 2026

Miss Italia celebra gli ottant’anni del suo nome guardando al 1946, l’anno della Repubblica e del primo voto politico delle donne. Dal 1° al 3 settembre a Roma circa 200 candidate affronteranno una selezione trasformata in audizione, con talento, personalità e telegenia al centro.

Miss Italia compie ottant’anni. Non il concorso in sé, nato prima della guerra, ma il nome con cui generazioni di italiani hanno imparato a conoscerlo. Era il 1946 quando quella denominazione entrò nella storia della manifestazione, nello stesso anno in cui nasceva la Repubblica e le donne italiane partecipavano per la prima volta a una consultazione politica nazionale. Un incrocio di date che l’edizione 2026 ha scelto come filo conduttore, mentre Roma si prepara ad accogliere dall’1 al 3 settembre le Prefinali nazionali dell’87° concorso.

Saranno circa 200 le candidate attese al Palazzo dello Spettacolo di Roma. Da questa selezione ne usciranno venti, destinate ad accedere alla successiva Academy insieme alle venti vincitrici dei titoli regionali. Il regolamento ufficiale dell’edizione 2026 conferma infatti la qualificazione di venti concorrenti dalle Prefinali all’Academy.

Ma quest’anno cambierà soprattutto il modo di scegliere. La passerella tradizionale lascerà spazio a una vera audizione, pensata come un provino d’artista. Le concorrenti dovranno mostrare non soltanto presenza scenica, ma preparazione, personalità, capacità comunicativa e resa davanti alla telecamera. Una trasformazione che prova a spostare il baricentro del concorso dall’immagine statica alla capacità di raccontarsi.

È qui che gli ottant’anni del nome incontrano la Miss Italia del presente.

«La ricorrenza, con i suoi significati, farà da guida a questa edizione», spiega Patrizia Mirigliani, patron del concorso, che collega simbolicamente il 1946 alla nascita della Repubblica e al voto delle donne.

Un richiamo storico che va letto per quello che è: un collegamento proposto dall’organizzazione tra due avvenimenti avvenuti nello stesso anno, non un rapporto storico di causa ed effetto.

Il 2026 diventa così l’occasione per interrogarsi su come sia cambiato, insieme alla società italiana, anche un concorso che per decenni ha rappresentato uno specchio particolare del costume nazionale.

Dal nome nato nel 1946 alle ragazze della Generazione Z. Ottant’anni separano le giovani donne del dopoguerra dalle candidate che arriveranno a Roma con smartphone, Reel e familiarità con il linguaggio delle immagini.

La distanza tra quei due mondi è enorme. E proprio la capacità di stare davanti a una telecamera sarà uno degli elementi della nuova selezione. Durante le audizioni i componenti della Commissione potranno osservare attraverso monitor dedicati la resa televisiva delle candidate riprese in alta definizione. Le clip potranno successivamente essere riviste sul maxi schermo prima della scelta delle venti concorrenti che proseguiranno il percorso.

«Elemento di modernità e innovazione è la valutazione in tempo reale della telegenia», sottolinea Mirigliani. L’obiettivo dichiarato è valutare contemporaneamente la performance dal vivo e quella restituita dallo schermo.

Non è un cambiamento isolato. L’edizione 2026 attribuisce già uno spazio rilevante alle capacità narrative e digitali delle concorrenti: il progetto ufficiale “Miss Italia racconta l’Italia”, per esempio, prevede la realizzazione di contenuti social dedicati ai territori e indica naturalezza, presenza scenica e comportamento davanti alla telecamera tra gli elementi che possono essere considerati alle Prefinali.

Roma diventa il primo grande banco di prova. Anche la scelta del Palazzo dello Spettacolo assume un significato preciso nel racconto costruito dall’organizzazione. Le candidate non entreranno semplicemente in uno spazio destinato a ospitare una selezione, ma in un ambiente legato al cinema e allo spettacolo dal vivo.

È un richiamo a un rapporto antico. Nella storia di Miss Italia sono passate donne che successivamente hanno costruito carriere importanti nel cinema e nella televisione. Il comunicato ricorda, tra le altre, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Lucia Bosè, Francesca Chillemi, Miriam Leone e Giusy Buscemi, fino ad alcune protagoniste delle edizioni più recenti.

La nuova formula delle Prefinali prova dunque a recuperare quella vocazione trasformando la selezione in qualcosa di più vicino a un casting.

Per le candidate significa anche affrontare una prova diversa. Non basterà percorrere bene una passerella: occorrerà parlare, interpretare il momento, sostenere l’obiettivo di una telecamera e riuscire a comunicare qualcosa di sé in pochi minuti.

Da tutta Italia, e anche dal Lazio, verso settembre Per il Lazio, le Prefinali di Roma rappresenteranno anche il punto di arrivo del percorso che durante l’estate sta attraversando piazze e località della regione.

Il Giornale del Lazio ha seguito nelle scorse settimane le prime tappe regionali, da Zagarolo, dove Cristina Virga ha conquistato il titolo di Miss Roma 2026, a Trevignano Romano, dove Giulia Colace è stata eletta Miss Miluna Lazio 2026. Il cammino delle selezioni territoriali porterà diverse concorrenti verso l’appuntamento nazionale di settembre.

È qui che il racconto locale incontra quello nazionale: ragazze partite dalle piazze del Lazio arriveranno nella Capitale insieme alle candidate provenienti dalle altre regioni.

Ottant’anni dopo il 1946, dunque, resta la corona, ma cambia ciò che accade prima di poterla indossare. Tra il 1° e il 3 settembre Roma vedrà arrivare una nuova generazione di candidate. Saranno giudicate davanti a una commissione, ma anche attraverso l’occhio di una telecamera. È forse questa l’immagine più efficace della ricorrenza: un nome nato ottant’anni fa che prova a confrontarsi con ragazze, linguaggi e professioni che nel 1946 sarebbe stato impossibile immaginare.

E per il Lazio l’appuntamento avrà un significato ulteriore: per tre giorni la selezione nazionale porterà nella Capitale storie e aspirazioni nate nelle piazze di tutta Italia, trasformando Roma nel punto d’incontro tra la lunga memoria del concorso e la generazione chiamata a scriverne il prossimo capitolo.