Riceviamo e publichiamo da Pietro Serbassi, Segretario generale FAST Confsal, la nota che segue.
Seguiamo con attenzione l’attività di ALLRAIL, l’associazione di categoria che riunisce operatori ferroviari indipendenti attivi a Bruxelles dal 2017. Un’associazione che si propone come portavoce degli interessi europei, ma tra i suoi soci figurano anche gruppi controllati da capitali esteri, tra cui fondi svizzeri e americani. Il nodo centrale riguarda l’Italia: ALLRAIL ha già contestato la scelta del Governo di affidare a un unico soggetto pubblico la gestione della rete ferroviaria, portando il caso davanti alla Corte di Giustizia UE per presunta violazione delle norme comunitarie.
Il tema più ampio è quello della liberalizzazione del trasporto ferroviario merci e passeggeri in Europa. Si tratta di un processo avviato da tempo ma che, a oggi, non ha portato ai benefici attesi in termini di qualità del servizio e di reale apertura del mercato. Ci si chiede chi rappresenta davvero l’interesse pubblico europeo, e con quale grado di trasparenza operano le associazioni che si presentano come voce dei cittadini e dei pendolari, ma che di fatto tutelano interessi industriali e finanziari privati.
Dietro la retorica della “concorrenza a beneficio dei cittadini” si nascondono, spesso, interessi di fondi e capitali esteri che nulla hanno a che fare con la qualità del servizio o con i diritti dei lavoratori. Si ripropone, ci pare di capire, il solito schema: privatizzare i profitti, lasciare alla collettività i costi. Chiediamo al Governo di difendere, con fermezza, il modello italiano davanti alla Corte di Giustizia e di respingere ogni pressione che porti a un dumping contrattuale e sociale sulla pelle di lavoratrici e lavoratori del settore. La liberalizzazione, se non è accompagnata da regole chiare su occupazione, sicurezza e qualità del servizio, è solo un modo per scaricare rischi sui pendolari e sui dipendenti.
L’Europa che vogliamo è quella che garantisce diritti e universalità del servizio, non quella che si piega agli interessi di chi vede la ferrovia solo come un mercato da spartirsi.

