Jenne, Un’iniziativa priva di valore legale che ignora la Comunità dei Sindaci del Parco e ridicolizza il territorio.
C’è una sottile linea tra la politica di territorio e il teatro dell’assurdo, e nei Monti Simbruini qualcuno sembra averla varcata con spensierato entusiasmo. Tre Comuni su otto (Trevi nel Lazio, Jenne e Filettino) hanno deciso di convocare per questa mattina alle ore 11 presso la sala consiliare del Comune di Jenne, un incontro aperto al pubblico per discutere su proposte ed idee, legate al futuro del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. L’intento “sotterraneo”, nemmeno troppo velato, è la grande illusione: ridisegnare i confini e, magari, impacchettare le valigie per uscire dall’area protetta. Un’iniziativa che ha fatto sobbalzare gli altri cinque amministratori del comprensorio (Vallepietra, Subiaco, Cervara di Roma, Camerata Nuova, Arsoli) , scatenando un caso politico e una spaccatura surreale all’interno dell’area protetta più grande del Lazio. Il primo cortocircuito è squisitamente procedurale. Esiste un luogo deputato per definizione al confronto e alle decisioni tra enti locali: la Comunità del Parco. È lì che i sindaci, sedendosi attorno a un tavolo, portano istanze, criticità e progetti per la gestione del territorio. Preferire la piazza o una sala conferenze alla sede istituzionale assomiglia molto alla scelta di urlare dal balcone invece di partecipare all’assemblea di condominio: fa rumore, ma non produce alcuna delibera. Ma il vero capolavoro di surrealismo risiede nell’obiettivo stesso della protesta: la riperimetrazione o l’uscita dal Parco. A costo di rovinare la narrazione, c’è un dettaglio normativo che pare essere sfuggito ai promotori: i Comuni non possono uscire da un parco regionale per alzata di mano o per acclamazione popolare. Il Parco dei Monti Simbruini è stato istituito con legge della Regione Lazio (LR 29/1997 e s.m.i.). Solamente un nuovo passaggio legislativo al Consiglio Regionale alla Pisana potrebbe modificarne i confini. Organizzare assemblee cittadine con il retropensiero dell’addio equivale a votare in Consiglio comunale l’abolizione della forza di gravità: un esercizio suggestivo, ma che si scontra inevitabilmente con la realtà. A guidare questa spedizione verso il nulla c’è la nuova amministrazione di Trevi nel Lazio guidata dal Sindaco Francesco Graziani, che con questa trovata mette a segno l’ennesimo clamoroso autogol della sua finora discutibile gestione. Promuovere un’iniziativa palesemente priva di fondamento giuridico e istituzionale non è solo una scivolata comunicativa: è la dimostrazione plastica di una profonda incapacità amministrativa. Invece di concentrarsi sui problemi reali del paese e sulle opportunità che un parco regionale può offrire, la nuova compagine di Trevi preferisce inseguire sogni di gloria a costo zero, trascinando il Comune in un vicolo cieco e isolandolo dal resto della valle. A fare da contorno a questo exploit di Trevi c’è la posizione spiazzante di Filettino, al fianco di Trevi e Jenne. Proprio al suo insediamento, il sindaco Paolo De Meis aveva fatto della collaborazione con l’Ente Parco un punto cardine, affidando nuovamente all’ente di tutela la gestione del Centro Visita del paese e spendendo parole entusiaste sulla centralità strategica del Parco per lo sviluppo sostenibile. Oggi assistiamo a una piroetta acrobatica che lascia sconcertati cittadini e osservatori. Rappresentare l’area protetta come un vincolo soffocante è una narrazione logora che serve solo a coprire la mancanza di visione strategica dei singoli amministratori: Attrattività turistica: Il Parco dei Simbruini è il marchio fondamentale con cui questo territorio si presenta al pubblico per il turismo sostenibile, l’escursionismo e la valorizzazione dei prodotti tipici. Accesso ai finanziamenti: Essere parte dell’area protetta garantisce canali preferenziali per fondi europei e regionali legati alla transizione ecologica, alla tutela idrogeologica e alla rigenerazione dei borghi. Tutela del capitale naturale: La difesa delle faggete, delle risorse idriche e della biodiversità è la vera garanzia di tenuta contro lo spopolamento delle aree interne. Brandire la secessione o la riperimetrazione come panacea di tutti i mali è solo un diversivo. Invece di smontare il Parco o tentare fughe in avanti giuridicamente impossibili, la vera sfida per gli amministratori sarebbe imparare a governarlo, sedendosi attorno ai tavoli istituzionali dove le decisioni contano davvero.



