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Il Garante per la privacy apre tre istruttorie sull’uso dei droni in città e spiagge

L’Autorità chiede informazioni supplementari al Comune di Bari, a Roma Capitale e alla Asl Roma 3 per le iniziative di controllo del territorio

ROMA – Nei giorni scorsi il Garante per la privacy è intervenuto per accertare il corretto trattamento dei dati effettuato mediante l’utilizzo di droni con una richiesta di informazioni inviata al Comune di Bari. L’Ente, secondo quanto risulta da un comunicato presente sul sito istituzionale e da notizie di stampa, in aggiunta alla flotta di droni già utilizzata dalla Polizia locale, ne vorrebbe utilizzare altri per monitorare “eventuali assembramenti incompatibili con le limitazioni dovute alla gestione della pandemia da Covid”. Il Comune entro venti giorni dovrà fornire al Garante tutte le informazioni richieste (caratteristiche tecniche dei droni, finalità perseguite, tempi di conservazione delle immagini, comunicazioni a soggetti terzi), inviando copia dell’eventuale valutazione d’impatto sulla protezione dei dati prevista dal Regolamento Ue.


A fine agosto, una analoga richiesta di informazioni è stata inviata a Roma Capitale. Secondo notizie di stampa, infatti, dall’autunno prossimo la Polizia Locale di Roma sarà dotata di nove piccoli droni per il monitoraggio ed il controllo del territorio cittadino (illeciti ambientali, rifiuti abusivi, roghi tossici, abusi edilizi, esigenze di traffico). Con l’avvio dell’istruttoria il Garante intende verificare l’impatto dell’iniziativa sulla privacy delle persone interessate e il puntuale rispetto della normativa in materia di trattamento dei dati. Entro venti giorni Roma Capitale oltre fornire le informazioni richieste dovrà inviare copia della valutazione d’impatto o specificare i motivi per i quali non ha ritenuto di doverla effettuare.


Oggi, infine, è stata inviata dal Garante per la privacy una richiesta di informazioni alla Azienda Usl Roma 3 per verificare il corretto trattamento dei dati personali, anche di tipo sanitario, nell’ambito di una iniziativa in programma il 4 e il 5 settembre sulle spiagge di Ostia. Secondo notizie di stampa l’azienda sanitaria mediante un drone intenderebbe rilevare la temperatura corporea a tutte le persone presenti in spiaggia. Considerata la delicatezza dei trattamenti di dati personali che si intendono effettuare, in assenza di una chiara base giuridica che li possa legittimare, il Garante ha chiesto all’azienda di fornire una serie di chiarimenti. Entro sette giorni l’azienda dovrà specificare, tra l’altro, chi sia il titolare del trattamento dei dati delle persone sottoposte alla rilevazione della temperatura corporea, i motivi della rilevazione, l’affidabilità degli strumenti utilizzati, le conseguenze previste per chi risultasse avere una temperatura superiore a quella fisiologica, quali informazioni saranno rese agli interessati e come verranno fornite.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Sondaggio Dire-Tecnè: Draghi mai così amato, fiducia nel Governo cresce senza sosta

Monitor-Italia, sondaggio settimanale dell’agenzia Dire in collaborazione con l’istituto Tecnè, certifica il forte consenso dell’esecutivo

ROMA – Mai il gradimento degli italiani per Mario Draghi era stato alto come questa settimana. Oggi il 67,1% dei giudizi sul premier è positivo mentre nell’ultima rilevazione del 23 luglio il gradimento era del 65,8%. E’ quanto emerge daMonitor Italia, il sondaggio realizzato da Tecnè con Agenzia Dire, con interviste effettuate il 3 settembre su un campione di mille casi.

Il 13 febbraio, in occasione del suo giuramento, Draghi otteneva il 61% dei giudizi positivi e sette giorni dopo ritoccava ulteriormente il trend (61,4%). Poi un lento crollo durato quasi due mesi, fino al 51,7% del 30 aprile. Da maggio in poi la ripresa fino al 67,1% attuale.

In aumento anche la fiducia nel governo Draghi, ora stabilizzata al 56,1% e sempre più vicina a quelle percentuali che hanno contraddistinto le prime fasi del governo Draghi. E’ quanto emerge da Monitor Italia, il sondaggio realizzato da Tecnè con Agenzia Dire, con interviste effettuate il 3 settembre su un campione di mille casi.

Da settimane la fiducia nell’esecutivo cresce senza sosta: solo il 14 maggio il governo toccava il punto più basso della fiducia degli italiani (45,1%), poi la ripresa successiva. Il 56,1% attuale avvicina il gradimento ottenuto dal governo a febbraio, quando appena insediatosi riusciva a conquistare il 58,4% dei giudizi positivi (13 febbraio) e la settimana dopo toccava il suo record col 59%.

Oggi il 56,1% dice di avere fiducia nell’esecutivo guidato dall’ex presidente della BCE: quasi un punto guadagnato (+0,9%) rispetto all’ultima rilevazione del 23 luglio. Coloro che non hanno fiducia sono il 37,9% mentre il 6% non sa.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Federico Sorrentino

Benigno Crespi e Adriano Olivetti

Nell’attuale momento della nostra vita comune l’economia assume più il sapore della finanza che dell’impegno industriale cioè più  speculazione che  lavoro e  attività, senza parlare della mai abbastanza vituperata e immorale delocalizzazione,  alla presenza di una componente politica che in larga parte è più degna della berlina e della gogna che della gratitudine delle persone, vale certamente la pena di ricordare la figura di due  personaggi che del lavoro e dell’attività fecero  successo e   solidarietà, coi loro dipendenti. 

Prendendo una carta geografica e andando in quel di Bergamo, dove il fiume Brembo si getta nell’Adda,  si crea una specie di penisola e qui nel 1878 Cristoforo Benigno Crespi (1833-1920),  di nota famiglia di industriali tessili, tra l’altro proprietari del ‘Corriere della Sera’, impiantò in questa zona isolata la sua impresa:  si chiama Crespi d’Adda. L’abilità di Cristoforo Benigno fu tale che nel giro di qualche anno portò la sua industria a livelli di massima produttività e organizzazione tanto che le maestranze raggiunsero le quattromila unità.  Il successo imprenditoriale e gli alti profitti  furono motivo e spinta, ecco la grande novità, per non dimenticare la collaborazione e il contributo dei suoi operai: iniziò dunque a costruire  tutta una serie di villette bifamiliari con orto e giardino per i dipendenti, senza dimenticare la scuola, la biblioteca, la chiesa,  l’asilo, i bagni pubblici, i luoghi di ricreazione e di incontro, anche il cimitero e quanto altro necessario a una comunità in espansione.  Gradualmente si instaurò un autentico spirito familiare tra il  ‘padrone’ che dall’alto della sua abitazione, assisteva e controllava e i suoi dipendenti: una ‘grande famiglia’.  Il figlio Silvio, che ad un certo punto assunse le redini della impresa in modo completo data una improvvisa grave infermità del padre, proseguì nella gestione della attività con ancora maggiore impegno e capacità, senza venir meno a quello spirito solidaristico e ‘familiare’. A poco a poco nel corso degli anni la costruzione delle villette per i dipendenti con l’aggiunta delle abitazioni per gli

impiegati e dirigenti continuò con il medesimo impegno e spirito tanto che quando anni dopo certi avvenimenti portarono alla trasformazione societaria della impresa, si vide che in verità era nato un villaggio vero e proprio a Crespi d’Adda! E l’amore di Cristoforo Benigno e del figlio Silvio era così sincero e convissuto che allorché la guerra portò via 64 operai, essi si rivolsero ad Amleto Cataldi, a quell’epoca tra i più noti scultori  del Paese e gli commissionarono un monumento in loro onore: lo splendido monumento fu inaugurato nel 1920 alla presenza del re e delle autorità e ovviamente di tutti gli operai e familiari in numero di circa ottomila presenze: Cristoforo non poté assistere in quanto deceduto poco prima.  L’importanza del villaggio operaio di Crespi d’Adda, esempio unico o quasi unico in Europa, è stata riconosciuta anche dall’UNESCO che lo ha dichiarato bene comune della umanità  e perciò messo sotto la propria protezione internazionale.

Adriano Olivetti (1901-1960), di origini ebraiche, figlio di industriale di Ivrea (TO), ingegnere chimico e esperienze cosmopolite, ha lasciato all’Italia e alla industria italiana e internazionale una eredità unica e del massimo livello. La sua fabbrica di Ivrea specializzata in macchine da scrivere e, successivamente, elettroniche, che si estese con altre attività produttive e centri di ricerca  tanto da divenire una realtà considerevole e di massimo successo con oltre quarantamila dipendenti, si distinse non solo per i marchi quasi leggendari di macchine da scrivere e di calcolatrici quali per esempio, veri oggetti di culto per la bellezza del design, ma anche per la qualità tecnologica, la macchina per scrivere Lexikon 80 (1948), la portatile Lettera 22 (1950), la calcolatrice Divisumma 24 (1956) ma per le approfondite ricerche e realizzazioni nel campo dei calcolatori elettronici  primi nel mondo e, rivoluzionari, per gli studi e compimenti nella informatica incipiente. Affianco al gigantesco lavoro organizzativo, assistito da uomini di lettere e di scienza inarrivabili che diedero realizzazione alle sue istanze sociali, letterarie, economiche, di estetica,  di programmazione, di assistenza internazionale, tenne sempre davanti agli occhi  la figura del suo operaio e il rispetto della sua persona: il lavoro non come sfruttamento   ma come realizzazione dell’essere umano nella sua completezza, il lavoro quale gratificazione della protezione divina, nel segno di San Benedetto, di Calvino, di Marx ed ecco che nel 1956  l’orario fu ridotto da 48 a 45 ore settimanali, a parità di salario; i salari erano tra i più alti in assoluto, accresciuti  dai benefici indiretti dell’assistenza e dei servizi di tutela aziendali. Troppo richiederebbe la elencazione di tutti i privilegi e peculiarità di cui godevano i dipendenti di Adriano Olivetti a Ivrea e nel mondo.  La progettazione e costruzione di nuovi edifici industriali a Ivrea tenne in primo piano anche  le case per i dipendenti, le mense, gli asili nido e molto altro ancora in un sistema articolato di servizi sociali integrati nell’impresa. Con la collaborazione del figlio Roberto e di ingegneri dotati di grande talento, come Mario Tchou, di origine italo-cinese, fin dal 1952 aprì   negli USA, un laboratorio di ricerche sui calcolatori elettronici, nel 1955  a Pisa; nel 1957  fondata Telettra la Società generale semiconduttori e nel 1959 fu introdotto sul mercato l’Elea 9003, il primo calcolatore elettronico, con successo planetario. E iniziò la rivalità e l’astio dei colossi informatici americani, tutti protetti e sovvenzionati dallo Stato, che ben comprendevano la forza innovatrice e dirompente della nuova scienza informatica e, soprattutto, la competenza all’avanguardia della Olivetti, a differenza dell’Italia che non riuscì a capire, come pure le altre  industrie italiane, la forza innovatrice dietro alle ricerche informatiche di Adriano,  che rimase solo.

Certo è che nel 1960, nel pieno del successo e delle speranza, morì, improvvisamente, a 59 anni, misteriosamente ; l’anno dopo misteriosamente anche il geniale Mario Tchou a 37 anni depositario dei segreti e delle competenze e, analogia impressionante, nel 1962, l’anno dopo, saltava in aria nel suo elicottero anche Enrico Mattei, l’altro gigante italiano della intrapresa e della economia e del successo, inviso e invidiato anche lui dai colossi americani.

                                                                                              Michele Santulli

Generale Dalla Chiesa, Sottosegretario Pucciarelli: uomo di straordinario coraggio

“A 39 anni dal vile assassinio, il ricordo del sacrificio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è più vivo che mai nella memoria di ciascuno di noi. E non potrebbe essere diversamente, trattandosi di un uomo di straordinario coraggio, che sacrificò la sua esistenza per la lotta alla mafia; un vero eroe del nostro tempo.” – rende noto il Sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli.

Il tricolore, la sciabola e il berretto della divisa da generale di Carlo Alberto Dalla Chiesa sul feretro del generale durante i funerali celebrati a Milano il 5 settembre 1982. ANSA / ARCHIVIO STORICO

“Con la strage di via Carini, in cui perse la vita il Generale Dalla Chiesa con sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, l’intento della mafia fu quello di intimidire i cittadini, il Paese. Ma in realtà, a seguito di quel tragico evento, nelle persone si rafforzò ancora di più il senso di appartenenza e vicinanza alle Istituzioni; si rinsaldò la cultura della legalità e la difesa dei valori di giustizia e democrazia.

Valori irrinunciabili, questi, che appartenevano al Generale Dalla Chiesa il quale, con il proprio impegno fatto di sacrificio e di dedizione, diede un contribuito determinante al prevalere della civile convivenza, della sicurezza e del bene collettivo sulla barbarie.” – conclude il Sottosegretario Pucciarelli

Prato, presidio lavoratori Texprint sgomberato “con violenza”. La protesta si sposta in Questura

Un sindacalista di Si Cobas denuncia: “Le forze dell’ordine hanno usato una violenza mai vista per sgomberare il presidio in piazza del Comune”

PRATO – Un centinaio di persone si sono radunate da questa mattina sotto la Questura di Prato dopo che, all’alba, le forze dell’ordine hanno sgomberato il presidio dei lavoratori Texprint in piazza del Comune. Al momento, stando a quanto riferito dal sindacato Si Cobas, le persone in stato di fermo sarebbero quattro: un lavoratore ed un manifestante arrestati per resistenza a pubblico ufficiale, mentre non si conosce l’identità delle altre due persone. Secondo testimoni che hanno assistito alla scena, si tratterebbe di due ‘solidali’ con il presidio, bloccati dalla polizia appena scesi dall’auto. Nessuna conferma arriva dalla Questura che sceglie di “non rispondere perché la situazione è ancora in evoluzione”.

Numerosi lavoratori, anche di altre aziende, hanno raggiunto gli operai Texprint al grido di “toccano uno toccano tutti”. I manifestanti stanno dimostrando in maniera pacifica sotto la Questura, intonando cori per chiedere la liberazione dei fermati. Gli operai della Texprint, in agitazione dallo scorso 18 gennaio, erano in sciopero della fame da tre giorni per chiedere al Comune l’istituzione di un tavolo tecnico con l’azienda dopo le ripetute denunce sulle condizioni di lavoro nello stabilimento, in attesa degli accertamenti fatti dall’ispettorato del lavoro. Secondo il Si Cobas, infatti, i lavoratori sarebbero costretti a turni di 12 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Il sindacato racconta inoltre di numerosi episodi di infortuni non denunciati all’interno della fabbrica.

“SGOMBERO EFFETTUATO CON VIOLENZA MAI VISTA”

Uno sgombero effettuato “con una violenza mai vista”. È questo il racconto che L.T., sindacalista Si Cobas, fa all’agenzia Dire dell’intervento delle forze dell’ordine di questa mattina per sgomberare il presidio di alcuni lavoratori Texprint in piazza del Comune a Prato. “Mi hanno afferrato da dietro, stringendomi il collo con un braccio“, racconta il sindacalista. “Mi mancava l’aria, non riuscivo neanche a parlare. Quando mi sono liberato ho detto ‘ho paura, così mi ammazzi’ e mi sono sentito rispondere ‘fai bene ad avere paura’”.


Ma L. si considera uno di quelli a cui “è andata bene: altri sono stati colpiti con il manganello ed il presidio è stato completamente distrutto”. Al presidio in piazza del Comune erano presenti dieci persone, otto lavoratori e due sindacalisti, tutti in sciopero della fame da tre giorni. Uno dei lavoratori, di nazionalità senegalese, è in questo momento in stato di arresto con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Le altre persone fermate al presidio sono state rilasciate questa mattina. Uno di loro si trova attualmente in ospedale per un malore accusato una volta uscito dalla Questura. 

Michele Bollino fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Il ministro Cingolani apre al nucleare. Critiche da Pd, M5S e Sinistra Italiana

Il titolare della Transizione ecologica attacca gli “ambientalisti radical chic, oltranzisti e ideologici” e dichiara che “è da folli non considerare il nucleare”

ROMA – “Ho in programma un incontro per il 14 settembre con il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, per un chiarimento sui progetti e le politiche per l’ambiente e la transizione ecologica, anche alla luce delle recenti dichiarazioni pronunciate a un evento organizzato da Italia viva”. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ‘convoca’ il titolare del Mite dopo le sue dichiarazioni di ieri. Cingolani aveva parlato di “ambientalisti radical chic” e “ambientalisti oltranzisti, ideologici” che “sono peggio della catastrofe climatica”, aggiungendo che è “da folli non considerare” la tecnologia nucleare ora che “si stanno affacciando tecnologie di quarta generazione, senza uranio arricchito e acqua pesante”.

PD: “POLEMICA SBAGLIATA, LA POLITICA SIA ALL’ALTEZZA DELLA CRISI CLIMATICA”

Ma le parole del ministro non sono piaciute nemmeno al Partito democratico. Marco Furfaro e Nicola Oddati, della direzione nazionale dem, parlano di “una polemica sbagliata, che distoglie dal vero problema della politica italiana: un vero piano, coraggioso e innovativo, lontano dalla tutela dei soliti noti, di transizione ecologica del sistema economico e sociale del Paese”.


“C’è un Pianeta che sta scoppiando a causa dei cambiamenti climatici e – aggiungono i due esponenti democratici – la politica, anche quella italiana, non è per niente all’altezza. Morti, posti di lavori che se ne vanno, ambiente distrutto. Quali sono le risposte a tutto questo? La conservazione delle rendite che hanno portato a questo disastro? Le polemiche con gli ambientalisti? Forse è il caso di ricordare al ministro che la transizione ecologica non è uno slogan sul quale dibattere nei convegni, ma una politica strutturale, una visione d’insieme, un nuovo modello di sviluppo che coinvolge tutti i settori e comporta il coraggio di politici che sappiano guardare tra qua e vent’anni”.

Per Furfaro e Oddati, invece, “assistiamo a una conservazione delle solite politiche già fallite in passato: il ritorno alle trivellazioni, nessun piano per la decarbonizzazione dell’ex Ilva, poco rilievo a alle imprese che investono in energie pulite, nessuna messa in discussione dei soldi pubblici dati a chi utilizza fonti fossili. Si torna a parlare di nucleare, il che fa emergere esattamente il contrario di quanto denunciato verso gli ambientalisti dal ministro, cioè una scarsa conoscenza del tema”.


Sul nucleare, concludono i due esponenti della direzione nazionale del Pd, “nessuno ha pregiudizi ma ad oggi non esistono centrali sicure e nemmeno convenienti dal punto di vista economico. Altra cosa è la ricerca, da incentivare. Ma qui ed ora serve un piano per la transizione ecologica che abbia coraggio, innovazione e colga la sfida. Questo ci aspettiamo dal governo, il resto non serve al Paese”.

FRATOIANNI: “DA CINGOLANI PAROLE INCREDIBILI E AVVILENTI”

“Il mondo è pieno di ambientalisti radical chic ed è pieno di ambientalisti oltranzisti, ideologici, loro sono peggio della catastrofe climatica. Queste non sono le parole di un Salvini qualunque, ma del Ministro della Transizione Ecologica Cingolani, dal palco della scuola politica di Renzi. Incredibile”. Lo afferma Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana. “Dopo mesi di chiacchiere e propaganda l’Italia non ha ancora un piano per contrastare l’emergenza climatica – prosegue l’esponente dell’opposizione di sinistra -, eppure il ministro trova il tempo di attaccare gli ambientalisti e dire che non dobbiamo ridurre le nostre emissioni ‘troppo velocemente’, ed evoca addirittura il nucleare. Davvero avvilente. Tutto il contrario di ciò che servirebbe – prosegue Fratoianni – dobbiamo ridurre drasticamente le nostre emissioni e il nostro impatto sul Pianeta, dobbiamo farlo ora e dev’essere lo Stato a garantire che il prezzo di questa trasformazione necessaria non cada sulle spalle dei più deboli. E questo dovrebbe essere letteralmente il lavoro del ministro Cingolani”.

Adelante, ma non con juicio: la montagna ci dice che siamo approssimativi

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Dalla Valle d’Aosta all’Emilia-Romagna i soccorritori son preoccupati. E allora aggiornate il cartello “Chi ama la montagna…”

BOLOGNA – “Chi ama la montagna le lascia i suoi fiori”, dicevano alcuni cartelli gialli ormai di qualche tempo fa che accompagnavano gli escursionisti sui sentieri. “Chi ama la montagna ‘salga’ vestito bene”dovrebbero dire oggi, se li volesse aggiornare. E forse almeno dei cartelli così, come fossero ‘semafori’ all’imbocco dei sentieri, anche i più semplici, non guasterebbero. A quanto pare, infatti, che siano Alpi o Appennini i rischi oggi minacciano più la sopravvivenza di chi si avventura con troppa leggerezza più che quella della flora di montagna. Si improvvisa troppo. E in questi giorni lo hanno certificato i direttori dei soccorsi alpini della Valle d’Aosta e dell’Emilia-Romagna. “Le persone che vediamo sul ghiacciaio da sole, slegate, in pantaloncini corti, non credo siano lì a sfidare nessuno o a far vedere di essere più forti degli altri. Semplicemente ignorano che sotto di loro c’è un mondo, fatto di crepacci, e se ci finisci dentro non hai chance se non sei legato con qualcun altro”, ha detto il primo parlando anche del problema del proliferare di troppi runner d’alta quota “incoscienti”. “In montagna è necessario arrivare preparati”, dicono dall’Emilia-Romagna dove le chiamate ai soccorritori, oltre 500 l’anno scorso, sono pressochè quotidiane. Improvvisamente la montagna, maestra (anche severa) di vita, sembra essere diventata ulteriore cartina di tornasole di approccio, uno stile un po’ troppo ‘leggero’.

In tempi in cui, anche per via del Covid, la ricerca dell’evasione si è fatta impellente e urgentele vette sono diventate una meta a portata di mano, e desiderata (specie dopo l’annata di sci persa). Altro che isolati (e costosi) atolli esotici da cartolina, un tempo icona dell’evasione ‘da sogno’: la montagna è lì, a due passi. Basta poco. “Alzate un momento gli occhi: la montagna in Italia è dappertutto, è sempre lì, nessuno l’ha portata via, nessuno può comprarla o recintarla. È il nostro spazio libero, tanto che possiamo camminare dalla Calabria al Friuli Venezia Giulia senza mai scendere a valle”, ha scritto di recente Paolo Cognetti parlando di quanto sia oggi “rivoluzionario” scegliere questi terreni per distaccarsi dalla vita ‘terrena’ quotidiana. Eppure, chi sta in montagna dice che questo ambiente diventa un altro ‘termometro’ di un certo modo di ‘stare al mondo’: la corsa a prendersi, a volere, a vivere l’emozione forte… Sembrerebbe, la tendenza a vivere per un desiderio e in nome di un’emozione che però poi può schiacciare e paralizzare. E la montagna appunto è severa. “Molti pensano che un’escursione sui sentieri dell’Appennino sia semplice come una giornata al mare. Sbagliano, una gita in montagna va preparata, nei minimi dettagli, almeno due giorni prima di partire”, dicono i soccorritori emiliano-romagnoli e raccomandano bussola al posto del gps del telefono, cartina di carta e non sullo schermo che magari si spegne per le tante foto fatte col cellulare… Ma questo appunto prevede che si ‘studi’, che si salga per le vette non in sandali (e succede davvero), ma carichi di felpe e giacche tecniche, cappello e occhiali da sole, acqua, e perfino torce frontali.

Andare non è questione di arrivare, ma di muoversi ‘bene’: se si sacrifica la strada alla meta, alla fatica che impone, si sacrifica la ‘lezione’ della montagna. Un Papa che amava i monti della Valle d’Aosta ha detto: “La montagna non solo costituisce un magnifico scenario da contemplare, ma quasi una scuola di vita. In essa si impara infatti a faticare per raggiungere una meta, ad aiutarsi a vicenda nei momenti di difficoltà e a gustare i momenti di silenzio. A riconoscere la propria piccolezza in un ambiente maestoso”. Ecco, i soccorritori ci dicono che, più spesso, c’è un ribaltamento: si sale per ‘imporre’ una propria ‘visione’ delle cose, del divertimento e dello svago. La maggior parte di chi ama la montagna le lascia i suoi fiori e ci va vestito (attrezzato) a dovere, responsabilmente. Questo è indubbio. Però è anche vero che i soccorsi alpini hanno dovuto chiarire che d’ora in poi certi soccorsi non sono più gratis… Basta? Forse no. Serve un Daspo montano a chi si comporta male e magari compromette altri interventi (“in Valle d’Aosta abbiamo un solo elicottero, due nei periodi di maggiore affluenza. Se un elicottero è impegnato in un soccorso inutile, non può dare assistenza a un infarto o un incidente grave”)? Sciocchezze. Un tornello pre-sentiero? Sarebbe da barzelletta. No, no… La montagna è un richiamo troppo forte, troppo bello (“Ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene”, per dirla con Cognetti), ma a maggior ragione resta tra i posti che dicono chi siamo e come siamo. E questo agosto che fa prendere parola ai soccorritori fa pensare. “Chi va in montagna deve far propria la cultura della montagna. Che non è fatta di approssimazione”, dice il Soccorso alpino dell’Emilia-Romagna. Almeno aggiorniamo i cartelli.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Mattia Cecchini

Alle Paralimpiadi la ‘bambina di Chernobyl’ che colleziona ori

La storia di Oksana Masters, dall’orfanotrofio in Ucraina al successo con i colori degli Stati Uniti

ROMA – “Quando riesci a immaginare qualcosa, puoi essere quella cosa e perfino raggiungerla”: parole pronunciate da Oksana Masters, in un’intervista rilasciata a una testata americana prima di partire per Tokyo. E quelle parole si sono rivelate profetiche: l’atleta, che gareggia per gli Stati Uniti, si è già aggiudicata due medaglie d’oro alle Paralimpiadi, una nell’handbike e l’altra nell’handbike su strada.

Masters ha battuto così due record: è stata la prima atleta americana ad aver vinto sia alle edizioni invernali che estive delle Paralimpiadi e nella sua carriera è stata in grado di trionfare in ben quattro discipline sportive diverse: sci di fondo, paracanotaggio in coppia, parabiathlon (che combina lo sci di fondo con un tiro a segno) e handbike.

LA STORIA DI OKSANA

Successi tutt’altro che scontati se si considera che Oksana è venuta al mondo in Ucraina nel 1989 con gravi malformazioni congenite, che i medici attribuirono alle radiazioni del disastro nucleare di Chernobyl.

La bambina nacque con una emimelia peroneale (vale a dire senza l’osso perone) e pertanto subì l’amputazione di entrambe le gambe sopra il ginocchio, la prima a nove anni e la seconda a 13.

Oksana è stata sottoposta poi a ulteriori operazioni alle dita di entrambe le mani in modo da compensare la mancanza dei pollici.

Date le sue condizioni, i suoi genitori naturali decisero subito di abbandonarla in un orfanotrofio, ma all’età di sette anni l’insegnante di logopedia Gay Masters decise di adottarla e portarla negli Stati Uniti, dove la bambina ricevette tutte le cure di cui aveva bisogno e potè anche iniziare a praticare lo sport, a partire dal paracanottaggio.

Proprio questa disciplina – iniziata prima di subire l’amputazione della seconda gamba – le ha permesso di gareggiare e vincere in varie competizioni, nazionali e internazionali, fino a qualificarsi alle Paralimpiadi di Londra nel 2012 dove ha vinto una medaglia di bronzo in coppia con il veterano di guerra Rob Jones, che aveva perso entrambe le gambe nel 2010 durante una missione in Afghanistan. Dopo quella vittoria, Masters ha accusato problemi alla schiena ma non si è arresa: ha iniziato infatti a praticare sci di fondo e heandbike, discipline che le sono valse altre medaglie ai Giochi Paralimpici di Sochi nel 2014 e a Pyeongchang nel 2018, di cui due ori, tre argenti e due bronzi.

Ieri, al termine della gara di handbike su strada, ai giornalisti l’atleta, che ha 32 anni, ha detto: “Non posso crederci. Non avevo mai vinto una gara su strada in vita mia e non avrei mai pensato di potercela fare. Sono al settimo cielo. All’inizio ero così nervosa, non riuscivo nemmeno a sentire la presa ma quando ho sentito il fischio d’inizio sono partita col pilota automatico, ho semplicemente lasciato che il mio corpo andasse avanti”.

Alessandra Fabbretti.  fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Ospedale Bambino Gesù, test salivari su 1.200 studenti e insegnanti: solo 21 positivi

Il progetto promosso dall’ospedale pediatrico è partito lo scorso settembre e ha coinvolto due istituti di Roma: “La scuola è un luogo sicuro se si rispettano le misure di prevenzione”

ROMA – Un anno di monitoraggi mensili con tamponi salivari anti Covid-19 in due scuole di Roma: più di 1.000 studenti e circa 200 tra insegnanti e addetti scolastici coinvolti, con un’adesione di oltre il 96%. Solo 21 casi positivi rilevati (lo 0,2% su oltre 11mila test) e nessuna diffusione del contagio all’interno delle aule. Sono i risultati incoraggianti di un progetto pilota sulla diffusione e il monitoraggio del virus SARS-Cov-2 nelle scuole realizzato dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù e presentati in anteprima al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. “Se vengono rispettate le giuste misure di prevenzione e viene fatta corretta educazione, la scuola rappresenta un luogo sicuro”, commentano la presidente dell’ospedale della Santa Sede, Mariella Enoc, e il direttore del dipartimento Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale, Alberto Villani.


Il progetto ‘A tutela dello studente, per una scuola sicura’ è stato promosso dall’ospedale Bambino Gesù insieme con la Società italiana di pediatria (Sip), l’Istituto di Ortofonologia (IdO) e la Fondazione Mite. L’obiettivo era quello di verificare il rischio reale di diffusione del Covid-19 all’interno degli istituti scolastici, attraverso la somministrazione di test diagnostici salivari (molecolari) e test da campione ematico a tutti gli studenti, i professori e il personale Ata. Le scuole coinvolte, a partire dallo scorso settembre, sono state l’istituto comprensivo Regina Elena e l’istituto paritario Santa Maria Ausiliatrice. Hanno aderito al progetto più di 1.000 studenti – da 5 a 19 anni – e circa 200 tra insegnanti e personale: oltre il 96% dei soggetti frequentanti i due istituti scolastici.


I primi risultati, riferiti ai primi tre mesi di monitoraggio, sono stati pubblicati lo scorso febbraio sulla rivista scientifica Italian Journal of Pediatrics: venivano riportati solo 16 casi di positivi e nessun contagio tra le classi. I risultati finali, riferiti all’intero anno scolastico, saranno oggetto di un nuovo lavoro scientifico sottomesso per la pubblicazione. L’Ospedale ha voluto anticiparli al ministro Patrizio Bianchi, in un incontro svoltosi al ministero dell’Istruzione, per confermare la scelta delle istituzioni per “una scuola aperta e sicura”.


Alberto Villani aggiunge: “Il nostro progetto conferma che la scuola è un luogo sicuro se vengono rispettate le giuste misure di prevenzione e se viene fatta la corretta educazione sanitaria agli studenti, al personale, ai professori e anche alle famiglie. In 9 mesi di monitoraggio, su più di 11mila test effettuati, abbiamo avuto solo 21 casi positivi (lo 0,2%) e soprattutto nessuna diffusione del contagio tra le classi. L’utilizzo periodico dei test salivari si è rivelata un’ottima strategia di monitoraggio, che va senz’altro incoraggiata“.


Per la presidente Mariella Enoc “è essenziale fare di tutto perché le scuole restino aperte nei prossimi mesi e le lezioni si svolgano in presenza. I ragazzi, soprattutto i più piccoli e i più fragili, hanno sofferto troppo la condizione di chiusura dei mesi scorsi. Dobbiamo proseguire con la vaccinazione dei minori – conclude – per proteggerli dalla malattia e contrastare la diffusione del virus”.

fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Raddoppiano le multe per chi parcheggia nei posti per i disabili. Novità ‘stalli rosa’

Nel nuovo decreto Infrastrutture approvato in Cdm i i parcheggi dedicati alle donne in gravidanza e ai genitori con figli fino a due anni entrano nel Codice della strada

ROMA – Gli “stalli rosa”, cioè i parcheggi riservati per le donne in gravidanza, entrano nel Codice della strada, aumentano le sanzioni per chi occupa i parcheggi riservati senza autorizzazione, fondi a Regioni per potenziare i controlli sui mezzi pubblici al fine di attuare le linee guida, accelerazione degli investimenti per la sicurezza delle infrastrutture ferroviarie e delle dighe, una nuova procedura per orientare gli investimenti finalizzati a ridurre le disuguaglianze territoriali in termini di dotazione infrastrutturale. Sono queste alcune delle novità contenute nel decreto Infrastrutture e trasporti approvato oggi dal Consiglio dei ministri. Nel provvedimento – segnalano dal ministero delle Infrastrutture e la mobilità sostenibili – è prevista anche l’istituzione del ‘Centro per l’innovazione e la sostenibilità in materia di infrastrutture e mobilità’ (Cismi) per supportare le funzioni del Ministero e la realizzazione dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).


“Il provvedimento, in coerenza con la nuova visione del ministero e le strategie del Governo, semplifica le procedure per gli investimenti nelle infrastrutture, migliora la sicurezza e il funzionamento dei trasporti, tutelando maggiormente i diritti alla mobilità delle persone con disabilità e delle donne in gravidanza”, spiega il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini. “Per sostenere l’attuazione del Pnrr alla luce dei processi di innovazione in atto nei settori di nostra competenza – aggiunge- viene istituito all’interno del Mims un Centro di ricerca e di sviluppo nel settore della sostenibilità delle infrastrutture e della mobilità, dell’innovazione tecnologica, con conseguente immissione di un nucleo di ricercatori e tecnologi che contribuiranno ad aumentare la qualità delle politiche di competenza del Ministero”.


Tra le modifiche al codice della strada il Mims segnala l’introduzione degli “stalli rosa” dedicati alle donne in gravidanza e ai genitori con figli fino a due anni, e la facoltà per i Comuni di riservare posti di sosta, a carattere permanente o temporaneo, oltre che ai veicoli adibiti al trasporto delle persone con disabilità, anche ai veicoli elettrici, ai veicoli per il carico e lo scarico delle merci nelle ore stabilite e al trasporto scolastico. Il decreto prevede poi un rafforzamento delle sanzioni per chi occupa gli stalli rosa e altri parcheggi riservati senza essere autorizzato: ad esempio, vengono raddoppiate le multe per chi parcheggia negli spazi riservati alle persone con disabilità e la nuova sanzione sarà compresa tra 168 e 672 euro.


Nel provvedimento sono anche previsti incentivi ai Comuni per consentire la sosta gratuita alle persone con disabilità all’interno delle strisce blu nel caso lo stallo riservato risulti occupato. Multe più care sono previste anche per chi sosta nelle aree perdonali urbane. Gli interventi sulla micromobilità saranno concordati in sede parlamentare in occasione della conversione in legge del decreto. Interventi sono previsti con riferimento alle diverse tipologie di trasporto. Per quanto riguarda il trasporto pubblico locale, in considerazione dell’andamento della crisi pandemica e della ripresa delle attività lavorative e didattiche, si prevede che le Regioni possano utilizzare una quota delle risorse assegnate dal Governo per erogare servizi aggiuntivi anche per potenziare i controlli sulla corretta applicazione delle linee guida recentemente emanate.


Per il trasporto aereo è prevista la prosecuzione fino a ottobre 2022 dei collegamenti tra Milano Linate e il Regno Unito effettuati dai vettori comunitari e britannici in condizione di reciprocità. Si introducono, inoltre, norme che disciplinano la cessione del marchio “Alitalia”, degli slot e gli indennizzi ai passeggeri titolari di biglietti e voucher per voli successivi alla chiusura del vettore prevista il 15 ottobre.


Per il settore marittimo il decreto Infrastrutture e trasporti approvato oggi dal Consiglio dei ministri prevede: misure per rafforzare la sicurezza sulle navi e nelle operazioni in porto; l’inclusione dei Porti di Arbatax e di Gela nelle circoscrizioni di competenza delle rispettive Autorità di sistema portuale; la realizzazione di infrastrutture per aumentare la capacità di accosto dei traghetti nello Stretto di Messina nell’ambito del piano straordinario introdotto dal Governo per migliorare i servizi di trasbordo.


Quanto agli investimenti sulle infrastrutture, per aumentare l’efficienza delle infrastrutture idriche e migliorare i servizi a favore dei cittadini e delle attività economiche, il decreto prevede la semplificazione delle operazioni di manutenzione delle grandi dighe e degli invasi, alle quali il Pnrr destina risorse consistenti.

Per il miglioramento della rete ferroviaria il decreto prevede un’accelerazione dell’attuazione del ‘Piano nazionale di implementazione del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario, European Rail Traffic Management System (Ertms)’ al quale il Pnrr dedica investimenti ingenti nell’ambito del potenziamento degli interventi per la digitalizzazione, così da aumentare la sicurezza delle ferrovie, rinnovando o ristrutturando i veicoli, e a potenziare il traffico senza ricorrere alla costruzione di nuove opere. Il decreto rafforza poi il ruolo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) per migliorare l’efficacia e l’efficienza del sistema dei controlli sulle diverse infrastrutture di trasporto: in particolare, vengono trasferite all’Agenzia le funzioni esercitate dagli Uffici speciali trasporti a impianti fissi (USTIF) del Mims, con conseguente trasferimento di circa cento unità di personale.


Riguardo all’attuazione del Pnrr, il decreto Infrastrutture e trasporti approvato oggi dal Consiglio dei ministri introduce misure per velocizzare la realizzazione delle opere previste attraverso norme di semplificazione per le amministrazioni titolari degli interventi. Il decreto prevede infine misure per una rapida realizzazione del ‘Parco della Giustizia di Bari’, opera considerata di preminente interesse nazionale, attraverso l’attribuzione al Commissario straordinario.


Al fine di agevolare gli investimenti per ridurre i divari infrastrutturali sul territorio, il decreto prevede un’attività di ricognizione e censimento da parte del Mims delle infrastrutture statali sanitarie, assistenziali, scolastiche, stradali e autostradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali e idriche, mentre per altre infrastrutture la ricognizione verrà eseguita dagli enti territoriali e dagli altri soggetti pubblici e privati competenti. Al termine di quest’attività, d’intesa con le Regioni e gli enti locali, si individueranno le priorità e le azioni necessarie per ridurre il divario infrastrutturale a valere sul fondo di 4,6 miliardi di euro da utilizzare tra il 2022 e il 2033. Inoltre, per potenziare la progettualità locale in attuazione del Pnrr è prevista l’istituzione del “Fondo concorsi progettazione e idee per la coesione territoriale”, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, cui accedono tutti i Comuni e le Unioni di Comuni con popolazione complessiva inferiore a 30.000 abitanti.


Il decreto Infrastrutture e trasporti approvato oggi dal Consiglio dei ministri interviene anche sui sostegni previsti per gli operatori economici a fronte dell’emergenza sanitaria. In particolare, a seguito del calo dei traffici marittimi, il decreto proroga fino al 31 dicembre 2021 le modalità semplificate di stipulazione dei contratti di arruolamento del personale marittimo e per assicurare misure di semplificazione per l’impiego a bordo del personale marittimo da parte delle imprese di armamento. Nell’ambito delle misure di sostegno necessarie a fronte della crisi pandemica, vengono prorogate per due anni le concessioni dei servizi di distribuzione di carburante e di ristoro sulla rete autostradale.


Per sostenere le attività orientate all’attuazione del Pnrr, in linea con il cambiamento del nome e delle funzioni del ministero, al suo interno viene istituito il ‘Centro per l’innovazione e la sostenibilità in materia di infrastrutture e mobilità’ (Cismi) nel quale opereranno 24 ricercatori e tecnologi. Il Cismi svolgerà attività di studio, di ricerca e di sviluppo nel settore della sostenibilità delle infrastrutture e della mobilità, dell’innovazione tecnologica, organizzativa e dei materiali, in coerenza con le trasformazioni che caratterizzano e caratterizzeranno in futuro i sistemi di trasporto e le infrastrutture.

Inoltre, in vista di un potenziamento delle funzioni del Mims per gli interventi previsti dal Pnrr vengono adeguate le retribuzioni dei dipendenti a quelle di altri Ministeri ed è integrata la composizione del Comitato speciale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici chiamato ad esprimere i pareri sui i progetti di fattibilità tecnica ed economica delle opere. Al fine di consentire il completamento degli interventi di competenza del Commissario straordinario nominato in relazione al crollo del viadotto Polcevera si prevede la possibilità di proroga o rinnovo dell’incarico commissariale fino al 31 dicembre 2024.

 fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»