LATINA – Libri, musica dal vivo e uno sguardo alla tradizione e alla cultura anche enogastronomica dei Monti Lepini. E’ il ricco programma di eventi culturali e di intrattenimento, tutti ad ingresso libero (consigliato prenotare anche nel rispetto delle norme anti Covid), a cui si potrà assistere fino ad agosto in uno dei punti di ritrovo più frequentati e apprezzati dell’estate latinense: la storica rotonda di Capoportiere, proprio all’ingresso del litorale. L’iniziativa è promossa dal noto locale del litorale “Gelatilandia”, che si affaccia sulla rotonda e che a partire da lunedì 28 giugno ospiterà nei suoi spazi molti eventi.
Per la musica, il fitto calendario prevede due concerti a settimana, ogni venerdì e sabato sera, in cui si esibiranno band locali e nazionali con vari generi musicali in repertorio.
Il cartellone della rassegna “Libri d’aMare”, che ha già avuto un prologo con la presentazione del libro di Gianluca Campagna “Mediterraneo Nero”, prevede altri appuntamenti interessanti (tutti con inizio alle ore 19,00). Lunedì 28 giugno, lo stesso Gianluca Campagna presenterà “Cuore di Cuoio”, una interessante antologia di 24 brevi racconti scritti da giornalisti e scrittori nazionali, ognuno dedicato ad una delle nazioni che partecipano agli europei di calcio. Ospite sarà l’europarlamentare Nicola Procaccini, che ha curato l’edizione insieme allo stesso Campagna. Per l’occasione, ai presenti sarà regalato il libro (fino ad esaurimento delle copie disponibili). Il programma degli incontri con gli autori prosegue con questi appuntamenti:
7 luglio – “La teca dei segreti”, di Claudia Saba
8 luglio – “Cethegus – Una storia da raccontare”, con i sette autori presenti o collegati
12 luglio – “Storia d’Italia, del calcio e della nazionale”, di Mauro Grimaldi
14 luglio – “Anticorpi”, di Enrico Forte
21 luglio – “La confraternita degli assassini”, di Marcello Ciccarelli e Bruno Di Marco
5 agosto – “Adorazione”, di Alice Urciolo.
La rassegna è curata da Fabio Benvenuti, con la collaborazione di Michela Sagnelli e l’associazione “Sintagma”.
Infine, il programma degli eventi prevede la seconda edizione di: “Lepini al mare”, quattro appuntamenti curati da Mauro Nasi e l’associazione “Sintagma” in cui i centri collinari presentano la loro storia, cultura e tradizione. Si parte il 14 luglio con Maenza, quindi il 28 luglio Prossedi, 11 agosto Roccagorga e 25 agosto Priverno.
La presentazione dell’intero programma è prevista per lunedì 28 giugno, alle ore 19,00, presso Gelatilandia al mare, rotonda di Capoportiere a Latina Lido.
PER INFO E PRENOTAZIONI: TEL. 333.2439901
LIBRI, MUSICA E MONTI LEPINI: TRE RASSEGNE CULTURALI A LATINA LIDO
Festa dei vini autoctoni del Piemonte – Alba sabato 10 luglio
Un appuntamento tutto dedicato alla valorizzazione
del grande patrimonio di vitigni autoctoni della regione
L’associazione Go Wine promuove per il terzo anno consecutivo ad Alba la “Festa del Vini Autoctoni del Piemonte”, degustazione dedicata alla valorizzazione del grande patrimonio di vitigni autoctoni della regione.
Un evento originale che racconta nel calice tanti vitigni e vini, nel segno del tema della biodiversità e della ricerca.
Una degustazione imperdibile per la caratteristica di unire, in un unico contesto, vini di oltre 35 differenti vitigni! Una sorta di omaggio al Piemonte, regione che, nel panorama italiano, è fra quelle con il più importante numero di vitigni autoctoni coltivati e rappresentati con risultati di eccellenza.
L’evento è in programma nel centro storico della città; viene proposto nella giornata di sabato 10 luglio, con inizio delle degustazioni alle ore 17,30 e con termine alle 23.
L’incontro si terrà in sicurezza, su prenotazione e fino a esaurimento dei posti in piedi disponibili. A numero chiuso, con la possibilità comunque di sostare e degustare tutti i vini.
Una degustazione esclusiva, come un vero e proprio spettacolo, un salotto nel cento storico di Alba, un’area riservata e ampia all’aperto, per degustare in tranquillità.
La degustazione si articolerà su due turni per permettere ad un numero maggiore di enoappassionati di partecipare:
-un primo turno dalle ore 17.30 alle ore 20.15
-un secondo turno dalle ore 20.15 alle ore 23.00
I molti vitigni rappresentati tutti insieme raccontano diversi angoli del Piemonte, affiancando varietà di grande diffusione (come il nebbiolo per esempio) a varietà rare, oggetto di recupero nel corso degli ultimi anni (come il Baratuciat, il Bian Ver o l’Uvalino per indicarne alcuni…).
Il panorama di vini in assaggio sarà di conseguenza importante: di molti vitigni saranno presentate in degustazione anche più etichette. I vitigni più rari, spesso legati al lavoro di ricerca e valorizzazione di una o due cantine, saranno radunati in banchi enoteca.
Ecco dunque (in rigoroso ordine alfabetico) un primo elenco dei vitigni protagonisti di questo speciale evento Go Wine:
Albarossa, Arneis, Baratuciat, Barbera, Bian Ver, Bonarda, Bussanello, Cari, Caricalasino, Cortese, Croatina, Dolcetto, Erbaluce, Favorita, Freisa, Gamba di pernice, Grignolino, Malvasia, Malvasia di Schierano, Malvasia moscata, Moscato, Nebbiolo, Nebbiolo di Dronero, Pelaverga, Rossese bianco, Ruchè, Timorasso, Uva rara, Uvalino, Vespolina.
A fianco delle degustazioni saranno presenti alcuni espositori con la vendita di prodotti tipici del territorio.
“La manifestazione – dicono dall’associazione Go Wine – si inserisce tra le iniziative che Go Wine svolge ormai da molti anni in Italia a favore dei vitigni autoctoni: in particolare “Autoctono si nasce…” è il titolo di un libro edito nel 2008 ed al contempo il marchio di una serie di eventi che Go Wine promuove da oltre dieci anni a Milano in gennaio, e da otto anni a Bologna, e poi nelle città di Genova e Torino.
La città di Alba è sede dell’evento e il riferimento non è casuale; per il ruolo che Alba ha nel mondo del vino, per le istituzioni presenti come la Scuola Enologica e l’Università, come riferimento di un vasto territorio di vini di eccellenza
“Siamo molto felici di ospitare questo evento ad Alba – dichiara Emanuele Bolla, Assessore al Turismo della Città di Alba. E’ ormai un evento storico del nostro calendario, unisce il concetto della qualità dei vini con l’importanza di valorizzare i vitigni autoctoni e va nell’ottica dei temi della sostenibilità che come città stiamo percorrendo come via strategica per la crescita del territorio”.
Appuntamento dunque ad Alba nel pomeriggio di sabato 10 luglio!
Un’occasione straordinaria per conoscere nuovi e diversi prodotti, per assaporare il fascino delle tipicità che firmano la viticoltura piemontese e che convergeranno, per un giorno, nel centro storico di Alba.
Ogni visitatore potrà effettuare le degustazioni su prenotazione, contattando la sede di Go Wine, con la possibilità poi di scegliere e confrontare i vini proposti in degustazione.
La Festa dei Vini Autoctoni del Piemonte si svolge con il patrocinio della Città di Alba e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.
A tavola con La Molisana e il segno del Cancro!
Al sensibile e gioioso Cancro La Molisana in collaborazione con Informacibo dedica un primo piatto estivo e solare perfetto per omaggiare il carattere del quarto segno zodiacale. Il Cancro è il segno che apre la stagione estiva: è gioioso, pieno di vitalità e dotato di uno spiccato spirito di iniziativa. Nel contempo, però, i nati sotto questo segno sono spesso persone timide, un po’ introverse con un forte legame con la casa e la famiglia: non è un caso, infatti, che il simbolo del Cancro sia un granchio, il cui carapace è difesa dal mondo esterno. La ricetta che rispecchia alla perfezione l’animo e il carattere del Cancro sono le Conchiglie cotte in acqua di peperone arrosto, polvere di alici, limone e alloro dello chef Stefano De Gregorio.Protagoniste del piatto sono le Conchiglie Rigate La Molisana, formato che

ben rappresenta la natura introversa del segno zodiacale: come il cancro protegge la sua emotività e il suo mondo interiore, così la conchiglia di pasta racchiude e protegge il condimento. Condimento che, dall’interno della conchiglia, simboleggia il lato più estivo, vitale e solare del Cancro: il peperone, le alici e il limone sono la parte gioiosa del Cancro che esce allo scoperto. Il sugo è appositamente composto da una buona quantità d’acqua, arricchita dallo chef con sapori di mare. La cottura della pasta avviene in acqua di peperone arrosto, che le conferisce un colore giallo acceso e un sapore pieno, leggermente affumicato. Ad arricchirne ulteriormente il sapore sono infine la polvere di alici, il limone e l’alloro. Per servire al meglio questa ricetta è perfetto il piatto dedicato al Cancro della Capsule Collection La Molisana: il matrimonio perfetto tra gastronomia e astrologia. Assieme agli altri piatti del kit acqua, il piatto Cancro rende omaggio allo spirito tenace della stella ed è in vendita in edizione limitata in esclusiva su Amazon. Per maggiori informazioni: www.lamolisana.it/ In allegato l’immagine della ricetta e delle Conchiglie Rigate La Molisana, foto del kit Acqua e del piatto della Capsule Collection dedicato al Cancro.
Difesa, Pucciarelli: auguri ai Corpi della Croce Rossa Italiana ausiliari delle Forze Armate
“Nella data emblematica in cui nel 1985 il Capo dello Stato pro-tempore, Sandro Pertini, concesse ai Corpi della Croce Rossa Italiana ausiliari delle Forze Armate l’uso della Bandiera Nazionale, i militi del Corpo Militare Volontario e le crocerossine del Corpo delle Infermiere Volontarie celebrano con orgoglio la propria festa annuale, rinnovando convintamente il fortissimo senso di appartenenza e la prodigalità disinteressata che da sempre ne caratterizza il servizio incondizionato verso il prossimo in difficoltà, guidati dai Sette Princìpi fondamentali, spirito ed etica del Movimento Internazionale, impressi sul cuore di ogni operatore di Croce Rossa.” – ha dichiarato il Sottosegretario alla Difesa, Stefania Pucciarelli, nel corso della cerimonia celebrativa svoltasi stamane in Roma, presso la Caserma “Luigi Pierantoni”, sede degli Ispettorati Nazionali del Corpo Militare Volontario e del Corpo delle Infermiere Volontarie.
“L’ideale appartenenza dei Corpi CRI ausiliari delle Forze Armate alla “grande famiglia della Difesa” è scritta nella loro luminosa storia di impegno meritorio e infaticabile; nei 155 anni del Corpo Militare Volontario e nei 113 del Corpo delle Infermiere Volontarie, in cui le generazioni che hanno vestito le loro conosciutissime insegne – il grigioverde con l’omerale di croce rossa dei militi e la veste candida delle sorelle – hanno contribuito a consegnarci le due eccellenze nazionali che conosciamo, componenti sempre animate da impegno attivo e da vitali passioni di cui oggi condividiamo i riferimenti valoriali più nobili di solidarietà, generosità e altruismo verso chi soffre, riproponendoli in una visione prospettica, soprattutto a favore dei nostri giovani.” – ha evidenziato il Sottosegretario Pucciarelli.

“Ai militari del Corpo Militare Volontario e alle crocerossine del Corpo delle Infermiere Volontarie va tutta la mia riconoscenza e stima di donna delle istituzioni e di cittadina per la professionalità, la passione e l’umanità con cui concorrono, sempre in prima linea, negli intervenenti di soccorso, in occasione di disastri naturali o antropici, rendendo un servizio essenziale per la collettività; spesso affiancando l’opera delle nostre Forze Armate con cui hanno condiviso più volte anche l’impegno per la promozione e salvaguardia della stabilità internazionale nelle operazioni di difesa avanzata, riscuotendo apprezzamenti trasversali in Patria e fuori dai confini nazionali.”.
Ne è l’ennesima, emblematica, dimostrazione lo sforzo responsabile assicurato anche durante questa pandemia, mettendo in campo, senza risparmio di energie, tutte le preziose risorse disponibili per contrastare la diffusione del COVID 19, in tutte le complesse fasi dell’emergenza sanitaria, confermando ancora una volta il valore abilitante insito, tanto nell’ausiliarietà alle Forze Armate, quanto nel qualificante connubio tra l’elevatissima preparazione tecnico-specialistica e l’assoluta vicina ai più deboli.
Volontari del Corpo Militare e Sorelle del Corpo Infermiere Volontarie, siete una meravigliosa certezza per noi cittadini di cui non potremmo mai ringraziarvi abbastanza; il Paese tutto sa di poter contare sempre su di Voi, professionisti capaci di operare con competenza ed umanità nella gestione delle emergenze. Grazie!” – ha concluso il Sottosegretario Pucciarelli.
Salina (CdAN fisioterapisti): venga normato il fisioterapista comunità, è necessità
“A breve partirà primo master specifico perché necessaria formazione avanzata”
| Salina (CdAN fisioterapisti): venga normato il fisioterapista comunità, è necessità “A breve partirà primo master specifico perché necessaria formazione avanzata” Roma – Le esigenze e i bisogni di salute dei cittadini sono cambiati negli ultimi anni, e la pandemia ha messo più in evidenza la carenza dei servizi sul territorio a favore di una visione spiccatamente ospedalocentrica. Ma per prevenire, rispondere alle cronicità e gestire al meglio i costi che gravano sul Ssn c’è bisogno di un cambio di passo importante. La salute deve essere di prossimità per dare risposte rapide. In questo senso anche l’approccio fisioterapico deve essere svolto secondo una logica di salute di comunità. Nasce da qui il ‘fisoterapista di comunità’. Per affrontare tutte le sfaccettature di questo emergente tema l’agenzia di stampa Dire ha interpellato la dottoressa Melania Salina, vicepresidente Commissione d’Albo Nazionale Fisioterapisti. – Chi è il fisioterapista di comunità? E come si inserisce all’interno della medicina del territorio di cui abbiamo sentito molto parlare in tempi di pandemia? “Il tema e il ruolo del fisioterapista di comunità sono al centro del dibattito in questo momento storico. E’ sotto gli occhi di tutti che è necessario rinforzare e implementare i servizi territoriali. La pandemia ci deve avere insegnato qualcosa. Il fisioterapista, accanto agli altri professionisti delle cure primarie nel frattempo si stanno attrezzando per rispondere ai bisogni di salute emergenti delle persone. Ecco perché il tema delle comunità torna in maniera importante all’interno dei sistemi sanitari. Abbiamo compreso come le prestazioni non possano essere erogate solo dentro l’ospedale, ecco perché bisogna strutturare dei servizi sempre più capillari sul territorio. Bisogna fare ‘salute a chilometro zero’ questo è il nostro slogan”. – Qual è nella pratica il ruolo di questa nuova figura e in che modo si differenzia dal fisioterapista ‘tradizionale’? Inoltre in quali contesti territoriali regionali è già attiva questa figura? “Chiariamo intanto chi è il fisioterapista. Si tratta di quel professionista sanitario che ti aiuta a recuperare: abilità, autonomia, forza muscolare, capacità di partecipare alla vita normale nonostante una patologia o a seguito di un evento acuto che abbia determinato un periodo di invalidità che purtroppo non è sempre transitoria ma può durare nel tempo. La funzione del fisioterapista, nella gestione delle malattie croniche, è elevatissima. Non amo molto il concetto di ‘cronico’ perché è insito nella nostra professione l’aspetto contrario, cioè quello del recupero, della gestione della patologia. Gli stessi pazienti hanno insite delle leve che, se attivate in modo opportuno, consentono di ribaltare alcune situazioni severe. Ecco che il fisioterapista è anche un ‘facilitatore’, ossia quella figura che trasferisce al paziente strumenti che lo aiutano a riconquistare l’autonomia persa. Per questo pensiamo che i luoghi dove la gente vive e si relaziona siano quelli migliori per portare il nostro intervento in una logica di prevenzione e per evitare l’ospedalizzazione. Ci sono già delle esperienze importanti in due regioni: la Toscana e il Friuli- Venezia Giulia con alcune connotazioni differenti. E’ chiaro che ogni Regione declina in maniera peculiare l’intervento perché le comunità non sono le stesse. Lavorare in una grande città è chiaramente molto diverso che svolgere l’attività di fisioterapista di comunità in una zona di montagna o rurale. Le caratterizzazioni sono un valore aggiunto. Il futuro? La previsione è che il fisioterapista di comunità venga normato, posso dire però che alcune leggi regionali prevedono questo tipo di intervento. Qualcosa sta nascendo anche in Puglia proprio a seguito della pandemia. Direi che siamo molto contenti di queste prime sperimentazioni sul campo”. – Riceve una formazione ‘ad hoc’? O state pensando a dei corsi specifici come Albo? “E’ evidente che questo tipo di competenze esigono una formazione avanzata. Una piccola indiscrezione, ma siamo contenti di condividerla in questa sede, è che a breve nascerà il primo Master in ‘Fisioterapia di comunità’ una formazione universitaria post triennale che aggiunge un anno di studio di approfondimento specifico. Speriamo che in aggiunta a questo primo master ne nascano degli altri. Confido che si crei una rete tra i vari master affinché si implementi un sistema di conoscenze e di scambi di esperienze”. –Tale professionalità che impatto produce sulla salute del cittadino? E in che modo incide, in termini di risparmio, sui costi sostenuti dal Ssn? “Questo è un altro tema per noi rilevante. La Toscana che è stata la prima regione a sviluppare una sanità di comunità, di ‘iniziativa’, insomma come dicevo a ‘chilometro zero’. Una sanità che non aspetta che si manifesti un disturbo ma che è in grado di anticiparlo attraverso la prevenzione e un attento monitoraggio degli stili di vita, proposte di attività motorie, di sviluppo di competenze di autogestione affidate direttamente al paziente. La Toscana che ha standardizzato questo modello, ispirandosi a quello già promosso dall’Oms da oltre 20 anni, ha ottenuto così una riduzione della spesa sanitaria notevole. Pensiamo ai costi generati da una caduta dell’anziano che esita in una frattura di femore e che produce, tra l’intervento e la riabilitazione, una spesa per il Ssn pari a circa 20mila euro. Da ciò, moltiplicato per il numero totale di fratture che ogni anno ci sono, si comprende il costo salatissimo di tutto questo. Al contrario se agiamo prima, attraverso un intervento di ginnastica mirata, la riabilitazione supervisionata da un fisioterapista, possiamo risparmiare molti milioni di euro che possono essere reinvestiti in altri settori. Insomma con piccoli interventi di prevenzione possiamo migliorare la qualità della vita delle persone e risparmiare molto denaro”. – Il Fisioterapista di comunità in che modo può entrare in gioco nel Team di Cure Primarie? “Si è sentito parlare in questo periodo pandemico molto dell’infermiere di comunità, che è un altro perno fondamentale all’interno di un modello di sanità che va verso i cittadini. E’ evidente che da un lato ci sono i bisogni fisioterapici e riabilitativi legati alla sfera dell’autonomia delle persone e dall’altra parte c’è tutto il tema del bisogno assistenziale. L’altra figura cardine di un team di Cure primarie molto ben strutturato negli altri Paesi europei è il medico di medicina generale. Perché è così importante questo team? Perché offre la prima riposta di cure, e il paziente solo se necessario verrà inviato allo specialista, che quindi arriva in seconda battuta. Le cure primarie in Italia purtroppo risentono di un modello vecchio di 50 anni, siamo indietro anche culturalmente. All’interno del team sul territorio partecipano, oltre al mmg, all’infermiere, anche naturalmente il fisioterapista e l’assistente sociale. E’ fondamentale che nelle comunità, nei quartieri o in montagna si creino questi team ‘mobili’ che spostandosi vanno a prendere in carico il paziente. Ecco che ritorna il concetto di salute a ‘chilometro zero’. Il sistema sanitario italiano deve capire che è necessaria questa riforma delle cure primarie, oppure posso dire che da questa pandemia non avremo tratto alcuna lezione”. fonte «Agenzia DIRE» |
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Ospedali pontini, igiene a rischio e lavoratori in bilico
Una richiesta di intervento urgente inviata al prefetto di Latina, Maurizio Falco, e al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, per salvaguardare il lavoro dei circa 250 addetti ai servizi di pulizia e sanificazione delle strutture ospedaliere di Latina e provincia. E’ quanto chiesto dal segretario generale di sindacato CLAS, Davide Favero, e dalla segretaria nazionale, Simona Rossi Querin, che in una lettera inviata anche agli assessori regionali alla sanità e al lavoro, Alessio D’Amato e Claudio Di Berardino, e alla direttrice generale della Asl di Latina, Silvia Cavalli, esprimono forte preoccupazione per la situazione che si sta definendo. Dal prossimo 1° luglio, infatti, il servizio di pulizia delle strutture ospedaliere pontine passerà alla gestione di una nuova società, la Meranese Servizi, che si è aggiudicata l’appalto pluriennale per un importo di 17,3 milioni di euro. In base ai servizi previsti dal capitolato di appalto, tuttavia, per molti dei lavoratori interessati si prevedono notevoli riduzioni di orario, e quindi di retribuzione, mentre altri rischiano di perdere il lavoro. Ma accanto agli importanti aspetti occupazionali, i dirigenti di CLAS evidenziano un grave rischio sotto il punto di vista sanitario. L’appalto in questione, infatti, è relativo a una gara indetta nel 2017, cioè in periodo pre-Covid e quindi con servizi di pulizia e igienizzazione delle strutture ospedaliere certamente diversi dalle più stringenti esigenze ora presenti. Non solo, ma in diversi ospedali della provincia di Latina sono aumentate le superfici destinate all’assistenza dei pazienti proprio a causa delle necessità sorte per dare assistenza anche ai pazienti Covid.
“Per tutto questo – affermano Davide Favero e Simona Rossi Querin – siamo molto preoccupati circa la tenuta dei servizi di pulizia e sanificazione in periodo di emergenza da Covid-19, e quindi chiediamo l’intervento del Prefetto e del presidente della Regione unitamente per trovare le necessarie soluzioni al problema sociale che si sta innescando. Ricordiamo, inoltre, che i lavoratori sono per il 98% part-time, lavoratori monoreddito, lavoratori che hanno dato un contributo fondamentale per la tenuta dei nostri ospedali, al fianco del personale sanitario, in uno dei periodo più difficili per il nostro Paese e per la nostra provincia. Ci appelliamo anche all’accordo sottoscritto tra Regione Lazio e le parti sociali del 16/07/2020, riguardante le garanzie occupazionali e reddituali riconosciute come “obiettivo istituzionale” per i lavoratori dei servizi di pulizie e mense presso le strutture ospedaliere del Lazio, chiedendo che il Presidente Zingaretti e gli Assessori alla Sanità D’Amato ed al Lavoro Di Berardino, diano seguito all’accordo garantendo la forza lavoro.
Mentre abbiamo già interessato di tali questioni anche la ditta che sta per subentrare, riteniamo di massima urgenza un incontro con le istituzioni al fine di garantire i livelli occupazionali di tutte le maestranze ed il mantenimento delle attuali condizioni contrattuali ed economiche, cercando in tal modo di evitare ripercussioni sul servizio reso alla cittadinanza e scongiurando la creazione di “nuovi poveri” che la nostra provincia non può permettersi”, concludono Davide Favero e Simona Rossi Querin.
Tokyo 2020, Mattarella consegna il Tricolore agli Azzurri: “Festa per lo sport e l’Italia”
Duecento le persone della delegazione, guidata dagli alfieri olimpici, Jessica Rossi ed Elia Viviani, e da quelli paralimpici, Bebe Vio e Federico Morlacchi
di Erika Primavera, Marta Tartarini e Mirko Gabriele Narducci
ROMA – Si è svolta questa mattina al Quirinale la cerimonia di consegna del Tricolore da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai portabandiera azzurri che sfileranno ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020. La delegazione degli atleti italiani, composta da circa 200 persone, ha fatto il suo ingresso guidata dagli alfieri olimpici, Jessica Rossi ed Elia Viviani, e da quelli paralimpici, Bebe Vio e Federico Morlacchi. Al loro fianco i presidenti del Coni e del Cip, Giovanni Malagò e Luca Pancalli.
“È una occasione di festa per lo sport e per tutta la comunità nazionale”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando la Squadra Italiana in partenza per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020. “Come tutti sappiamo- ha aggiunto Mattarella- la storia delle Olimpiadi è stata attraversata, sovente bloccata, da guerre, da tensioni, persino dal terrorismo. Queste sono le prime Olimpiadi e Paralimpiadi dopo la pandemia, dopo questa pausa di un anno; una pandemia che, come sappiamo bene, ha provocato milioni di morti, ha frenato l’economia mondiale, ha compresso la vita sociale in tutto il mondo”.
E quindi, ha continuato, “il sentimento di speranza, il desiderio di riavviarsi che i giochi suscitano in tutti – nel nostro come negli altri Paesi – è anche rafforzato, è molto avvertito, è molto sentito da tutti i nostri concittadini, ma è anche rafforzato dal carattere di universalità che le Olimpiadi esprimono, dal messaggio che esse inviano – Olimpiadi e Paralimpiadi – di universalità. Nel mondo abbiamo necessità e responsabilità comuni. Questo ci lega strettamente a tutti gli altri popoli. Avvertiamo il bisogno di comprenderci, di cooperare, e possiamo vincere le sfide più grandi che ci si presentano soltanto se le affrontiamo insieme. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono un’occasione straordinaria per sottolineare, ribadendoli, questi principi di collaborazione internazionale”. “È sempre stato così: le Olimpiadi e le Paralimpiadi mandano un messaggio di pace, di fraternità, di universalità. Voi rappresenterete l’Italia, ma insieme alle atlete e agli atleti degli altri Paesi rappresenterete anche questo sentimento di speranza diffuso in tutto il mondo”, ha concluso il presidente della Repubblica.
BEBE VIO: “ALFIERE ONORE IMMENSO, SPORT PARALIMPICO CAMBIA LA VITA“
“Sono molto felice di essere qui oggi, per me questa bandiera rappresenta tantissimo, è un onore immenso ed essere qui davanti a voi, che siete tutte le persone che guardavo in tv quando ero piccola, è qualcosa di magico. Questa bandiera per me rappresenta la bellezza del nostro Paese, la fortuna di farne parte, la squadra pazzesca che siamo stati e che abbiamo dimostrato di essere in questi ultimi anni, la prima maglietta della nazionale che ho ricevuto a 14 anni e la mia canzone preferita, l’Inno di Mameli, che ogni volta che la sento non riesco a non piangere”. Lo ha detto Bebe Vio intervenendo al Quirinale per la cerimonia di consegna del Tricolore da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ai portabandiera azzurri che sfileranno ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020.
“Questa bandiera rappresenta tantissimo anche Alex Zanardi, la mia prima Paralimpiade l’ho fatta con lui ed è stato stupendo, è stata la prima persona con disabilità che ho conosciuto e mi ha dimostrato che il mondo paralimpico sarebbe stato qualcosa di veramente eccezionale- ha proseguito la portabandiera azzurra- E rappresenta tutto il percorso che abbiamo fatto, tutte le medaglie del passato ma soprattutto non vedo l’ora di vedere le persone che saranno qui al posto mio nei prossimi anni, perché per me questa bandiera rappresenta il sogno di una bambina che ancora magari non conosce lo sport paralimpico ma sarà qui e ne sarà orgogliosa perché lo sport paralimpico cambia la vita. Potervi rappresentare sarà per me l’emozione al momento più grande della mia vita”.
ROSSI: “HO PENSATO DI MOLLARE MA OGGI PIANGO DI GIOIA“
“Mi avete conosciuta come la ragazza di ghiaccio che a 20 anni non si scompose di fronte a un oro olimpico. Davo tutto per scontato, poi ci sono stati momenti di buio, e momenti in cui ho pensato di mollare ma non l’ho fatto ed è proprio per quei momenti che sono qua. Quando ho saputo di essere stata scelta come portabandiera per Tokyo sono scoppiata in un pianto di goia, quello che non c’è stato a Londra e che oggi mi sono ripresa”. Lo ha detto Jessica Rossi, insieme a Elia Viviani, una dei due portabandiera dell’Italia ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, durante la cerimonia di consegna del Tricolore al Quirinale.
IAPICHINO: “IO COME MAMMA FIONA? STORIE SONO DIVERSE“
“Abbiamo fatto questa scelta tecnica in base alle mie scelte personali, saranno le mie prime Olimpiadi e devo fare esperienza. Mia madre Fiona? Molti dicono ‘la storia si ripete’, ma secondo me non è così perché tutte le situazioni sono diverse e quindi vedremo dove porterà questa mia nuova avventura“. Così Larissa Iapichino, la saltatrice figlia di Fiona May, che da poco ha scelto di farsi allenare dal padre Gianni Iapichino.
“Sono molto elettrizzata, ogni cosa che accadrà a Tokyo sarà un punto guadagnato- ha aggiunto l’azzurra, lasciando il Quirinale al termine della cerimonia di consegna del Tricolore ai portabandiera olimpici e paralimpici di Tokyo 2020- Ho provato a immaginarmi i Giochi ma non ci riesco perché è qualcosa di troppo grande per poterlo immaginare”
VEZZALI: “ITALIA MOSTRERÀ AL MONDO LA SUA FIEREZZA“
“Ricordo bene quel giorno e ricordo bene anche quel 27 luglio a Londra, con la bandiera in mano e nel cuore l’orgoglio di portarla in alto, in nome e per conto di tutti gli italiani. Ma la bandiera tricolore che oggi Lei, signor Presidente, affida loro ha un peso ancora maggiore e bene hanno fatto Coni e Cip a scegliere la strada del doppio portabandiera”. Così la sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali, durante la cerimonia di consegna del Tricolore al Quirinale, rivolgendosi al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e agli atleti olimpici e paralimpici.
“Sventolare il Tricolore nelle cerimonie inaugurali dei Giochi Olimpici e Paralimpici significa rappresentare l’Italia e lo sport italiano nella vetrina internazionale più importante. Quest’anno, significherà anche mostrare al mondo la fierezza con cui lo sport italiano, tra i settori più colpiti dalla pandemia, si sta rialzando. Significherà anche inorgoglire un Paese che ha sofferto e che adesso reagisce. Significherà anche mostrare il bel volto di ragazzi e ragazze che rappresentano un movimento di milioni di atleti, dirigenti e tecnici che, con entusiasmo e passione, forgiano quei diamanti che oggi risplendono”, ha concluso Vezzali.
MALAGÒ A MATTARELLA: “LEI È NOSTRO CAPITANO”
“Il 23 luglio quando si apriranno i Giochi di Tokyo saremo felici di ricordare lei che è il nostro Capitano, perché quel giorno coincide con il suo compleanno, con i suoi 80 anni. Saremo ancora più onorati di portare quel vessillo”. Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, durante la cerimonia di consegna del Tricolore al Quirinale.
PANCALLI: “GIOCHI SONO LUCE IN FONDO AL TUNNEL, LA ALIMENTEREMO“

“Nonostante siano passati tanti anni e dovremmo essere abituati alle celebrazioni di momenti così importanti l’emozione c’è sempre, ed è la stessa identica che stanno provando tutti gli atleti perché questo è il momento in cui si comincia a percepire in maniera palese e palpabile la responsabilità di vestire la maglia azzurra. Ma il senso di responsabilità stavolta va oltre, perché lo sport italiano si carica di un ulteriore messaggio, quello che attendono tanti cittadini che guardano allo sport nella speranza di tornare a gioire ed emozionarsi come sta accandendo con la Nazionale di calcio. Tante volte in questo anno drammatico abbiamo ricordato quanto le Olimpiadi e le Paralimpiadi avrebbero rappresentato la luce in fondo al tunnel, oggi siamo quasi lì e vogliamo alimentarla: ancora una volta si chiede allo sport di portare un messaggio importante come spesso accaduto nella storia, ma questa volta sarà ancora più importante perché si tratta del primo grande evento planetario dopo l’annuncio da parte dell’Oms dell’inizio della pandemia”. Lo ha detto il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, intervenendo al Quirinale per la cerimonia di consegna del Tricolore da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ai portabandiera azzurri che sfileranno ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020.
“L’Italia paralimpica è pronta, ringrazio tutti gli atleti e le atlete che hanno continuato con grande determinazione, passione, cuore, voglia di arrivare e tanti sacrifici in un anno difficile in cui sono riusciti a conquistarsi le qualificazioni, ringrazio tutte le federazioni sportive che si sono adoperate per i loro atleti, le associazioni sportive di base che ancora soffrono per una ripartenza faticosa, i Corpi dello Stato, il Gruppo paralimpico sportivo della Difesa- ha proseguito Pancalli- Noi siamo riusciti ad abbattere un muro che fino a pochi anni fa sembrava inimmaginabile abbattere, l’assunzione e arruolamento dei nostri atleti paralimpici nei Corpi dello Stato e nel Gruppo paralimpico della Difesa, una successo per un Paese che scommette su una rivoluzione culturale”.
Per il presidente del Cip “questa delegazione è pronta, sappiamo di andare là da protagonisti non solo perché negli ultimi anni il movimento paralimpico italiano è cresciuto a dismisura, ma anche perché veniamo visti come punto di riferimento organizzativo e come attivatore di rivoluzione culturale della percezione della disabilità e consapevolezza della funzione sociale dello sport come veicolo attraverso il quale si riconoscono quei diritti di cittadinanza a tutti gli esseri umani”. “Presidente Mattarella, le prometto che nel riconsegnarle la bandiera questa non sarà carica solo del peso delle medaglie, ma anche di quella medaglia intangibile rappresentata dalle scintille che i nostri atleti faranno accendere in tanti ragazzi e ragazze disabili di questo Paese che non hanno ancora scoperto lo sport”, ha concluso Pancalli.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»
Grillo ai deputati M5s: “Dobbiamo esserci io e Conte. Sono il garante, non un c……e”
Quattro giorni concessi dal comico genovese per modificare lo statuto del M5s
ROMA – A quanto si apprende c’è un solo punto su cui lo statuto del M5s redatto da Giuseppe Conte dovrà essere corretto, secondo Beppe Grillo: quello che riguarda il ruolo del garante. Il comico genovese indica ai deputati il termine di 4 giorni per arrivare a una stesura definitiva. E da’ ai parlamentari- spiega una fonte presente all’incontro – un messaggio chiaro: “Il M5s ha bisogno sia di me che di Conte”. “Non sono un coglione, io sono il garante. Io sono il visionario, lui è quello integerrimo”, dice Grillo che chiede di avere voce in capitolo sulle decisioni che il Movimento prenderà di volta in volta. Nel testo definitivo sarà quindi contemplato il ruolo del Capo politico, che sarà rivestito da Conte, e quello di garante, ricoperto da Grillo.
Alfonso Raimo fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»
Draghi: “Attenzione, la pandemia non è finita. Franchezza con la Russia, sui migranti serve armonia”
“Teniamo alta la pressione sui tamponi, continuiamo a farli perchè sono importanti per individuare nuove varianti e casi”, dice il premier da Bruxelles
ROMA – Dalla pandemia che “non è finita” al ruolo dell’Unione Europea nella gestione dei migranti, fino al rapporto con la Russia e alle prospettive economiche. In conferenza stampa, il presidente del Consiglio Mario Draghi fa il punto sui lavori svolti dal Consiglio europeo di Bruxelles.
Una riunione, quella di ieri sera, segnata dalle tensioni con il presidente ungherese Orban sul tema dei diritti ma anche dall’opposizione dei paesi nordici ad un vertice tra l’Unione Europea e il presidente russo Vladimir Putin. Dopo tre anni, però, i leader europei sono tornati a parlare, seppur per pochi minuti, di come gestire i crescenti flussi migratori verso il vecchio continente.
“PANDEMIA NON È FINITA, CASI REGNO UNITO LO DIMOSTRANO”
“La pandemia non è finita, non ne siamo ancora fuori e lo vediamo dal Regno Unito che qualche settimana fa aveva i casi attuali della Francia e oggi 20 volte tanto”. Così il presidente del Consiglio Mario Draghi a Bruxelles per il Consiglio europeo.
“La pandemia va affrontata ancora con determinazione, attenzione vigilanza. Teniamo alta la pressione sui tamponi, continuiamo a farli perchè sono importanti per individuare nuove varianti e casi” dice il premier che, sul pericolo della variante delta, aggiunge: “Dovremo aumentare la vigilanza, continuare la campagna vaccinale con determinazione e aumentare i test e il sequenziamento. Quindi, individuare i focolai e reagire subito. Il problema è vedere come la diffusione della variante stia creando incertezza nella ripresa economica. Non vogliamo trovarci in questa situazione. Così come in autunno, quando rinizieranno le scuole e il trasporto pubblico sarà pieno, non vogliamo ritrovarci come lo scorso anno. Anche perchè, dopo un anno, qualcosa avremo imparato…”.
“Sul green pass c’è una grande varietà di comportamenti con i Paesi terzi che chiedono condizioni che variano da Paese e Paese, serve maggiore coordinamento“, sostiene il premier. Sulla necessità di riformare l’Ema, invece, “c’è stata convergenza. E’ un aspetto molto complesso e l’ultimo anno ha visto difformità nei pronunciamenti dell’Ema rispetto alle autorità nazionali, ed esitazioni anche dovute al fatto che era una situazione che tutti apprendevamo in corso d’opera. Penso che l’Ema debba essere rinforzata per esercitare i poteri che le spettano”.
“Occorre un rinforzo e una riforma dell’Ema. Sui vaccini- aggiunge Draghi- la contestazione è stata che lo Sputnik non è riuscito ad ottenere l’approvazione dell’Ema e forse non lo sarà mai. Il vaccino cinese non è adeguato ad affrontare la pandemia, lo abbia visto da quanto successo in Cile”.
“MIGRANTI, DA CONSIGLIO UE CONDANNA A STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE”
“Il problema dell’immigrazione l’Europa deve affrontarlo possibilmente in armonia ma senza escludere accordi tra Paesi“, prosegue Draghi. “Nelle mani di alcuni governi le politiche di migrazione diventano sicuramente uno strumento di ricatto”.
“L’obiettivo di oggi non era ottenere ottenere un accordo sui ricollocamenti dei migranti“, spiega il premier. “Oggi l’obiettivo era ottenere un coinvolgimento dell’Unione europea nelle zone che manifestano instabilità come il nord e centro Africa o la non solo confronti Turchia. Si tratta di un approccio complessivo che affronti le cause alla base della migrazione che rafforzi la capacità di questi Paesi nella gestione della migrazione, che rinforzi i controlli ai confini e assicuri il ritorno e la riammissione. Infine il Consiglio condanna i Paesi che strumentalizzano i migranti per ragioni politiche”.
“HO SOSTENUTO INCONTRO CON RUSSIA, TENTATIVO ANDAVA FATTO”
“Solo il tentativo di un incontro UE-Russia andava fatto. Ho sostenuto la necessità di farlo, i Paesi europei devono essere orgogliosi della manifestazione di forza che danno quando parlano tutti e insieme“, aggiunge ancora Draghi.
“La posizione italiana sulla Russia è quella discussa in altre occasione. Si tratta di un attore importante sul fronte economico e politico, non può che essere coinvolto nei negoziati. Al tempo stesso tempo dobbiamo essere franchi su ciò che non va: spionaggio, hackeraggio, disinformazione“. Insomma, ci deve essere “cooperazione e franchezza”.
“NO ACCORDO SU UNIONE BANCARIA, CON PNRR CRESCITA PIU’ ALTA DEI LIVELLI PRE-COVID”
“Sull’Unione Bancaria non c’è stato accordo ed è meglio così. Non ci deve essere un accordo su termini per noi inaccettabili”. La mancata convergenza “non c’è stata solo con noi”, aggiunge Draghi che poi rassicura: “Il Pnrr e le politiche fiscali nazionali faranno aumentare la crescita. Questo ci porterà a un tasso più alto di prima della pandemia”.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Federico Sorrentino
Dopo l’alt del premier Draghi il Vaticano precisa: non vogliamo bloccare la legge Zan
L’editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
ROMA – “Vorrei precisare che non è stato in alcun modo chiesto di bloccare la legge. Siamo contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo” dice il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, a proposito del disegno di legge Zan in via di approvazione al Senato. Ieri il premier Mario Draghi, intervenendo proprio al Senato sulla nota diramata dal Vaticano con gli aspetti ritenuti critici e da correggere, aveva rivendicato l’autonomia del Parlamento e la laicità dello Stato italiano. Le forze politiche si erano subito scatenate e oggi, proprio dall’alto, il Vaticano presenta il suo ramoscello d’ulivo. A questo punto diventa sempre più dirimente capire chi è stato a recapitare la nota al ‘Corriere della Sera’ creando questa spaccatura tra i due Stati e, di fatto, mettendo in difficoltà Papa Francesco nei confronti del Governo Draghi.
Tra le ‘voci’ cattoliche, qualcuno punta il dito nei confronti dell’ala che fa riferimento al cardinale Ruini, che da sempre contesta le aperture del nuovo papato su questi temi, a volte anche in contrapposizione con chi coordina i Vescovi italiani o dirige i media cattolici. Oggi il cardinale Parolin, invece, sottolinea che “la nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è. Senza però dare al giudice i parametri necessari per distinguere. Il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo”.
L’esigenza di definizione, dice ancora Parolin, “è particolarmente importante perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com’è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare. L’intervento è stato sì ‘preventivo’- spiega Parolin- ma proprio per fare presenti i problemi prima che sia troppo tardi. Il disegno di legge è stato già approvato, peraltro, da un ramo del Parlamento. Un intervento solo successivo, una volta cioè che la legge fosse stata adottata, sarebbe stato tardivo. Alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo”.
Al Senato intanto il presidente della Commissione Giustizia ha convocato per mercoledì prossimo alle 11 un tavolo di lavoro, con i presidenti dei gruppi di maggioranza: “Vediamoci, anche in streaming, per agevolare tutti, confrontiamoci nel merito del testo e insieme troviamo la soluzione migliore”, ha detto Andrea Ostellari (Lega). E proprio sulla ‘spaccatura’ nella Chiesa interviene Monica Cirinnà, senatrice del Pd: “La presenza della voce della Chiesa nel dibattito pubblico- sottolinea – è un arricchimento per tutti e per la democrazia ma penso anche che abbiamo una Costituzione che prevede una separazione fra Stato e Chiesa e nessuno può interferire e fare ingerenze nella vita dell’altra entità. Trovo molto grave che invece di una relazione diretta con la CEI, come c’è sempre stata, infatti i rapporti tra CEI e il nostro Parlamento sono costanti e continui, sia entrato in campo il Vaticano direttamente con il ministro degli Esteri, causando uno scontro diplomatico tra due stati sovrani e autonomi, fra uno stato confessionale e uno laico. Mi domando se sul disegno di legge del Parlamento italiano fosse intervenuto il ministro degli Esteri francese, inglese o tedesco, cosa sarebbe accaduto”.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Nicola Perrone