A circa 150 chilometri a sud di Roma si trova la pittoresca cittadina costiera di Gaeta, raggiungibile dalla capitale italiana con il treno regionale in direzione di Napoli. Oggi la localitร รจ caratterizzata dal turismo. Molti residenti provengono dalle grandi cittร vicine e costituiscono la maggioranza dei visitatori, ancora prima dei turisti internazionali. Visitando la cittadina, tuttavia, ci si rende subito conto che Gaeta ha ancora unโaltra storia da raccontare: quella di unโera industriale ormai lontana nel tempo.

Fino al 1982 a Gaeta cโera una stazione ferroviaria. Da quando perรฒ รจ stata chiusa, i viaggiatori devono cambiare treno a Formia per poi proseguire in autobus per qualche chilometro fino a Gaeta. La localitร costiera รจ composta da una parte moderna, che si raggiunge per prima provenendo da Formia, e da un pittoresco centro storico, situato su una lingua di terra che si erge a picco sul mare. Monte Orlando รจ il nome del monte che si erge sul promontorio e separa il centro storico, dallโaspetto un poโ sonnolento, dal quartiere moderno e decisamente piรน vivace. Qui si trovano numerose boutique, bar e ristoranti, oltre alla vasta spiaggia del ยซSerapoยป. Passeggiando sulla morbida spiaggia di Serapo, sulle cui rive il Mar Tirreno lambisce tranquillamente la riva, dopo pochi metri salta allโocchio una grande ciminiera in mattoni che spunta dal vicino quartiere moderno di Gaeta. La ciminiera non si inserisce nel quadro altrimenti piuttosto turistico della cittร . Bastano pochi passi per arrivare dalla spiaggia a un muro di perimetro lungo circa 200 metri che circonda un impianto industriale in disuso, da cui si erge la ciminiera. Dal lato posteriore dellโarea, piรน verso il centro cittร , si puรฒ avere una buona visione dโinsieme del sito. Oltre alla ciminiera, lโimpianto dismesso รจ costituito da fondamenta in cemento e da unโarmatura in acciaio che conferisce struttura al tetto dellโedificio, i cui altri componenti, tuttavia, non sembrano aver resistito al passare del tempo.
Il complesso sembra il set di un film, destinato a raccontare una storia di unโaltra epoca. Ma quale? A prima vista, รจ ovvio supporre che si tratti di unโex fabbrica, ma di quale settore industriale si trattasse e perchรฉ, dopo tanti anni, lโedificio si trovi ancora in condizioni cosรฌ pietose? Lโarea della fabbrica si trova proprio sulla spiaggia, quindi la sua posizione avrebbe potuto essere sfruttata in modo piรน redditizio giร da tempo.

Alla ricerca di indizi, la cassiera di un supermercato nelle vicinanze ha raccontato che il vecchio edificio della fabbrica un tempo era una vetreria, chiusa perรฒ giร molti anni fa. La gentile signora non ha potuto fornire ulteriori informazioni al riguardo. Anche il commesso di una libreria situata in centro ha assicurato che il suo catalogo non conteneva nulla sulla storia della vecchia fabbrica. Tuttavia, secondo il commesso, esisterebbe una sorta di diario sulla vetreria, con molte foto e descrizioni sulla storia della fabbrica, e ha indicato le numerose edicole della cittร , che di tanto in tanto hanno anche questo tipo di libri nel loro assortimento. Il diario esisteva davvero. Uno dei tanti gestori di edicola ha rovistato per diversi minuti tra le sue riviste storiche e attuali, finchรฉ non ha trovato il libricino, sulla cui copertina รจ visibile una vecchia foto della vetreria quando era ancora in attivitร โ allโepoca con due ciminiere.1

La vetreria dismessa di Gaeta (Ex vetreria Avir), come racconta il diario, fu fondata nel 1909 come cooperativa da Cesare Ricciardi, che possedeva giร altre aziende simili a Livorno (Toscana), Sesto e Asti (Piemonte). La costruzione dellโimpianto durรฒ due anni, cosicchรฉ la produzione ebbe inizio nel giugno 1911. La posizione era ideale: la spiaggia del Serapo garantiva una disponibilitร praticamente illimitata della materia prima necessaria per la produzione di articoli in vetro. Ricciardi investรฌ rapidamente in nuove tecnologie di produzione per sfruttare al meglio il sito. Cosรฌ, giร pochi anni dopo la costruzione dello stabilimento, i cosiddetti forni a vasca, allora in uso, furono gradualmente sostituiti dai forni a bacino. I forni a vasca sono costituiti da recipienti cilindrici (vasche) in cui viene fusa la massa di vetro. Una volta completato questo processo, il vetro fuso viene prelevato per la lavorazione successiva, in modo da riempire nuovamente la vasca. Al contrario, nei forni a bacino il processo di fusione avviene in modo continuo, poichรฉ da un lato del forno vengono immesse le materie prime e dallโaltro il vetro fuso puรฒ essere prelevato direttamente per la lavorazione successiva. Il passaggio ai forni a vasca comportรฒ un enorme aumento della produttivitร per la vetreria, il che consentรฌ inoltre di produrre su tutti i turni giornalieri, con conseguente aumento del numero dei dipendenti. Giร nel 1916 lโazienda contava 150 dipendenti, di cui sei donne e 30 ragazzi di etร inferiore ai 15 anni. Nel 1924 la cooperativa originaria fu trasformata in una societร per azioni per evitare difficoltร legali con lโallora regime fascista. In quegli anni la domanda dei prodotti in vetro aumentรฒ costantemente. Diversi aumenti di capitale permisero non solo di incrementare la capacitร produttiva, ma anche di ampliare la gamma di prodotti: Intorno al 1926, circa 300 persone trovavano giร lavoro presso la vetreria, che produceva, oltre alle bottiglie da 25 centilitri, anche bottiglie a cesto con una capacitร fino a 70 litri. I clienti dei prodotti in vetro erano produttori di bevande, come acqua minerale, latte o vino, provenienti soprattutto dalle vicine cittร di Roma e Napoli.
Tuttavia, questa fase di successo economico non fu priva di momenti difficili. Per riscaldare i forni fino a 1500 ยฐC, questi venivano alimentati con carbone proveniente dallโInghilterra. Quando i minatori inglesi scioperarono per alcuni mesi, la vetreria non potรฉ essere rifornita di carbone durante quel periodo, il che comportรฒ un arresto della produzione e conseguenti gravi perdite. Alcuni anni dopo, allโinizio della seconda guerra mondiale, la produzione fu inizialmente mantenuta, ma durante lโoccupazione tedesca molti operai della vetreria si trasferirono in altre regioni dโItalia per mettersi in salvo. Nel novembre 1943 i nazisti minarono la spiaggia di Serapo per prepararsi allโimminente arrivo degli Alleati. Inoltre, poco prima del loro arrivo, distrussero gran parte dello stabilimento, cosรฌ come la stazione ferroviaria di Gaeta, di fondamentale importanza per le infrastrutture locali. Dopo la liberazione della piccola cittร costiera nel maggio 1945, molti operai del vetro, che durante lโoccupazione si erano rifugiati soprattutto in Toscana e in Campania, fecero ritorno. Furono proprio loro a contribuire in modo determinante alla rapida ricostruzione della fabbrica, gravemente danneggiata, tanto che giร nel 1948 vi lavoravano nuovamente 300 operai, che producevano mensilmente circa 550.000 bottiglie e cesti per bottiglie. Solo nel 1954 fu inaugurata la nuova stazione ferroviaria di Gaeta, dotata questa volta di un accesso ferroviario realizzato appositamente per la vetreria, al fine di rendere piรน efficiente il trasporto dei prodotti in vetro. La vetreria fu ulteriormente automatizzata, ad esempio nel 1964, con lโintroduzione della lavorazione a doppia goccia, in cui il vetro fuso viene suddiviso in due piccole porzioni, denominate ยซ gocce di vetro ยป, che nel processo successivo vengono trasformate in bottiglie. Nel 1974 venivano cosรฌ prodotte ogni giorno fino a 730.000 bottiglie di diversi formati, il che corrispondeva a un volume mensile di undici milioni di bottiglie. A quel tempo, nella vetreria lavoravano ancora circa 240 persone, ovvero ben 60 operai in meno rispetto al 1945. Dalla sua fondazione fino alla metร degli anni โ70, la vetreria era riuscita quindi ad aumentare costantemente la propria produzione e produttivitร . Il fatto che lโattivitร fosse giร stata cessata nel 1982 risulta quindi piรน che inaspettato, come riporta il diario.
Guardando il cortile interno della vecchia fabbrica, viene spontaneo immaginare come qui gli operai e le operaie preparassero le bottiglie per il trasporto, il cui tintinnio doveva sicuramente farsi sentire ben oltre i confini dello stabilimento. Successivamente venivano trasportate prima alla stazione ferroviaria di Gaeta e da lรฌ in direzione di Roma o Napoli. Perchรฉ la vetreria fu chiusa cosรฌ allโimprovviso, se aveva costantemente ampliato la propria capacitร produttiva? Cercando possibili ragioni, si nota subito la chiusura della stazione ferroviaria, avvenuta appena un anno prima di quella della vetreria. Ancora oggi importante รจ la stazione di Formia, situata sulla linea tra Roma e Napoli, la ยซ direttissima ยป, un collegamento che ancora oggi รจ utilizzato da molti viaggiatori. La linea ferroviaria di sette chilometri tra Formia e Gaeta fu sempre meno utilizzata nel dopoguerra, poichรฉ lโauto acquisiva sempre maggiore importanza, sostituendo gradualmente il trasporto ferroviario e rendendo cosรฌ antieconomico quel breve collegamento.2

Per comprendere meglio le ragioni alla base della chiusura della vetreria, รจ necessario ampliare la prospettiva. Nel dopoguerra, non solo la Germania, ma anche lโItalia registrarono unโincredibile crescita economica. Tutti i settori economici ne trassero vantaggio, ma soprattutto lโindustria manifatturiera, di cui fa parte anche il settore della produzione di articoli in vetro. La crescita economica fu trainata, da un lato, da un aumento della domanda interna e, dallโaltro, dalla liberalizzazione del commercio europeo negli anni โ50 e โ60, che determinรฒ un aumento della domanda estera. Per le imprese italiane, tuttavia, si trattรฒ di unโarma a doppio taglio: da un lato, la riduzione delle barriere doganali facilitรฒ lโaccesso a nuovi mercati di sbocco; dallโaltro, le espose alla concorrenza internazionale, soprattutto con le imprese francesi e tedesche. Lโeconomia italiana crebbe ininterrottamente durante questi due decenni e con essa lโindustria del vetro nazionale. Nel 1963, secondo lโanalisi dellโAssociazione italiana dellโindustria del vetro, la produzione complessiva di prodotti in vetro italiani aumentรฒ fino al 20 % rispetto allโanno precedente.3[1] Se nel 1960 le importazioni di prodotti in vetro superavano ancora le esportazioni, nel 1968 il rapporto si invertรฌ, il che andava sicuramente considerato un segnale forte riguardo alla competitivitร dellโindustria italiana del vetro.
Allo stesso tempo, perรฒ, cominciarono a delinearsi alcuni problemi strutturali che divennero sempre piรน evidenti negli anni โ70. LโItalia non disponeva di un accesso diretto alle materie prime per la produzione di energia, il che rendeva il paese dipendente dalle fluttuazioni dei prezzi sui mercati internazionali del petrolio e del carbone โ una circostanza che era giร emersa negli anni precedenti la guerra, quando la vetreria dovette interrompere la produzione a causa delle difficoltร di approvvigionamento di carbone dallโInghilterra. Soprattutto per le imprese industriali ad alto consumo energetico, come la vetreria di Gaeta, la competitivitร dipendeva quindi fortemente dallโaccesso a energia e materie prime a prezzi convenienti. La crisi del petrolio del 1973 colpรฌ quindi lโItalia e le sue industrie con tutta la sua forza, portando, dopo molti anni di crescita, lโeconomia italiana a contrarsi per la prima volta. Inoltre, il panorama imprenditoriale italiano รจ sempre stato caratterizzato dalla presenza di una moltitudine di piccole imprese, che spesso si trovavano in una posizione di svantaggio nella concorrenza internazionale, soprattutto rispetto alla Germania, dove la nota ยซ Mittelstand ยป tedesca ha dato vita, in molti settori, a imprese relativamente grandi, e quindi efficienti e molto competitive. Se questo sia stato un motivo determinante per la chiusura della vetreria di Gaeta, lo si puรฒ solo ipotizzare col senno di poi.
Oltre alla concorrenza internazionale e alla questione energetica, si sarebbe perรฒ aggiunto un altro fattore di grande rilevanza, che avrebbe sicuramente rappresentato un problema anche per la vetreria sulla spiaggia di Serapo: nel corso degli anni โ70, i prodotti in plastica fecero il loro ingresso in svariati settori โ tra cui lโindustria alimentare, dove le bottiglie di plastica per bevande come lโacqua e il latte venivano utilizzate sempre piรน spesso. La produzione di questi prodotti era piรน economica e i contenitori piรน leggeri e maneggevoli, il che permise loro di aumentare costantemente la propria quota di mercato. Il tentativo dei produttori di vetro italiani di sollevare riserve igieniche nei confronti del nuovo materiale di imballaggio, al fine di convincere i consumatori ad acquistare bevande in bottiglie di vetro, avrebbe potuto al massimo rallentare leggermente il trionfo dei contenitori in plastica.
Sembra quindi che la somma di tutti questi aspetti sia stata alla fine troppo onerosa per garantire la sopravvivenza della vetreria, tanto che nemmeno le forze politiche locali hanno voluto evitare la chiusura della stazione, solo per mantenere in vita ancora per qualche anno il paziente malato della cittร . Le dipendenze nellโapprovvigionamento delle materie prime per la produzione di energia, lโintensificarsi della concorrenza internazionale non solo nei mercati dei prodotti esistenti, ma anche in relazione ai prodotti emergenti, nonchรฉ gli svantaggi strutturali rispetto ad altri paesi. Tutti questi fattori hanno contribuito a far sรฌ che lโItalia e le sue industrie manifatturiere, in particolare quelle ad alto consumo energetico giร menzionate, come lโindustria del vetro, perdessero terreno nel corso degli anni โ80 e โ90.
Guardando lo stabilimento in rovina, lโimmagine degli operai che caricavano le bottiglie nel cortile interno svanisce di nuovo. Sebbene tutto ciรฒ risalga ormai a molti decenni fa, le circostanze di allora, che hanno portato al declino della fabbrica, sembrano di grande attualitร . Come lโItalia, anche la Germania dipende dai mercati esterni delle materie prime. Se per anni lโapprovvigionamento di materie prime come petrolio e gas รจ stato conveniente e stabile, oggi il paese deve fare i conti con carenze dovute a vari conflitti geopolitici, che comportano un aumento dei prezzi dellโenergia. Di conseguenza, settori industriali di fondamentale importanza per il paese, come quello automobilistico e quello dellโingegneria meccanica, vedono la propria competitivitร sempre piรน a rischio. Allo stesso tempo, lโindustria automobilistica subisce pressioni competitive dovute allโemergere di veicoli elettrici a prezzi accessibili offerti da nuovi operatori internazionali, che stanno soppiantando i prodotti tradizionali dal mercato, mettendo cosรฌ in discussione il modello di business dei produttori nazionali. A intervalli sempre piรน brevi vengono pubblicati rapporti su significativi cali degli utili, sia delle grandi aziende che dei loro fornitori, la cui attivitร commerciale รจ interamente orientata verso i grandi gruppi. In non pochi casi, poco tempo dopo si registra la notizia di massicci tagli di posti di lavoro.
La vetreria dismessa di Gaeta offre uno spaccato del declino industriale di quel periodo e, al contempo, attorno allo stabilimento si รจ sviluppata unโeconomia locale completamente nuova. Il motivo per cui lโedificio della fabbrica รจ ancora visibile oggi risale ai suoi precedenti proprietari, che hanno a lungo conteso la proprietร . Solo nel 2019 il terreno e lโedificio sono passati in proprietร del Comune di Gaeta. Ora si intende attuare i piani per la rivitalizzazione dellโarea, non perรฒ per lo scopo industriale originario, bensรฌ per creare un nuovo spazio culturale. Esistono alcuni esempi di trasformazione di ex siti industriali in luoghi di interesse culturale. Uno dei piรน impressionanti in questo senso รจ la metropoli basca di Bilbao: dove un tempo sorgeva un importante centro di smistamento per i prodotti siderurgici, oggi si trova il famoso Museo Guggenheim di Arte Moderna. In seguito al declino dellโindustria mineraria, un tempo fiorente, e dellโindustria siderurgica ad essa collegata, la cittร si รจ reinventata, garantendo cosรฌ unโelevata qualitร della vita ai suoi abitanti. Gaeta potrebbe ora intraprendere un percorso simile, sebbene su scala leggermente piรน ridotta.4

- Langella, Alfredo. La vetreria di Gaeta โ Diario storico-fotografico. A cura di Jason R. Forbus, Ali Ribelli Edizioni, Gaeta, 2020. โฉ๏ธ
- RFI – Rete Ferroviaria Italiana. Atlante delle linee ferroviarie dismesse. A cura di Ilaria Maggiorotti. 2022. โฉ๏ธ
- ASSOVETRO. Una storia di vetro โ I 75 anni dellโAssociazione Nazionale degli Industriali del Vetro 1947โ2022. A cura di Federica Cingolani, 2022. โฉ๏ธ
- Si vedaย : https://diariodiac.it/gaeta-rigenera-vetreria/ โฉ๏ธ





















