Il settore dell’autotrasporto è, da oltre vent’anni, uno degli osservatori più precisi della crisi economica italiana. Chi lo racconta con i numeri, lo racconta bene; chi lo racconta con le persone, lo racconta meglio. È il caso di Angelo, trasportatore della provincia di Roma, la cui vicenda giudiziaria si è appena conclusa davanti al Tribunale di Tivoli con l’apertura della liquidazione controllata del suo patrimonio.
Angelo inizia a lavorare giovanissimo, prima nell’attività di famiglia, poi, dal 1998, in proprio, come tanti artigiani e piccoli imprenditori del Lazio orientale. Per alcuni anni l’attività funziona: assume un dipendente, nel 2003 acquista casa con la moglie, costruisce con le banche un rapporto di credito solido. Poi, dal 2004, la concorrenza degli operatori stranieri comprime i margini del settore in modo strutturale, non congiunturale. È l’inizio di una crisi che accompagnerà Angelo per quasi vent’anni.
IL RIENTRO IMPROVVISO DEI FIDI E UNA CAUSA VINTA A METÀ
Il punto di svolta arriva nel 2012. Alla richiesta di un piano di rientro graduale sulle esposizioni maturate, la risposta degli istituti di credito è la revoca degli affidamenti, circa 200mila euro, con rientro immediato. Per un’impresa già sotto pressione, è un colpo che si somma alla crisi di settore. Angelo fa causa, e nel 2018 il giudice gli dà parzialmente ragione, riconoscendo irregolarità nell’applicazione di interessi e costi. Non basta: la segnalazione nelle banche dati finanziarie compromette l’accesso al credito proprio nel momento in cui, in un settore dove i clienti pagano spesso a mesi di distanza, sarebbe stato più necessario.
Angelo continua comunque a pagare: rateizzazioni, accordi, stralci. Nel 2017 arriva la separazione dopo quasi trent’anni di matrimonio, con nuovi costi da sostenere. Nel 2025, dopo quasi trent’anni di attività, chiude definitivamente l’impresa e torna a lavorare come dipendente nel settore che conosce meglio. Il debito residuo, però, ha ormai superato i 600mila euro, in larga parte fiscale, una cifra che nessuno stipendio da dipendente potrebbe mai assorbire.
IL RUOLO DI LEGGE3.IT E LA GARANZIA CONTRATTUALE
È a questo punto che entra in gioco Legge3.it, la società fondata nel 2016 da Gianmario Bertollo e prima realtà in Italia a garantire per contratto il risultato nelle procedure di sovraindebitamento. Il Tribunale di Tivoli ha dichiarato aperta la liquidazione controllata del patrimonio di Angelo, la procedura prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza per chi si trova in una condizione di debito non più sostenibile con i propri redditi. Il progetto prevede, in tre anni, la destinazione di una quota sostenibile del reddito insieme alle risorse patrimoniali disponibili: poco più di 43mila euro complessivi a fronte di un debito che supera i 600mila, una riduzione di circa il 93%.
Il dato non è un’eccezione isolata. Secondo l’ultimo Report Nazionale sul Sovraindebitamento elaborato dal Centro Studi Legge3.it, nel Lazio la società ha già gestito 55 fascicoli, con un debito medio per caso di circa 790mila euro, un valore superiore alla media nazionale che restituisce la dimensione reale del fenomeno nella nostra regione. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di persone che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità, ma di piccoli imprenditori e artigiani travolti da crisi di settore, revoche improvvise di credito, separazioni, malattie: eventi concreti, non scelte voluttuarie.
UNA LEGGE ANCORA POCO CONOSCIUTA
Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che ha sostituito la legge 3 del 2012, resta uno strumento sottoutilizzato nel nostro Paese: le istanze presentate ogni anno in Italia sono ancora una frazione di quelle registrate in Germania o in Francia, a fronte di milioni di famiglie che vivono una condizione di sovraindebitamento. Storie come quella di Angelo mostrano perché varrebbe la pena conoscerlo meglio: non cancella le responsabilità verso i creditori, ma le rende compatibili con la reale capacità di reddito di chi le deve onorare, aprendo la strada, al termine del percorso, all’esdebitazione dei debiti residui.
LA DICHIARAZIONE DI GIANMARIO BERTOLLO, FONDATORE DI LEGGE3.IT
«La storia di Angelo racconta un’Italia che lavora e che, quando il lavoro non basta più, ha diritto a una strada regolata dalla legge per ripartire. È questo il senso della norma sul sovraindebitamento: non cancellare le responsabilità, ma renderle finalmente sostenibili.»



