Il fentanyl, l’oppioide sintetico che negli Stati Uniti ha alimentato una delle più gravi crisi di overdose degli ultimi decenni, sembrerebbe aver fatto la sua comparsa anche nella periferia est della Capitale. A segnalarlo, dalla fine di agosto, sono stati i residenti di Tor Sapienza e Tor Tre Teste, che attraverso i gruppi social di quartiere “Quartiere storico Alessandrino XXIII”, “Sei di Tor Sapienza se” e “Triangolo Prenestina Collatina Togliatti” hanno denunciato il ritorno delle siringhe abbandonate in via Santoro e in via Gaggia, alcune prive del cappuccio protettivo, insieme all’arrivo di una sostanza finora marginale sul mercato italiano degli stupefacenti. “Tornano le siringhe, ora anche il fentanyl”, titolava il 29 agosto scorso Romalife24, in un articolo firmato da Paola Corradini che dava voce a una comunità che parla apertamente di un quartiere in progressivo degrado.
L’allarme non si è fermato alle segnalazioni sui social. Nella puntata di “Roma di sera” andata in onda il 2 settembre, dedicata anche alla sicurezza di Tor Sapienza, sono state documentate le criticità del quadrante: spaccio, marginalità diffusa e la presenza di nuove droghe sintetiche, tra cui sembrerebbe esserci anche il fentanyl. Sul fronte delle occupazioni abusive, l’avvocato Tiziano Siano, portavoce del Comitato di Quartiere Don Bosco e del Movimento delle Case Enasarco, ha denunciato la vulnerabilità di numerosi edifici della zona, citando il tentativo di occupazione sventato dai cittadini in via Francesco Gentile, ed evidenziando come i residenti si trovino spesso a fare da custodi del territorio in assenza di risposte strutturali da parte delle istituzioni. Per l’11 settembre è stata inoltre annunciata una fiaccolata di protesta a Cinecittà Est.
A Tor Sapienza, intanto, i residenti hanno iniziato a organizzare passeggiate serali di controllo del territorio, ogni sera alle 22 in via di Tor Sapienza: lo ha raccontato Fabio Urbinati, tra i promotori dell’iniziativa, i cui video sui social sono diventati virali. Al centro delle proteste c’è il cosiddetto “palazzo del crack” di via Tallone: sgomberato alla fine di luglio, sarebbe stato nuovamente occupato e tornato a funzionare come centro di spaccio, con occupanti abusivi che si muoverebbero liberamente nel quartiere, anche per rifornirsi d’acqua alle fontanelle pubbliche. Proprio in quell’edificio, secondo le testimonianze raccolte, circolerebbe anche il fentanyl, definito dagli stessi residenti “la droga che rende zombie”. I partecipanti alle passeggiate hanno tenuto a precisare che dietro l’iniziativa non c’è alcun colore politico né matrice razzista, ma solo la richiesta di un intervento istituzionale e di un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine sul territorio.
Sulla vicenda è intervenuto Mauro Antonini, coordinatore del Dipartimento Attività Produttive della Lega Roma e promotore del progetto “Roma Capitale d’Imprese”: “Quello che sta accadendo a Tor Sapienza non è un’emergenza improvvisa, è la fotografia di anni di scelte sbagliate o mai fatte. Quello che sembrerebbe essere fentanyl, e che sta arrivando nelle nostre periferie, non si combatte con il blitz di turno, ma con una strategia integrata che tenga insieme sicurezza, recupero degli immobili abbandonati e presenza reale dello Stato sul territorio. Roma non è una frana inevitabile: è un insieme di scelte, e su Tor Sapienza le scelte fatte finora non hanno funzionato”.
“I residenti di Tor Sapienza stanno facendo da soli il lavoro che dovrebbe fare l’amministrazione”, ha aggiunto Antonini. “Non possiamo lasciare che siano i cittadini a presidiare le strade di notte, in attesa di una risposta strutturale che non arriva. Il caso del palazzo di via Tallone, sgomberato e poi rioccupato, dimostra che senza un piano di recupero degli immobili e un presidio stabile delle forze dell’ordine ogni intervento resta un episodio isolato, destinato a ripetersi”.
Il fascicolo su Tor Sapienza resta aperto: tra segnalazioni dei residenti, iniziative di autotutela del territorio e sollecitazioni politiche, la periferia est di Roma chiede ora risposte che vadano oltre l’emergenza del momento.



