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Agente picchiato in carcere da un detenuto esperto di arti marziali, la Cisl: “Ha rischiato la vita”

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L’aggressione è avvenuta mentre i detenuti stavano andando verso le docce: il 42enne, in carcere per omicidio, avrebbe aggredito l’agente dopo un richiamo sul rispetto delle regole

di Andrea Sangermano

REGGIO EMILIA – Un giovane agente della Polizia penitenziaria in servizio da pochi mesi nel carcere di Reggio Emilia è stato aggredito da un detenuto esperto di Mma “come se fosse nella gabbia di un match“. E “ha rischiato di morire: è sopravvissuto per caso“. A rendere noto l’episodio è la Cisl Emilia centrale, sottolineando che si tratta della “quinta aggressione nel reparto Antares. Chiediamo al prefetto di Reggio Emilia e al Provveditorato il trasferimento immediato del detenuto e la messa in sicurezza del reparto”, è l’appello di Ivano Maltoni, leader della Fns Cisl Emilia-Romagna. Come spiega il sindacato, si tratta di un detenuto italiano di 42 anni di origine straniera, sottoposto al regime del 14-bis (sorveglianza particolare) e in custodia cautelare per omicidio.
L’aggressione sarebbe scattata durante l’uscita dalla camera per andare alle docce. La richiesta di rispettare le regole del carcere avrebbe “fatto da innesco per una esplosione di violenza– racconta la Cisl- il detenuto prima ha colpito l’agente più volte al viso, poi gli ha sferrato sotto al mento una ginocchiata con la tecnica Mma. L’intervento casuale di un altro detenuto e di un secondo agente ha evitato il peggio”. Il giovane poliziotto è riuscito così a fuggire per le scale, mentre l’aggressore “tentava di raggiungerlo superando anche uno sbarramento. I colleghi accorsi hanno fatto scudo e bloccato il detenuto soltanto all’ultimo cancello”. Una volta al riparo l’agente, in stato di shock, “è svenuto”. Soccorso e portato in ospedale, ha riportato “traumi ed escoriazioni al volto“, ricevendo tre giorni di prognosi. Ma questi “non bastano a rendere la gravità estrema di quanto è accaduto- afferma Stefano Fanari, membro del coordinamento regionale Fns-Cisl sulla polizia penitenziaria- dicono soltanto che, per un mix di prontezza, aiuto e fortuna non siamo qui a parlare di una tragedia. Un agente, un collega agli inizi di questo mestiere, è stato costretto a scappare per salvarsi. Noi della Penitenziaria sappiamo di svolgere un lavoro delicato, lo abbiamo scelto, accettandone i rischi. Ma un conto è l’incidente isolato, un altro il dover mettere a rischio le nostre vite, ogni giorno, per mancanza degli strumenti di tutela”, conclude Fanari.

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