A poco più di un’ora da Roma, un viaggio nella Ciociaria più sorprendente porta alla scoperta di uno dei maggiori complessi speleologici del Lazio, tra formazioni millenarie, laghi sotterranei e curiosi racconti del passato
C’è un Lazio che si scopre in superficie, tra città d’arte, borghi e paesaggi mediterranei, e uno che invece invita a scendere nel cuore della terra. È quello delle Grotte di Pastena, spettacolare complesso carsico incastonato nella catena dei Monti Ausoni, in provincia di Frosinone, dove acqua e roccia hanno lavorato per milioni di anni creando un mondo sotterraneo fatto di stalattiti, stalagmiti, colonne, laghetti e cascate. Una destinazione perfetta per chi soggiorna a Roma e desidera concedersi una giornata fuori dagli itinerari più conosciuti, trasformando la permanenza nella Capitale in un’occasione per esplorare anche il territorio circostante. A fare da base può essere il FH55 Grand Hotel Palatino, elegante indirizzo nel cuore di Roma.
La storia delle Grotte di Pastena comincia molto prima dell’arrivo dell’uomo: le rocce che le compongono risalgono infatti al Mesozoico, tra circa 80 e 50 milioni di anni fa, e sono il risultato dell’incessante azione erosiva dell’acqua sul calcare. Il risultato è un articolato sistema sotterraneo che si sviluppa per quasi un chilometro e comprende un ramo attivo inferiore, attraversato dall’acqua, e un ramo fossile superiore, dove le concrezioni calcaree hanno avuto modo di svilupparsi nel tempo.
Ed è proprio l’acqua la grande protagonista di questo viaggio sotterraneo: il percorso conduce tra ambienti in cui il rumore dei corsi d’acqua e delle cascate accompagna la visita, mentre la luce mette in risalto forme e colori creati dalla natura.
Tra gli ambienti più suggestivi c’è la Sala del Lago Blu, dove una cascata alta circa 10 metri precipita in un piccolo lago profondo fino a 5 metri. L’aspetto della cascata cambia in funzione delle precipitazioni, rendendo l’ambiente diverso a seconda della stagione e della quantità d’acqua che attraversa la grotta. Qui si possono inoltre osservare le cosiddette “vele” o cortine, concrezioni che si formano quando l’acqua scivola lungo la parete prima di raggiungere il pavimento. È uno degli esempi più spettacolari di come, goccia dopo goccia, il paesaggio sotterraneo continui lentamente a trasformarsi.
Tra le curiosità del percorso spicca poi la Sala del Salice Piangente, chiamata così per una particolare colonna che ricorda proprio la forma di un salice dai rami ricadenti. La sua origine è un piccolo capolavoro della natura: la formazione nasce infatti dall’unione progressiva di una stalattite e di una stalagmite. Alcune delle concrezioni presenti in questa zona arrivano a raggiungere i dieci metri.
E non è l’unico nome curioso che accompagna la visita, perchè le diverse sale delle Grotte di Pastena hanno denominazioni evocative, che contribuiscono a rendere il percorso quasi un viaggio fantastico, tra la Sala dei Pipistrelli, la Galleria delle Meraviglie, la Sala delle Colonne e il Corridoio Franchetti.
Per quanto conosciute da sempre dalla popolazione locale, le Grotte entrarono nella storia dell’esplorazione speleologica nel 1926, quando il barone Carlo Franchetti, insieme a un gruppo di speleologi, ne esplorò il percorso. Già il 29 maggio 1927 le Grotte furono ufficialmente aperte al pubblico, diventando così una delle prime attrazioni sotterranee del territorio a essere organizzate per le visite turistiche.
La storia delle cavità, però, non è soltanto geologica. Nel corso dei secoli gli ambienti sotterranei sono stati anche teatro di vicende umane. Nel 1868, l’antro d’ingresso fu scenario di un episodio legato al brigantaggio: alcuni seguaci del brigante Andreozzi vi si rifugiarono inseguiti dai gendarmi e furono costretti ad arrendersi dopo essere rimasti senza cibo. Durante la Seconda guerra mondiale, invece, le Grotte offrirono riparo a centinaia di profughi provenienti dai paesi circostanti, trasformandosi per un periodo da meraviglia naturale a luogo di protezione.
Un’altra curiosità è legata alla Sala dei Pipistrelli, dove nel 1926 gli speleologi guidati da Franchetti trovarono una colonia di questi animali. Ancora oggi le parti più nascoste della grotta rappresentano un rifugio per i pipistrelli, che preferiscono gli ambienti meno illuminati e disturbati. In determinati periodi possono inoltre formarsi le cosiddette “nursery”, gruppi di femmine con i piccoli appena nati.
Le Grotte di Pastena rappresentano così una curiosa parentesi nella scoperta del Lazio perchè sono un luogo in cui natura, geologia e storia si intrecciano e dove, a pochi chilometri dalla Capitale, il paesaggio cambia completamente.
Dopo una giornata trascorsa tra gallerie, cascate e laghi sotterranei, il rientro a Roma riporta nel cuore della città, dove il FH55 Grand Hotel Palatino offre una posizione strategica per continuare a vivere la Capitale. Situato nel centro di Roma, l’hotel diventa una base ideale per alternare alla visita della città d’arte escursioni alla scoperta di un Lazio più autentico e meno conosciuto. Perché Roma può essere anche questo: non soltanto una destinazione da visitare, ma il punto di partenza per scoprire un territorio sorprendente, dove basta scendere qualche metro sotto la superficie per entrare in un’altra dimensione.



