Da venerdì 21 maggio sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “Colpevole senza colpe”, il nuovo singolo di Mesa. Colpevole senza colpe è una canzone in cui il futuro parla al passato per aiutarlo a trovare la forza di rialzarsi, soprattutto nei momenti difficili, momenti che sono capaci di forgiare il carattere di ognuno. Stabilire se si ha ragione o torto quando si fa una scelta, è sempre molto complicato, ma vale la pena trovare il coraggio di affrontare le proprie paure ed incertezze, per arrivare alla soluzione.
Spiega l’artista a proposito del suo nuovo inedito: «Non ho paura del giudizio, la fame di certezze, la voglia di scalare il mondo senza temere di cadere. Ogni passo che compio, è un passo verso la verità. Questo brano è per chi è capace di sorridere nonostante tutto».
Biografia Mattia Mitrugno (In arte MESA) Originario di Mesagne, fin da piccolo coltiva la passione per la musica. Decide di trasferirsi a Milano per fare sul serio e qui, nella capitale meneghina , matura tante esperienze televisive sino ad arrivare in Rai, alla trasmissione “Ti lascio una canzone”. Su Rai 2 invece, partecipa a “The voice”. Anche se ancora molto giovane realizza importanti traguardi ed esperienze tra cui la partecipazione al gruppo “Made in italy”. Successivamente approda con un progetto discografico da solista. Instagram: https://www.instagram.com/mesa__music/
Pensi che la mente Faccia giri mentre Pensi che non mi passa Che non ti passa Credi che mi rivoglia A testa bassa E non mi vedi Sono sempre in piedi Penso che poi mi passa E non ripassa E vivo costantemente a testa alta E salirò E salirai sotto le stelle Sopra una nube di gente E salirò salirai In questo mondo di sogni ormai E mostrerò E mostrerai valigie di viaggi Con sorrisi e rimpianti E mostrerò mostrerai E mostrerò e mostrerai E sogni di rileggere Persone dentro pagine Credi che sia facile Portando in sé Attimi che fanno festa Nella mia testa Vivono con ciò che resta E credi di voltare come Fosse leggere Pensi di sorridere Tornando in sé Credimi che anche senza Nella partenza Vivono nella mia stanza Sogni lentamente Frasi o sere spente E vivi con la speranza Che ti è rimasta E gusti quella tua voglia di rivalsa Sopra le c’è incertezze Spargi la tua mente corri perché non basta E non ti manca urli che finalmente c’è l’hai fatta E salirò è salirai Su strade interrotte ripercorse più volte E salirò salirai In questo mondo di sogni ormai E mostrerò e mostrai Quei segni sul viso Ritratti dal tempo E mostrerò mostrerai E mostrerò e mostrerai
E sogni di rileggere Persone dentro pagine Credi che sia facile Portando in sé Attimi che fanno festa Nella mia testa Vivono con ciò che resta E credi di voltare come Fosse leggere Pensi di sorridere Tornando in sé Credimi che anche senza Nella partenza Vivono nella mia stanza
Ci sono uomini e uomini in questa giostra di mondo C’è il tempo che parla disteso con la luce in sottofondo momenti astratti che vivono in disparte
E cercherò nel silenzio, ogni spazio vuoto Per respirare aria come fosse un gioco
Come una spirale che punta dritto nell’abisso Tutta la forza per tornare su sopra il soffitto Incoronami di spine Sembrerò morto, io non conosco confine Te lo dimostro
E credi di voltare come Fosse leggere Pensi di sorridere Tornando in sé Credimi che anche senza Nella partenza Vivono nella mia stanza
La politica se ne occupi con i fatti e non più soltanto a parole
Il 22 maggio è la Giornata mondiale della biodiversità ed è giunta l’ora di agire concretamente.Slow Food presenta il suo documento di posizione“Se la biodiversità vive, vive il pianeta”
Se la biodiversità vive, vive il pianeta. Non è un segreto: “La nostra prosperità economica e il nostro benessere dipendono dal buono stato del capitale naturale, compresi gli ecosistemi che forniscono beni e servizi essenziali – si legge sul sito del ministero della Transizione Ecologica -. La perdita di biodiversità può indebolire un ecosistema, compromettendo la fornitura di tali servizi ecosistemici”. Eppure, le azioni per difendere la biodiversità continuano a non essere sufficienti, in Italia come ovunque nel mondo. «Anzi – dichiara Serena Milano, Segretaria generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità – stiamo assistendo a un attacco continuo, nella inutile rincorsa a produrre di più nell’immediato, senza tener conto dell’ambiente, della terra, della crisi climatica. Tante parole e nessun cambio di rotta».
Quello tra l’uomo e l’ambiente è un legame di cui occorre prendersi cura. Foto di Roberto Regina
In occasione della Giornata mondiale della biodiversità, che ricorre il 22 maggio, Slow Food presenta il documento di posizione intitolato proprio Se la biodiversità vive, vive il pianeta. Parlare di biodiversità, infatti, significa parlare di vita: non soltanto dell’uomo, ma di tutte le specie animali e le varietà vegetali esistenti al mondo. Dagli alberi secolari e dai grandi mammiferi fino ai funghi, ai batteri e ai lieviti che abitano il suolo, tutti – e in modo correlato – contribuiscono ad assicurare la prosecuzione dell’esistenza sul nostro pianeta.
Senza biodiversità non è possibile sfamare il pianeta: le monocolture sono molto fragili e non sono in grado di adattarsi agli imprevisti e ai cambiamenti climatici. Gli unici a guadagnarci sono i detentori di brevetti e copyright che gestiscono l’agrobusiness dei nostri giorni. Senza biodiversità non c’è salute: né dell’uomo – che ha bisogno di diete varie – né dell’ambiente, il cui fragile equilibrio è dato proprio dalla coesistenza di un’infinità di specie e varietà differenti. Senza biodiversità non abbiamo più radici, perché perdiamo ogni legame tra alimentazione, luoghi di produzione, storia e cultura. Senza biodiversità, in poche parole, non può esserci vita: il declino della biodiversità viaggia in parallelo al declino delle possibilità per l’uomo di evitare la propria estinzione. Ogni specie vegetale, ogni razza animale, ogni ecosistema, ogni sapere che perdiamo è una opportunità in meno di superare la grande sfida che abbiamo davanti: quella di garantire a tutti un cibo buono, pulito e giusto.
Nello scatto di Valeria Monti, la Comunità Slow Food – Valdibella per la biodiversità e l’agricoltura sociale (Camporeale, Palermo)
Il grande assente nel PNRR: l’agroecologia
La biodiversità ha tante facce e quella di cui si occupa Slow Food ha a che fare con il cibo che mangiamo. La buona notizia è che impegnarsi per salvarla è un’impresa a cui tutti possono partecipare: ciascuno, infatti, può scegliere di acquistare e consumare – o, perché no?, produrre – alimenti che valorizzino la biodiversità. La buona volontà individuale, però, non basta: occorre anche una politica forte, capace di intervenire nel presente con la consapevolezza del futuro che ci attende.
Alla fine di aprile, il governo italiano ha presentato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Una delle sei missioni del piano – così vengono chiamate nel PNRR – riguarda la “rivoluzione verde e transizione ecologica”. Secondo Slow Food, però, il PNRR non affronta alla radice le cause delle crisi che stiamo vivendo né promuove la transizione ecologica, ma si limita a essere un piano di ammodernamento del paese, per lo più seguendo un modello di sviluppo la cui insostenibilità è ormai evidente. Nel documento, il termine biodiversitàritorna 25 volte e a più riprese se ne evoca la tutela, eppure dal testo sembra trasparire la mancanza di una visione veramente ecologica. Emblematica, da questo punto di vista, l’assenza di richiami all’agroecologia, «l’unica pratica agricola che può rigenerare la terra e l’ambiente circostante» come sottolinea Francesco Sottile, membro del Comitato esecutivo di Slow Food Italia.
Agroecologia, biodiversità e transizione ecologica sono tre concetti che, secondo Slow Food, vanno di pari passo. Ecco come: per realizzare l’auspicata transizione ecologica è indispensabile salvaguardare la biodiversità degli ecosistemi – ovvero di mari, fiumi e laghi, di terre alte e terre basse, di suoli e foreste e naturalmente anche delle aree urbane – e per farlo occorre abbandonare l’approccio intensivo alla produzione alimentare, imboccando la via dell’agroecologia. Definirla in poche righe non è semplice, ma ci proviamo: agroecologia è l’approccio che si oppone alle monocolture, riduce nettamente l’uso di prodotti chimici di sintesi, previene il compattamento dei suoli, puntando su tecniche e pratiche funzionali alla rigenerazione della loro fertilità, come la rotazione colturale e il sovescio, e alla conservazione delle risorse, a cominciare dall’acqua e dagli impollinatori.
La biodiversità nel piatto
Difendere la biodiversità significa occuparsi concretamente del cibo che consumiamo tutti i giorni, e alcuni dati possono aiutare a capire di che cosa parliamo. Pensiamo alla biodiversità coltivata: il 75% delle colture agrarie presenti a inizio ’900 è ormai perso e tre specie – mais, riso, grano – oggi forniscono il 60% delle calorie necessarie alla popolazione del globo. Il 63% del mercato dei semi è nelle mani di quattro multinazionali che ne possiedono anche i brevetti: si tratta delle stesse società che detengono la proprietà degli Ogm e sono leader nella produzione di fertilizzanti, pesticidi e diserbanti.
La patata turchesa, in Abruzzo, è riconosciuta come Presidio Slow Food. Foto di Valerie Ganio Vecchiolino
Può stupire, visto che il mercato globale è dominato da 4 varietà commerciali, ma nel mondo esistono 5.000 varietà locali di patate. E le banane? Su 500 varietà, sul mercato ne troviamo soltanto una, la Cavendish. Conservare un’ampia variabilità genetica è indispensabile per mantenere un sistema agricolo resiliente, in grado di sfamare il pianeta, facendo fronte ai cambiamenti climatici, alle malattie e alla futura carenza di risorse naturali.
Oppure pensiamo alle razze animali: più di una su cinque (il 26% delle 8.803 razze registrate a livello globale) è a rischio di estinzione: significa che hanno meno di mille capi. Il motivo? L’agroindustria punta su poche razze commerciali selezionate per le altissime rese di latte o i tempi rapidi di crescita (e dunque di produzione di carne), allevate in modo intensivo senza accesso a spazi aperti, trattate con antibiotici (e fuori dall’Europa anche con ormoni), alimentate con mangimi ottenuti da coltivazioni geneticamente modificate e trasportate su lunghe distanze. Un modello insostenibile che, oltre a causare sofferenze agli animali, ha portato la zootecnia a produrre il 14,5% di emissioni di gas a effetto serra e a contribuire in maniera pesantissima alla deforestazione. Per fronteggiare la perdita di biodiversità animale (e con essa anche di ecosistemi e risorse naturali) occorre sostenere un modello di allevamento basato sulla diversità, la capacità di adattamento delle razze locali, il legame con il territorio e il pascolo.
La razza ovina frabosana roaschina, in Piemonte, fa parte dell’Arca del Gusto di Slow Food.
Foto di Valerie Ganio Vecchiolino
Gli esempi sono infiniti: potremmo parlare di come la biodiversità ci circondi anche quando non ce ne accorgiamo. È il caso, ad esempio, di prodotti come pane, caffè, formaggio, vino e birra, tutti cibi fermentati grazie a funghi, lieviti e batteri che si trovano nel suolo, nei pascoli e negli ambienti di produzione. Oppure della biodiversità che ci viene regalata dagli insetti impollinatori: Il 40% della produzione agricola dipende da api – di cui oggi celebriamo la Giornata mondiale – vespe, farfalle, falene, coleotteri e formiche.
«La biodiversità è ovunque e proteggerla attraverso l’agroecologia è l’unica soluzione che abbiamo per preservare il pianeta. Questo è il messaggio che Slow Food porterà alla quindicesima riunione della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (COP 15) a ottobre, dove verrà adottato un nuovo Quadro Globale per la biodiversità post-2020», conclude Serena Milano.
Roccatti (Anafe): governo italiano si faccia portavoce
Anafe, associazione nazionale fumo elettronico, ha lanciato una petizione su change.org per chiedere allo Scheer, Scientific commitee on health, enviromental and emerging risk, l’organo consultivo della Commissione europea, di fare uno studio comparativo fra le sigarette tradizionale e le sigarette elettroniche. “Nel 2021, con ormai numerosi studi scientifici indipendenti a supporto e con il parere favorevole di molteplici autorità sanitarie di tutto il mondo, riteniamo inaccettabile non considerare i vantaggi delle sigarette elettroniche nel processo di cessazione dal fumo tradizionale e tantomeno non analizzare i loro rischi e benefici in maniera comparata rispetto alle sigarette” ha spiegato Umberto Roccatti, presidente di Anafe Confindustria, in merito alla pubblicazione del parere definitivo dello Scheer che il 4 maggio ha definito ‘dannoso’ il fumo da sigaretta elettronica. “Pur integrando all’interno del suo parere definitivo alcune osservazioni avanzate da Anafe- ha proseguito Roccatti- lo Scheer ha continuato ad avere un approccio conservativo e di massima precauzione, oltre al fatto di avere analizzato gli effetti dello svapo solo in termini assoluti, senza procedere a un paragone rispetto alle tradizionali sigarette; che ancora oggi sono la causa di circa 700.000 decessi ogni anno nell’Unione europea. Inoltre, le conclusioni del report risultano ancora troppo parziali se si considera che quasi tutti i dati e le basi scientifiche richiamate provengono dal mercato Usa, dove la regolamentazione è estremamente meno stringente rispetto a quella europea e dove le abitudini di consumo di tali prodotti si sono evolute in maniera sensibilmente differente rispetto al Vecchio Continente. In Europa, infatti, la sigaretta elettronica è già stata riconosciuta da alcune autorità, in primis da quelle di salute pubblica inglese, un valido strumento per la cessazione del fumo ‘tradizionale'”. Pertanto, “in considerazione di questo caos di informazioni- ha concluso Roccatti- abbiamo deciso di promuovere, insieme a Liaf (Lega Italiana Antifumo), una petizione che sarà lanciata nei prossimi giorni su Change.org per chiedere al Governo italiano, e in particolare al ministero della Salute, di farsi portavoce a livello europeo affinché possa essere promossa un’analisi comparata tra svapo e sigarette tradizionali, che una volta per tutte fornisca ai cittadini e ai consumatori informazioni chiare e adeguate sull’impatto sanitario delle sigarette elettroniche. Per raggiungere infatti l’ambizioso obiettivo fissato dalla Commissione Ue, che prevede una riduzione entro il 2040 della popolazione fumatrice europea dall’attuale 25% al 5%, è necessario fornire ai cittadini – soprattutto ai fumatori che non vogliono o non riescono a smettere di fumare, oggi l’80% del totale – proposte ricevibili basate dati scientifici aggiornati e relativi al contesto europeo, che permettano una scelta consapevole circa l’utilizzo dei nuoviprodotti senza combustione e in particolare delle e cig”. Numerose ricerche scientifiche indipendenti hanno detto che l’uso delle e-cig è di gran lunga meno dannoso del fumo. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR, Centro di Ricerca Internazionale per la Riduzione del danno da fumo dell’Università degli Studi di Catania, ha affermato: “Le conclusioni prodotte dallo Scheer omettono, in maniera sorprendente, qualsiasi valutazione scientifica della riduzione del danno da fumo e dimostrano l’inosservanza da parte della Commissione di tutte le basilari norme di condivisione e ascolto. Migliaia di studi scientifici hanno già dimostrato che, per chi non riesce a smettere di fumare da solo, il passaggio a prodotti privi di combustione riduce il danno da fumo correlato fino al 95%. Sappiamo che per i soggetti affetti da alcune patologie come ipertensione arteriosa, diabete, Bpco e addirittura schizofrenia il passaggio alle elettroniche rappresenta la soluzione più efficace per ridurre e smettere completamente di fumare”. Milioni di fumatori nel mondo hanno scelto di passare allo svapo come soluzione meno dannosa. “Questi strumenti garantiscono al fumatore un’esperienza sensoriale simile a quella del fumo- ha concluso Ezio Campagna, presidente della Lega Italiana Anti fumo- ma senza i danni provocati dalla combustione e la presenza degli aromi risulta efficace anche nel processo di cessazione”.
Salgono alla cifra record di 3,3 miliardi di euro i consumi domestici di alimenti bio grazie alla svolta green e salutista degli italiani con l’emergenza Covid. Lo rende noto la Coldiretti, sulla base dei dati Ismea relativi all’anno 2020, nel commentare positivamente l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge sull’agricoltura biologica che prevede anche l’introduzione di un marchio per il bio italiano, come richiesto dalla Coldiretti per contrassegnare come 100% Made in Italy solo i prodotti biologici ottenuti da materia prima nazionale. Il provvedimento appena licenziato dal Senato in attesa dell’approvazione definitiva alla Camera, prevede tra l’altro – spiega Coldiretti – anche l’impiego di piattaforme digitali per garantire una piena informazione circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti con una delega al Governo per rivedere la normativa sui controlli e garantire l’autonomia degli enti di certificazione.
La possibilità di riconoscere i prodotti di origine nazionale – sottolinea la Coldiretti – rafforza la leadership dell’Italia che è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico dove sono saliti a ben a 80643 gli operatori coinvolti (+2%) mentre anche le superfici coltivate a biologico sono arrivate a sfiorare i 2 milioni di ettari (+2%) con percentuali a due cifre per la Provincia di Trento (+31,3%) e il Veneto (+25,4%). Ma è il Mezzogiorno – continua la Coldiretti – a guidare la classifica delle superfici con il record della Sicilia su oltre 370mila ettari, a seguire la Puglia con 266mila ettari e la Calabria che sfiora i 208mila ettari. Al centro le prime tre regioni per superfici a bio sono il Lazio con 144mila ettari, la Toscana con oltre 143mila e le Marche con più di 104mila. Mentre al nord la classifica è guidata dall’Emilia Romagna con 166mila ettari, dalla Lombardia con 56mila ettari e dal Piemonte con quasi 51mila.
L’Italia – sottolinea la Coldiretti – ha il record europeo di campi bio con il 15,8% della Superficie agricola utilizzata (SAU) a livello nazionale nel 2019 contro il 10,1% della spagna, il 9,07% della Germania e l’8,06% della Francia. A livello regionale – evidenzia la Coldiretti – in Calabria più 1 campo su 3 è bio (36,4%) mentre in Sicilia si sfiora il 26% del totale, ma percentuali a due cifre al Sud si registrano anche in Puglia (20,7%), Basilicata (21%), Campania (13,1%), Abruzzo (11,4%) e Sardegna (10,2%). Valori alti anche nelle regioni del centro Italia con il Lazio (23,2%), le Marche (22,2%), la Toscana (21,7%) e l’Umbria (13,9%). Al Nord la maggior incidenza del bio si rileva in Emilia Romagna con il 15,4% e in Liguria con il 11,2% mentre Friuli, Trentino Alto Adige e Piemonte sono ampiamente sopra il 5%, la Lombardia sfiora il 6% e Valle d’Aosta e Veneto sono al 6,2%.
Una crescita alla quale fa però da contraltare l’invasione di prodotti biologici da Paesi extracomunitari, con un incremento complessivo del 13,1% delle quantità totali nel 2019 rispetto all’anno precedente, per un totale di ben 210 milioni di chili di cui quasi 1/3 dall’Asia. I cereali, le colture industriali e la frutta fresca e secca sono le categorie di prodotto biologico più importate, con un’incidenza rispettivamente del 30,2%, 19,5% e 17,0%. I tassi di crescita delle importazioni bio più rilevanti si sono avuti per la categoria di colture industriali (+35,2%), di cereali (16,9%) e per la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie (+22,8%). Una vera e propria invasione che r- conclude la Coldiretti – ende ancora più urgente dare la possibilità di distinguere sullo scaffale i veri prodotti biologici Made in Italy ma anche rafforzare i controlli sui cibi bio importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli Europei, fornendo una spinta al raggiungimento degli obiettivi della strategia Farm to Fork del New Green Deal che punta ad avere in futuro almeno 1 campo su 4 (25%) coltivato a bio in Italia.
Dal profumo inconfondibile e dal sapore che racchiude tutte le 37 erbe che lo compongono, l’Amaro Toccasana di Teodoro Negro è l’amaro delle Langhe per eccellenza…anche in estate. Grazie anche al suo moderato contenuto alcolico, è perfetto per creare cocktail classici ed originali da sorseggiare nella bella stagione. Riportato in auge dalla famiglia Toso, la cui storia si intreccia da oltre 100 anni alla tradizione del vino piemontese, l’Amaro Toccasana di Teodoro Negro si presta ad aprire e a chiudere i momenti di convivialità a tavola: con l’infusione delle sue 37 erbe, è l’amaro di Alba tradizionalmente apprezzato a fine pasto per le sue proprietà digestive, servito liscio o caldo con una scorzetta di limone. Intensamente aromatico ed equilibrato al gusto, alterna calde sensazioni a un piacevole retrogusto amarognolo; con il suo modesto contenuto alcolico, solo 21 gradi, rivela una moderna attitudine al bere miscelato, arricchendo con le sue note amaricante anche i cocktail più classici.
In particolare, vi proponiamo l’Amaro Toccasana accompagnato dalla freschezza della menta e dall’intensità del timo in due diversi esclusivi cocktail: – TOCCASANA JULEP by Stefano Armiento– TEOJUANA by Stefano Armiento
TOCCASANA JULEP
60 ml di Toccasana di Teodoro Negro
40 ml di soda
20 ml di Papito Rum Scuro
8 foglie di menta fresca
2 barspoon di zucchero semolato
Zucchero a velo
Sciogliere in un tumbler basso lo zucchero nella soda, versare il rum e mettere a macerare brevemente le foglie di menta nel liquido. Riempire il bicchiere di ghiaccio tritato, aggiungere il Toccasana, mescolare brevemente e decorare con i rametti di menta, due cannucce corte e una spolverata di zucchero a velo.
TEOJUANA
40 ml di Toccasana di Teodoro Negro
20 ml di Vermouth di Torino Rosso Gamondi
15 ml di Tequila Bianca
15 ml di Mezcal
10 ml di Bitter Gamondi
5 semi di cardamomo bianco
1 rametto di timo fresco
Scorza di arancia
Tecnica mix & strain.
Raffreddare la cristalleria e il mixing glass.
All’interno di quest’ultimo, versare su ghiaccio cristallino gli ingredienti della ricetta. Mescolare per alcuni secondi, fino al raffreddamento del liquido, e versare in un tumbler basso con ghiaccio fresco.
Spruzzare gli oli essenziali di una scorza d’arancia sulla superficie del drink e decorare con un rametto di timo.
Il cocktail è giocato sui toni erbacei del Toccasana di Teodoro Negro, che viene esaltato dalla tequila e dai profumi delicatamente affumicati del mezcal, che si integrano con il cardamomo e l’intensità del timo.
Asst Melegnano: puntiamo a test rapidi in ser.d., carceri e su fragili
“A livello nazionale sono stati stanziati 71 milioni e mezzo di euro con il decreto Milleproroghe, e successivamente con il decreto attuativo, per l’attività di screening spalmata su due anni (2021-2022). La Regione Lombardia potrà godere di uno stanziamento pari circa a 13 milioni di euro, di cui 5,5 milioni per l’anno in corso e con la prospettiva anche di allungare il passo fino al 2023″. Lo ha fatto sapere il dottor Alberto Chiesa, dirigente medico dell’azienda socio-sanitaria territoriale di Melegnano e della Martesana (Lombardia), in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie. Il corso, dal titolo ‘Diagnosi precoce e trattamento dell’epatite C nel paziente utilizzatore di sostanze’, rientra nell’ambito di ‘HAND – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.”Si utilizzerà quindi questo importante afflusso di capitali per le attività di screening con la strategia del test rapido- ha proseguito Chiesa- che potrà essere sia orale sia su prelievo capillare, applicato a livello dei Ser.D. e delle carceri e comunque sulle popolazioni fragili. Cosa che, tra l’altro, è già stata fatta negli anni scorsi in maniera attenta e con risultati molto importanti dal dottor Roberto Ranieri su tutte le carceri milanesi. L’obiettivo dunque è individuare la popolazione affetta, attraverso una strategia di testistica rapida, e curarla immediatamente”. Il piano di eradicazione dell’epatite C, così anche come stabilito a livello nazionale, in Lombardia si avvarrà “dell’amplificazione dello screening per classi di età (1969-1989) ma soprattutto per quelle popolazioni identificate come fragili- ha ricordato Chiesa- i PWID (People who inject drugs, ndr), cioè i soggetti che assumono sostanze per via endovenosa ma non solo; gli MSM (Men who have sex with men, ndr), cioè gli uomini che praticano attività sessuale con altri uomini, ma anche i detenuti e i migranti. Ma non dimentichiamo neppure gli alcol dipendenti, poiché il 15% di questa popolazione è risultata essere positiva all’epatite C”.I Ser.D. della Lombardia, intanto, sembrano pronti a recepire questo piano: “In Lombardia si è fatto e si sta facendo uno sforzo importante per identificare il Servizio per le tossicodipendenze, con i suoi professionisti, come centro di esecuzione dello screening ma anche della terapia (point of care), che è molto ‘semplice’ e quindi praticabile su vasta scala. Questa è la strategia”. La difficoltà, ha però sottolineato Chiesa, risiede nel fatto che “non tutti i Ser.D. della Lombardia si sono nel tempo attrezzati per fare questo tipo di attività, né a livello formativo né organizzativo”. Quanto alle terapie per combattere l’epatite C, oggi efficacissime, Chiesa ha raccontato: “La mia esperienza, soprattutto con I soggetti tossicodipendenti, parte da lontano, quando ancora le terapie erano a base di interferone ribavirina. Già da allora ho potuto sperimentare una grande compliance in questa popolazione, con il raggiungimento di risultati di efficacia pari alla popolazione generale”.Ma è “chiaro” che con i nuovi strumenti Daa (agenti antivirali ad azione diretta), che sono “in sostanza due classi di farmaci, ma che fanno sempre riferimento ad un tipo di approccio ‘interferon free’, quindi con un’assoluta mancanza di effetti collaterali e con una maneggevolezza anche in termini di tempo- ha spiegato Chiesa- perché non dimentichiamo che le nuove terapie si articolano su uno spazio temporale di 8/12 settimane, oggi dal punto di vista delle cure abbiamo a disposizione una grande innovazione. Con questi strumenti in mano trattare popolazioni da sempre definite ‘difficili’ potrà essere solo una strada in discesa, cioè sarà un grande beneficio per tutti in termini di rapidità ed efficacia”, ha concluso. Hcv, in Lombardia documento su fondi screening in fase deliberaRanieri: molte regioni ancora indietro, serve cabina regia nazionale Milano – “In Lombardia, nonostante le difficoltà dovute al Covid, siamo riusciti lo stesso a riunire il tavolo tecnico, composto da gastroenterologi, infettivologi e tecnici, e sta per andare in delibera un documento che prevede come attuare e utilizzare i fondi per lo screening dell’epatite C nelle carceri e nei Ser.D.. E questo sfruttando un modello che nella nostra regione era già preesistente e che è stato guidato, mi permetto di dire, da me insieme ad altri colleghi. In Lombardia la situazione è insomma assolutamente avanzata, ora è solo da chiarire la questione dei test da utilizzare, che sono già indicati nel decreto attuativo”. Lo ha detto il dottor Roberto Ranieri, responsabile dell’Unità operativa di Sanità Penitenziaria nella Regione Lombardia, coordinatore degli infettivologi degli istituti penitenziari di Milano e vicepresidente della SIMPSE (Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria), nel corso di una intervista rilasciata alla Dire in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie.Il corso, dal titolo ‘Diagnosi precoce e trattamento dell’epatite C nel paziente utilizzatore di sostanze’, rientra nell’ambito di ‘HAND – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane. “In Lombardia il tavolo tecnico già esisteva– ha spiegato Ranieri- ed eravamo alla firma del documento proprio in prossimità di quello sciagurato 20 febbraio 2020, quando scoppiò l’epidemia. Ma siamo stati abbastanza fortunati, perché è stato sufficiente riprenderlo in mano nel corso di due o tre riunioni e licenziarlo. Il documento è in fase di delibera nei prossimi giorni, si stanno solo valutando alcuni aspetti tecnici riguardanti i test da acquistare”. Quanto alle altre Regioni, adesso ciascuna deve “prendere atto della decisione presa lo scorso dicembre in conferenza Stato-Regioni, elaborando un documento che dia luogo alle attività di implementazione dello screening“. Certo è che ancora una volta, a causa delle risorse impiegate per l’emergenza Covid, prima per il trattamento e poi per le vaccinazioni, le regioni “hanno subito una battuta di arresto”.Dunque, a differenza della Lombardia, in “molte Regioni si devono ancora costituire i tavoli, in altre sono appena all’inizio. Ma sono abbastanza ottimista- ha sottolineato Ranieri- per quelle Regioni in cui già esiste un circuito tra Serd.D. e istituti penitenziari, ora si tratta soltanto di metterlo a regime. E non sarà complicato per quelle regioni che hanno già delle reti stabilite”. In conclusione, secondo Ranieri, serve “al più presto una cabina di regia a livello nazionale”.
ANBC: “BENE AVERE UNA DATA, MA SULLE PROSPETTIVE DI RIAPERTURA PIU’ OMBRE CHE LUCI”
Il Presidente Capurro: “Finalmente una certezza, ma non capiamo perché il green pass serva solo per noi! Urgono indennizzi per questo ulteriore mese di stop e tutti gli strumenti possibili per sostenere un settore che vedrà una vera ripresa forse solo nel 2022”
Gli eventi privati potranno riprendere a partire dal prossimo 15 giugno, dopo 15 mesi di stop, questa la decisione presa dalla cabina di regia sulle riaperture. Dunque una nota positiva, che però non risolve le tante perplessità sulle regole stabilite dall’Esecutivo.
“Avere finalmente una data certa per organizzarci e ripartire è certamente un primo passo. – dichiara Paolo Capurro, Presidente di ANBC, Associazione Nazionale Banqueting e Catering, federata a Fipe-Confcommercio – Purtroppo però sono ancora tanti i dubbi sulla reale efficacia delle indicazioni ricevute. Una domanda su tutte: perché il nostro è l’unico settore che per riprendere a lavorare ha bisogno del green pass? Ma soprattutto, se green pass sarà, perché dobbiamo aspettare ancora un altro mese dopo che siamo fermi da più di un anno? Non riusciamo a capire quale sia il criterio che ha condotto a queste decisioni. Per non parlare poi delle voci su un contingentamento del numero massimo di ospiti non parametrato allo spazio a disposizione, o dell’introduzione del cosiddetto “Covid Manager”, una figura di cui si sa poco o nulla. Chi dovrebb e formarla? Di quali responsabilità civili e penali si dovrebbe far carico? Chi sosterrà i costi che necessariamente comporterebbe questa introduzione? Insomma, c’è bisogno di maggiore chiarezza e di prendere decisioni coinvolgendo chi conosce le dinamiche di questo settore.”
“Dunque – conclude Capurro – le prospettive di riapertura hanno più ombre che luci e necessitano di numerosi correttivi. Per esempio, ci sarà bisogno di dare la possibilità di vaccinarsi a chi si sposa per evitare che una faticosa organizzazione, come quella che si prospetta, vada in fumo, magari poche ore prima della cerimonia. Un ragionamento va fatto anche sulla situazione economica delle nostre imprese che, purtroppo, rimane disastrosa. C’è una data certa per la ripresa, si, ma si parla di dover aspettare ancora un mese. E non è poco se consideriamo che si tratta proprio del mese di “altissima stagione” e che siamo fermi per Decreto da 15 mesi. Servono indennizzi per tenerci in vita. Le nostre aziende e i nostri imprenditori lo meritano, anche per il grande senso civico e di responsabilità dimostrato mantenendo posizioni ferme, nel rispetto della legalità e nella lotta all’abusivismo. Speriamo che i nostri dubbi vengano fugati al più presto e che si possa portare i correttivi necessari per favorire una vera ripresa delle attività!”.
E’ tempo d’estate, è tempo di mare, è tempo del Princì della bachata. Daniel Cosmic, travolgente e straripante ci trascinerà in nuovi scenari musicali a passo di bachata dal sapore di sale, ci farà muovere a tempo di sonorità latine sulle spiagge di questa estate italiana.
La vera notizia è che il 28 maggio torna Daniel Cosmic, torna come non mai, per farci ballare. Con “Passione Pentimento” si preannuncia un’estate rovente per un brano che di sicuro ci farà ribollire dentro, con un battito coinvolgente per metterci alle spalle tutto, facendoci vibrare di palpiti e di sensualità.
Il 28 maggio è un giorno importante per un evento nella musica, in cui Daniel Cosmic preserverà una sorpresa a tutti i suoi fans e non solo in cui appassionati di salsa e bachata potranno esibirsi sui social al lancio del singolo.
Daniel Cosmic il primo a farci sentire così vicino al gusto italiano i suoni dell’America latina. Un clamoroso ventaglio di contaminazioni e di linguaggi musicali, una traboccante voglia di goderci la vita fra la salsedine e la spensieratezza sulle nostre spiagge in un modo che non dimenticheremo, perché continueremo a ballare sotto il sole dei nostri mari.
Il 28 maggio non si dimentica, si preannuncia un giorno da ricordare.
“Passione pentimento” sarà disponibile a partire dal 28 maggio su tutti i digital stores.
Prandini, accolte nostre richieste per sostenere ruolo strategico dell’agricoltura
“Un decreto che riconosce con le misure concrete sostenute dalla Coldiretti il ruolo centrale dell’agricoltura per la crescita del Paese con interventi che vanno dal fisco al lavoro, dall’imprenditoria femminile ai giovani, dal rilancio degli allevamenti agli agriturismi, dai risarcimenti per le gelate fino al comparto dello zucchero”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’esprimere grande soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri guidato dal Premier Mario Draghi del decreto legge “Sostegni-bis” che stanzia 2 miliardi per l’agroalimentare con importanti misure di sostegno per le imprese agricole e della pesca volute e proposte da Coldiretti.
L’esigenza di immediati interventi di sostegno è soddisfatta – sottolinea la Coldiretti – dalla previsione dell’esonero del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per il mese di febbraio 2021 a favore delle imprese delle filiere agricole dei settori agrituristico e vitivinicolo, incluse le imprese produttrici di vino e birra, in considerazione dei gravi effetti negativi che sono derivati tali imprese a causa della pandemia. Nel provvedimento – continua Coldiretti – si danno risposte concrete alle imprese di allevamento di bovini e suini aumentando per il 2021 le percentuali di compensazione IVA per le cessioni degli animali vivi portandole al 9,5%: tale intervento avrà immediati effetti anche in termini di liquidità disponibile per gli allevatori. Di grande rilievo le disposizioni in tema di agriturismo, soprattutto per l’incremento dell’occupazione, in quanto i lavoratori addetti all’agriturismo vengono considerati lavoratori agricoli anche ai fini di stabilire il rapporto di connessione tra attività agricola ed agrituristica. Importante l’intervento – sostenuto da Coldiretti – a favore dell’imprenditoria agricola femminile in quanto si estendono alle imprese condotte da donne, a prescindere dall’età, le misure agevolative sull’autoimprenditorialità previste solo per i giovani dai 18 ai 40 anni, quali ad esempio i mutui agevolati a tasso zero per gli investimenti o un contributo a fondo perduto sempre per gli investimenti. Inoltre, per garantire il rafforzamento della tutela economica ed occupazionale delle imprese agricole danneggiate dalle recenti gelate, il Fondo di solidarietà nazionale è incrementato di 105 milioni di euro per il 2021 mentre vista la particolare situazione congiunturale negativa per i produttori di zucchero da barbabietola, il decreto stanzia, per l’anno 2021, 25 milioni di euro per l’erogazione di contributi sulla base delle superfici coltivate a barbabietola.
Significativo l’intervento – prosegue Coldiretti – per l’anticipazione a favore delle imprese agricole dei pagamenti diretti, nell’ambito degli aiuti PAC, in considerazione delle situazioni di crisi, anche di natura sanitaria e fitosanitaria o determinate da avverse condizioni metereologiche, in cui versano le imprese agricole. Le difficoltà derivanti dalla mancanza di liquidità da parte delle imprese agricole sono affrontate dal decreto “Sostegni bis” anche tramite l’integrazione del fondo ISMEA per la gestione delle garanzie, a titolo gratuito, che l’Istituto eroga a favore delle imprese agricole e della pesca.
“Queste misure rappresentano una scossa positiva per il settore agricolo con effetti per tutta l’economia nazionale e per la difesa della sovranità alimentare del Paese” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel ringraziare il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli “che fin dall’inizio del suo mandato ha mostrato sensibilità e attenzione alle istanze degli agricoltori con la consapevolezza che la crescita dell’agroalimentare Made in Italy rappresenta un formidabile motore di sviluppo per il Paese”. In questo contesto siamo certi che verrà mantenuto l’obiettivo di reintrodurre una misura importante e positiva per le aziende agricole con la cessione del credito di imposta sugli investimenti relativi alla misura Transizione 4.0”.
Aria di festa oggi nella sede del Consorzio di tutela del Prosecco DOC, all’arrivo della Coppa conquistata nella finale della Champions League dalle Pantere gialloblù dell’Imoco Volley, protagoniste di una serie mozzafiato di vittorie ininterrotte.
“Abbiamo assistito con trepidazione e grande emozione – dichiara il presidente del Consorzio di tutela della DOC Prosecco Stefano Zanette – a 45 partite senza sconfitte su un totale di ben 64 gare consecutive vinte: Supercoppa Italiana, Coppa Italia, il quarto Scudetto e persino la prima Champions League che lo scorso primo maggio ha arricchito il palmarès dell’Imoco Volley con il 13° trofeo. Per noi che le sosteniamo fin dalla nascita, è stato un crescendo di soddisfazioni, motivo di grande orgoglio. E oggi, poter reggere questa ambitissima Coppa insieme al presidente Piero Garbellotto è un vero onore per il Prosecco, e per tutto il territorio che le Pantere, grazie alle loro imprese, stanno contribuendo a promuovere nel mondo”.
“Mai avremmo pensato che in pochi anni saremmo diventati Campioni d’Italia, Campioni d’Europa e Campioni del Mondo contemporaneamente in carica. Il nostro impegno si è tradotto nella realizzazione di un sogno meraviglioso da condividere con tutti i nostri fantastici tifosi, i migliori d’Europa, che anche a distanza -in questo anno difficile- ci sono sempre stati vicini. E un grazie speciale va a tutti gli sponsor come il Consorzio del Prosecco DOC che ci hanno sostenuto. Per noi la festa è ormai sinonimo di brindisi con il Prosecco!”
Un solenne e gioioso brindisi con le bollicine più amate del mondo, in versione rosé, ha concluso l’incontro nel Palazzo del Prosecco di Piazza Filodrammatici a Treviso.
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