“Fauci ha finanziato la ricerca cinese che ha prodotto il Covid”: riparte il processo politico

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Il grande capo dell’epidemiologia Usa comparirà davanti alla Commissione per la Sicurezza Interna costretto dal senatore Paul, suo acerrimo nemico. Ci si aspetta una gran battaglia

ROMA – Un incubo dal passato, che non è ancora finito. Washington assiste oggi a un déjà vu con protagonisti diversi solo in apparenza: da una parte il dottor Anthony S. Fauci, per quattro decenni volto e voce della sanità pubblica americana anche durante la pandemia di Covid; dall’altra il senatore Rand Paul, che questa volta non si limita alle accuse verbali ma vuole vederlo dietro le sbarre.

Fauci dovrà comparire, contro la propria volontà, davanti alla Commissione per la Sicurezza Interna in seguito a una citazione firmata dallo stesso Paul, che presiede la commissione. Le accuse sono pesanti: aver finanziato in Cina la ricerca che avrebbe dato origine al virus della pandemia, e aver mentito al Congresso su questo punto. Accuse che Fauci respinge con fermezza, definendole prive di fondamento.

Uno degli interrogativi che aleggiano sull’udienza è se l’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases deciderà di appellarsi al Quinto Emendamento per non autoincriminarsi. Ha ricevuto la grazia preventiva dall’ex presidente Joseph R. Biden Jr., ma quella protezione copre solo le azioni compiute fino al 19 gennaio 2025, data della sua emissione, non oltre. Paul, che di professione fa il medico, ha già segnalato per due volte Fauci al Dipartimento di Giustizia per un’eventuale incriminazione penale. Basterebbe un passo falso, anche su una domanda apparentemente innocua, per riaprire il fascicolo.

Fauci non ha voluto anticipare la propria strategia per l’udienza, ma la storia recente suggerisce che non si tirerà indietro. Nel 2021, quando Paul lo accusò di aver mentito in una precedente testimonianza al Senato, Fauci rispose senza esitazioni: “Se qualcuno sta mentendo qui, senatore, quello è lei”. In quell’occasione arrivò anche ad accusare il senatore di aver sfruttato quegli attacchi per raccogliere fondi per la propria campagna elettorale.

A complicare ulteriormente il clima, nel fine settimana Paul ha pubblicato oltre 1.100 pagine del diario dattiloscritto di Fauci, senza spiegare come ne fosse entrato in possesso. Martedì è arrivata la conferma: il Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha ammesso di aver consegnato quei documenti a Paul e al senatore Ron Johnson, “affinché potessero vedere la luce del sole”. Kennedy ha anche precisato, in un post sui social, che non si trattava di “diari personali”, ma di “documenti governativi creati su un computer governativo da un dipendente federale durante una delle emergenze sanitarie pubbliche più gravi della storia” – documenti che, secondo la legge federale, “appartengono al popolo americano”.

Al cuore dell’inchiesta di Paul resta la questione delle origini del coronavirus: trasmissione naturale dagli animali all’uomo, come sostengono Fauci e la maggioranza della comunità scientifica, oppure fuga da un laboratorio cinese, come insiste il senatore. Paul continua a sostenere che l’istituto diretto da Fauci dal 1984 al pensionamento, alla fine del 2022, abbia finanziato ricerche pericolose sui virus in Cina, poi sfuggite al controllo.

Al centro della disputa c’è la cosiddetta ricerca “gain-of-function”, che consiste nel modificare geneticamente i virus per comprenderne meglio l’evoluzione e prevenire future pandemie, un’attività soggetta a controlli rigorosi. Non a caso, martedì il presidente Trump ha annunciato nuove restrizioni proprio su questo tipo di ricerca.

L’udienza di mercoledì si preannuncia come uno spettacolo tutto politico. Paul ha alimentato la tensione per giorni sui social, provocando ripetutamente Fauci, mentre i critici conservatori dell’ex funzionario lo hanno attaccato duramente sulla base delle annotazioni del diario, accusandolo di essersi mostrato troppo interessato alla propria immagine mediatica mentre il paese contava i morti per Covid-19.

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