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HIP porta a Bologna le nuove frontiere della pizza e della pasta: dall’artigianalità al business internazionale

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La pizza e la pasta sono tra le espressioni più riconoscibili della cultura gastronomica italiana, ma oggi rappresentano anche un terreno di evoluzione imprenditoriale. Tradizione e innovazione, identità e capacità di crescita, artigianalità e organizzazione devono oggi convivere in un mercato in cui la ristorazione e l’ospitalità richiedono modelli capaci di distinguersi e, allo stesso tempo, di dialogare con un pubblico internazionale.

È in questo scenario che HIP – Horeca Professional Expo, evento di riferimento per il mondo dell’ospitalità, della ristorazione e del settore Horeca, porterà al centro del Congresso Hospitality 4.0 il Pizza & Pasta Business Summit. Organizzato in collaborazione con 50 Top Pizza, il summit racconterà, attraverso alcune delle esperienze più significative del panorama italiano, come il mondo della pizza e della pasta stia superando il tradizionale concetto di prodotto gastronomico per trasformarsi in brand, format e vere e proprie piattaforme di business.

Il percorso partirà dalla capacità di rendere replicabile l’artigianalità senza perdere l’identità. Una delle storie chiave sarà quella di Da Michele, protagonista di un percorso che ha portato il marchio dalla storica sede di Forcella a svilupparsi nei cinque continenti. Alessandro Condurro, CEO di L’Antica Pizzeria Da Michele in the World, affronterà il tema di come sia possibile trasferire una tradizione profondamente radicata nella cultura napoletana in contesti internazionali, mantenendo riconoscibilità, qualità e coerenza del modello attraverso formazione, organizzazione e comunicazione.

Sulla stessa traiettoria si inserisce la storia di Capuano’s, raccontata dai suoi fondatori, Luigi Capuano e Vincenzo Capuano. Dalla tradizione familiare e dalla storia dell’emigrazione italiana fino alla costruzione di un brand capace di parlare alle nuove generazioni attraverso i social media, il caso mostrerà come la contemporaneità possa diventare uno strumento per rinnovare la relazione con il pubblico senza interrompere il legame con la propria storia.

Un altro esempio di sviluppo progressivo sarà quello di Errico Porzio, che racconterà la crescita di una catena di pizzerie con 16 locali in tutta Italia, in un percorso in cui organizzazione e personal branding del pizzaiolo procedono insieme e pongono una questione centrale per qualsiasi attività in espansione: come mantenere standard e qualità quando il modello cresce e il brand assume dimensioni sempre più ampie.

Dall’Italia ai mercati internazionali

La capacità della pizza italiana di superare i confini nazionali sarà al centro del confronto tra tre imprenditori con un percorso professionale nato in Italia e oggi protagonisti in importanti capitali europee: Ciro Cristiano, CEO di Baldoria Group, Michele Pascarella, fondatore e pizzaiolo di Napoli on The Road a Londra, e Peppe Cutraro, chef pizzaiolo e fondatore del Gruppo Peppe.

Le loro esperienze permetteranno di analizzare cosa significhi costruire un business italiano all’estero senza limitarsi a esportare un prodotto. Adattamento ai mercati locali, gestione d’impresa, rapporto con il pubblico, organizzazione e sviluppo del brand saranno alcuni dei temi attraverso i quali emergeranno analogie e differenze tra il business della pizza in Italia e quello sviluppato in altri Paesi europei.

Una sfida che riguarda anche il mondo della pasta, chiamato a confrontarsi con la stessa esigenza: trasformare una tradizione gastronomica fortemente riconoscibile in un’offerta capace di dialogare con culture, abitudini di consumo e mercati differenti.

La pizzeria non è più solo una pizzeria

L’evoluzione del settore passa anche dalla capacità di ripensare il luogo stesso in cui il prodotto viene consumato. La pizzeria contemporanea può diventare ristorante, uno spazio di ricerca, una destinazione gastronomica, un luogo di incontro con il mondo del vino o persino parte dell’offerta di un hotel di lusso.

È il caso di Confine a Milano, i cui cofondatori Mario Ventura e Francesco Capece racconteranno la nascita di un progetto che ha saputo intercettare una nuova idea di pizzeria moderna, nella quale la pizza dialoga con una proposta enologica e con un’esperienza più ampia.

La capacità di innovare senza rinunciare alla propria dimensione popolare sarà invece al centro della storia di Bob Alchimia a Montepaone. Roberto D’Avanzo, pizzaiolo e fondatore, mostrerà come anche una pizzeria nata in un piccolo paese della Calabria possa diventare un punto di riferimento internazionale per la comunità degli appassionati, dimostrando che innovazione, reputazione e radicamento territoriale possono convivere.

Un ulteriore livello di contaminazione sarà rappresentato dall’esperienza di Pier Daniele Seu e Valeria Zuppardo, coinvolti nello sviluppo di pizza corner all’interno della prestigiosa catena alberghiera Bulgari. Il loro percorso permetterà di affrontare le esigenze di una clientela internazionale e le complessità legate alla formazione e alla gestione di un progetto gastronomico in diversi Paesi, oltre al rapporto tra questa attività e quella delle loro pizzerie a Roma.

Il valore del Made in Italy tra identità e crescita

Dalle storie degli imprenditori della pizza emerge quindi un’evoluzione che coinvolge l’intero sistema della ristorazione: il prodotto resta al centro, ma attorno ad esso si costruiscono organizzazione, comunicazione, esperienza, format e strategie di sviluppo.

È una trasformazione che interessa anche la pasta e che riguarda uno dei nodi strategici per l’ospitalità italiana: come trasformare il valore del Made in Italy in modelli di business capaci di competere sui mercati internazionali mantenendo autenticità e riconoscibilità del brand.

Per entrambi i comparti, la sfida consiste nel trovare un equilibrio tra la forza della tradizione e la necessità di evolvere, tra il sapere artigianale e la capacità manageriale, tra il legame con il territorio e l’apertura a nuovi pubblici.