‘Mediterraneo’, diretto da Marcel Barrena, nella Selezione Ufficiale della kermesse. Il regista: “In Spagna ha fatto arrabbiare i fascisti, vuol dire che siamo dalla parte giusta”
ROMA – Se si pensa al nome Open Arms alla mente tornano immagini di barconi affollati da persone in fuga da una madre patria spesso amata ma che, traditrice suo malgrado, non ha più nulla da offrire e nella quale spesso restare equivale a rischiare la morte. Così si corre un altro rischio, anche peggiore, quello di affrontare le acque di un mare che possono portare a un nuovo inizio o a un triste epilogo, o, come la maggior parte degli italiani ricorderà, a uno stand by in attesa di sapere cosa ne sarà della propria vita. È quello che è successo nel 2019 quando a 147 migranti a bordo di un’imbarcazione Open Arms fu impedito l’attracco nel porto di Lampedusa, episodio per il quale Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno, è stato rinviato a giudizio per sequestro di persona.
“Riguardo al processo di Salvini, speriamo venga fatta giustizia. Crediamo che fu inflitta una sofferenza non necessaria a moltissime persone per molti giorni. Questa sofferenza si sommava a percosse, fame, schiavitù e non era necessaria. Tanto meno per una campagna politica o elettorale”, ha dichiarato Oscar Camps, fondatore di Open Arms oggi alla Festa del Cinema di Roma per la presentazione del film ‘Mediterraneo‘ nella Selezione ufficiale della kermesse. Diretta da Marcel Barrena, la pellicola racconta la sua storia e cosa lo abbia spinto a fondare la ong che dal 2015 a oggi ha salvato la vita di migranti in fuga in mare verso un futuro migliore.
“Nessuno dubita che abbiamo un problema con l’immigrazione, ma ce l’hanno i politici e gli intellettuali, non noi. Noi abbiamo il nostro lavoro, che è salvare le vite in mare. Se per i politici è un problema trovino una soluzione, che per noi non è lasciare morire le persone in mare e pensare che questo dissuaderà altri dal venire. Questo è un discorso malefico, perverso. Open Arms è una risposta cittadina, siamo cittadini normali appoggiati da mille cittadini che pensano che tutto ciò non è giusto. La soluzione arriverà tra due decadi quando educheremo politici capaci di compromettersi per trovare una soluzione, non politici mediocri che vogliono avere una legislatura tranquilla e accumulare il più possibile”.
BARRENA: “IN SPAGNA IL FILM HA FATTO ARRABBIARE I FASCISTI, BENE”
“Abbiamo avuto la fortuna che il film ha emozionato chiunque l’abbia visto. Nelle sale spagnole ci sono stati applausi a fine proiezione. In un cinema di Madrid addirittura uno spettatore si è alzato gridando “Viva Oscar”. L’altro lato della medaglia è che da alcuni un messaggio tanto semplice, come quello che se hai una vita da salvare in mare lo devi fare, è stato politicizzato”. Marcel Barrena, regista di ‘Mediterraneo’, in conferenza stampa alla Festa del CInema di Roma, ha parlato delle reazioni che ha generato il film in Spagna. “In Cast Away tutti vorrebbero tendere la mano a Tom Hanks, nel nostro caso è stato differente. Ci sono state polemiche da parte della ultradestra- ha proseguito- I fascisti in Spagna hanno boicottato la pellicola, molto debolmente in realtà perché non è che abbiano tanta immaginazione. Lo hanno fatto sul web, hanno chiesto di non andare a vedere la pellicola, ci hanno chiamati trafficanti di persone, ma io sempre dico: se i fascisti si arrabbiano con te, stai dalla parte giusta. Se un film così non fa arrabbiare i fascisti vuol dire che abbiamo sbagliato. Per la prima volta credo, nel mio paese c’è stata una polemica per un film che mette sullo schermo semplicemente personaggi che compiono ciò che dice la legge”.
MEDITERRANEO, TRAMA
Mediterraneo ha come protagonisti due bagnini spagnoli, Oscar e Gerard, che nel 2015, colpiti dalla straziante fotografia di un bambino annegato nel Mediterraneo, decidono di recarsi nell’isola di Lesbo, dove scoprono una realtà sconvolgente: ogni giorno migliaia di persone rischiano la vita cercando di solcare il mare con imbarcazioni precarie, per fuggire dalla miseria e dalle guerre che affliggono i loro Paesi d’origine. E nessuno sta svolgendo attività di salvataggio. Insieme a Esther, Nico e agli altri membri della loro squadra, Oscar e Gerard lotteranno per compiere il lavoro disatteso dalle autorità e per portare a migliaia di persone l’aiuto di cui hanno estremo bisogno.
Le proteste non sono solo dei lavoratori portuali: con loro in strada anche altre categorie
TRIESTE – Non tanto i portuali, quanto il popolo dei no-green pass ha bloccato da questa mattina gli accessi al porto di Trieste. Le casacche fluo ci sono, operatori dello scalo arrivati in gruppetti già dalle prime ore della giornata, ma accanto a loro sono presenti in gran numero insegnanti, sanitari, studenti, commercianti, tassisti e altre categorie che già nei giorni scorsi avevano sfilato in corteo nelle vie cittadine. Per ora, chi deve recarsi all’interno del porto per andare a lavoro, viene lasciato transitare, anche se deve farsi largo tra la folla che sta aumentando di ora in ora. Alcuni tir però, scesi dalla grande viabilità distante solo a pochi metri, hanno fatto marcia indietro. Tra i manifestanti striscioni, cartelli e slogan, contro “le terapie domiciliari negate”, si legge, e ancora “cittadini liberi e non sudditi” e semplicemente “no al green pass”. Le proteste si concentrano in particolare al varco del molo VII, completamente invaso dalla mobilitazione, e sono destinate a continuare per tutta la giornata.
Sono circa 4mila le persone che manifestano davanti al varco del porto di Trieste, una minima parte dei lavoratori dello scalo, mentre continua l’afflusso di no-green pass, arrivati anche da altre regioni. In scena anche un mini corteo sul posto, tra cartelli e slogan. Le forze dell’ordine monitorano la situazione, ma chi è diretto per lavoro dentro lo scalo viene lasciato passare senza problemi. Sul posto è stato allestito anche un punto ristoro per i manifestanti che puntano a restare al varco tutta la giornata.
PORTO DI TRIESTE APERTO, MA DAL VARCO SECONDARIO
Sono pochi i camion che si presentano al varco 1 del porto di Trieste, ma entrano ed escono regolarmente. Il varco secondario, quello più vicino alle rive cittadine, rimane infatti libero, e presidiato da un gruppo di forze dell’ordine che, fa sapere il responsabile, ha il compito di lasciarlo transitabile. Davanti allo schieramento di polizia e carabinieri, solo un gruppo di una ventina di manifestanti. Le forze dell’ordine non hanno informazioni secondo cui nel pomeriggio potrebbero radunarsi altri manifestanti, che rimangono per ora concentrati al varco 4, ovvero alla base del terminal container.
IL PORTAVOCE PUZZER: “LA MANIFESTAZIONE PROSEGUE, MA CHI VUOLE PUÒ ENTRARE”
“La manifestazione proseguirà a oltranza così come si sta svolgendo oggi. Chi vorrà entrare in porto a lavorare potrà farlo”. Così Stefano Puzzer, portavoce del Comitato lavoratori portuali di Trieste, che da stamattina presidia e blocca l’entrata nel porto dal varco 4, alla base del terminal container. Dopo aver minacciato il blocco totale delle attività portuali, ribadita anche ieri sera, di fatto il porto continua a operare, sebbene a ritmo ridotto.
Un passo indietro non ufficiale da parte del Clpt, che non è frutto di un accordo con l’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale, spiega Puzzer, precisando che “Zeno D’Agostino con me non parla più”. Il modo attuale della protesta, di fatto, eviterebbe le condizioni che spingerebbero alle dimissioni il presidente D’Agostino. Puzzer si è anche rivolto alla stampa e ai presenti, 2-3 migliaia all’ora di pranzo, ribadendo che oggi “il 40% dei lavoratori del porto di Trieste, 400 lavoratori, non avrebbero potuto entrare a lavorare“. Persone, spiega il sindacalista, che per due anni hanno lavorato in condizioni non sanificate, e “l’unica che si è preoccupata per noi è stata l’Autorità portuale, che ha fornito le mascherine e i gel sanificanti”, ma precisa che del “protocollo sanitario forse è stato rispettato il 10%”.
I lavoratori non si sono però tirati indietro, continua, “il volume del lavoro è aumentato del 45% in questo periodo“. In tutta risposta si è arrivati al “se non avete il green pass, non potete andare a lavorare”, evidenzia Puzzer. Green pass, conclude, che “non è una misura sanitaria, ma economica, e un ricatto che è stato fatto alla gente per farla andare a farsi il vaccino”. Il portavoce ha inoltre ribadito che lui si è vaccinato, ma è convinto che ciò debba essere lasciato alla libertà personale.
La manifestazione sinora si è svolta senza problemi, con i portuali che presidiano le porte del varco, e molte persone che stazionano, entrano ed escono dal parcheggio di fronte, in un clima rilassato. Le forze dell’ordine sono concentrate all’ingresso del parcheggio, e assicurano sia il transito all’uscita dall’autostrada, indirizzando i camion verso il varco 1, sia l’attraversamento in sicurezza della strada a numerosi manifestanti.
A GENOVA PROTESTE IN PORTO, STOP INGRESSI VARCO ETIOPIA
Sono tre i principali fronti di protesta contro l’introduzione dell’obbligo di green pass nel mondo del lavoro che si sono aperti stamattina a Genova. I primi due, all’alba, sono scattati davanti ai varchi portuali del Psa a Pra’ e di ponte Etiopia a Sampierdarena: presidi pacifici, che al momento non comportano il blocco delle banchine, ma solo deviazioni al traffico in entrata per quanto riguarda il porto vecchio. La protesta dei lavoratori portuali ha l’appoggio dell’Usb che, tuttavia, per ragioni sindacali, non ha potuto proclamare lo sciopero per oggi, rimandandolo al 25 e 26 ottobre.
Per prendere inequivocabilmente distanza dai fatti di Roma, davanti al varco Etiopia è stato srotolato lo striscione: “No green pass, no fascisti”. Ieri, inoltre, 68 lavoratori del Psa hanno inviato una diffida all’azienda contro l’applicazione della normativa nazionale sul green pass. Il terzo fronte di protesta è quello del centro cittadino, con un centinaio di attivisti di “Libera Piazza Genova” che, dalle 8.30, si sta concentrando sotto la Prefettura. Numeri al momento molto più contenuti rispetto alle partecipate proteste dei giorni scorsi. L’idea dei manifestanti sarebbe quella di spostarsi dalla Prefettura per andare a “dare supporto a ogni gruppo in mobilitazione”, ma per ora aspettano di rinfoltire i ranghi. Alle 10.30 previsto anche un presidio Ugl davanti alla sede Amt di via Bobbio.
Ieri Alitalia ha volato per l’ultima volta dopo 74 anni di attività. Da oggi tocca a Ita, società pubblica del ministero dell’Economia. Ecco i piani della nuova compagnia
ROMA – “Oggi non nasce ‘una’ compagnia aerea italiana, oggi nasce ‘la’ compagnia aerea italiana”. Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Ita – Italia trasporto aereo, lo dice nell’evento online di presentazione della compagnia, ITA.Bornin2021. Alitalia ha cessato i suoi voli nella giornata di ieridopo 74 anni di attività: da oggi toccherà a Ita, che ha anche acquistato il marchio della vecchia azienda per 90 milioni di euro con lo scopo di gestire la transizione verso la nuova livrea e riservarsi il diritto di futuri utilizzi del marchio. Di compagnia aerea italiana “ne avete vista sempre una, con forme diverse”, dice Lazzerini, ma “noi ci vogliamo meritare di essere la compagnia aerea italiana, non per censo e non per storia“, che aggiunge: “Oggi è l’epifania di Ita”.
Nasce oggi la nuova compagnia di bandiera italiana Ita Airways, “un vettore aereo efficiente ed innovativo, che mette al centro della propria strategia i clienti (attraverso una forte digitalizzazione dei processi e personalizzazione dei servizi) e la sostenibilità ambientale (nuovi aerei a ridotto impatto ambientale e tecnologicamente avanzati), anche nei piani e nei processi interni di governance”, spiega la compagnia.
Il primo volo Ita Airways, un Airbus A320 targato AZ 1637, è partito oggi da Milano Linate alle ore 6:20 e atterrato all’aeroporto di Bari alle ore 7:45. Alla guida il Comandante Fabrizio Campolucci. La scelta del nuovo brand Ita Airways “nasce dall’ascolto delle persone e del loro livello di gradimento, perseguendo uno dei pilastri fondamentali del piano industriale”, la “centralità del cliente“. Il marchio e la visual identity, firmati Landor&fitch, inaugurano così un nuovo corso con una firma storica per l’aviazione civile, Walter Landor, che disegnò negli anni 60 il marchio della compagnia di bandiera, a cui il nuovo brand rende omaggio con l’utilizzo degli stessi colori.
LIVREA AZZURRA PER GLI AEREI
“La nuova livrea degli aerei Ita-Airways sarà azzurra, con tricolore e logo in oro bianco, tutto sarà tradotto anche negli interni. Gli aerei ancora non hanno questa livrea ma l’avranno nei prossimi mesi. Il brand Ita-Airways sarà accordato a questa nuova livrea”. Lo annuncia Giovanni Perosino, direttore marketing Ita, nel corso dell’evento online di presentazione della nuova compagnia aerea. L’azzurro è “simbolo di unità, coesione e orgoglio del Paese e rappresentativo dello sport e della nazionale italiana”. Sul timone il tricolore, sullo sfondo azzurro il logo oro bianco e rosso di Ita Airways e icone stilizzate ispirate al patrimonio artistico nazionale.
LA FLOTTA DI ITA AIRWAYS
La compagnia opererà a partire da oggi con un network di 44 destinazioni e 59 rotte, 191 voli in totale (24 nazionali e 56 internazionali), che nel 2022 arriveranno a 58 destinazioni e 74 rotte per giungere nel 2025 74 destinazioni e 89 rotte. Inaugurata oggi anche l’attività charter con il primo volo Malpensa – Fiumicino con a bordo l’Inter, campione d’Italia. Ita Airways focalizzerà la propria attività sull’hub di Roma Fiumicino e sull’aeroporto di Milano Linate, dove si posizionerà come la compagnia aerea di riferimento per il traffico business e leisure.
In attesa dell’individuazione del partner strategico, Ita Airways entrerà in Sky Team garantendo progressivamente ai suoi viaggiatori il code sharing con tutti i membri Sky Team con voli in connessione. Ita Airways parte oggi con 52 aerei (7 wide body e 45 narrow body). Già nel 2022 la flotta crescerà a 78 aeromobili (26 nuovi aerei, +50% sul 2021) di cui 13 wide body (+6 sul 2021) e 65 narrow body (+20 sul 2021), con l’inserimento progressivo di aeromobili di nuova generazione che al 2025 raggiungeranno il 75%, con 105 nuovi aerei (23 wide body e 82 narrow body). L’accordo firmato con la società Air Lease Corporation fornirà in leasing altri 31 aerei Airbus di nuova generazione fra velivoli di lungo, medio e breve raggio.
Ita Airways si doterà così di una flotta moderna ed environment-friendly che includerà tecnologie all’avanguardia e che ridurrà nell’arco di piano 2021-2025 le emissioni di CO2 di 750 mila tonnellate. Per la sua flotta green, Ita Airways ha, inoltre, firmato un Memorandum of Understanding con Airbus per l’acquisto di 28 nuovi aeromobili: 10 Airbus A330neo per i collegamenti di lungo raggio, 7 esemplari della famiglia di aerei regional Airbus A220 e 11 velivoli della famiglia A320neo.
PRESENTATO IL NUOVO PROGRAMMA FEDELTÀ: ‘VOLARE’
‘Volare’ è il nuovo programma di Loyalty Ita Airways, attivo a partire da oggi, 15 ottobre. Il programma è stato progettato “per assicurare ai clienti massima semplicità e flessibilità sia nell’accumulo che nella spesa dei punti“. Quattro saranno i livelli in cui si declinerà il nuovo programma di Loyalty: smart, plus, premium ed executive. Attraverso il programma di partnership commerciali, inoltre, ‘Volare’ offrirà ai clienti un’ampia gamma di servizi e prodotti messi a disposizione da Ita Airways e dai suoi partner. I punti accumulati consentiranno di volare ogni giorno dell’anno su qualsiasi volo di Ita Airways, attraverso una modulazione flessibile legata al valore di ogni singolo volo. L’iscrizione al programma è da oggi disponibile via web, sul sito www.ita-airways.com, e sull’app della compagnia.
I clienti fin da oggi avranno la possibilità di accumulare punti, mentre il catalogo dei servizi e prodotti verrà rilasciato nel 2022. Ita Airways, con il nuovo Customer Center, gestito da Covisian, metterà a disposizione una piattaforma virtuale che utilizzerà nuove tecnologie in ambiente cloud sviluppate da aziende leader di mercato, come la piattaforma Salesforce per la gestione della relazione con i clienti e l’infrastruttura Amazon Web Services per le attività telefoniche, che consente l’impiego anche dell’intelligenza artificiale per migliorare tempi di risposta. Il servizio evolverà progressivamente integrando nuove funzionalità.
IL PERSONALE: 2.800 DIPENDENTI, IL 70% DA ALITALIA
Dal 26 agosto Ita Airways ha avviato la campagna di raccolta di candidature per le figure professionali da inserire nelle aree operative di volo e di terra e in quelle di staff. Sono state più di 30mila le domande ricevute. A seguito “di un’attenta selezione” è stata scelta la nuova squadra di Ita Airways che risponde ai criteri di competenza e professionalità aderenti alle linee strategiche aziendali della nuova compagnia. La squadra di Ita Airways è così composta: 2.800 dipendenti, di cui 1.250 staff e 1.550 personale navigante. Alla data odierna, circa il 30% delle assunzioni viene dal mercato e il 70% da Alitalia, concentrato prevalentemente sul personale navigante. Nel 2022 il personale del perimetro aviation crescerà di 1.000 unità per arrivare a 5.750 persone nel 2025. Tutto il personale di Ita Airways condividerà un premio di risultato individuale in funzione del raggiungimento degli obiettivi di redditività dell’azienda e di soddisfazione del cliente.
IL PRESIDENTE ALTAVILLA: “AVERE UNA COMPAGNIA DI BANDIERA È UN OBBLIGO”
“Una compagnia di bandiera per un Paese che ha una vocazione turistica come la nostra non è una possibilità ma un obbligo”. Così Alfredo Altavilla, presidente di Ita-Airways. “Esiste una domanda di viaggio sia nel nostro Paese che dal resto del mondo verso il nostro Paese che le low cost non riescono a soddisfare – spiega Altavilla – né per il comfort a bordo né per le connessioni, e nemmeno per il value for money, perché come si dice in inglese ‘if you pay peanuts you get monkeys’”. Ovvero, pagando poco non ci si possono attendere elevati servizi e standard qualitativi.
“FIDUCIOSO IN UN ACCORDO CON I SINDACATI”
Per quel che riguarda il contratto di lavoro del personale Ita-Airways “sono assolutamente fiducioso che riusciremo a trovare un accordo con i sindacati”, sottolinea Alfredo Altavilla. “Mi rammarica essere arrivato alla partenza della compagnia senza un accordo – prosegue il presidente della neonata compagnia aerea – ma sono assolutamente fiducioso che i passi avanti fatti ci permetteranno al più presto di tornare a sederci al tavolo con i sindacati per un accordo“.
“NON POSSIAMO PERDERE LA CENTRALITÀ DI FIUMICINO E LINATE”
Il presidente di Ita fa anche il punto sulle strategie della nuova compagnia aerea: “Non possiamo perdere la centralità di Fiumicino e Linate e non possiamo essere quelli che portano acqua agli altri, questo non è equal partnerhip e vuol dire farsi abusare“. Le dimensioni attuali della flotta, aggiunge Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Ita-Airways, sono adeguate anche per “servire il mercato attuale e preservare slot come quello di Linate, dove se si abbandona lo slot non si ritrova più”. Ciò detto, quello “Milano-Roma è un asset importante le cui frequenze vanno tarate sul mercato“, segnala Lazzerini, con Alitalia “qualche anno fa c’erano 23 voli in andata e 23 in ritorno, ma oggi a pochi chilometri c’è la linea ferroviaria ad alta velocità”, che sottrae molta domanda. Per cui il servizio sul Milano-Roma, da Linate, “sarà concentrato sulla clientela business con partenze e arrivi in orari business, e in mezzo qualcos’altro”.
“LAVOREREMO SOLO CON AZIENDE E AUTO ITALIANE”
“Siamo la nuova compagnia aerea italiana, apparteniamo al ministero dell’Economia e delle Finanze, abbiamo scelto di lavorare solo con aziende italiane, e tutte le auto che useremo saranno solo auto prodotte in Italia“, aggiunge Altavilla. Che, a proposito dei conti di Ita, dichiara: “Pensiamo di raggiungere il breakeven operativo nella prima metà del 2023”.
“RESPINTE TUTTE LE INGERENZE POLITICHE”
Nella neonata Ita-Airways “abbiamo già avuto ingerenze politiche, tutte respinte”, perché “non ritengo di dover avere nessun obbligo verso nessuno, tranne i miei azionisti“, sottolinea il presidente di Ita-Airways nel corso dell’evento online di presentazione della compagnia aerea, ITA.Bornin2021. L’unica cosa a cui si deve puntare, dice Altavilla, è “dimostrare ai contribuenti italiani, che sono gli azionisti, che saremo attenti al loro capitale”.
I MOTIVI DELL’ACQUISTO DEL MARCHIO ALITALIA
“I soldi del marchio servivano a tenere in vita la gestione commissariale, per dare gli stipendi a chi non viene a lavorare in Ita“, spiega Altavilla. Ciò detto, “nella mia testa Ita-Airways c’è sempre stato” ma si è verificato “non solo il desiderio ma la necessità di acquistare il brand Alitalia”, spiega Atavilla. Questo perché “il marchio Alitalia non poteva appartenere a nessun altro che alla nuova compagnia di questo Paese“, sottolinea il presidente Ita-Airways, un marchio, quello Alitalia, che “si porta dietro la storia delle persone che volevamo rispettare e fare evolvere” e “per questo abbiamo scelto gli stessi colori e c’è il richiamo del marchio a quello originale Alitalia“.
L’acquisto del brand, con il pagamento di 90 milioni di euro ad Alitalia in amministrazione straordinaria, è stato deciso da Ita-Airways anche “per essere partecipi di un’operazione di sistema, per assicurare che la trattativa si svolgesse senza problemi di solvibilità per l’amministrazione straordinaria” che potessero portare al mancato pagamento degli stipendi, ribadisce quindi Alfredo Altavilla, presidente ITA-Airways. Oltre a ciò “il brand è stato comprato perché garantisce una transizione ordinata verso le nuove livree degli aerei, oltre che verso il rifacimento degli interni, delle divise, delle strutture aeroportuali attualmente con brand Alitalia”, spiega Altavilla. Infatti “avremmo dovuto farlo molto più in fretta se avessimo perso la gara per il marchio, e avremmo sopportato costi importanti”. Però, aggiunge il presidente ITA-Airways, “abbiamo deciso di tenere il marchio Alitalia anche per eventuali iniziative di marketing in futuro“.
Il presidente di Ita ha anche annunciato: “Abbiamo acquistato l’asset aviation a un euro” da Alitalia. Sottolineando: “C’è una grossa differenza tra il concetto di valore e quello di prezzo. Nessuno pensa che gli asset valessero un euro ma il prezzo giusto era quello” e ciò “in funzione dei costi che dovevamo sostenere per mettere questi asset in condizione di poter volare in modo efficiente sin dal primo giorno”, ricorda Altavilla.
Con la nascita di Ita-Airways, e l’archiviazione progressiva di Alitalia, “non ci portiamo dietro un’eredità negativa e dimensioni troppo grandi che poi si scontrano con la sostenibilita economica”, specifica Altavilla. Inoltre “non dobbiamo avere sogni di grandezza e non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno”, puntualizza il presidente della neonata compagnia aerea.
“ENTRO IL 2022 DOBBIAMO CHIUDERE PER LE ALLEANZE”
Quello delle alleanze di Ita, anzi di Ita-Airways, “è un processo cui cominceremo a lavorare dalla settimana prossima in maniera determinata, è importante chiuderlo entro il 2022 con partner che ci daranno più vantaggio“, spiega Altavilla. Per la scelta del partner “sono assolutamente agnostico, guardiamo in ogni direzione dovunque ci sia capacità di creare valore per Ita-Airways”. Però per ora non si svelerà altro sulle partnership, perché “le alleanze si fanno in maniera molto riservata e confidenziale”, conclude il presidente Ita.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Roberto Antonini
Nel provvedimento approvato ci sono 200 milioni fino a fine anno per il rifinanziamento della misura, ma Lega, Forza Italia e Italia viva chiedono modifiche. Se ne riparlerà in legge di bilancio
ROMA – Di come cambierà la platea del reddito di cittadinanza e quanto verrà finanziato, se ne riparlerà in legge di bilancio, quando si discuterà anche la riforma delle politiche attive. Si è chiuso così uno scontro tra i ministri in Consiglio dei ministri durante la discussione del decreto fiscale.
Il provvedimento approvato oggi, infatti, contiene anche il rifinanziamento del reddito di cittadinanza per circa 200 milioni, fino alla fine dell’anno. Da una parte i ministri di Lega, Forza Italia ed Elena Bonetti di Italia viva hanno chiesto di valutare modifiche alla misura bandiera dei Cinque stelle, dall’altra parte M5s e Pd hanno respinto le richieste dei colleghi. Il dibattito sul reddito verrà affrontato in altra sede, in manovra, appunto. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, peraltro, ha affidato alla commissione tecnica guidata da Chiara Saraceno, il compito di elaborare un pacchetto di proposte proprio per migliorare il reddito di cittadinanza.
SICUREZZA SUL LAVORO
Il decreto interviene con una serie di misure sul mondo del lavoro, a cominciare dalla sicurezza sui luoghi di lavoro: le norme approvate consentiranno infatti di intervenire con maggiore efficacia sulle imprese che non rispettano le misure di prevenzione o che utilizzano lavoratori in nero. L’obiettivo è quello di incentivare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di un maggiore coordinamento dei soggetti competenti a presidiare il rispetto delle disposizioni per assicurare la prevenzione. Pertanto il provvedimento interviene, in primo luogo, con modifiche al Decreto legislativo 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Cambiano anche le condizioni necessarie per l’adozione del provvedimento cautelare della sospensione dell’attività imprenditoriale interessata dalle violazioni: 10% e non più 20% del personale “in nero” presente sul luogo di lavoro. Non è più richiesta alcuna “recidiva” ai fini della adozione del provvedimento che scatterà subito a fronte di gravi violazioni prevenzionistiche. La nuova disciplina del provvedimento cautelare prevede altresì l’impossibilità, per l’impresa destinataria del provvedimento, di contrattare con la pubblica amministrazione per tutto il periodo di sospensione.
Nel caso in cui vengano accertate gravi violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza del lavoro, è prevista – come detto – la sospensione dell’attività, anche senza la necessità di una reiterazione degli illeciti. Per poter riprendere l’attività produttiva è necessario non soltanto il ripristino delle regolari condizioni di lavoro, ma anche il pagamento di una somma aggiuntiva di importo variabile a seconda delle fattispecie di violazione. L’importo è raddoppiato se, nei cinque anni precedenti, la stessa impresa ha già avuto un provvedimento di sospensione.
Sono estese le competenze di coordinamento all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl) negli ambiti della salute e sicurezza del lavoro. All’estensione delle competenze attribuite all’Inl si accompagneranno un aumento dell’organico – è prevista l’assunzione di 1.024 unità – e un investimento in tecnologie di oltre 3,7 milioni di euro nel biennio 2022/2023 per dotare il nuovo personale ispettivo della strumentazione informatica necessaria a svolgere l’attività di vigilanza. Previsto anche l’aumento del personale dell’Arma dei Carabinieri dedicato alle attività di vigilanza sull’applicazione delle norme in materia di diritto del lavoro, legislazione sociale e sicurezza sui luoghi di lavoro, che passerà dalle attuali 570 a 660 unità dal 1° gennaio 2022.
Viene rafforzata la banca dati dell’Inail, il Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (Sinp), per il quale si punta a una definitiva messa a regime e a una maggiore condivisione delle informazioni in esso contenute. Gli organi di vigilanza sono tenuti ad alimentare un’apposita sezione della banca dati, dedicata alle sanzioni applicate nell’ambito dell’attività di vigilanza svolta nei luoghi di lavoro. Mentre l’Inail dovrà rendere disponibili alle Aziende sanitarie locali e all’Ispettorato nazionale del lavoro i dati relativi alle aziende assicurate e agli infortuni denunciati.
FISCO: RIECCO CIG COVID E REDDITO DI CITTADINANZA
In considerazione degli effetti economici derivanti dall’emergenza Covid-19, sono adottate alcune norme volte a tutelare i contribuenti maggiormente in difficoltà. In particolare: È previsto il differimento del versamento delle rate delle definizioni agevolate dei carichi affidati alla riscossione (cosiddetti “rottamazione-ter” e “saldo e stralcio”) originariamente in scadenza a decorrere dal 2020. In particolare, potranno essere versate entro il 30 novembre 2021 le rate in scadenza nel 2020 e in scadenza dal 28 febbraio al 31 luglio 2021. Viene prolungato a 150 giorni dalla notifica, in luogo di 60, il termine per l’adempimento spontaneo delle cartelle di pagamento notificate dal primo settembre al 31 dicembre 2021. Fino allo scadere del termine dei 150 giorni non saranno dovuti interessi di mora e l’agente della riscossione non potrà agire per il recupero del debito.
Per i piani di rateizzazione già in essere prima dell’inizio del periodo di sospensione della riscossione, viene esteso da 10 a 18 il numero delle rate che, se non pagate, determinano la decadenza dalla rateizzazione concessa. Sono previsti alcuni correttivi alla disciplina al credito di imposta in Ricerca e Sviluppo al fine di superare alcune incertezze interpretative connesse all’originaria formulazione della misura. Inoltre sono previste semplificazioni della disciplina della patent box.
È rifinanziato nell’anno 2021 il fondo per il rinnovo del parco auto. È previsto il rifinanziamento per le misure adottate al fine dell’equiparazione della quarantena per Covid 19 alla malattia. Per quanto riguarda i congedi parentali, i lavoratori dipendenti o autonomi genitori di minori di 14 anni possono astenersi dal lavoro nel caso in cui sia sospesa l’attività didattica o educativa del figlio per tutta o in parte la durata dell’infezione o per la quarantena disposta dalle autorità competenti.
Sono state disposte misure di sostegno al reddito per i lavoratori di Alitalia in amministrazione straordinaria. Il decreto inoltre ha rifinanziato la Cassa Integrazione prevista per i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi connessi all’emergenza COVID-19; a fronte dell’andamento delle richieste, sono stanziati, per il 2021, 200 milioni di euro per il Reddito di Cittadinanza.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Luca Monticelli
Il mondo ribolle e Salvo Valenti, il siciliano che è noto vede e parla con San Michele Arcangelo, tornerà in Francia (per la quarta volta) per riferire ai 70 Gruppi di preghiera francesi, come a novembre farà con gli altrettanti italiani. Italia e Francia sono in prima linea per volontà dell’Arcangelo.
Da anni è stato pubblicato anche in francese il libro che racconta la sua avventura negli ultimi 15 anni, poi fu il turno della stampa in francese del libretto delle preghiere che S. Michele ha espressamente chiesto di recitare “in gruppo il 29 di ogni mese”(la sua festa liturgica è il 29 settembre).
Ora, vicino a Creuse, al centro della Francia, per una settimana, incontrerà tutti i Capi e vicecapi Gruppo riuniti insieme. Leggerà i messaggi ricevuti, specie l’ultimo in cui l’Arcangelo chiede CON FORZA di “cancellare le leggi che offendono Dio e fanno soffrire i popoli” (divorzio, aborto ecc).
Messaggio che il 20 settembre 2020 fu letto davanti al Parlamento Europeo a Bruxelles e il 2 ottobre 2021 davanti ai Parlamenti Italiano e Francese (e anche davanti al Vaticano, diciamo “per conoscenza” perchè il Vaticano non può certo cambiare le leggi). Messaggio già pubblicato, anche integralmente, dai giornali e televisioni più attente e libere da condizionamenti, oltre che in sanmichelearcangelopetralia.com.
Solo i Deputati possono cambiare le leggi e tutti quelli italiani sono già stati informati, quindi si attendono le risposte.
“Dal 15 ottobre il fabbisogno settimanale stimato di tamponi antigenici rapidi è compreso tra 7,5 e 11,5 milioni: un numero molto lontano dai 1,2 milioni effettuati nella settimana 6-12 ottobre”
ROMA – Il monitoraggio indipendente della FondazioneGimbe rileva nella settimana 6-12 ottobre, rispetto alla precedente, ‘una diminuzione di nuovi casi (18.209 vs 21.060) e dei decessi (266 vs 311).In calo anche i casi attualmente positivi (82.546 vs 90.299), le persone in isolamento domiciliare (79.511 vs 86.898), i ricoveri con sintomi (2.665 vs 2.968) e le terapie intensive (370 vs 433)’. Così in un comunicato la Fondazione Gimbe.
IL MONITORAGGIO GIMBE DELL’ULTIMA SETTIMANA
In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni.
Decessi: 266 (-14,5%), di cui 25 riferiti a periodi precedenti
Terapia intensiva: -63 (-14,5%)
Ricoverati con sintomi: -303 (-10,2%)
Isolamento domiciliare: -7.387 (-8,5%)
Nuovi casi: 18.209 (-13,5%)
Casi attualmente positivi: -7.753 (-8,6%)
‘Ormai da 6 settimane consecutive- dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe- a livello nazionale si registra una discesa dei nuovi casi settimanali’. Solo in tre Regioni (Calabria, Molise, Piemonte) si rileva un incremento percentuale dei contagi, ma con numeri assoluti molto bassi’. Scendono a 12 le Province con incidenza pari o superiore a 50 casi per 100.000 abitanti e nessuna conta oltre 150 casi per 100.000 abitanti. In calo anche i decessi: 266 negli ultimi 7 giorni (di cui 25 riferiti a periodi precedenti), con una media di 38 al giorno rispetto ai 44 della settimana precedente. ‘A livello ospedaliero- afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe- si registra un ulteriore calo dei posti letto occupati dai pazienti COVID-19: rispetto alla settimana precedente scendono del 10,2% in area medica e del 14,5% in terapia intensiva’. A livello nazionale il tasso di occupazione rimane molto basso (5% in area medica e 4% in area critica) e nessuna Regione supera le soglie del 15% per l’area medica e del 10% per l’area critica (figura 4). ‘Continuano a scendere anche gli ingressi giornalieri in terapia intensiva- spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe- con una media mobile a 7 giorni di 19 ingressi/die rispetto ai 22 della settimana precedente’.
LE FORNITURE DI VACCINI
Al 13 ottobre (aggiornamento ore 10.33) risultano consegnate 99.713.127 dosi: pur avendo ricevuto solo 950mila dosi nell’ultima settimana, le scorte di vaccini a mRNA restano stabili a quota 13,3 milioni. Vaccini: somministrazioni. Al 13 ottobre (aggiornamento ore 10.33) il 77,5% della popolazione (n. 45.896.082) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+402.786 rispetto alla settimana precedente) e il 73,3% (n. 43.455.924) ha completato il ciclo vaccinale (+534.900 rispetto alla settimana precedente). Nell’ultima settimana scende ancora il numero di somministrazioni (n. 1.040.938), con una media mobile a 7 giorni che sfiora 152mila somministrazioni/die. Per la seconda settimana consecutiva cala il numero di nuovi vaccinati: da 493mila a 378mila (-23,2%).
LE COPERTURE VACCINALI
Le coperture vaccinali per fascia di età con almeno una dose di vaccino sono molto variabili: dal 96,8% degli over 80 al 71,3% della fascia 12-19. In generale, rispetto alla settimana precedente, si registrano incrementi modesti: il numero di vaccinati con almeno una dose cresce dell’1,2% nelle fasce 20-29 e 30-39, dello 0,9% nelle fasce 12-19 e 40-49, dello 0,7% nella fascia 50-59, mentre negli over 60 l’incremento non supera lo 0,3%. In particolare, per le categorie a maggiore rischio di malattia severa, sono ancora 3,2 milioni (11,8%) gli over 50 che non hanno completato il ciclo vaccinale, di cui 2,48 milioni non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino, con rilevanti differenze regionali (dal 14,7% della Calabria al 5,3% della Puglia).
EFFICACIA VACCINALE
L’efficacia del vaccino sulla diagnosi di SARS-CoV-2 si è ridotta dall’88,5% (periodo 4 aprile-11 luglio) al 77,2% (periodo 4 aprile-26 settembre) per poi risalire al 77,6% (periodo 4 aprile-3 ottobre); in particolare nella fascia di età 12-39 anni è scesa sino al 67,2% (periodo 4 aprile-29 agosto), verosimilmente per l’aumentata socialità e una minore attenzione ai comportamenti durante il periodo estivo, per poi risalire fino al 74,1% (periodo 4 aprile-3 ottobre). L’efficacia vaccinale si conferma, invece, molto elevata nel ridurre i decessi (94,6%) e le forme severe di malattia che necessitano di ricovero in area medica (92,5%) e in terapia intensiva (94,8%). Tuttavia, a partire da metà agosto, pur rimanendo superiore al 90%, il trend è in lieve riduzione per ospedalizzazioni (-2,4%), ricoveri in terapia intensiva (-2,2%) e decessi (-2,6%). Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo, rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce nettamente l’incidenza di diagnosi (del 78,8%-84,6%) e soprattutto di malattia grave (dell’87,7-96% per ricoveri ordinari; del 90,4-98% per le terapie intensive) e decesso (dell’81,5-97,1%).
VACCINI: TERZA DOSE
Dopo l’approvazione della European Medicines Agency (EMA) della somministrazione di una dose di richiamo (booster) di vaccino Pfizer nella popolazione di età =18 anni, la Circolare del Ministero della Salute del 27 settembre 2021 ha individuato, oltre ai pazienti immunocompromessi ai quali somministrare la dose addizionale di vaccino Pfizer o Moderna, le categorie di popolazione per la dose booster: in una prima fase over 80 e ospiti e personale sanitario e socio-sanitario delle RSA; successivamente gli operatori sanitari, con priorità per gli over 60 o vulnerabili a forme di COVID-19 severa per patologie concomitanti o con elevato livello di esposizione all’infezione. La platea vaccinabile con terza dose è stata, poi, ulteriormente espansa dalla Circolare del Ministero della Salute dell’8 ottobre 2021, che ha esteso l’indicazione del richiamo a tutti gli over 60 e ai maggiorenni fragili con specifiche patologie. Ad oggi la platea vaccinabile con la terza dose non è ancora stata aggiornata negli Open Data sui vaccini anti-COVID-19 rispetto all’ultima estensione, restando dunque ferma a quota 7,6 milioni di persone secondo le categorie previste dalla precedente circolare ministeriale. Al 12 ottobre 2021 sono state somministrate 389.764 dosi con un tasso di copertura del 5,1%, e notevoli differenze regionali: dal 18,3% del Molise allo 0% della Valle D’Aosta.
GREEN PASS
Con la progressiva estensione del green pass il numero dei tamponi antigenici rapidi è aumentato del 57,7% in un mese: la media mobile a 7 giorni è passata da 113 mila del 6 agosto a 178 mila il 7 settembre per poi stabilizzarsi tra 175mila e 185mila, documentando indirettamente l’esistenza di una fascia di popolazione non intenzionata a vaccinarsi. Viceversa, la media mobile a 7 giorni dei nuovi vaccinati, dai quasi 172 mila del 12 agosto è progressivamente calata fino a quota 54 mila il 10 ottobre. ‘La ‘spinta gentile’ del green pass- commenta Cartabellotta- ha dunque avuto un’efficacia modesta nel contrastare l’esitazione vaccinale. Considerato che la certificazione verde viene rilasciata a 15 giorni dalla prima dose e vista l’imminente decorrenza dell’obbligo di green pass per i lavoratori, già da fine settembre doveva essere visibile una netta risalita dei nuovi vaccinati, ma così non è stato. In assenza di dati ufficiali- spiega il Presidente- è possibile effettuare solo stime indirette del numero di lavoratori non ancora vaccinati, utilizzando differenti fonti di dati e accettando i limiti che possono influenzare le stime stesse’. Secondo gli Open Data sui vaccini anti-COVID-19, 8,1 milioni di over 12 non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino. Di questi, poco più di 6 milioni sono persone in età lavorativa: 863 mila nella fascia d’età 20-29, 1,32 milioni nella fascia 30-39, 1,65 milioni nella fascia 40-49, 1,39 milioni nella fascia 50-59 e 821 mila nella fascia 60-69.
Considerato che secondo i dati Istat relativi al 4° trimestre 2020 il tasso di occupazione in Italia nella fascia 20-64 anni è del 62,9%, si stimano circa 3,8 milioni di lavoratori non vaccinati, ma la precisione di questa stima è influenzata da diverse variabili: lavoratori under 20 e over 64, numero di occupati guariti negli ultimi 6 mesi, numero di lavoratori esentati per patologia, distribuzione non omogenea tra le differenti fasce di età sia del tasso di occupazione, sia del numero dei non vaccinati tra lavoratori e non lavoratori. Pertanto, dal 15 ottobre il fabbisogno settimanale stimato di tamponi antigenici rapidi è compreso tra 7,5 e 11,5 milioni: un numero molto lontano dai 1,2 milioni effettuati nella settimana 6-12 ottobre. Secondo Federfarma, circa due terzi dei tamponi antigenici rapidi vengono eseguiti nelle farmacie private, ma di queste meno della metà (8.331 su circa 19 mila), oltre a 327 centri privati, hanno aderito all’accordo che garantisce i test a prezzo calmierato.
‘Per far fronte all’aumento del fabbisogno di test- spiega il Presidente- è urgente sia ampliare il numero di farmacie e altre strutture autorizzate che aderiscono all’accordo, sia potenziare l’attività per aumentare il numero di tamponi. Alla vigilia del 15 ottobre- conclude Cartabellotta- la politica e il mondo del lavoro devono fare i conti con alcune ragionevoli certezze. Innanzitutto l’attuale sistema che punta su farmacie e centri autorizzati non potrà garantire, almeno nel breve termine, un’adeguata offerta di tamponi antigenici rapidi a prezzo calmierato; in secondo luogo le proposte avanzate negli ultimi giorni (estendere validità dei tamponi a 72 ore, tamponi ‘fai da te’), oltre a non avere basi scientifiche presentano rischi di tipo sia sanitario, sia medico-legale e assicurativo; infine, il numero dei nuovi vaccinati già da alcune settimane lasciava presagire un consistente ‘zoccolo duro’ di lavoratori che, nonostante l’approssimarsi del 15 ottobre, non intende vaccinarsi volontariamente. Considerato che la ‘spinta gentile’ del green pass non ha prodotto i risultati auspicati e che da domani si rischia il caos, con centinaia di migliaia di lavoratori sprovvisti della certificazione verde di fatto impossibilitati ad effettuare un tampone, il Governo deve prendere in considerazione l’obbligo vaccinale, consentendo l’uso del tampone per ottenere il green pass solo dopo la prenotazione del vaccino e fino a due settimane dopo la somministrazione della prima dose’. Il monitoraggio Gimbe dell’epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org
Il leader della Cgil incontra il premier Draghi insieme agli altri sindacati e chiede “un abbassamento molto forte del costo dei test” in vista dell’obbligo di green pass per tutti i lavoratori
ROMA – La Cgil chiede al governo “un abbassamento molto forte del costodel tampone“. Lo ha riferito Maurizio Landini, al termine dell’incontro di stamattina a Palazzo Chigi con il premier Mario Draghi. “Abbiamo colto l’occasione per segnalare al Governo” che “è il momento di andare su una strada che introduca un abbassamento molto forte del costo del tampone e che si potenzi il credito d’imposta che permette alle imprese su tutte le spese di sanificazione di affrontare questa questione“, ha detto Landini.
fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it» Alfonso Raimo
Papa Francesco ha autorizzato la congregazione delle cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il miracolo della guarigione di una bambina
VENEZIA – Papa Giovanni Paolo I, ovvero Albino Luciani di Canale d’Agordo, sarà beatificato. Lo annuncia la Fondazione Papa Luciani di Canale d’Agordo Onlus, dopo che oggi, “durante l’udienza concessa a Sua Eminenza Reverendissima il signor Cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima congregazione a promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani), Sommo Pontefice”. Il miracolo riguarda la guarigione di una bambina argentina gravemente malata, che nel 2011 guarì dopo che fu chiesta l’intercessione di Papa Luciani.
Della notizia si felicita anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che in una nota esprime “a nome di tutti i veneti la gioia e l’orgoglio per il decreto che apre la via della beatificazione di Giovanni Paolo I”. Di fatto, “il decreto del Papa fa vedere ormai prossimo il giorno in cui don Albino, come lo chiamavano tanti nostri anziani che lo avevano visto giovane prete nel Bellunese, sarà beato. E quel giorno sarà una grande festa per tutta la nostra regione“, commenta Zaia.
“La modestia che, fin dalla nascita in un’umile famiglia di lavoratori delle montagne agordine, ha sempre contraddistinto Papa Luciani non ha impedito che fosse protagonista di un pontificato che, nonostante la brevità, ha segnato un periodo importante nella vita della Chiesa“, prosegue il Governatore veneto. “Sono tre i patriarchi di Venezia, pastori delle Genti venete, eletti pontefici nel 20esimo secolo. Pio X e Giovanni XXIII sono già stati proclamati santi, anche Giovanni Paolo I potrà salire presto alle glorie degli altari come beato”.
Le false indicazioni di origine sui salumi mettono a rischio un mercato dei prodotti a denominazione (Dop) a base di carne che vale 5 miliardi di euro danneggiando la reputazione di specialità Made in Italy consumate in tutto il mondo. E’ quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere apprezzamento per l’operazione dei carabinieri del Comando per la Tutela Agroalimentare che hanno smascherato irregolarità in prodotti a base di carne. Una operazione importante in un momento in cui gli allevamenti – sottolinea la Coldiretti – devono affrontare la concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero e spacciati come nazionali proprio mentre si sta verificando un insostenibile aumento dei costi di produzione. E’ importante – conclude la Coldiretti – tutelare un settore di punta dell’agroalimentare italiano come la norcineria nazionale che offre lavoro nella filiera a circa centomila persone a partire dai 5mila allevamenti presenti in Italia, per soddisfare i 35 milioni di italiani che ogni settimana portano in tavola salumi.
In Italia il mancato gettito causato dal commercio illecito di tabacco vale intorno ai 400 milioni di euro ma a preoccupare sono anche gli effetti sulla salute per la mancanza di controlli sulla qualità e sull’utilizzo di sostanze chimiche proibite. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’operazione congiunta condotta da guardia di finanza e carabinieri nei confronti di un’organizzazione criminale accusata di aver movimentato oltre 27 tonnellate di sigarette di contrabbando nell’ambito di un’inchiesta della procura di Napoli. Le aree tradizionalmente più colpite dal contrabbando risultano infatti essere – sottolinea la Coldiretti – Friuli-Venezia Giulia e Campania dove rispetto alla media nazionale del 3,4% la quota di consumo illecito sul totale si attesta nelle due regioni al 22% e al 12% seocndo il rapporto sul consumo di sigarette illecite, realizzato da Kpmg con il contributo di Philip Morris International. In Italia il trend tuttavia – precisa la Coldiretti – si conferma in diminuzione a testimonianza dell’efficace azione di contrasto e deterrenza svolta dalle forze dell’ordine e dall’agenzia delle Dogane e dei Monopoli.L’Italia è il primo produttore europeo di tabacco con oltre 1/4 della produzione complessiva, sviluppata su 16.000 ettari per un raccolto di qualità garantito dall’accordo di filiera traColdiretti e Philip Morris Italia che prevede investimenti fino a un totale di 500 milioni di euro fino al 2023 sulla filiera tabacchicola italiana.
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