La Cattedrale di Rouen, il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese al Museo d’Orsay di Parigi davanti il dipinto di Claude Monet

Quest’opera (cm. 92,2 X 63 cm.) fa parte di un carnet di quasi quaranta tele (30 secondo altre fonti), tutte con lo stesso tema e tutte dipinte a olio. La serie, oggi sparsa in collezioni pubbliche e private del pianeta, fu eseguita nel tra il 1892 ed il 1894, spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese, per raffigurare il portale della Cattedrale di Rouen nelle diverse ore della giornata, dallo stesso punto di vista: una psicologia dell’umore e del manifestato, secondo la luce, che traducendo la forma, porge materia.
La cattedrale di Rouen al “sole del mattino” che qui vedete è del 1893, ed è esposta alla Sala 34, situata al piano superiore (livello 5) del Musée d’Orsay di Parigi; raffigura la famosissima facciata gotica nella luce gioiosa del suo sole mattutino; altre tele con lo stesso soggetto la rappresentano invece in varie ore del giorno, per esempio all’alba, oppure a mezzogiorno così come nella luce del tramonto e così via, catturando le ineffabili variazioni di atmosfera e di luce, comunque di giubilo.
Era un’abitudine ormai cara a Monet, continua Battaglia La Terra Borgese, quella di raffigurare un soggetto nelle diverse ore della giornata, lavorando per così dire contemporaneamente a varie tele per volta, passando dall’una all’altra secondo le gioie bagnate della luce, infuse nelle menti (fece lo stesso con altri temi, la Gare St.-Lazare, i Covoni, le Ninfee).
Comunque, spiega il Critico, Monet non fu il solo, benché sia stato il primo. In quegli anni, anche Pissarro fece qualcosa di simile per la chiesa di St. Jacques a Dieppe, che dipinse “in serie” tra l’agosto e il settembre del 1891.
Ma torniamo a questa Cattedrale in cui Monet dà prova di tutta la sua ricchezza e la sua abilità di colorista en plein air.
La sua pennellata pastosa, tutta vibrazioni, rende mirabilmente la sostanza della luce, secondo la formula cara all’Impressionismo.
Guardate bene la facciata della cattedrale di Rouen – dice Battaglia La Terra Borgese -: con il suo portale, gli archi, le scanalature, le guglie che le conferiscono un potente rilievo sotto la luce diretta e chiara del primo mattino, Monet ha reso la qualità della pietra monocroma con tonalità calde create proprio dalla stessa luce, tra i rosa e i gialli, e ne ha sottolineato il rilievo con ombre colorate luminate dal bianco, sul viola e l’azzurro, anziché con colori scuri come nella pittura tradizionale. In tutta questa composizione, ricca di fulgore, non c’è un solo nero, o un bruno. Ciò dà la misura della coerenza e della capacità innovatrice di Monet, che dall’osservazione diretta del vero ha saputo risalire alle formule della pittura impressionista. Monet scrisse sui dipinti della cattedrale che “Tutto cambia, perfino la pietra”.
Paolo Battaglia La Terra Borgese chiude la sua analisi del dipinto con una chicca rara e preziosa, poco nota: alcuni dei dipinti di questa Cattedrale Monet li rielaborò nel suo grande atelier di Giverny, nella Francia settentrionale, esattamente nel 1893 e nel 1894, per perfezionarli e poi finirli nella consistenza materica in omaggio alla polimorfia della luce: sì, dopo che li aveva iniziati a Rouen! in quelle due volte che vi si era recato appositamente nelle primavere del 1892 e del 1893 e dove per ciò aveva preso lì in affitto dei locali attigui e prospicienti la cattedrale.

