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METRO. PATANÈ: “29 MILIONI PER SOSTITUZIONE IMPIANTI TRASLAZIONE LINEA A E RINNOVO SISTEMI TECNOLOGICI LINEA C”

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Roma, 3 settembre 2026 – Roma Capitale ha approvato cinque provvedimenti, per un investimento totale di quasi 29 milioni, relativi alla sostituzione degli impianti di traslazione della Metro A e al rinnovo tecnologico dei sistemi di esercizio e sicurezza della linea C.

Linea A: 17,8 milioni per scale mobili e ascensori

Il provvedimento più consistente approva in linea tecnica il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica per la sostituzione di 48 scale mobili e 17 ascensori: 44 scale mobili e 16 ascensori installati nelle stazioni di Battistini, Cornelia, Baldo degli Ubaldi, Valle Aurelia e Cipro, ai quali si aggiungono 4 scale mobili e un ascensore del parcheggio di scambio di Anagnina.

Si tratta della tratta realizzata con il prolungamento degli anni Novanta ed entrata in esercizio tra il 1999 e il 2000. Il decreto ministeriale del 2 gennaio 1985 fissa in trent’anni dall’autorizzazione all’immissione in esercizio la vita tecnica degli impianti di traslazione in servizio pubblico: raggiunto quel termine, la norma non consente riparazioni parziali, impone la sostituzione integrale.

La Giunta ha approvato e finanziato il primo stralcio funzionale, che riguarda 32 scale mobili e 4 ascensori, per quasi 18 milioni di euro comprensivi di progettazione esecutiva, smantellamento degli impianti preesistenti e ventiquattro mesi di manutenzione. Il secondo stralcio, relativo alle restanti 16 scale mobili e 13 ascensori, è parte integrante del progetto approvato sotto il profilo tecnico e sarà attivato con un successivo provvedimento, non appena reperite le risorse. La sostituzione non può avvenire in contemporanea su tutti gli impianti senza compromettere l’operatività delle stazioni: il cronoprogramma prevede il completamento entro un orizzonte triennale.

Linea C: 11 milioni per i sistemi di esercizio e sicurezza

Gli altri quattro provvedimenti riguardano la linea C, per complessivi 11 milioni di euro. Il più rilevante, da circa 4,5 milioni, finanzia la manutenzione evolutiva del sistema Scada (Supervisory Control And Data Acquisition), dal momento che diverse componenti hardware e software sono state dichiarate fuori produzione dai costruttori e non sono più né supportate né reperibili sul mercato. Lo Scada è quella torre invisibile che permette il controllo digitale dell’intera rete e consente ai tecnici della sala operativa centrale di controllare in tempo reale tutto ciò che accade sulle linee, come ad esempio la sicurezza delle gallerie, le stazioni e il flusso dei passeggeri, la gestione dell’energia. Con quasi 4 milioni di euro si finanzia la revisione decennale degli apparati elettrici: 45 quadri di bassa tensione, 25 gruppi di continuità e 255 interruttori di media tensione, cicli di manutenzione previsti dalle normative tecniche di settore.

Poco più di 1,6 milioni di euro sono destinati all’aggiornamento del sistema radio Tetra che assicura le comunicazioni Radio Terra Treno, cioè il collegamento fra il Posto Centrale Operativo, le stazioni e i treni in linea, comprese le comunicazioni di emergenza e quindi di comunicare al riparo da interferenze, black out o blocchi dei cellulari, garantendo il coordinamento della sicurezza anche a centinaia di metri sotto terra.

Infine, con oltre 1 milione di euro è finanziata la sostituzione degli inverter che regolano gli impianti di ventilazione di stazioni e gallerie, componenti anch’esse fuori produzione. Questi impianti governano la qualità dell’aria durante l’esercizio ordinario e, in caso di incendio, le condizioni di esodo dei passeggeri.

Con l’approvazione di questi cinque provvedimenti – ha commentato l’Assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè – compiamo un passo fondamentale per il presente e il futuro del trasporto pubblico romano. Dietro la cifra complessiva di 29 milioni di euro c’è una scelta di campo precisa: la priorità assoluta alla manutenzione, alla sicurezza e all’efficienza tecnologica della nostra rete metropolitana. Quando parliamo di investimenti sulla metropolitana, la tentazione è quella di pensare solo ai nuovi treni o al prolungamento dei binari. Ma la vera rivoluzione per la mobilità della nostra città passa da ciò che i cittadini non vedono, ma vivono ogni giorno sulla propria pelle: l’invisibile infrastruttura di sicurezza e gestione della rete. Per troppi anni Roma ha sofferto la logica della rincorsa alle emergenze, intervenendo sugli impianti solo a guasti avvenuti o a ridosso delle scadenze di vita tecnica. Quel modello ha generato disservizi cronici e disagi inaccettabili per i cittadini. Oggi abbiamo ribaltato radicalmente questo approccio. Le scale mobili e gli ascensori della tratta Ottaviano-Battistini, ad esempio, sono entrati in esercizio fra il 1999 e il 2000. La norma fissa in trent’anni la loro vita tecnica quindi stiamo programmiamo gli interventi con largo anticipo, investendo sul rinnovo profondo prima che le infrastrutture arrivino al punto di rottura”.

C’è poi una ragione che riguarda il diritto di muoversi, non il comfort. Una scala mobile ferma non pesa allo stesso modo su tutti: per una persona con disabilità motoria, per un anziano, per un genitore con il passeggino, una stazione senza impianti di traslazione è una stazione chiusa. L’accessibilità è la parte meno raccontata del trasporto pubblico e la più decisiva. Sulla linea C il ragionamento è lo stesso applicato alla tecnologia. Un sistema di supervisione con componenti che i costruttori non producono più è un rischio che cresce ogni mese: manutenerlo diventa progressivamente più difficile, e la disponibilità del servizio ne dipende. Abbiamo scelto di intervenire adesso, programmandolo per tempo, anziché farlo diventare un’emergenza”, ha concluso.