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Fiumicino. Villa Guglielmi, il pianoforte conquista il verde

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Il concerto di Emanuele Fioretti con il pubblico sul prato nella Pineta di Villa Guglielmi a Fiumicino.
Emanuele Fioretti al pianoforte nella Pineta di Villa Guglielmi durante il concerto del 5 settembre 2026.

Villa Guglielmi gremita per il concerto di Emanuele Fioretti: musica, racconti e medley hanno attraversato generi e generazioni, mentre il pubblico seguiva il pianoforte tra sedie e teli sull’erba.

Un pianoforte a coda sotto gli alberi, persone arrivate con una sedia pieghevole, altre con un telo da stendere sull’erba, famiglie, giovani e appassionati sistemati liberamente intorno allo strumento.

Sabato 5 settembre 2026, dalle 19, la Pineta di Villa Guglielmi a Fiumicino ha cambiato volto per “L’Eco della Riserva – La Natura in Concerto: un piano per Villa Guglielmi”. Il concerto del maestro Emanuele Fioretti, annunciato come un’ora di musica immersa nel verde, si è trasformato in un incontro informale tra pianoforte, natura e pubblico. Secondo la stima fornita dagli organizzatori, alla serata hanno partecipato circa 200 persone. La data, l’orario e l’inserimento dell’appuntamento nelle iniziative per i trent’anni della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano trovano conferma anche nella comunicazione istituzionale del Comune di Fiumicino.

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Il pubblico disposto sul prato intorno al pianoforte durante il concerto nella Pineta di Villa Guglielmi.

Il Giornale del Lazio aveva presentato l’iniziativa il 20 agosto, raccontando la scelta di portare la musica fuori da teatri e sale da concerto e dentro uno degli spazi verdi della città. Quella che allora era una proposta ha trovato, la sera del 5 settembre, una risposta concreta. Prima dell’inizio la pineta si è progressivamente riempita: non una platea organizzata in file, ma persone che hanno scelto autonomamente come sistemarsi, recuperando sedie, cuscini o semplicemente un angolo di prato. Il precedente articolo aveva inoltre collocato il concerto nel percorso delle iniziative dedicate al trentennale della Riserva e nel più ampio rapporto tra Villa Guglielmi, cittadini e patrimonio naturale.

È proprio questa disposizione libera del pubblico ad aver caratterizzato la serata. Con il passare dei minuti il concerto ha assunto meno l’aspetto di uno spettacolo trasferito all’aperto e più quello di un ascolto collettivo costruito intorno al luogo. Fioretti non si è limitato a suonare: tra un passaggio e l’altro ha raccontato aneddoti, introdotto alcuni brani e parlato direttamente con le persone presenti. In un momento della serata ha coinvolto gli spettatori chiedendo loro di riprodurre con lo sfregamento delle foglie il suono della pioggia. Piccoli interventi che hanno spezzato la distanza normalmente esistente tra palco e platea senza trasformare il concerto in animazione.

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Emanuele Fioretti durante il concerto nella Pineta di Villa Guglielmi.

Anche il repertorio ha contribuito a rendere trasversale l’ascolto. Non esiste una sequenza completa dei brani eseguiti e sarebbe scorretto ricostruirla a posteriori, anche perché Fioretti ha utilizzato diversi medley. È possibile però descrivere il percorso musicale attraversato durante la serata: Michael Jackson, Nirvana, Beatles, Leonard Cohen, Stevie Wonder, fino alle musiche per il cinema di Hans Zimmer e alle composizioni di Ludovico Einaudi. Linguaggi molto distanti fra loro, riportati sul pianoforte e raccordati in una successione che permetteva di riconoscere melodie appartenenti a generazioni e ascolti differenti.

È un repertorio che richiede soprattutto versatilità. Portare sul solo pianoforte musica nata per una band rock, una voce, una sezione ritmica o un’intera orchestrazione significa scegliere quali elementi conservare e come restituirli attraverso dinamica, ritmo, armonia e tocco. Nei medley si aggiunge la necessità di rendere naturali le transizioni tra atmosfere differenti. Nel caso delle colonne sonore, invece, il pianoforte deve condensare strutture originariamente costruite attraverso più strumenti e stratificazioni sonore. Non è necessario ricorrere a definizioni enfatiche per riconoscere che Fioretti ha mostrato familiarità con linguaggi diversi e capacità di mantenere continuità anche quando il repertorio cambiava radicalmente.

La sua formazione aiuta a comprenderne il profilo musicale. Fioretti ha iniziato a studiare a Fregene e ha successivamente approfondito il jazz, frequentando tra l’altro il Saint Louis College of Music e Siena Jazz. La sua biografia professionale documenta esperienze all’Auditorium Parco della Musica e all’Umbria Jazz, oltre a un percorso concertistico con Fiorella Mannoia nell’ambito della piccola orchestra Canto D’Inizio. Dal 2022 insegna pianoforte anche al Teatro Traiano di Fiumicino.

Tra i passaggi della serata ce n’è stato anche uno più personale. Fioretti ha proposto un brano scritto insieme all’amico Francesco Maresca, scomparso, introducendo una pagina che aveva inevitabilmente un significato diverso rispetto alle reinterpretazioni del repertorio internazionale. Il pubblico ha ascoltato in silenzio, in un concerto nel quale proprio l’alternanza tra musica conosciuta, racconto e composizioni personali ha impedito che l’ora assumesse un andamento uniforme. A chiudere è stato “Traiano Blues”, brano ideato dallo stesso Fioretti e dedicato al Teatro Traiano Scuola d’Arte, con un riferimento ideale anche al futuro del Teatro Traiano. Il collegamento non era estraneo all’iniziativa: ArteMatica è impegnata nel progetto “Riapriamo il Teatro Traiano”, mentre Fioretti insegna nella scuola d’arte che ne porta il nome.

Intanto la luce cambiava. I piccoli punti luminosi sistemati a terra intorno al pianoforte, poco evidenti all’inizio, sono diventati progressivamente parte della scena con il tramonto. L’effetto ricordava nell’atmosfera i concerti illuminati dalle candele, senza però appartenere a quel format: qui erano semplicemente elementi di illuminazione inseriti nel prato e intorno allo strumento. Quando è arrivato il buio, il pianoforte è rimasto il centro visivo di uno spazio nel quale non c’erano quinte, fondali o pareti. Le fotografie della serata restituiscono bene questo passaggio dal pomeriggio alla penombra e poi alla notte.

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Il pianoforte a coda protagonista del concerto immerso nel verde di Villa Guglielmi.

Da cronista presente all’appuntamento, l’impressione più netta è stata quella di un tempo trascorso molto rapidamente. Non è una misura della qualità tecnica del concerto e non pretende di rappresentare la percezione di ogni spettatore, ma racconta bene il ritmo della serata: l’alternanza tra esecuzioni, medley e aneddoti ha mantenuto l’attenzione senza creare lunghe interruzioni. Nel pubblico c’erano cultori del pianoforte e persone attirate più semplicemente dalla buona musica e dall’insolita collocazione dell’evento. L’atmosfera era quella di una festa composta e rilassata, con la libertà di stare sull’erba senza rinunciare all’ascolto.

Un elemento organizzativo può diventare, semmai, un’indicazione utile per una possibile replica. Con un pubblico numeroso e distribuito in uno spazio aperto, un sistema di amplificazione più strutturato per la voce e per il pianoforte consentirebbe di raggiungere in modo più uniforme anche chi si trova nelle zone più lontane. Non è un giudizio negativo sull’esperienza, che nel complesso è risultata pregevole, ma una conseguenza quasi naturale del successo stesso dell’appuntamento: quando una proposta pensata in una dimensione raccolta richiama molte persone, cambiano anche le esigenze tecniche.

«Luoghi come la Riserva di Villa Guglielmi devono essere tutelati e custoditi, ma possono anche essere vissuti con rispetto, attraverso iniziative che uniscono cultura, arte e natura».

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Federica Cerulli, consigliera comunale di Fiumicino e presidente della VII Commissione consiliare.

È il messaggio affidato ai social da Federica Cerulli, consigliera comunale e presidente della VII Commissione consiliare, dopo il concerto di Emanuele Fioretti. Una riflessione che parte dalla serata del 5 settembre e porta l’attenzione oltre l’esibizione musicale, sul modo in cui uno spazio verde pubblico può essere vissuto attraverso iniziative culturali compatibili con la sua tutela.

Cerulli ha descritto quella di Villa Guglielmi come una serata di «grande emozione», ringraziando ArteMatica, Teatro Traiano Scuola d’Arte, Thru Ballet e il Comune di Fiumicino. Un giudizio che appartiene alla consigliera; dalla cronaca della serata resta invece l’immagine concreta di un pubblico numeroso raccolto intorno al pianoforte, tra sedie portate da casa e teli stesi sull’erba, in un’atmosfera partecipata ma rilassata.

L’iniziativa, realizzata da ArteMatica A.P.S. in collaborazione con Teatro Traiano Scuola d’Arte e Thru Ballet e con il patrocinio gratuito del Comune di Fiumicino, rientrava nelle celebrazioni per i trent’anni della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, istituita nel 1996. La partecipazione registrata a Villa Guglielmi aggiunge così un elemento concreto alla riflessione richiamata da Cerulli: l’interesse per iniziative culturali capaci di portare le persone negli spazi verdi pubblici, mantenendo al centro il rispetto e la tutela dei luoghi che le ospitano.

Nei giorni successivi gli organizzatori hanno riferito di aver ricevuto richieste affinché l’esperienza venga ripetuta, comprese quelle di persone che non erano riuscite a partecipare. Non sappiamo ancora se ci sarà una seconda edizione, quindi sarebbe prematuro trasformare queste richieste in un annuncio.

Resta il dato di una serata capace di mettere insieme pubblici diversi attorno a uno strumento e a un luogo che, per qualche ora, hanno cambiato reciprocamente funzione: il pianoforte è uscito dalla sala da concerto e Villa Guglielmi è diventata spazio d’ascolto. Sedie portate da casa, teli sull’erba e alberi al posto delle pareti hanno costruito una platea insolita, dimostrando quanto la musica possa trovare forme nuove di incontro con la comunità.

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Musica e pubblico nel verde di Villa Guglielmi durante il concerto di Emanuele Fioretti.

La capacità di Emanuele Fioretti di alternare esecuzione, racconti e aneddoti suggerisce anche un possibile incontro con Cadenze Letterarie, realtà culturale seguita con grande attenzione dal Il Giornale del Lazio: un dialogo tra parola e pianoforte che sarebbe interessante esplorare.

E mentre la musica trova nuovi luoghi nei quali farsi ascoltare, il pensiero va inevitabilmente anche al Teatro Traiano e alla possibilità di restituire pienamente a Fiumicino un presidio culturale stabile. Un teatro non è soltanto un luogo nel quale assistere a uno spettacolo: può essere spazio di formazione, incontro e crescita, soprattutto per i giovani, ma anche un punto di riferimento per associazioni, artisti, famiglie e per l’intera comunità.

In un territorio che continua a crescere, avere luoghi nei quali produrre e condividere cultura significa rafforzare anche le relazioni sociali e offrire opportunità alle nuove generazioni. Chi condivide questo obiettivo può conoscere il progetto “Riapriamo il Teatro Traiano”, visitare il sito ufficiale e scoprire come contribuire concretamente al percorso di recupero e riapertura. Villa Guglielmi, per una sera, ha ricordato quanto una comunità abbia bisogno di incontrarsi intorno alla cultura; poterlo fare anche in una casa stabile sarebbe un patrimonio per tutti.