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Roma. Copricapo addetti catering, FAST Confsal ne chiede il ritiro

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ROMA – FAST Confsal ha formalmente contestato alla società di catering aereo, l’introduzione obbligatoria di un copricapo monouso che avvolge integralmente capo, collo e volto, lasciando scoperti i soli occhi. Il presidio viene presentato al personale come dispositivo di protezione individuale e imposto per l’intera durata del turno agli addetti alla preparazione e al confezionamento dei pasti destinati ai voli. La contestazione riguarda anzitutto la qualificazione giuridica. Un dispositivo di protezione individuale, secondo il testo unico sulla sicurezza e il regolamento europeo di settore, protegge il lavoratore dai rischi cui è esposto ed è soggetto a marcatura, classificazione e nota informativa del fabbricante. L’indumento in questione protegge semmai il prodotto alimentare dall’operatore, ed è quindi un indumento di lavoro. La differenza non è nominalistica, perché da essa dipendono gli obblighi di certificazione e le procedure di adozione.

Sul piano igienico-sanitario, la normativa europea prescrive indumenti adeguati, puliti e, ove necessario, protettivi, e la prassi consolidata individua nel copricapo che contenga la capigliatura, integrato dalla mascherina quando la valutazione del rischio lo richieda, la misura idonea allo scopo. Nessuna disposizione, nazionale o europea, impone la copertura integrale del volto per chi prepara pasti. Le segnalazioni raccolte fra lavoratrici e lavoratori riferiscono difficoltà respiratorie, accumulo di calore in ambienti già caldi, riduzione del campo visivo laterale e forte compromissione della comunicazione verbale, in reparti attraversati da carrelli e mezzi in movimento dove l’avviso a voce resta un presidio elementare di sicurezza. Un dispositivo che introduce rischi anziché ridurli si pone in contrasto con i requisiti che la legge impone.

Resta, infine, da chiarire se la misura sia stata preceduta dall’aggiornamento della valutazione dei rischi e dalla consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, passaggi che l’ordinamento non considera facoltativi. FAST Confsal ha chiesto la sospensione immediata dell’obbligo, la fornitura di copricapo proporzionato al rischio effettivo e un incontro entro quindici giorni. In assenza di riscontro, l’organizzazione si riserva la segnalazione all’Ispettorato territoriale del lavoro e al servizio di prevenzione dell’azienda sanitaria competente.

«La sicurezza alimentare va garantita, e nessuno lo mette in discussione – dichiara il Segretario generale Pietro Serbassi -. Ma proteggere un pasto non richiede di togliere il volto a chi lo prepara. Quando una misura eccede di tanto lo scopo dichiarato, il problema smette di essere tecnico e diventa un problema di rispetto delle persone».