Dal 25 agosto al 9 settembre, lavoro, scuola, territori, disabilitร e assistenza raccontano un fenomeno che cambia forma: restare indietro non significa piรน soltanto essere esclusi, ma anche faticare ad adattarsi alla velocitร delle trasformazioni.
Dal 25 agosto a oggi, il filo di Lasciato Indietro continua a ricomparire in notizie molto diverse tra loro. Non sempre con lo stesso significato e non sempre nello stesso contesto. ร proprio questo il punto interessante. Dopo avere osservato nei mesi scorsi chi restava fuori da cure, servizi, lavoro o diritti, le ultime settimane mostrano qualcosa di ulteriore: si puรฒ restare indietro anche quando il cambiamento corre piรน velocemente della possibilitร di adattarsi.
La rubrica arriva a questo passaggio dopo un percorso preciso. Il 25 agosto abbiamo osservato la famiglia e la separazione, cioรจ cosa accade quando diritti, responsabilitร e risorse devono essere ridistribuiti senza scaricare il costo del cambiamento sulla parte piรน fragile. Il giorno successivo siamo entrati nella scuola, dove il problema non era soltanto lโaccesso formale allโistruzione, ma la diversa dotazione di strumenti con cui studenti e famiglie si preparano alle opportunitร future.
Le notizie pubblicate da allora sembrano proseguire proprio su questa linea. Non dimostrano lโesistenza di una legge generale e non vanno forzate dentro una tesi precostituita. Se perรฒ vengono lette insieme, mostrano che la capacitร di reagire a una crisi, imparare nuove competenze, accedere a un servizio o partecipare pienamente alla vita sociale dipende ancora molto dalle risorse di partenza.
Un esempio molto concreto arriva da Policoro, in Basilicata. Il 2 settembre una violenta tromba dโaria ha colpito il territorio provocando danni alla cittร , agli stabilimenti balneari e alle aziende agricole. Sei giorni dopo, Coldiretti Basilicata ha sottolineato la rapiditร con cui molte imprese erano riuscite a ripristinare strutture e attivitร , ma ha aggiunto un elemento decisivo: non tutte disponevano delle stesse risorse per affrontare lโemergenza. Da qui lโappello perchรฉ nessuno venisse lasciato indietro nella ripartenza. Non รจ necessario attribuire alla vicenda un significato politico. Il fatto interessante รจ un altro: davanti allo stesso evento, la capacitร di rialzarsi non รจ uguale per tutti.
La stessa espressione compare in un contesto completamente diverso a Monza. Durante i giorni del Gran Premio dโItalia, un progetto realizzato con ragazzi autistici ha portato in Piazza Duomo una monoposto costruita dopo circa 1.500 ore di lavoro insieme a professionisti e associazioni. Il messaggio degli organizzatori era che lโinclusione non dovesse essere una gara riservata a pochi, ma un percorso nel quale nessuno fosse lasciato indietro. La notizia non misura lo stato dellโinclusione in Italia e non puรฒ essere usata come indicatore statistico. Mostra perรฒ un cambiamento nel linguaggio: partecipare non significa semplicemente essere presenti, ma poter mettere realmente in gioco capacitร e competenze.
ร quando allarghiamo lo sguardo oltre lโItalia che la trasformazione diventa ancora piรน evidente. La stampa internazionale e, soprattutto, le fonti scientifiche e istituzionali stanno utilizzando sempre piรน spesso il concetto di left behind non soltanto per descrivere chi รจ escluso, ma anche chi rischia di perdere terreno durante una transizione.
Lโintelligenza artificiale รจ il caso piรน evidente. LโOrganizzazione internazionale del lavoro ha pubblicato a giugno una rassegna delle evidenze empiriche sullโimpatto della GenAI su occupazione, produttivitร e organizzazione del lavoro. Il quadro non sostiene lโidea di una distruzione generalizzata dei posti di lavoro: lo spostamento occupazionale su larga scala resta finora limitato. I guadagni di produttivitร esistono, ma sono disomogenei, mentre tra i rischi piรน chiari emergono lโaumento delle disuguaglianze, le difficoltร per i lavoratori piรน giovani e i cambiamenti nellโautonomia e nella qualitร del lavoro.
Questo dato รจ importante proprio perchรฉ allontana la discussione dalla paura piรน semplice, quella secondo cui โle macchine prenderanno il posto di tuttiโ. La questione che emerge dalle fonti รจ piรน complessa: chi riuscirร a utilizzare la nuova tecnologia come strumento e chi finirร per subirla senza avere competenze, formazione o possibilitร di adattamento?
LโOCSE conferma che le competenze sono giร uno degli elementi decisivi. Nel rapporto pubblicato a giugno sullโAI e le competenze, lโorganizzazione identifica la mancanza di preparazione adeguata come uno dei principali ostacoli allโadozione dellโintelligenza artificiale e segnala un aumento della domanda di lavoratori altamente qualificati, capaci di utilizzare, analizzare e interpretare dati. Un altro lavoro OCSE pubblicato a luglio insiste sullo stesso nodo: nellโera dellโAI, la capacitร di aggiornare continuamente le competenze diventa parte integrante della partecipazione al mercato del lavoro.
Anche qui sarebbe sbagliato arrivare a conclusioni automatiche. LโOCSE ha ricordato il 15 agosto che le difficoltร dei giovani nellโingresso nel mercato del lavoro sono reali, ma le prove disponibili non dimostrano che lโintelligenza artificiale ne sia oggi la causa. Il peggioramento era iniziato prima della diffusione dei grandi modelli linguistici. La tecnologia puรฒ perรฒ modificare mansioni, modalitร di assunzione e competenze richieste, quindi il fenomeno deve essere seguito nel tempo.
ร una distinzione essenziale per Lasciato Indietro. Non stiamo cercando una tecnologia da accusare e neppure una soluzione politica da sostenere. Stiamo osservando dove una trasformazione puรฒ creare nuove distanze tra persone che partono da condizioni diverse.
La stessa logica vale per lโassistenza agli anziani. Uno studio pubblicato il 3 agosto sulla Review of Economics of the Household porta giร nel titolo lโespressione Left behind. Lโanalisi, basata sui dati SHARE relativi agli over 65 europei con limitazioni funzionali, rileva che bisogni di assistenza di lungo periodo non soddisfatti sono associati a un minore accesso ad alcuni servizi sanitari, soprattutto quando servono mobilitร , accompagnamento e capacitร organizzativa. In altre parole, avere un bisogno sanitario non garantisce da solo di riuscire a trasformarlo in una cura effettivamente ricevuta.
Qui torniamo a uno dei temi originari della rubrica: la distanza tra diritto e possibilitร concreta. Ma cโรจ un passaggio ulteriore. Lo studio sottolinea che lโinvecchiamento della popolazione, il cambiamento delle strutture familiari e la minore disponibilitร di assistenza informale possono rendere quella distanza piรน ampia. Non รจ un problema che riguarda esclusivamente lโItalia, nรฉ possiamo prevedere che gli effetti saranno identici in tutti i Paesi. ร perรฒ un fenomeno europeo che merita di essere osservato proprio perchรฉ le trasformazioni demografiche procedono lentamente, ma producono conseguenze molto concrete quando raggiungono i servizi e le famiglie.
ร qui che la stampa e la ricerca internazionale diventano utili anche per una rubrica italiana. Non perchรฉ ciรฒ che accade altrove debba necessariamente arrivare da noi, ma perchรฉ alcuni contesti possono rendere visibile prima un problema che altrove รจ ancora meno evidente.
Questa cautela va mantenuta soprattutto quando si parla di tecnologia. Nessuna delle fonti analizzate permette oggi di affermare che lโintelligenza artificiale produrrร inevitabilmente disoccupazione di massa, che i giovani verranno espulsi dal mercato del lavoro o che la societร italiana seguirร automaticamente i percorsi osservati in altri Paesi. Sarebbe una previsione non sostenuta dai dati.
Possiamo perรฒ dire qualcosa di piรน limitato e, proprio per questo, piรน utile: quando una trasformazione aumenta il valore delle nuove competenze, chi dispone di minori occasioni di formazione rischia di trovarsi in una posizione piรน debole. Quando una crisi richiede risorse immediate, chi ne possiede meno puรฒ ripartire piรน lentamente. Quando una persona fragile ha bisogno non soltanto di una cura ma anche di qualcuno che la aiuti a raggiungerla, lโassenza di quella rete puรฒ trasformarsi in un ostacolo sanitario.
Sono fenomeni differenti. Non hanno una causa comune e non devono essere confusi. Ma condividono una domanda: quanto conta la capacitร individuale di adattarsi quando le condizioni intorno cambiano?
A giugno abbiamo iniziato osservando il timore dellโesclusione e la ricorrenza dellโespressione โnessuno deve essere lasciato indietroโ. Poi abbiamo incontrato sanitร , lavoro, cittร e inclusione. Ad agosto siamo arrivati alla distanza tra il diritto riconosciuto e il diritto realmente esercitabile, quindi alla famiglia e alla scuola. La fase che si apre adesso potrebbe riguardare la capacitร di stare dentro il cambiamento.
Non รจ una conclusione definitiva. ร unโipotesi di osservazione che le prossime settimane potranno confermare, indebolire o smentire.
Ed รจ proprio qui che il confronto internazionale puรฒ diventare utile senza trasformarsi in allarmismo. Guardare ciรฒ che accade fuori significa osservare in anticipo le conseguenze possibili di fenomeni che da noi potrebbero assumere forme diverse o non verificarsi affatto. Serve a formulare domande prima che diventino emergenze, non a presentare come inevitabile ciรฒ che ancora non lo รจ.
La domanda che resta, allora, รจ molto semplice: se sappiamo che lavoro, competenze, demografia e servizi stanno cambiando, possiamo aspettare che qualcuno perda terreno prima di chiederci quali strumenti gli mancano?
Forse il significato piรน recente di Lasciato Indietro รจ proprio questo. Non soltanto vedere chi รจ giร fuori, ma capire dove una distanza sta cominciando ad allargarsi. Perchรฉ raccontarla dopo significa descriverne le conseguenze. Riconoscerla prima significa almeno provare a comprenderne le cause.
La rubrica Lasciato Indietro prosegue il percorso di osservazione sociale nato dallโomonima opera di Dino Tropea. Le fonti internazionali sono utilizzate come confronto per leggere fenomeni giร visibili in altri contesti e non come previsione certa del loro verificarsi in Italia.