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Il debito che nessuno racconta: due storie dal Lazio.

C’è un’Italia che le statistiche bancarie non riescono a vedere. Non è fatta di consumatori imprudenti, ma di ex imprenditori e lavoratori autonomi per cui, dopo la chiusura di un’attività, il vero peso non è più un mutuo ma una cartella esattoriale. È l’Italia del sovraindebitamento, un fenomeno che nel Lazio ha una fisionomia precisa e che raramente trova spazio nel racconto pubblico.

Due fascicoli seguiti recentemente presso il Tribunale di Latina restituiscono la misura del problema. Il primo riguarda Diego, per anni lavoratore autonomo. Quando la sua attività ha smesso di reggere, ai debiti bancari si sono aggiunti quelli fiscali, fino a un passivo di oltre 770.000 euro. Oggi Diego è dipendente, ha moglie e due figli minori, vive in affitto e non possiede beni da mettere a disposizione dei creditori: l’intero equilibrio familiare poggia sul suo stipendio.

Il secondo caso è quello di Marco e Anna, una famiglia messa in difficoltà non da un’attività fallita, ma dalla perdita di un lavoro. Rate, finanziamenti e arretrati si sono sommati fino a un debito di circa 129.900 euro, mentre Anna continuava a sostenere la famiglia con il proprio stipendio.

Per entrambi il Tribunale di Latina ha aperto la liquidazione controllata, la procedura prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, erede della Legge 3 del 2012 sul sovraindebitamento: Diego verserà complessivamente 14.400 euro a fronte di oltre 770.000 di debiti, un abbattimento del 98%; Marco e Anna 15.480 euro su circa 129.900, l’88% in meno.

Non sono casi isolati. Nel portafoglio di pratiche seguite da Legge3.it, il Lazio conta 51 fascicoli su otto tribunali, quarta regione italiana per numero di procedure, con un debito medio di circa 276.000 euro. La componente fiscale pesa per il 55-60% del passivo: cartelle di piccoli commercianti e autonomi che hanno chiuso la partita IVA lasciando IVA non versata e contributi INPS arretrati. La distribuzione è capillare: Roma da sola rappresenta il 53% dei casi, il resto è diviso tra Tivoli, Latina, Velletri, Viterbo, Cassino, Civitavecchia e Frosinone.

Come osserva Gianmario Bertollo, fondatore di Legge3.it: «Il sovraindebitamento nel Lazio ha prima di tutto un volto fiscale. Non è il consumatore che ha speso troppo, è il contribuente che non ce l’ha fatta, spesso dopo aver provato fino all’ultimo a salvare un’attività o una famiglia».

Il dato che più colpisce è quanto poco di questo debito compaia nelle statistiche ufficiali. Gli osservatori che monitorano l’indebitamento delle famiglie — banche, Banca d’Italia, CRIF — guardano solo agli strumenti finanziari: prestiti, mutui, carte di credito. Il debito fiscale resta fuori dal quadro, eppure in Italia le cartelle esattoriali ammontano a 1.200 miliardi di euro, dato certificato dalla stessa Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Si stima che oltre 7 milioni di italiani siano in condizione di sovraindebitamento, ma meno dello 0,2% ha avviato una procedura formale presso i tribunali: nel 2023 le istanze sono state appena 7.748 in tutto il Paese, un decimo di quelle presentate in Germania e Francia. Uno strumento che esiste, che funziona, e che resta ancora largamente sconosciuto a chi ne avrebbe diritto. Le storie di Diego, di Marco e di Anna dicono che una via d’uscita, per chi arriva a bussare, esiste davvero.

www.legge3.it

IL PESCATO È TRADIZIONE ROMANA DA SEMPRE.


Roma d’estate non è un deserto: è il posto giusto per ritrovarsi tra amici. Nell’osteria di Via Ostilia, a due passi dal Colosseo, la stagione calda porta in tavola anche il pesce di Anzio, Nettuno e Terracina

C’è un luogo comune che ogni estate torna puntuale come il caldo: Roma d’agosto è una città deserta, chiusa, in attesa che i romani tornino dal mare. Chi lo dice, però, non ha mai passato una sera d’estate a Via Ostilia, a due passi dal Colosseo, con un tavolo di amici, un piatto al centro e il tempo che smette improvvisamente di correre. Roma d’estate non si svuota: cambia ritmo, e proprio in quel ritmo più lento ritrova il gusto della condivisione.

Basta allontanarsi di pochi passi dal flusso ordinato di guide turistiche e selfie stick per accorgersene: nelle strade davanti al Colosseo, al di là della turisticizzazione più superficiale, si respira ancora Roma. È la Roma dell’anziano che, seduto fuori casa nell’ora più fresca della sera, racconta a chi ha voglia di fermarsi ad ascoltare; è la Roma del giovane che si rilassa su un muretto con gli amici, senza fretta, come si faceva prima che questo quartiere diventasse una cartolina. Il Bocconcino nasce e resiste esattamente in questo spazio di autenticità residua, in Via Ostilia, e ne condivide il carattere: non recita una parte per il turista di passaggio, continua semplicemente a essere ciò che è sempre stato.

È in questo spirito che va letta anche l’apertura della cucina romana al pesce. C’è un’idea, tanto diffusa quanto imprecisa, secondo cui la cucina romana sarebbe una cucina di sola terra e di quinto quarto, poco incline al mare. È un pregiudizio che la storia gastronomica della città smentisce: Roma è, e resta, città di mare, anche se spesso ce lo scordiamo. Il pescato non è mai stato un’aggiunta o una moda: è tradizione, tanto quanto la coda alla vaccinara o i carciofi alla giudia. Per secoli, d’estate, la tavola romana si è aperta al pesce che arrivava dai porti limitrofi — Anzio, Nettuno, Terracina — alleggerendo il repertorio invernale con calamari, alici, seppie e paranza. Una consuetudine stagionale, non un’eccezione, e soprattutto un pretesto in più per restare a tavola insieme quando le giornate si allungano.

Il Bocconcino, l’osteria di Via Ostilia 23 guidata da Giancarlo Pragliola, recupera questa consuetudine senza tradirla. “La stagione calda è l’unico periodo dell’anno in cui ci concediamo qualche digressione”, raccontano dalla cucina. Una digressione, non una deviazione: il mare entra in menu accanto ai classici della tradizione, mai al loro posto — e diventa il pretesto per un piacere che a Roma non passa mai di moda, quello di condividere il cibo con chi si ama, con la mole del Colosseo a fare da sfondo silenzioso.

Tra le ricette storiche che restano in carta anche d’estate, il polpo in umido su crema di patate e i calamaretti affogati rappresentano il punto di contatto tra la memoria della cucina laziale di mare e la tavola contemporanea. Accanto a questi, Il Bocconcino propone soprattutto piatti leggeri di pasta fresca, pensati per l’afa romana ma fedeli al metodo di ricerca che contraddistingue il locale: tonnarelli con alici, stracciatella e pistacchi; paccheri con ragù di cernia, peperoni e basilico; spaghetti con orata e melanzane.

Sono piatti che non abbandonano l’identità del Bocconcino — pasta fresca stesa a mano ogni mattina, ingredienti scelti con il criterio del “Chilometro Buono”, menu che cambia con la stagione — ma la piegano al ritmo dell’estate, quando il corpo chiede leggerezza e il palato chiede comunque sostanza. Sono piatti pensati per stare al centro del tavolo, da passarsi, da commentare, da finire in due forchette anziché in una: la vera cucina romana, in fondo, è sempre stata un pretesto per restare insieme più a lungo.

È la conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che la cucina romana esiste eccome: non è un repertorio fisso e immutabile di quattro ricette da trattoria, ma una tradizione viva, capace di guardare al mare quando è il momento di farlo, senza per questo smettere di essere romana. E che Roma, d’estate, non è affatto un deserto: è, semmai, il posto migliore dove ritrovarsi tra amici, a un tavolo all’ombra del Colosseo, per riscoprire che il piacere più grande resta sempre lo stesso — dividere il pane, o i tonnarelli, con chi si vuole bene.

Il Bocconcino

Via Ostilia 23 — 00184 Roma · Tel. 06 770 791 75

Orari: giovedì–martedì 08:30–23:30 · mercoledì chiuso

Da luogo di reclusione a spazio di libertà: a Gaeta l’arte contemporanea dialoga con la memoria.

Dal 10 al 26 luglio il Castello Angioino ospita “Crossing Shift”: Eduardo Paolozzi in dialogo con Gian Mario Conti, Roberto Franchitti ed Elaine Shemilt

C’è un luogo, nel Lazio meridionale, che per secoli ha rappresentato la reclusione e che oggi si offre alla collettività come spazio di incontro, di conoscenza, di libertà. È il Castello Angioino di Gaeta, sede prestigiosa dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, che dal 10 al 26 luglio ospiterà la mostra collettiva “Crossing Shift”, un progetto espositivo site specific che mette in dialogo l’opera di Eduardo Paolozzi – tra i protagonisti della Pop Art britannica – con quella di tre artisti contemporanei: Gian Mario Conti, Roberto Franchitti ed Elaine Shemilt.

L’iniziativa, curata da Gina Ingrassia e Deirdre MacKenna, è organizzata e sostenuta dall’Associazione Cultura è Libertà di Filignano, con il patrocinio dell’Ateneo di Cassino e la collaborazione del Comune di Viticuso e del Museo Pop Art Paolozzi. Quasi cinquanta opere occuperanno la Cappella San Teodoro, struttura del X secolo all’interno del complesso monumentale, in un percorso che intende far attraversare simbolicamente al visitatore il passaggio dalla costrizione alla rinascita, dalla chiusura all’apertura, dalla memoria a un nuovo sguardo sul presente.

Non è un caso che la scelta sia caduta proprio su questo luogo. Per decenni il Castello ha rappresentato uno spazio di reclusione e controllo; oggi, restituito alla collettività, si trasforma in luogo di incontro, conoscenza e libertà di espressione. Come scrive nel suo saluto in catalogo Marco dell’Isola, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, si tratta di “un luogo dalla straordinaria stratificazione storica che, grazie a un percorso di valorizzazione e di apertura alla collettività, è progressivamente divenuto uno spazio accademico di incontro, ricerca, produzione culturale e partecipazione”.

È questa metamorfosi, del resto, il cuore del progetto curatoriale. E a incarnarla è prima di tutto la figura di Eduardo Paolozzi, figlio di emigrati italiani in Scozia, che durante la Seconda guerra mondiale visse l’esperienza dell’internamento. Un trauma – quello della guerra, della perdita, dello sradicamento – che nella sua opera si traduce in una tensione costante tra frammentazione e ricostruzione, tra memoria e futuro. “Nelle sue immagini e sculture, Paolozzi ci diceva che il fascino della superficialità può mascherare e celare la follia di un mondo plasmato da lavoro intenso, consumismo, mass media e conflitti”, scrive Deirdre MacKenna, co-curatrice della mostra.

È a questa riflessione che risponde Gian Mario Conti, che indaga la condizione dell’uomo contemporaneo, spesso intrappolato in dinamiche sociali, lavorative e psicologiche che ne limitano la libertà individuale e l’autentica espressione di sé – pur senza rinunciare, nelle sue opere, alla possibilità della trasformazione, con il seme, la crescita e la rinascita a farsi metafora di una riconquista dell’identità e del pensiero libero. Elaine Shemilt affronta invece il tema della memoria attraverso opere che custodiscono le tracce invisibili lasciate dalla storia sui corpi e sui luoghi, restituendo voce a esperienze individuali e collettive spesso dimenticate. Le sculture di Roberto Franchitti, realizzate con materiali di recupero e forme simboliche, introducono infine il tema della rigenerazione, in continuità ideale con la trasformazione stessa del Castello.

Anche l’allestimento concorre alla narrazione complessiva della mostra: le strutture espositive in tubi zincati, spiega Gina Ingrassia, sono state “concepite come parte integrante del progetto, evocando l’immaginario della fabbrica e del cantiere, richiamano i temi del lavoro, dell’emigrazione, della modernizzazione e delle trasformazioni sociali del Novecento. Inserite negli spazi del Castello Angioino-Aragonese, queste strutture instaurano un significativo dialogo tra la solidità della pietra medievale e l’essenzialità industriale del metallo, tra memoria, trasformazione e cambiamento”.

Crossing Shift, dunque, non è soltanto una mostra d’arte contemporanea: è un progetto che utilizza il linguaggio artistico per rileggere la storia di un luogo e interrogarne il significato nel presente. In un’epoca segnata da nuove forme di conflitto, isolamento e pressione sociale, il Castello Angioino diventa simbolo di una possibile trasformazione: da luogo della reclusione a spazio aperto al dialogo, alla cultura, alla libertà. Una lezione che vale la pena portare con sé anche fuori dalle sale espositive: la consapevolezza che la memoria, quando non viene rimossa ma attraversata, può diventare risorsa di libertà e non solo peso del passato.

Lo ha ricordato bene, nelle sue parole, Igor Todisco, vicesindaco di Viticuso e responsabile del Museo Pop Art Paolozzi, secondo cui la mostra dimostra “che anche le storie nate ai margini possono contribuire, con forza e autonomia, alla costruzione di una visione condivisa del mondo”. Un concetto che Antonio Buono, presidente di Cultura è Libertà, traduce nel valore più attuale dell’esperienza artistica: “in un tempo caratterizzato da cambiamenti rapidi e da relazioni spesso frammentate, l’arte continua a offrirci spazi di incontro autentico, capaci di favorire il confronto, la partecipazione e la condivisione”.

È qui che si inserisce, a mio avviso, il portato più autentico di questa operazione culturale. Si dice spesso che la tradizione vada difesa preservandola intatta, al riparo dal presente. È un equivoco che vale la pena sfatare. Una tradizione che si chiude in sé stessa, che rifiuta il confronto con la contemporaneità, non si difende: si imbalsama, e imbalsamata, prima o poi, muore. Il Castello Angioino lo dimostra con la forza dei fatti, non delle opinioni: non è stato salvato murandolo nel proprio passato di reclusione, ma aprendolo – facendo dialogare, come scrive Gina Ingrassia, la solidità della pietra medievale con l’essenzialità industriale del metallo. È lo stesso principio che vale, più in generale, per l’identità di un popolo e di una comunità: le radici non si proteggono recintandole, ma lasciandole crescere, misurandole con il presente senza per questo rinnegarle. Chi ha davvero fiducia nella propria tradizione non teme la contemporaneità: la interroga, la attraversa, e ne esce – come il Castello di Gaeta – non indebolito, ma più consapevole di sé.

Il Lazio meridionale, ancora una volta, si conferma laboratorio di cultura e di visione: un patrimonio – quello del Castello Angioino di Gaeta – che dialoga con il presente senza rinnegare la propria storia, e che proprio da questa storia trae la forza per aprirsi al futuro.

Lago di Martignano, un’oasi blu nascosta


Natura incontaminata, acque cristalline e un soggiorno nel cuore della Capitale per vivere una fuga tra relax, sport e paesaggi sorprendenti

A pochi chilometri da Roma esiste un luogo capace di sorprendere per la sua bellezza autentica: il Lago di Martignano, un piccolo gioiello di origine vulcanica dalle acque limpide e dai suggestivi riflessi turchesi, immerso in una campagna ancora intatta e lontana dai ritmi frenetici della città. Un’oasi naturale dove il paesaggio, il silenzio e la semplicità della vita rurale si incontrano, offrendo un’esperienza di benessere e scoperta a pochi passi dalla Capitale. Soggiornare all’FH55 Grand Hotel Palatino permette di vivere questa esperienza con la massima comodità: grazie alla posizione strategica nel cuore di Roma, l’hotel diventa il punto di partenza ideale per alternare le atmosfere storiche e culturali della Città Eterna a piacevoli escursioni nella natura.

Raggiungere il Lago di Martignano significa lasciarsi alle spalle i ritmi della città e attraversare un paesaggio ancora autentico, fatto di strade panoramiche, pascoli e natura incontaminata. Nonostante la vicinanza alla Capitale, il lago ha conservato un ambiente sorprendentemente integro, diventando una meta ideale per chi cerca tranquillità, privacy e un contatto diretto con il territorio.

Il fascino di Martignano risiede proprio nella sua dimensione raccolta: una destinazione lontana dal turismo di massa, dove trascorrere una giornata tra acqua, silenzio e panorami suggestivi. La spiaggetta lacustre, attrezzata con discrezione con ombrelloni e lettini, rispecchia lo spirito del luogo: semplice, rilassato e immerso nella natura.

A rendere ancora più affascinante il Lago di Martignano è la sua storia millenaria: nato all’interno di un antico cratere vulcanico e conosciuto in epoca romana come Lacus Alsietinus, custodisce ancora oggi il fascino di un luogo rimasto sospeso nel tempo. Una delle caratteristiche che rendono Martignano così speciale è l’assenza di un vero centro abitato sulle sue rive e la mancanza di una strada che percorra interamente il perimetro del lago. Questa particolarità ha contribuito a preservarne il paesaggio naturale, mantenendo un’atmosfera intima e incontaminata. Non tutti sanno che le profondità del lago conservano tracce del passato, con testimonianze di antichi cambiamenti del paesaggio e alberi fossili sommersi, mentre la sua atmosfera suggestiva ha conquistato anche il mondo del cinema, diventando scenario delle avventure di Pinocchio firmate da Luigi Comencini.

Le acque del lago invitano all’esplorazione con attività come la canoa e la vela su piccole derive tipo Optimist, mentre i dintorni sono un vero paradiso per gli appassionati di mountain bike, trekking a cavallo e passeggiate all’aria aperta. Tra i laghi di Martignano e Bracciano si sviluppano diversi sentieri naturalistici accessibili dalla strada Trevignano–Sutri, tra cui quello che conduce a Rocca Romana, la cima più alta dell’area, da cui ammirare panorami spettacolari sulla campagna circostante.

Tra le esperienze più curiose da vivere c’è la visita al Centro “I falchi di Rocca Romana”, poco oltre l’ingresso del sentiero degli Spallettoni, un luogo dedicato alla conoscenza dei rapaci dove grandi e piccoli possono osservare da vicino gufi, falchi, avvoltoi e aquile, anche durante emozionanti dimostrazioni di volo seguite dagli esperti addestratori.

Per scoprire questo angolo segreto del Lazio e allo stesso tempo vivere il fascino della Città Eterna, l’FH55 Grand Hotel Palatino è la base ideale. Situato nel cuore di Roma, a pochi passi dai luoghi simbolo della città, l’hotel permette di combinare una vacanza ricca di cultura e bellezza urbana con esperienze nella natura a breve distanza dalla Capitale. Dopo una giornata trascorsa tra le acque del lago, i sentieri panoramici e i paesaggi della campagna romana, gli ospiti possono rientrare in un ambiente elegante e confortevole, perfetto per rilassarsi e continuare a vivere Roma tra storia, arte, gastronomia e atmosfere autentiche.

Il Lago di Martignano rappresenta così una delle sorprese più affascinanti nei dintorni della Capitale: un piccolo paradiso dal sapore mediterraneo, ideale da scoprire con la libertà di avere come punto di partenza un hotel nel cuore di Roma.

Meloni ad Ankara vede Zelensky, ribadito il fermo impegno dell’Italia al fianco dell’Ucraina

Intanto, nella notte, una serie di esplosioni sono state udite a Kiev e Kharkiv

ROMA – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato oggi il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, a margine del Vertice NATO ad Ankara. Nel corso del colloquio, segnala una nota di Palazzo Chigi, “è stato ribadito il fermo impegno dell’Italia al fianco dell’Ucraina e a favore di un percorso che conduca a una pace giusta e duratura”.

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Meloni ha inoltre “confermato la prosecuzione dell’assistenza italiana alla popolazione ucraina, con particolare attenzione agli interventi volti a rafforzare la resilienza delle infrastrutture energetiche, duramente colpite dagli attacchi russi”, precisa la nota.

Intanto, nella notte, una serie di esplosioni sono state udite a Kiev e Kharkiv. Nella capitale un attacco missilistico ha provocato un incendio in alcuni magazzini. Lo scrive Ukrainska Pravda. “Purtroppo, abbiamo ricevuto la notizia che una donna è rimasta uccisa nell’attacco di questa sera. Al momento, il bilancio è di un morto e due feriti. Le nostre più sentite condoglianze vanno alla sua famiglia e ai suoi cari”, ha scritto su Telegram Tymur Tkachenko, capo dell’amministrazione militare della città di Kiev.

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“La sola cosa che dobbiamo ancora fare qui in Europa è costruire una forte difesa contro i missili balistici della Russia. Questa è una grande sfida. È vero, questo è l’ultimo grande vantaggio della Russia. Credo che l’Europa abbia urgentemente bisogno della propria capacità di produrre sistemi anti-balistici e i missili che richiedono”, ha detto Zelensky al Vertice Nato di Ankara.

«Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Nuova ondata di caldo estremo con picchi oltre i 40 gradi. L’Oms avverte: “In Europa settimane letali”

Da oggi l’anticiclone subtropicale si rinforza portando condizioni di stabilità e bel tempo, associate alle alte temperature

ROMA – Nuova ondata di caldo estremo in arrivo su tutta l’Europa, con picchi che – nei prossimi giorni – supereranno anche i 40 gradi. Si tratta della terza dell’anno.

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CALDO ESTREMO IN TUTTA EUROPA

“La prossima ondata di calore si sta già formando sull’Atlantico- ha spiegato il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, dottor Hans Henri P. Kluge-. In Portogallo e nel sud della Spagna sono previste temperature fino a 43°C questa settimana. Francia e Benelux si preparano a un’altra ondata di calore. Alcune zone dell’Asia centrale sono soffocate da temperature che raggiungono i 40°C”. E non durerà poco: “Per la regione europea potrebbero esserci ancora settimane letali”.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Non va meglio in Italia. Da oggi l’anticiclone subtropicale si rinforza portando condizioni di stabilità e bel tempo, associate alle alte temperature. Si boccheggia anche in Italia dove il termometro salirà fino a 38-39 gradi al nord e nella pianura Padana.

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Da giovedì 9 luglio il caldo l’anticiclone tenderà a spostarsi al Centro-Sud, come spiega ilmeteo.it. Le regioni meridionali vivranno la fase più estrema del caldo, “con le temperature che continueranno a salire sotto la spinta di nuove masse d’aria molto calda provenienti dal Nord Africa”. Tra venerdì 10 e sabato 11, la Sardegna sarà la regione più calda, con alcune località che toccheranno la soglia dei 40 gradi. Allo stesso tempo, notti tropicali saranno molto diffuse “con minime che in molte città non riusciranno a scendere sotto i 22-24°C“.UN’EMERGENZA SANITARIA

Le temperature da record non causano soltanto disagio, ma possono portare anche a “gravi problemi di salute”, spiega l’Oms che accenna all’emergenza sanitaria per il caldo in un post social. “Conoscere i segnali salva delle vite”, spiega. Quali sono? “Mal di testa, vertigini, nausea, crampi, palpitazioni, sudorazione eccessiva o stanchezza insolita”. In caso di malore, l’organizzazione suggerisce: “Rallenta o interrompi l’attività, spostati in un luogo fresco e bevi acqua. Chiedi assistenza se i sintomi non migliorano”.

«Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Iran, Trump: “Attaccheremo di nuovo stanotte, sono avvertiti”

Oltre 80 gli obiettivi colpiti dagli americani “in risposta immediata ai recenti attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz”

ROMA – “Abbiamo colpito l’Iran molto, molto duramente ieri sera e probabilmente li colpiremo di nuovo duramente stanotte“. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel corso di un punto stampa congiunto col presidente ucraino Volodymyr Zelensky, a margine del vertice della Nato in corso ad Ankara.

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Trump ha assicurato: “Teheran è stata avvertita” e ha ribadito di “non essere contento” dell’andamento dei rapporti con quel Paese, aggiungendo: “Il mio obiettivo non è il cambio di regime”, tuttavia dopo l’offensiva israelo-statunitense, secondo Trump l’Iran “non è più il prepotente” del Medio oriente. Inoltre ha rivendicato “molti progressi” nel porre fine al programma nucleare del Paese: “Non costruiranno mai un’arma nucleare in base al nostro accordo, ma non so se ci sarà un accordo. Potremmo anche farlo senza accordo perché, sapete, è più facile”.

Quanto alla “fine del cessate il fuoco” annunciata stamattina, il capo della Casa Bianca non ha commentato direttamente, bensì è tornato a puntare il dito contro l’Iran di “violare l’accordo ogni giorno. Mentono e imbrogliano, sono pazzi“, ha detto.

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TRUMP: “PENSO CHE IL CESSATE IL FUOCO SIA FINITO”

“Penso che il cessate il fuoco con l’Iran è finito”: lo ha detto il presidente americano Donald Trump, rispondendo ai giornalisti ad Ankara, dove si trova per il vertice della Nato. Negoziare con l’Iran è “una perdita di tempo” perché i suoi responsabili politici sono persone “malvagie e malate”. Il presidente americano ha aggiunto: “Sono un cancro e, sapete, con il cancro bisogna intervenire subito: va estirpato fin dall’inizio”.

ISRAELE, LE FORZE ARMATE PRONTE A ‘QUALSIASI SVILUPPO’

Le Forze di difesa israeliane (Idf) sono pronte a qualsiasi sviluppo in Iran. Siamo allo stesso livello di allerta e prontezza di ieri e dell’altro ieri e se ci verrà richiesto di agire, sia in attacco che in difesa, siamo pronti“: lo ha riferito una fonte militare all’emittente israeliana Maariv, commentando le ultime dichiarazioni del presidente Usa. La stessa fonte ha aggiunto: “Al momento sono gli americani a condurre i negoziati, e sono anche coloro che sono intervenuti in Iran la notte scorsa”.

GLI ATTACCHI DELLA NOTTE

Nella notte, gli Stati Uniti “hanno completato una nuova serie di attacchi offensivi contro l’Iran, colpendo oltre 80 obiettivi con munizioni di precisione in risposta immediata ai recenti attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz“. Ad annunciarlo sono state le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) con una nota.

“Le forze statunitensi hanno colpito sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e oltre 60 imbarcazioni leggere del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, presenti nello stretto e nelle sue vicinanze, al fine di ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il traffico commerciale internazionale lungo tale corridoio“, si legge ancora nella nota.

“Di recente, l’Iran ha attaccato tre navi commerciali in transito nello stretto: la M/T Al Rekayyat (battente bandiera delle Isole Marshall), la M/T Wedyan (battente bandiera dell’Arabia Saudita) e la M/T Cyprus Prosperity (battente bandiera della Liberia). Tale aggressione ingiustificata da parte delle forze iraniane costituisce una violazione palese e pericolosa del cessate il fuoco e mina la libertà di navigazione.
Le forze del Centcom mantengono la propria postura operativa e restano pronte a chiamare l’Iran a rispondere delle proprie azioni qualora l’accordo non venga rispettato”, conclude il messaggio.

IRAN, IL CAPO NEGOZIATORE GHALIBAF: “NON CI PIEGHIAMO”

Gravi violazioni del memorandum d’intesa da parte degli Stati Uniti: violazione degli accordi iraniani nello Stretto. Minacce persistenti di ulteriori attacchi. Reintroduzione delle sanzioni petrolifere. Attacchi contro l’Iran meridionale. Continua aggressione sionista contro il Libano. L’era delle prepotenze e delle estorsioni è finita. Non porta da nessuna parte. Non ci pieghiamo“, la risposta di Mohammad Bagher Ghalibaf presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per l’Iran nella trattativa con gli Stati Uniti.

ATTACCHI DI RISPOSTA IN KUWAIT E BAHREIN

L’Iran ha, poi, ha annunciato di aver colpito basi Usa in Kuwait e Bahrein in risposta all’attacco. In un comunicato diffuso dall’agenzia Irna, Teheran aveva affermato che “le Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran daranno una ‘risposta schiacciante’ all’aggressione e alle azioni terroristiche degli Stati Uniti“. Poi la precisazion: “In nessuna circostanza permetteremo interferenze negli affari o nella gestione dello Stretto di Hormuz”.

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“Attualmente, le difese aeree kuwaitiane stanno affrontando attacchi missilistici e droni nemici. Lo Stato Maggiore Generale dell’Esercito fa notare che, se sentite, le esplosioni sono il risultato dell’intercettazione da parte dei sistemi di difesa aerea degli attacchi nemici. Si prega a tutti di attenersi alle istruzioni di sicurezza e protezione emesse dalle autorità competenti”, spiega il Kuwait su X. Stesso messaggio da parte del ministero dell’Interno del Bahrein: “È stato attivato l’allarme di emergenza. Si prega ai cittadini e residenti di mantenere la calma, dirigersi verso il luogo sicuro più vicino e seguire le notizie attraverso i canali ufficiali”.

Intanto, nella città di Najaf in Iraq, è iniziata la cerimonia funebre dell’ex guida suprema iraniana Ali Khamenei e di quattro membri della sua famiglia, morti nella guerra contro gli Usa.

«Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Porta d’Arce, inaugurati i lavori di riqualificazione

Sinibaldi e Chiarinelli: “ingresso della Città più bello, funzionale e con nuovi servizi”.

Un nuovo volto per una delle porte d’accesso più importanti e storiche della città. Si è tenuta nella serata di venerdì 26 giugno l’inaugurazione dei lavori di riqualificazione di Porta d’Arce, un intervento strategico che restituisce decoro, sicurezza e centralità a un intero quadrante urbano. L’intervento su Porta d’Arce non si è limitato al restyling estetico, ma ha ridefinito l’assetto dell’area attraverso una serie di opere strutturali come la pulizia e il consolidamento delle mura medievali, nuova pavimentazione della Piazza, creazione di percorsi accessibili, nuova illuminazione a Led che valorizza l’area, nuovi elementi di decoro urbano e una fontana artistica, oltre al nuovo asfalto nella piazza.

L’inaugurazione di Porta d’Arce rappresenta un importante tassello di un piano di rigenerazione molto più ampio che sta interessando tutta l’area, considerando che sono conclusi i lavori del nuovo parcheggio nell’area “ex marmista”, strategico per la sosta in centro, e sono prossimi al termine anche i lavori di rifunzionalizzazione dell’ex palestra del convento di San Benedetto, che ospiterà a breve la nuova sede del Centro per l’impiego.

All’inaugurazione hanno partecipato il Sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, gli Assessori ai Lavori Pubblici Claudia Chiarinelli e al centro storico e urbanistica Giovanni Rositani, altri amministratori, responsabili delle ditte che hanno eseguito il progetto e la cittadinanza. L’incontro, oltre a interventi tecnici e amministrativi, è stata animata anche da momenti musicali e di intrattenimento.

Di seguito una dichiarazione del Sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, e dell’Assessore ai lavori pubblici, Claudia Chiarinelli:

“Non abbiamo voluto semplicemente inaugurare un’opera pubblica, ma volevamo condividere con i cittadini l’orgoglio di aver recuperato e valorizzato un ingresso monumentale alla città. La nostra visione di Rieti non vive di spot isolati, ma di una programmazione di larga portata. Il quadrante di Porta d’Arce ne è l’esempio poiché, insieme ai lavori di riqualificazione di Piazza Chiesa del Suffragio, abbiamo voluto realizzare anche il nuovo Centro per l’impiego e un parcheggio strategico per il centro storico. É da sottolineare che oggi riapriamo, in tempo per la domenica dedicata a Sant’Antonio, ma nelle settimane prossime la piazza verrà ulteriormente valorizzata con una serie di rifiniture ed elementi di arredo urbano e dissuasori per la sosta. Stiamo realizzando una Rieti più moderna, attrattiva e vivibile e i frutti iniziano ad essere sotto gli occhi di tutti. Ringraziamo gli uffici, i tecnici e i cittadini per il supporto dimostrato”.

L’Amministrazione comunale ringrazia l’Agenzia di Assicurazioni Amicale srl per aver concesso l’utilizzo dei locali per l’esibizione musicale che ha animato l’appuntamento e l’attività Idea Verde per aver messo a disposizione piante per l’allestimento.

ROMA TOR BELLA MONACA: CARICO DI HASHISH “IN ENTRATA” BLOCCATO DALLA POLIZIA DI STATO

2 ARRESTI, OLTRE 51 KG DI DROGA SEQUESTRATI. NEUTRALIZZATA FUGA SUI TETTI IN STILE PARKUR

Un carico di 51 chili di hashish, suddiviso in 500 panetti pronti a rifornire le piazze di spaccio di Tor Bella Monaca, è stato bloccato “in entrata” nella periferia est della Capitale dalla Polizia di Stato. Sono due i “vettori” della fornitura, che, una volta immessa sul mercato illecito, avrebbe potuto generare un profitto stimabile in diverse centinaia di migliaia di euro. Entrambi romani, classe ’97, sono stati arrestati e sono ora gravemente indiziati del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Sono stati gli investigatori della Squadra Mobile ad intercettare i movimenti sospetti dei due complici, che trascinavano con sé, in direzione dei palazzi di edilizia popolare, tre pesanti buste di plastica.

Una volta scattato il blitz, i giovani si sono liberati del carico per disperdersi in direzione opposte nel tentativo di seminare gli agenti.

Mentre uno è stato bloccato al primo sprint, l’altro è riuscito a guadagnare, durante la corsa, l’ingresso nell’androne di uno stabile, ingaggiando una fuga sul tetto per poi lanciarsi, in stile parkur, su un balcone sottostante.

La sua manovra acrobatica è stata però anticipata dagli investigatori, che lo hanno bloccato in strada dopo aver serrato ogni direttrice di fuga.

Le tre buste che traportavano in entrata hanno restituito un carico di 500 panetti di hashish, nel classico taglio da un etto, contrassegnati da marchiature ispirate a frutti tropicali, per un potenziale profitto sul mercato illecito stimabile in diverse centinaia di migliaia di euro.

Per entrambi è scattato l’arresto per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, che è stato poi convalidato nelle aule di Piazzale Clodio dall’Autorità giudiziaria, che ha disposto nei loro confronti la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

ESECUZIONE DI PROVVEDIMENTI GIUDIZIARI E CONTROLLI ALLA CIRCOLAZIONE STRADALE: DOPPIO INTERVENTO DEI CARABINIERI DELLA COMPAGNIA DI CITTADUCALE

Fine settimana di intensa attività per i Carabinieri della Compagnia di Cittaducale, costantemente impegnati sia nell’esecuzione di provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria sia nei servizi di controllo del territorio finalizzati a garantire la sicurezza della circolazione stradale.

Alcuni giorni fa, i militari della Stazione Carabinieri di Cittaducale hanno dato esecuzione a un’ordinanza di espiazione pena in regime di detenzione domiciliare, emessa dall’Ufficio Esecuzioni Penali del Tribunale di Rieti nei confronti di un quarantaduenne residente nel comune.

Il provvedimento scaturisce da una condanna definitiva per il reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, commesso nel settembre del 2021. L’uomo dovrà espiare una pena residua di cinque mesi di reclusione. Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato condotto presso la propria abitazione per la contestuale sottoposizione al regime detentivo disposto dall’Autorità Giudiziaria.

Sempre nel corso del fine settimana, i Carabinieri della Stazione di Leonessa hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Rieti un trentacinquenne residente nel reatino, ritenuto responsabile della violazione dell’art. 186 del Codice della Strada.

L’uomo è stato fermato nelle prime ore del mattino mentre si trovava alla guida della propria autovettura in evidente stato di alterazione psicofisica dovuto all’assunzione di sostanze alcoliche. Invitato formalmente dai militari a sottoporsi all’accertamento non invasivo mediante apparato etilometro, il conducente opponeva un netto rifiuto.

In virtù di quanto accertato, i Carabinieri hanno proceduto all’immediato ritiro della patente di guida, mentre il veicolo è stato affidato a una persona di fiducia provvista dei requisiti di legge.

Si rammenta che il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcolemici è equiparato dalla normativa vigente alle ipotesi più gravi di guida in stato di ebbrezza. Tale condotta comporta il deferimento all’Autorità Giudiziaria e l’applicazione di severe sanzioni amministrative accessorie.